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Case anziani, 104 collaboratori positivi

Lente puntata su due strutture in cui «qualcosa non ha funzionato». Il punto con il medico cantonale

Si è tenuta venerdì pomeriggio la conferenza stampa da Palazzo delle Orsoline. Presenti Raffaele De Rosa e il medico cantonale Giorgio Merlani

Un decesso nelle ultime 24 ore, 15 nuovi contagi. L'epidemia rallenta in Ticino, ma non si abbassa la guardia. Alle 16.00 è iniziata a Bellinzona la conferenza stampa per fare il punto sull'emergenza nel nostro Cantone.

A Palazzo delle Orsoline sono presenti il direttore del DSS Raffaele De Rosa, unico esponente del governo, il medico cantonale Giorgio Merlani e due volti "nuovi" per l'ormai tradizionale appuntamento con i giornalisti. Si tratta del direttore degli Istituti sociali di Chiasso Fabio Maestrini, e del dottor Franco Tanzi, medico geriatra e coordinatore del gruppo di lavoro sulle case anziani istituito dallo Stato maggiore. 

Un settore, quello delle residenze per la terza età, su cui evidentemente gli occhi resteranno puntati, durante e dopo la "finestra di crisi". 

 

17:32

Tanzi spiega che «probabilmente i malati sono arrivati troppo tardi e troppo massivamente in ospedale». Una delle spiegazioni «potrebbe essere l'ospedalizzazione tardiva» conclude il dottor Tanzi. 

17:31

Alla domanda su perché in Ticino c'è stato un numero di morti 8 volte più alto rispetto alla Svizzera tedesca? «Il canton Ticino è andato a cercare attivamente tutti i casi di decesso. A noi risultato 299 decessi per Covid, per l'Ufficio federale di sanità pubblica sono 160-170 casi» spiega Merlani. «Non va dimenticato poi che il canton Ticino è quello con la più alta percentuale di persone anziane. È troppo presto per fare calcoli definitivi. Bisognerà vedere alla fine, in base ai dati, chi è stato bravo e chi meno». 

17:18

Sulla possibilità di una denuncia al Ministero Pubblico per le due strutture che hanno presentato dei problemi, «nulla è escluso» spiega Merlani. «Ma non dipende dal numero di morti. Dipende dal comportamento all'origine. Se qualcuno ha fatto una "grande stupidata" che ha avuto degli effetti concreti, non lo escludo».

17:14

La riapertura? «Mantenere la chiusura è una scelta difficilissima. Ci sono pazienti che rischierebbero la vita per riabbracciare un nipotino, anche perché magari stanno vivendo gli ultimi mesi di vita» spiega Merlani. «È una scelta difficilissima che andrà preso seguendo l'andamento dell'epidemia. Non disperiamo, sappiamo che la separazione ha un impatto sulla vitalità e sulla vita delle persone». 

17:12

«Le valutazioni su cosa fare con un residente che presenta problemi di salute, se ospedalizzarlo o no, sono decisioni che abbiamo sempre preso anche prima del Covid» spiega Maestrini. «I principi sono gli stessi». 

17:10

Sono stati invece 29 i pazienti inviati da case anziani a strutture ospedaliere. «La decisione se ospedalizzare o meno gli anziani sono stati presi in accordo con gli operatori, il medico curante, i famigliari ed eventualmente consulenti esterni» spiega Tanzi.

17:07

Alla domanda di tio.ch/20minuti su quanti siano stati gli operatori sanitari contagiati, risponde Tanzi: 169 operatori sanitari sono strati esaminati, e di questi 104 sono risultati positivi (oltre il 60 per cento). Si tratta dell'1,8 per cento del totale degli operatori. «Questi operatori sono stati invitati a rimanere a casa». Negli ospedali invece le cifre oscillano tra l'1 e 2 per cento. 

17:05

La seconda domanda: i tamponi effettuati sono sufficienti? «I tamponi inizialmente venivano fatti solo alle persone con sintomi importanti» afferma Merlani. «Su 917 persone che presentavano sintomi su 4500 ospiti, sono stati effettuati 811 tamponi». 

