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LifestyleQuando la primavera arriva con un mese d’anticipo

22.03.22 - 11:00
Uno studio britannico ha mostrato che molte piante cominciano a fiorire con un mese di anticipo.
Foto: Getty Images
Quando la primavera arriva con un mese d’anticipo
Uno studio britannico ha mostrato che molte piante cominciano a fiorire con un mese di anticipo.
Questo fenomeno stravolge gli equilibri della natura: può minacciare le specie animali e causare perdite nei raccolti agricoli. La causa è il riscaldamento climatico.

Molti di noi accolgono con gioia l’arrivo della primavera. Dopo tante gelide notti invernali, non vediamo l’ora delle prime giornate calde, dell’aria profumata e degli alberi in fiore. Fonte di gioia per alcuni ma di sconforto per altri: c’è chi subisce violente reazioni allergiche all’arrivo del primo messaggero della primavera, ossia il polline di nocciolo.

La sofferenza inizia sempre prima. Meteosvizzera ha stabilito che la stagione del polline comincia ormai sempre più spesso a gennaio invece che a febbraio. Durante gli inverni più miti, i noccioli cominciano a fiorire addirittura in dicembre.

In breve: la primavera arriva sempre più presto. È dimostrato anche da uno studio della Cambridge University. Di conseguenza, anche le piante iniziano a fiorire in media un mese prima rispetto al secolo scorso. La causa? I cambiamenti climatici.

Dati dal 1736

Lo studio britannico si basa su una serie di dati unici nel loro genere: a partire dal XVIII secolo, ricercatori, giardinieri e organizzazioni britanniche come la Royal Meteorological Society hanno registrato le variazioni stagionali della flora. Nel 2000, i dati sono stati raccolti nel «Nature’s Calendar» dal Center of Ecology & Hydrology e dal Woodland Trust. Il calendario della natura contiene circa 3,5 milioni di voci: le prime annotazioni risalgono al 1736 e ogni anno se ne aggiungono di nuove.

A questo vero e proprio tesoro ha ora attinto il team di ricercatori della Cambridge University sotto la guida del professor Ulf Büntgen: il team ha analizzato l’inizio delle fioriture di oltre 400 specie di alberi, arbusti, erbe e rampicanti. Hanno comparato 400 000 registrazioni effettuate tra il 1753 e il 2019 e analizzato l’aumento delle temperature nello stesso periodo.

Equilibri naturali stravolti

Il risultato: le piante al giorno d’oggi fioriscono un mese prima rispetto a quanto accadeva un secolo fa. Considerando anche i valori relativi alle temperature, i ricercatori possono affermare che esiste una diretta correlazione con il riscaldamento globale.

L’inizio prematuro della primavera presenta grossi problemi: più una pianta fiorisce presto, più aumenta il rischio che venga rovinata da una gelata tardiva. In agricoltura, questo può causare la perdita del raccolto.

Büntgen ritiene che l’elemento più preoccupante sia l’«ecological mismatch», ossia il mancato adeguamento ecologico. Nel corso degli anni, i comportamenti di piante, insetti, uccelli e altri animali selvatici hanno sviluppato una sincronia reciproca. «Quando una pianta fiorisce, attira determinati insetti che a loro volta attirano specifici uccelli, eccetera», spiega.

Se una pianta fiorisce però troppo presto, le specie che migrano (come gli uccelli migratori) o cadono in letargo non troveranno più le condizioni ideali nei loro spazi vitali abituali. Se non riescono ad adattarsi velocemente, l’intero sistema rischia di collassare. Le specie animali potrebbero estinguersi e causare a loro volta l’estinzione di altre specie. È quindi necessario analizzare questi cambiamenti in maniera più approfondita.

Dovremmo quindi smettere di sperare che arrivino presto le prime giornate calde: per gli equilibri naturali stravolti, la primavera anticipata presenta importanti problemi di adattamento. Anche molti allergici sperano di tornare presto ad avere inverni più lunghi.

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