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MONDIALE 2026 - DAY 6

Lamouchi, stavolta è davvero finita

La Tunisia cambia: arriva Renard
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La Tunisia cambia: arriva Renard
Fischi all’inno iraniano prima della sfida con la Nuova Zelanda

Partito con sorprese in campo e "invenzioni" della FIFA, il Mondiale è proseguito con la... politica. La prima dell'Iran è stata accompagnata da fischi e proteste.

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MONTERREY - Prima è stato destituito, poi riabilitato, infine cacciato. L’avventura al Mondiale di Sabri Lamouchi è durata solo una partita, quella persa dalla sua Tunisia contro la Svezia (1-5). A chiudere la telenovela legata al selezionatore ci ha pensato il presidente della Federazione del paese nordafricano, che ha ufficialmente sollevato dall’incarico il 54enne per affidare la panchina a Hervé Renard. Il nuovo allenatore, che al Mondiale ha già partecipato con Marocco e Arabia Saudita, arriverà martedì a Monterrey dove dirigerà la prima sessione di allenamento.

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INGLEWOOD - Fischi rumorosi hanno accompagnato l’esecuzione dell’inno nazionale iraniano poco prima del calcio d’inizio della partita del Mondiale contro la Nuova Zelanda a Inglewood, vicino a Los Angeles. La squadra iraniana era schierata nel cerchio di centrocampo, con i giocatori immobili e una mano sul petto, mentre sugli spalti si levavano le contestazioni.

Il match si è svolto in un clima fortemente politicizzato. All’esterno dello stadio si sono tenute manifestazioni di protesta e alcuni cartelli recitavano: «La squadra di calcio della Repubblica Islamica terrorista non rappresenta il popolo in Iran». Molti presenti hanno sventolato bandiere iraniane precedenti alla Rivoluzione islamica, viste poi anche all’interno dell’arena.

Nonostante le tensioni, l’atmosfera generale è rimasta pacifica, come riferito da un reporter dell’agenzia tedesca dpa. All’interno dello stadio erano attesi numerosi tifosi iraniani residenti negli Stati Uniti o in altri Paesi, mentre l’ingresso diretto dall’Iran risultava praticamente impossibile.

La partecipazione dell’Iran ai Mondiali è stata a lungo incerta, anche a causa dei mesi di conflitto armato che hanno coinvolto Stati Uniti e Israele da una parte e, appunto, l’Iran dall’altra. La recente firma di un accordo quadro per porre fine alla guerra ha tuttavia alimentato speranze di distensione già alla vigilia della partita.

«Sono felice di essere qui per sostenere il popolo in Iran, non sostengo il regime», ha dichiarato un tifoso presente davanti allo stadio all’agenzia dpa, riassumendo il sentimento di parte del pubblico accorso a Inglewood.