17:02

In tre strutture ci sono ancora dei focolai sospetti, in due i focolai sono in via di spegnimento. 

17:01

Risponde Merlani: sono state 14 le strutture in cui l'Ufficio del medico cantonale sono intervenuti per consulenza. In due strutture sono stati presi dei provvedimenti, per migliorare la presa in carico. In 5 case su 68 sono presenti ancora dei "focolai". 

17:00

Si sono conclusi gli interventi dei relatori. Iniziano le domande dei giornalisti presenti in sala. La prima: cosa è successo nelle case anziani dove le cose non hanno funzionato bene?

16:59

«Voglio concludere con una promessa» continua Maestrini. «In questo momento ci siamo un po' chiusi, ma assicuro che torneremo a essere un luogo di vita, torneremo ad aprirci».

16:58

Adicasi ringrazia il personale di tutte le case anziani. «Parliamo di persone che a volte hanno un'età vicina al pensionamento, ci sono collaboratori che alloggiano per lunghi giorni nelle strutture senza rientrare al loro domicilio. A loro va il nostro ringraziamento e la nostra gratitudine».

16:55

«Una percentuale altissima dei nostri residenti hanno un deficit cognitivo» ribadisce Maestrini. «Non è evidente spiegare a queste persone che bisogna indossare una mascherina. Abbiamo dovuto e voluto garantire anche nei confronti dei famigliari che passasse l'informazione».

16:53

«Ci sono stati momenti molto difficili, in costante cambiamento» racconta Maestrini. «Le case anziani si sono trasformate in strutture ospedaliere. Ma abbiamo cercato anche di mantenerle un luogo di vita»

16:52

Maestrini continua ad illustrare l'emergenza vissuta, nelle scorse settimane, dal punto di vista di chi lavora in casa anziani. «La situazione soprattutto nella fase iniziale era in costante e repentina evoluzione. Racconto un aneddoto privato. Il giorno prima del primo decesso, avvenuto da noi, stavamo girando un servizio per una trasmissione televisiva e abbiamo dovuto rifarlo tre volte. Quello che filmavamo oggi, dopo tre ore non era più valido». 

16:50

«I nostri residenti hanno 85,4 anni come età media. Sono i più fragili dei fragili. Ci sono reparti di cure transitorie, di psico-geriatria, parliamo in sostanza di strutture di lunga degenza»

16:49

«La creazione dei reparti Covid è stata una scelta vincente» afferma Maestrini. «Poi la questione dell'accesso da parte di esterni. I residenti sono i padroni di casa, chiudersi è stato un trauma e, a distanza di due mesi, al di là di questa scelta difficile e impopolare, c'è stata la massima comprensione. Si è ben compreso che la chiusura era volta a tutelare i residenti». 

16:46

Nelle case anziani periferiche lo scambio con le persone esterne «è diverso dalle case anziani urbane, e questo può avere giocato un ruolo» afferma Maestrini. «Come Adicasi abbiamo immediatamente attivato una cellula di crisi, attiva 24 ore al giorno 7 giorni su 7 a cui qualsiasi struttura poteva rivolgersi. E ci siamo dotati di un'infermiera esperta in igiene». 

16:44

In Ticino ci sono 68 case anziani, alcune comunali, altre sono fondazioni, altre sono consorzi. Sono 4700 i collaboratori, impiegati alberghieri e addetti alle cure, senza contare i volontari. Alcune sono inserite in contesti urbani, altre in contesti extra-urbani, ricorda Maestrini. 

16:43

Prende la parola Fabio Maestrini, direttore degli Istituti sociali di Chiasso e rappresentante dell'Associazione dei direttori di case anziani. «La nostra struttura è stata la prima che è stata confrontata con il Covid, il 5 di marzo» ricorda Maestrini. «Quando parliamo del nostro mondo dobbiamo fornire alcune cifre». 

16:41

«Ci sono anche delle buone notizie» ha però affermato Tanzi. «Ci sono anche degli anziani asintomatici. Circa il 40 per cento di quelli risultati positivi. Siamo di fronte a una situazione senza precedenti. Se siamo in guerra con il Covid, le case anziani scendono in campo con un'armatura forte». 

