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Giovedì 12 |
La declinazione del silenzio - Nino Doborjginidze
Arte
Luganese
La declinazione del silenzio
La prima formazione di ballerina classica che precede quella artistica all’Accademia Belle Arti di Tbilisi (1989-1994) e all’Akademie der Bildende Künste di Vienna (1994-2001), dov’è stata allieva di Michelangelo Pistoletto e di Franz Graf, ha lasciato un segno durevole nella pittura di Nino Doborjginidze chiaramente rilevabile sia un approccio sistematico di grande rigore e disciplina nel lavoro, sia nella continua ricerca formale attorno al movimento e alla generale armonia e assoluta giustezza del dato naturale.
Ne sono la chiara testimonianza i suoi cicli pittorici che come fotogrammi segnano lo scorrere del suo tempo e già i titoli di questi cicli, quali “On the way” o “Float”, rimandano a una resa pittorica personale che non fissa l’immagine, ma la struttura, la rende vibrante, quasi evanescente attraverso l’apposizione diretta sulla tela del colore col pennello in cui le varie tonalità tendono a compenetrarsi vicendevolmente libere dall'impalcatura sottostante di un disegno.
L’approccio non è casuale, è istintivo e lascia scorrere liberamente le emozioni del momento in una rincorsa dinamica da segno a segno che evita ogni ingabbiamento, ogni approccio razionale di natura progettuale.
Così agendo l’artista ci sottopone con innocenza e trasparenza quelli che sono i suoi modelli di riferimento, modelli che porta dietro fin dalla formazione: cita a distanza Claude Monet, nello specifico quello delle “Ninfee” in cui tutto vibra nella luce e galleggia sospeso fra l`acqua e un cielo impalpabili con una modernità di natura visionaria che ancora c’interroga; poi Henri Matisse l’artista che più di ogni altro considerava l’arte nella sua magnificenza decorativa, artista in cui il colore e il ritmo rappresentano la danza continua della vita ed in essa il respiro ideale che sovrasta la realtà in una concezione ancora neoplatonica.
Matissiano è l’impasto coloristico che trattiene le suggestioni gestuali e rifugge gli ammiccamenti della materia, dove il colore è solare, memore delle sue origini con quell’intensità e trasparenza così simile alle luci della Costa Azzurra dove l’artista francese risiedeva, una colorazione brillante, riflettente nell’uso estensivo dei verdi, delle gradazioni del blu. dall’azzurro ceruleo all’oltremare, e del rosso, dal rosa a quello cardinale; matissiano è ancora l’innesto di tarsie che pervadono, cadenzano uniformemente la composizione incidendo radicalmente sulle suggestioni evocative tridimensionali dell’immagine.
È la concezione di una pittura che accondiscende alla decoratività, considerando questa non tanto quale un’armonizzazione superficiale, ma il nerbo stesso della sua stessa essenza, atto a conferire all’immagine una scansione ritmica che anela alla spiritualità.
La pittura diventa, e qui si tocca l’intimo dell’artista, un’esperienza sostanzialmente emotiva che tende ad un’armonia interiore in cui il soggetto che sempre resta la natura, si fa impalpabile, visione di grazia, per l’appunto come la danza.
L’artista assume in pieno una delle principali asserzioni di Matisse, quel… ciò che sogno è un’arte di equilibrio, di purezza e serenità, un’arte che non inquieta, che non tormenta. Voglio che l’uomo affaticato, consumato dal lavoro, esausto, gusti davanti alla mia pittura la calma e il riposo”.
Risiedente a Locarno dal 2001 Nino Doborjginidze ha dato origine col marito Pascal Murer ad un intenso sodalizio che ha visto la nascita dello spazio espositivo ed atelier “Vedo Arte” e ha testimoniato una comune ricerca nel presentarsi spesso in coppia in numerose occasioni sempre all’insegna del loro “Jardin secret”, del loro idealizzato “hortus conclusus”, in mostre quali quelle al Museo Regionale delle Centovalli e del Pedemonte d’Intragna del 2017 o quelle oltralpe a Riehen nel 2020, a Beckenried nel 2021 o ancora ad Altdorf nel 2022.
Recente nella collettiva “Infrasottile“ al Museo Elisarion di Minusio del 2025 con altre due artiste che risiedono nel locarnese, ha proposto un confronto, un dialogo sul quel sottile filo fra “presenza e assenza”, fra “visibile e invisibile” che riconduce ad una sensibilità prettamente femminile.
Ad essa riconducono anche quei suoi dipinti che sono più legati alla sintassi descrittiva dell’atto pittorico, figurazioni come quelle, per esempio, del ciclo “Bloom” dominati da fiori resi non già nel contesto di una classica natura morta, ma isolati, presenze in qualche modo ieratiche, portatatrici più che di una natura delicata e fragile di allusioni sensuali, le stesse che riconducono alla grande Georgia O'Keeffe.
Ancora una volta, anche se di primo acchito la cosa sfugge allo spettatore, l’artista percorre le fertili strade di una tradizione letteraria e simbolista della rappresentazione artistica. Di essa fanno parte i continui rimandi ad una dimensione interiore che conferisce al messaggio della nostra artista una dimensione metafisica, di una dimensione di sogno in cui il silenzio domina in modo assoluto.
In questa visionarietà nel contesto contemporaneo in cui proprio il silenzio è sempre più assente, la pittura di Nino porta, in ultima analisi una sua proposta di fuga, l’invito ad una riflessione pacata.
Il racconto Nino Doborjginidze diventa qui personale e coerente, riflesso di un vissuto che in Ticino ha trovato il proprio rifugio.
Info Evento
Per tutti
da Monday 19 January 2026
a Saturday 14 March 2026
dal Lunedì al Venerdì
Indirizzo
Casa comunale
via Cademario
6934, Bioggio
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