Disdetto il contratto di lavoro a 4 medici della Santa Chiara, Soldati, Meyer, Caporali e Sury

Tre allontanati subito. Il quarto dovrà lasciare a fine anno. Contestate loro gravi manchevolezze di tipo gestionale


Si tratta degli ex vertici della clinica che lunedì hanno comunque “vinto” una tappa in pretura a Lugano


La vicenda, di per sé complessa e articolata, si è aggrovigliata ulteriormente. E ora in modo clamoroso. Ieri, martedì 26, dal sito ufficiale della Clinica Santa Chiara di Locarno sono scomparsi i nomi di tre dei medici che in questi mesi sono stati la controparte della Clinica Luganese Moncucco. La loro “convenzione”, ovvero il loro contratto di accredito alla Santa Chiara è stato disdetto con effetto immediato. Si tratta di nomi importanti nella vicenda che oppone la struttura locarnese alla Moncucco. La scorsa primavera quest’ultima ha acquistato la Santa Chiara per 4 milioni di franchi. I tre medici, oggi scomparsi dal sito web, sono la dottoressa Daniela Soldati, di fatto direttrice sino alla primavera scorsa della clinica; il dottor Maurizio Caporali e il dottor Adrian Sury. Tre disdette clamorose, dunque. Tre disdette comunicate lo scorso lunedì sia agli interessati che, successivamente, al personale. Così risulta a Tio. Tre disdette “dovute”, forse così affermerà chi le ha firmate, ovvero l'attuale direttore Christian Camponovo.

Si oppongono al passaggio - Ai tre nomi se ne deve aggiungere un quarto. Il suo contratto di accredito è stato disdetto a partire dalla fine del 2021. Si tratta del dottor Philip Meyer. Nelle carte giudiziarie che hanno occupato dalla primavera ad oggi i tavoli delle preture di Locarno e Lugano, figura sempre accanto a quello della dottoressa Daniela Soldati. Sono infatti i due principali oppositori della Moncucco.

Con quali motivazioni si è arrivati alla rottura del rapporto di lavoro? È probabile che siano loro contestate “gravi manchevolezze”, naturalmente non in qualità di medici ma di amministratori nella gestione precedente. I medici in questione sono coloro che più si sono opposti e si oppongono al passaggio di proprietà. Da qui alcuni recenti richiami – evidentemente riferiti alle contestazioni anche interne -, anticamera della “disdetta” giunta il 25 ottobre.


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La clinica Santa Chiara a Locarno

“Non hanno il 66,66 per cento” - Ogni istanza in pretura è stata firmata dalla dottoressa Daniela Soldati e dal dottor Philip Meyer. Anche quella che ha registrato una decisione della pretura di Lugano proprio lunedì scorso. La loro istanza è stata accolta ed è stato deciso che la Fope (holding di cui fa parte la Santa Chiara) non può per ora “compiere qualsivoglia atto relativo alle partecipazioni azionarie detenute da Fope in seno alla clinica locarnese”. Detto diversamente: Mauro Dell’Ambrogio (oggi alla testa della Fope dopo l’acquisizione da parte della Moncucco, clinica della quale è presidente) “non può alienare, trasferire, mettere a pegno o disporre in altro modo della predetta partecipazione societaria”.

Qual è la contestazione? In parole semplici: Daniela Soldati e Philip Meyer sostengono che per la liquidazione di una holding, qual è la Fope, occorre possedere il 66,66 per cento delle azioni. La Moncucco sfiora questa percentuale, ma non la raggiunge. Da qui la contestazione e da qui l’istanza a cui ha fatto seguito, dapprima una decisione “super cautelare” e, lunedì scorso, una “cautelare” emesse dalla pretura di Lugano. Entro trenta giorni i due istanti dovranno presentare quel che si definisce una “causa di merito”. Cioè a dire… si va avanti con la contesa giudiziaria.

Ancora mesi di braccio di ferro - I tempi rischiano di allungarsi. Il braccio di ferro fra Moncucco e Santa Chiara potrebbe proseguire per mesi. Per lunghi mesi. Nella vicenda i contendenti non sono solo la Clinica Luganese e gli ex vertici (medici) della Santa Chiara. In questa storia c’è dentro, e con tutt’e due i piedi, anche Swiss Medical Network (SMN). Ecco perché.

Oggi ci si trova in mezzo ad un groviglio di decisioni e contro decisioni, iniziate in primavera con il contestato acquisto della Santa Chiara. Swiss Medical Network (secondo gruppo privato svizzero, in Ticino proprietario della clinica Sant’Anna di Sorengo e dell’Ars Medica di Gravesano) aveva offerto 10 milioni per la struttura locarnese. Sei di più della Moncucco. A motivazione della mancata scelta di SMN si disse che il progetto della Moncucco era più strutturato. Più interessante. Dava maggiori garanzie. Tesi contestata dagli ex vertici della Santa Chiara che, oggi con alle spalle Swiss Medical Network, si battono contro la Moncucco.