16:40

Le prestazioni intensive possono configurarsi come «un accanimento terapeutico» per l'ospite della casa anziani, ha sottolineato Tanzi. «In ospedale la distanza dal personale curante a cui l'anziano è abituato può creare una sofferenza ulteriore». 

16:38

Gli anziani sono stati trattati «come pazienti complessi» dal personale, che in genere ha un passato infermieristico. «Poi la scelta del setting di cura: ospedalizzare o non ospedalizzare? La scelta della intensità di cura deve essere fatta in base alla situazione del momento, al suo passato clinico e alla sua volontà. Ogni decisione viene concordata con il personale curante e con i famigliari. Non esistono linee guida rigide, ogni decisione è individualizzata». 

16:36

«I sintomi possono essere diversi, non solo quelli delle vie respiratorie ma anche altri» ricorda Tanzi. «Il sospetto era sufficiente per isolare gli ospiti».

16:35

«La prima cosa è proteggere il personale. Mascherine, guanti, camici e occhiali sono stati distribuiti a tutti, dalla reception alla lavanderia ai medici. E poi i tamponi nasali, che vanno usati con grande generosità». 

16:35

«Abbiamo iniziato a informare e formare in modo uniforme i medici» spiega Tanzi. «Abbiamo uniformato le cure palliative, e abbiamo previsto dei reparti specialistici ai malati Covid. Questo - come si è detto - per evitare contagi ma anche per avere un personale distinto con dei flussi separati. Tre quarti delle case anziani del Cantone hanno potuto allestire questi reparti». 

16:32

«Da vecchio medico geriatra ho pensato che nelle case anziani non si debba far mancare nulla» afferma Tanzi. «Nelle case anziani si può fare molto. Di fatto le case anziani sono istituti di cura medicalizzati». 

16:31

Prende la parola il dottor Tanzi, coordinatore del gruppo di lavoro dei medici geriatri direttori delle case anziani. Sono circa 5500 le persone attive come personale sanitario, 4700 gli ospiti, di cui il 46 per cento hanno deficit cognitivi. «È un concentrato di persone a rischio» ricorda Tanzi.

16:29
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16:28

«Si vedrà al momento debito se ci saranno delle sanzioni» ha concluso Merlani.

16:27

L'ufficio del medico cantonale agisce come organo di consulenza, ma anche come organo di "polizia sanitaria". «In alcuni casi siamo intervenuti non solo come consulenti, ma richiamando anche su certe norme. E in due case abbiamo dovuto intimare dei provvedimenti. Non diremo i nomi delle strutture». 

16:26

«Si è parlato molto dei decessi in casa anziani, ma non è l'unico parametro importante per noi. A seconda di quello che vediamo accompagniamo le strutture con un doppio cappello, quando vediamo che le cose non vanno come ci aspettiamo possiamo intervenire come diceva il direttore De Rosa».

16:25

Sono 911 le persone censite con sintomi sospetti in casa anziani, 817 sottoposti a tampone, 441 sono risultati positivi, ha spiegato Merlani.

16:24

Ogni tre giorni l'Ufficio del medico cantonale riceve un aggiornamento sui sintomi presentati dagli ospiti di ogni singola casa anziani. «Ricordiamo che l'anziano può dimostrare una serie di sintomi diversi dalla popolazione normale. Le strutture monitorano costantemente le condizioni degli ospiti» ha aggiunto Merlani.

16:22

«I problemi sono stati superiori alle soluzioni, non parliamo di un paziente che arriva da casa, ma di un paziente che vive già nella struttura. Spostare un ospite da un'ala all'altra della casa anziani è già traumatico, spostarlo addirittura in un'altra struttura sarebbe stato troppo».

16:21

«Dai primi casi registrati in casa anziani siamo intervenuti immediatamente per capire come operare» spiega Merlani. «Sono stati creati in alcune strutture dei reparti Covid per tenere gli ospiti separati, un po' come si fa in ospedale».

