Tutta la verità sul K-pop: luci e ombre di un successo mondiale

Prodotto di qualità «meticolosamente ibridato», il genere è molto più che musica. E a volte è anche morte. L'intervista.

Fonte Simona Gautieri (traduzione di Filippo Bianchi)
elaborata da Redazione
Simona Gautieri

Il K-pop, ossia Korean pop, è un genere di musica che dai confini della Corea del Sud, Paese dove è nato, si è rapidamente diffuso tra gli adolescenti di tutto il mondo. Il segreto del suo successo è da ravvisare nella sua capacità di unire insieme musica, ballo, arti visive e moda all’interno di una stessa performance. I suoi protagonisti, chiamati ‘idol’, sono bellissimi e le coreografie in cui si cimentano sono ammiccanti e divertenti. Ingredienti, questi, che hanno fatto innamorare del pop coreano orde di giovanissimi, ma anche persone più adulte, che seguono i propri idoli con adorazione.


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Il gruppo GFriend

Gli albori 

Inizi ottocenteschi - Le prime canzoni pop coreane vengono fatte risalire all’ultimo ventennio del 1800 per poi rifiorire, dopo la fine delle due Guerre Mondiali, negli anni ’50 e ’60. In questo periodo la musica coreana subì le influenze della musica rock e del folk provenienti dagli Stati Uniti. È solo dagli anni ’90 del secolo scorso, però, che può parlarsi di K-pop in senso stretto. E più precisamente con l’esordio della band Seo Taiji and Boys che, per la prima volta, fusero insieme elementi hip hop per la coreografia e un intermezzo rap per il brano musicale. Fu una vera rivoluzione.


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Le Baby Vox, famose nel mondo per aver cantato alla Coppa del Mondo svoltasi nel 2002 in Corea del Sud

Alla conquista del mondo - Da allora si assistette alla nascita di diverse band, quali gli Hot, i TVXQ e i BoA che esportarono il K-pop prima nel vicino Giappone e poi raggiunsero fama internazionale, grazie anche alla nascita dei primi social media. Nel 2002 ‘Coincidence’, delle Baby Vox, conobbe un successo mondiale dopo essere stata suonata in occasione della Coppa del Mondo svoltasi in Corea del Sud e Giappone mentre l’anno successivo si classificarono prime in Cina con il loro album ‘Devotion’. Dalla metà degli anni 2000 una significativa porzione del mercato musicale dell’Asia orientale risultò dominata dal K-pop e la crescita delle esportazioni musicali venne favorita anche dall’ascesa sulla scena internazionale, in campo economico e politico, della Corea del Sud.

Sulle ali della digitalizzazione - Nel 2002 il mercato musicale in Corea registrava un valore interno pari a, 286,1miliardi di won ossia 272 milioni di dollari ed esportazione per 6 milioni di dollari. Nel 2009, in seguito alla crisi economica, il mercato interno crollò a 80 miliardi di won e l’industria musicale si rivolse a Internet e alla musica digitale per far conoscere i propri artisti all’estero. Ciò portò a un aumento vertiginoso delle esportazioni che arrivarono a toccare i 31,3 milioni di dollari e fecero diventare l’industria musicale coreana la 14° più grande al mondo. Secondo Billboard nella prima metà del 2012 l’industria musicale ebbe un incremento di vendite pari al 27,8% rispetto all’anno precedente e fu riconosciuta dal Times come il settore di maggiore esportazione della Corea del Sud.

La svolta Gangnam


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Il rapper sudcoreano Psy

Gangnam Style - In effetti, la svolta vera e propria per il K-pop avvenne nel 2012 con la pubblicazione del brano "Gangnam Style" del cantante e produttore sudcoreano Psy che divenne il brano musicale più visto di sempre, con oltre un miliardo di visualizzazioni su YouTube. Nel 2017 furono i BTS a imporsi a livello internazionale diventando il primo gruppo coreano a vincere un Billboard Music Award. In seguito furono i primi artisti coreani a vincere un American Music Award, oltre ad avere un album "Love Yourself: Tears" alla prima posizione della Billboard 200 nel 2018. I BTS detengono il Guinness dei primati come celebrità più twittata al mondo, sia nel 2017 che nel 2018 e detengono altresì il primato per il maggior numero d'interazioni su Twitter. Sono stati inoltre i primi artisti sudcoreani a raggiungere i 10 milioni di follower su Twitter. 