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Mauro Dell'Ambrogio e Christian Camponovo nel parco della Moncucco

Bloccati nel pantano - Una doccia scozzese quella di lunedì scorso. Sia per chi contesta la Moncucco, sia per quest’ultima. Da una parte la disdetta del contratto di lavoro, dall’altra la decisione della pretura di Lugano di bloccare ogni eventuale azione del nuovo vertice della Fope, cioè il presidente della Moncucco. Dunque, una doccia scozzese che potrebbe bloccare nel pantano il tutto ancora per mesi e che nell’immediato qualche problema già potrebbe averlo dato. La rottura del rapporto di lavoro con i dottori Soldati, Caporali e Sury ha creato qualche disfunzione nella catena di lavoro. I primi contraccolpi inevitabilmente sono per i pazienti dei tre medici.

La notizia delle quattro raccomandate (compresa quindi quella al dottor Meyer che dovrebbe comunque continuare il proprio lavoro sino a fine anno) ha sorpreso tutti. Soldati era alla Santa Chiara dalla fine degli anni Novanta; Caporali da qualche tempo prima; Sury dalla metà degli anni Ottanta. E Meyer dai primi anni Ottanta. A Tio non risulta una risposta, una presa di posizione ufficiale da parte dei quattro medici. Una contestazione potrebbe o dovrebbe essere nell’ordine delle cose. Ma ancora nulla di ufficiale si sa.

La decisione della pretura - Il colpo per le quattro disdette clamorose è stato attutito, se così si può dire, dalla decisione della pretura di Lugano, giunta proprio lo stesso giorno delle quattro raccomandate. Una decisione che ripercorre i fatti, da maggio ad oggi, spiegando perché si sono per ora legate le mani a Mauro Dell’Ambrogio. E a questo proposito vale la pena leggere pagina dopo pagina e paragrafo dopo paragrafo le parole del pretore di Lugano.

“I medici Daniela Soldati e Philip Meyer erano azionisti di minoranza della holding Fope. Insieme ad altri azionisti di minoranza hanno venduto la loro partecipazione il 14 giugno 2021 alla Swiss Medical Network. Quest’ultima ha acquistato la proprietà di 2.690 azioni di Fope, corrispondenti al 33,625 per cento del capitale azionario. Siccome il 15 giugno 2021 (data della presente istanza) Swiss Medical non era ancora stata iscritta quale azionista nel libro soci di Fope, i medici Daniela Soldati e Philip Meyer hanno presentato un’istanza provvisionale. Parallelamente lo ha fatto anche Swiss Medical”. Le due istanze, dice in sostanza la pretura, sono motivate dalla “situazione di incertezza”.

Veniamo agli azionisti maggioritari della holding Fope. Si legge nella decisione dell’altro giorno della pretura: “Dopo l’assemblea generale straordinaria del 14 maggio 2021 (…) hanno venduto le loro azioni della Fope, appunto, alla Luganese Moncucco. Si tratta di 4.710 azioni del valore complessivo di 1 milione 177.500 franchi. Hanno assunto la maggioranza con il 58,875 per cento. Infine, quale amministratore unico è stato nominato, a maggioranza, Mauro Dell’Ambrogio”.

I fatti dal 14 maggio 2021 - Il pretore di Lugano prosegue così la descrizione dei fatti: “Queste compravendite sono il risultato della decisione presa dalla maggioranza degli azionisti (5.210 voti corrispondenti al 65,95 per cento)”. Quindi, come si può notare, non il 66,66 per cento, ‘maggioranza qualificata’ richiesta e a cui si appellano oggi gli ex vertici della Santa Chiara. La decisione della maggioranza degli azionisti fu presa, spiega il pretore, in occasione dell’assemblea generale straordinaria del 14 maggio. “La maggioranza degli azionisti Fope decise in favore della Clinica Luganese Moncucco. L’offerta è così sintetizzata nel rapporto dell’assemblea: ‘Consiste in 3 milioni di franchi per l’acquisto delle azioni della clinica detenute da Fope e 1 milione per le azioni detenute direttamente dagli azionisti della Clinica Santa Chiara’.”


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Mauro Dell’Ambrogio, presidente della Moncucco e amministratore unico della Fope

Le mani legate a Dell’Ambrogio - La storia si aggroviglia su se stessa. Si intreccia con vicende collaterali minori, per così dire, ma di grande peso. Per esempio… a inizio estate il rischio che i salari non fossero pagati. La banca chiedeva anche la firma dei nuovi proprietari. E poi ancora istanze, richieste di super cautelari, divieti per arrivare a un lunedì, il 25 ottobre, veramente nero e pesante. E che giunge pochi giorni dopo, era il 13 ottobre, che alle parti in causa era stato proposto un accordo, come dire?, extragiudiziale. Evidentemente impossibile o quanto meno molto difficile. Quell’udienza di conciliazione è di fatto fallita. E ora, forse, quelle disdette giunte ai quattro medici potrebbero trasformarsi in un pesante macigno capace di soffocare ogni possibile accordo.

Aver momentaneamente legato le mani al nuovo vertice della Holding Fope, Mauro Dell’Ambrogio rappresentante della Moncucco, è, secondo il gruppo di medici che contesta, “l’unico provvedimento che oggi permette di tutelare adeguatamente i diritti degli istanti, impedendo che le azioni della Santa Chiara vengano irrimediabilmente trasferite alla Moncucco, sulla base di una decisione nulla e inesistente dell’assemblea generale, spogliando così la Fope di tutti i suoi attivi e liquidando de facto la società. Rendendo quindi impossibile il proseguimento dello scopo sociale”.

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