16:20

Sono 299 i deceduti, ricorda Merlani, 136 in casa anziani. Sono 42 le persone in terapia intensiva, 682 quelle dimesse dagli ospedali ticinesi dall'inizio della crisi.

16:19

In alcune case anziani il virus è entrato, spiega Merlani, perché «nei primi giorni, quando il virus ha iniziato a circolare, ci possono essere state delle persone asintomatiche che possono avere aiutato la diffusione del virus».

16:18

«Malgrado le misure messe in atto il virus è entrato in alcune case» spiega Merlani. «Perché in alcune sì e altre no? Probabilmente è dipeso dalla fortuna».

16:18

Sono 4500 le persone che risiedono nelle case anziani ticinesi. «Sappiamo che sono luoghi particolarmente vulnerabili, e sono molto diverse dagli ospedali. Gli anziani sono liberi di muoversi, di avere contatti con gli altri anziani. Questo è giusto ma è anche un fattore di rischio».

16:17

Il 27 febbraio si sono svolti i primi incontri tra il medico cantonale e l'Adicasi, l'organizzazione delle case anziani, ricorda Merlani. «È stato definito un protocollo. E solo tre giorni dopo ho dovuto prendere una delle decisioni più brutte che ho preso da quando rivesto questo ruolo, ossia quello di vietare tutti gli accessi alle case anziani».

16:15

Prende ora la parola il medico cantonale Giorgio Merlani. «Per l'ufficio del medico cantonale la crisi è iniziata il 22 gennaio. Quando sono arrivati i segnali che in Cina la situazione non era sotto controllo. Ci sono stati confronti tra professionisti ed è stato definito un protocollo. Il 27 gennaio abbiamo chiesto a tutte le strutture socio-sanitarie di dotarsi di materiale di protezione. Questo ci ha dato almeno un mese di vantaggio».

16:11

Il decesso di un ospite, continua De Rosa, «colpisce i famigliari ma anche gli altri ospiti». Una situazione «presa a cuore e molto sul serio dal Cantone». Su 68 istituti, oggi abbiamo 39 case anziani che non hanno registrato casi Covid. Mentre 29 strutture hanno avuto ospiti malati. Cinque strutture sono sotto osservazione. «Il medico cantonale in due case anziani ha ordinato provvedimenti immediati. In tali situazioni sono in corso accertamenti per capire come mai il numero di contagiati è così alto» ha precisato De Rosa. 

16:09

«In un momento drammatico le case anziani e i servizi sul territorio fanno un lavoro importantissimo. Nel giro di pochissimi giorni questa normalità è stata stravolta, e l'autorità sanitaria si è attivata per evitare l'impatto che il Covid poteva avere sulle case anziani» continua De Rosa. «Misure che hanno un impatto psicologico fortissimo sui nostri anziani. È stato messo in campo uno sforzo umano e organizzativo enorme. Ringrazio il medico cantonale, le singole case anziani, la Protezione civile, l'Adicasi, e tutti gli operatori che hanno dimostrato un impegno costante che merita la nostra riconoscenza».

16:07

«La rete sociale è molto importante per combattere la solitudine» ricorda De Rosa. «La casa anziani è e deve essere un luogo d'incontro. In alcune strutture in passato è stato aperto un ufficio postale, ma esiste un ventaglio di servizi che mantengono viva la comunità favorendo le relazioni sociali».

16:06

Ad oggi contiamo 299 decessi, di questi 136 sono avvenuti in case anziani del Ticino, ricorda De Rosa. «La casa anziani è prima di tutto un luogo di vita, in cui l'ospite arriva di solito in età avanzata e condizioni di fragilità. In condizioni normali la casa anziani è un luogo aperto, ma in questa situazione tutto è cambiato»

16:04

Ha inizio la conferenza stampa. Prende la parola Raffaele De Rosa: «Cari concittadini e concittadine, sono passati due mesi esatti dall'inizio della crisi. Stiamo tenendo tutti duro. L'emergenza è ancora molto sentita dalle persone più esposte alla malattia, gli anziani, i malati e i loro famigliari»


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Ultimo aggiornamento: 2020-08-15 01:12:29 | 91.208.130.89