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TI.MAMME
19.01.2022 - 08:000

Cosa c'è dietro alla difficoltà dei bambini a separarsi dagli oggetti

Peluche transizionali e tecnica del non attaccamento nei normali processi di crescita

La maglietta lisa e ormai troppo piccola, il libro musicale ormai rovinato e, soprattutto, i giocattoli vecchi e inutilizzati: sono solo alcuni degli oggetti ai quali spesso i bambini non riescono a rinunciare. A nulla servono le spiegazioni di mamma e papà e l’evidente stato di deterioramento che ne impedisce l’utilizzo: quegli oggetti possono diventare motivo di pianti disperati e capricci senza senso da parte dei piccoli possessori che rinuncerebbero al proprio latte e cacao pur di non doversene privare. La situazione il più delle volte si risolve con uno spontaneo allontanamento da parte del pargolo che riflette sullo stato delle cose, ma in caso contrario come si fa a portare fuori di casa il vecchio pupazzo infeltrito e privo di un occhio che fa anche un po’ impressione? Le vie da percorrere sono essenzialmente due: una preventiva e l’altra comprensiva. La prima punta sul principio di non attaccamento ovvero la capacità di allontanarsi da quello che non serve più: una pratica che fa bene ai bambini, ma anche agli adulti.

Praticare il non attaccamento può essere un’attività condivisa: una periodica cernita di giocattoli servirà ad eliminare quelli poco usati che potranno essere donati, riportando ordine nella cameretta e gioia in fondo al cuore per la generosità. I disegni fatti dal pupo di casa, ammettiamolo, non sono opere da museo e dopo gli apprezzamenti iniziali, passeranno dall’anta del frigorifero ad un falò delle meraviglie, in cui bruciarli in una sorta di rito di ringraziamento con il quale diffondere bellezza e positività tutt’intorno. No, non pensate male: non è una presa in giro per liberarvi della troppa carta, può essere davvero un significativo momento di condivisione. La prova di coraggio segnerà il level pro del non attaccamento. Fare realizzare al bambino un oggetto con la pasta modellabile e poi metterlo in un posto della casa in cui possa essere apprezzato. Dopo qualche giorno invitare il piccolo a trasformare quell’oggetto dandogli una nuova forma: se ci riuscirà sarà un professionista del distacco, altrimenti avrà compiuto un passo importante trovandosi al cospetto della possibilità concreta di abbandonare il vecchio per incontrare il nuovo.

Dietro questo percorso, ovviamente deve esserci il buon esempio dei genitori: predicare bene e razzolare male non vale! Attenzione, però, a non trascurare la possibilità di un altro fenomeno che potrebbe nascondersi dietro l’eccessivo attaccamento dei bambini a specifici oggetti, spesso giocattoli, talmente importanti da essere portati ovunque. Si potrebbe trattare di oggetti transizionali, quelli ai quali i bambini si legano in modo particolare quasi fossero una specie di amuleto che infonde loro sicurezza richiamando la figura dei genitori anche se non ci sono. Sui giocattoli del cuore i bimbi riversano le proprie emozioni, sicuri di non essere traditi, e riescono a superare anche il distacco dai genitori, per esempio nei primi giorni di asilo. Anche l’oggetto transizionale rappresenta una fase destinata a concludersi, senza regole o tempi prevedibili: vietati i paragoni con i coetanei e la fretta di sbarazzarsi del peluche malridotto, la crescita dei piccoli passa anche da questo stadio.

TMT (ti.mamme team)

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