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Musica, coreografie e passi da break dance alla base del successo

«Un prodotto meticolosamente ibridato» - Per il professore di etnomusicologia dell’Università di Hannover Michael Fuhr il K-pop è «un prodotto meticolosamente ibridato, un’aggregazione unica di musica, immagini visive, testi, ballo e moda. Un vero e proprio prodotto postmoderno, una pratica altamente partecipativa messa in atto attraverso i media digitali». La verità è che nel K-pop musica e ballo diventano tutt’uno contribuendo al successo della band in egual misura.

Contaminazioni hip-hop, funky e rap - L'essersi aperto a contaminazioni transnazionali quali l’hip-hop, il funky e la musica rap ha determinato il successo di questo genere musicale unico al mondo. Ogni band comprende almeno un rapper e nelle coreografie vengono inseriti passi di break dance accentuati dal ritmo hip hop. D’altra parte all’interno dei gruppi, ogni artista tende a rivestire un proprio ruolo stabilito: c’è il componente più bravo a cantare, c’è appunto il rapper così come ci sono coloro che eseguono le coreografie più complicate.

Il passaggio all'inglese - Altra chiave di volta per l’ottenimento di un successo internazionale fu l’utilizzo della lingua inglese e l’inserimento di termini inglesi nelle canzoni: mentre nel 1995 la percentuale di canzoni con il titolo in inglese nella Top 50 era di appena l’8%, nel 2010 era salito al 44%. Con il passare del tempo l’utilizzo di nomi coreani è divenuto desueto e la maggior parte degli idol adotta nomi stranieri oltre a studiare la lingua inglese per garantirsi una maggiore apertura al mercato musicale globale. Spesso le agenzie di talenti si rivolgono al mercato musicale di un determinato Paese differenziando sia la lingua delle canzoni, che possono essere cantate in inglese così come in giapponese o coreano, sia cambiando il nome della band stessa a seconda della lingua del Paese in cui si vuole promuovere l’artista.

Una fiorente industria musicale


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Scene di fanatismo a ogni concerto delle band

Oltre un migliaio di agenzie - Il successo del K-pop ha portato, in breve tempo, alla nascita di una nuova e fiorente industria musicale comprendente le case di produzione, le compagnie di gestione degli eventi, i distributori di musica e le società di merchandise e servizi. Nel 2012 vennero stimate oltre un migliaio di agenzia di management, quasi tutte di piccole e medie dimensioni, di cui solo otto erano quotate in borsa. Tra le agenzie più grandi e di successo, in termini di vendite e profitti, ci sono la SM Entertainment, la YG Entertainment e la JYP Entertainment. Questi colossi della musica sono chiamate le ‘Big 3’ e gli artisti che debuttano con esse partono avvantaggiati rispetto agli altri e hanno maggiore possibilità di successo proprio per la grande disponibilità di capitali e infrastrutture di cui sono dotate.

Cura di ogni dettaglio - Le etichette discografiche, d’altra parte, curano ogni aspetto della carriera dei propri artisti e quelle più attrezzate ospitano, al loro interno, dei veri centri di formazione dove si svolge l’allenamento fisico indispensabile a eseguire le complesse coreografie che fanno parte della performance dell’idol. Quando si inizia a lavorare a un progetto, agli artisti viene assegnato un "concept", ossia un tema visivo e musicale per la loro esibizione. Dopo di che chi scrive la canzone darà alla stessa un certo ritmo perché possa essere coreografata al meglio. La stessa verrà eseguita da dei ballerini professionisti e sottoposta alla major e alla band in questione che potrà proporre le eventuali modifiche ritenute opportune. Molto importante è che il "concept" assegnato sia rispettato e valorizzato anche dal regista incaricato di girare il video musicale. Come detto, infatti, nel K-pop musica, danza e arte visiva sono ugualmente indispensabili per il raggiungimento del successo di un determinato brano.

I canoni estetici


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I membri del gruppo K-pop Tomorrow X Together (TXT) durante la conferenza stampa per la presentazione del loro album

Figure maschili non minacciose - Altro elemento fondamentale per la buona riuscita di un artista è sicuramente l’adesione a un determinato canone estetico. Con l’ascesa della band Seo Taiji and Boys è stato infatti sovvertito il classico modello di bellezza maschile coreana che voleva l’uomo robusto e con il volto rotondo. Gli idol invece si caratterizzano per un look androgino, definito come una “femminilità maschile”, con corpi esili e slanciati e i tratti del viso magri e delicati. Uno studio relativo al K-pop ha evidenziato come le fan di questo genere musicale apprezzino questo tipo di fisicità perché non si sentono minacciate da figure maschili aderenti al modello di uomo-patriarca a cui essere subordinate.

Ragazze belle e delicate - Le artiste facenti parte di una girl band devono essere belle e delicate e adottare look ammiccanti e sensuali. Mentre negli anni ’90 le ragazze dovevano apparire molto semplici e la loro immagine era in linea con la loro età, con il passare del tempo, si è assistito a una sempre maggiore sessualizzazione della figura femminile. Nel 2014 la Korean Fair Trade Commission ha approvato una legge volta a proteggere i minorenni da pratiche lavorative dannose ed esibizioni apertamente sessualizzate. Eppure il fenomeno non sembra essersi arrestato e le pressioni delle giovani idol a piegarsi all’adozione di abbigliamenti loliteschi e ad atteggiamenti provocatori rimane fortissima.

La riconoscibilità - La verità è che nel K-pop l’identità di un artista è imprescindibilmente legato alla propria immagine e l’utilizzo della moda, del trucco e l’adozione di un determinato taglio o colore di capelli lo rende immediatamente riconoscibile presso il proprio gruppo di fan, chiamati ‘Army’. Tale fenomeno è sconosciuto sia nel mercato musicale statunitense che giapponese. Gli idol diventano dev veri e propri brand e hanno una grandissima influenza nel settore della moda. Non sono pochi gli artisti coreani che sono diventati icone di stile: G-Dragon è un vero influencer e CL, per esempio, ha collaborato diverse volte con lo stilista Jeremy Scott.

Le ombre


I funerali del cantante Kim Jong-hyun, meglio conosciuto con il nome d'arte di Jonghyun, membro del gruppo K-pop sudcoreano SHINee. Si è suicidato il 21 dicembre del 2017

Non è tutto oro ciò che luccica - Parlando di K-pop non è tutto oro ciò che luccica e sono tanti gli aspetti oscuri legati alla spietata corsa al successo nella quale sono lanciati gli idol. Ne avevamo già parlato in un nostro precedente focus dove veniva approfondita la piaga dei suicidi così diffusa nel mondo del pop coreano. Tante sono le giovani vite stroncate dal forte stress psicologico e dallo stringente controllo delle major, su aspetti anche molto personali della vita degli artisti, che hanno un effetto negativo sulla loro salute mentale. 


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Ottobre 2019: si toglie la vita la venticinquenne Sulli, ex membro della famosa girlband F(x).

Un'impressionante serie di suicidi - Negli ultimi anni si è avuta una impressionante serie di suicidi di artisti: il 24 febbraio del 2015 Ahn So-jin, protagonista del reality ‘Baby Kara’, si lancia dal decimo piano del palazzo in cui viveva: sembra soffrisse di una grave depressione. La giovane non era stata inglobata nel gruppo di ragazze che avrebbe dovuto debuttare in un nuovo progetto musicale nell’aprile dello stesso anno e il suo contratto era stato risolto un mese prima del suicidio. Nel 2017 si toglie la vita Kim Jong-hyun, componente della band Shinee. Il corpo del ventisettenne viene trovato senza vita in un albergo di Seul dove il cantante si è ucciso con le esalazioni di monossido di carbonio. Il giovane aveva affidato alla sua amica, la musicista Naing, il compito di pubblicare un messaggio di addio sul suo account Instagram. «Sono rotto nell’interno - si legge nel post - e la depressione mi ha lentamente logorato e adesso mi ha distrutto del tutto. Non sono più in grado di sconfiggerla e mi sento così solo». Nel 2019 sono state tre le star del K-pop a essersi tolte la vita: a ottobre si è suicidata la venticinquenne Sulli, ex membro della famosa girlband F(x) e poi cantante solista di enorme successo, seguita, dopo appena 6 settimane dalla sua amica ventottenne Goo Ha-ra, cantante solista ed ex membro delle Kara. Nel dicembre dello stesso anno si toglie la vita il ventisettenne Cha In-ha, leader della band SurpriseU e attore molto famoso. Il 18 giugno di quest’anno si è invece tolto la vita Yohan, nome d’arte di Kim Jeong-hwan, uno dei membri della band Tst. L’etichetta discografica della band ha rilasciato solo una breve nota in merito alla morte del ragazzo non specificando le cause del decesso.


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Goo Ha-ra, 28 anni, cantante solista ed ex membro delle Kara. Trovata morta nel suo appartamento nel 2019.

La prima a rompere il tabù - Sulli, vero nome Choi Jin-ri, era stata la prima a rompere il tabù su argomenti quali la depressione e gli attacchi di panico andando in tv a parlare del suo disagio: «Soffro di attacchi di panico da quando sono giovane». Per cercare di uscire dal tunnel della depressione, Sulli cerca di allontanarsi dal mondo musicale di cui ha fatto parte fin da giovanissima età, ma subisce una continua invasione della privacy da parte di giornali scandalistici. Nel maggio del 2019 tenta il suicidio la sua amica, nonché famosa idol, Goo Ha-ra, da tempo ricattata dall’ex fidanzato contro il quale aveva in corso una causa legale. Sopravvissuta al tentativo di suicidio, la ragazza diffonde un messaggio, non si sa quanto spontaneo o preteso dalla propria casa discografica, nel quale arriva a chiedere scusa ai propri fan delle preoccupazioni causate loro dal suo gesto. Quando a ottobre viene ritrovato senza vita il corpo dell’amica Sulli, il video di Goo Ha-ra in lacrime per la morte dell’amica fa il giro del mondo. Appena sei settimane dopo sarà Goo-Ha-ra a togliersi la vita dopo una diretta Instagram in cui, bellissima e apparentemente serena, augurava la buona notte ai propri fan.

Molti aspetti negativi - Molti sono gli aspetti negativi che gli idol devono affrontare. Bisogna prima di tutto premettere che non tutti i giovani talenti che riescono a ottenere un provino dalle case discografiche diventano idol. Per alcuni che raggiungono il successo ci sono centinaia di ragazzi e ragazze che rimarranno a fare gavetta per tanti anni, costretti a ritmi di lavoro massacranti e a costanti allenamenti nella disperata ricerca del successo tanto desiderato. Per coloro che riescono a raggiungere la vetta, la vita non è meno difficile. Le major esercitano un controllo capillare su ogni aspetto della vita, professionale e privata degli artisti. Ai giovani viene vietato di fidanzarsi per preservare il proprio rapporto esclusivo con i fan e qualsiasi atteggiamento minimamente contrario alle rigide regole imposte dalle case discografiche può determinare il loro immediato insuccesso. 

Maschilismo - Le ragazze sono esposte a una mentalità maschilista e patriarcale profondamente radicata nella Corea del Sud. Gli standard morali sono altissimi e molte star sono vittime di cyberbullismo o costrette a barattare la fama musicale con il sesso. Altrettanto pesante è la pressione che gli idol devono sopportare per aderire agli irraggiungibili modelli di bellezza loro richiesti. Non sono pochi coloro che si sottopongono a interventi chirurgici o a diete ferree per mantenere il peso forma, un peso piuma in realtà, richiesto. 

L'intervista

(traduzione di Filippo Bianchi)
Per capire meglio i lati positivi e negativi di questo fenomeno mondiale ci siamo rivolti a chi vi è addentro per motivi di lavoro e conosce bene le dinamiche di una industria musicale che sforna artisti conosciuti in tutto il mondo. Sean Jong è il fondatore e Ceo di K-Tune Sagl, una innovativa piattaforma per produttori musicali di tutto il mondo, con particolare attenzione, appunto, al pop coreano. K-Tune è inoltre una comunità che si prefissa l’obiettivo di creare collaborazioni internazionali tra musicisti. 


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Il manifesto gigante della band BTS

Qual è il ruolo del produttore nella creazione e formazione di una band K-Pop?
Una delle ragioni del grande successo del K-Pop è da trovare nella grande complessità delle sue origini. Ogni canzone K-pop consiste in molti elementi ed è un difficile lavoro di collaborazione non solo tra gli artisti o tra la band ma anche con uno o più produttori, compositori, topliners, scrittori e ingegneri del suono, ognuno dei quali crea un pezzo della canzone con lo scopo di costruire quel suono molto orecchiabile per cui il K-pop è riconosciuto. In questo modo essi costruiscono la canzone, mentre gli artisti la personalizzano e la introducono al pubblico.

Come viene creata o formata una band? Come vengono trovati i nuovi talenti?
Normalmente, il mondo K-pop dispone di un "programma di tirocinio" per così dire. Giovani ragazzi e ragazze, di solito tra i 13 e 16 anni, vanno a diverse audizioni per diverse società di produzione e intrattenimento dette labels. Una volta selezionati, sono considerati "tirocinanti", il che significa che devono imparare a cantare e ballare per molto tempo prima che possano debuttare. Per esempio, per la band BTS il tempo medio di apprendimento è stato di circa 2-3 anni, che è considerato incredibilmente corto e quindi sono stati considerati molto fortunati.

Quali sono le caratteristiche artistiche ed estetiche richieste?
Ora che il K-pop è diventato di fama mondiale, i gruppi K-pop devono essere ben inseriti, nel senso che essi non devono essere sovrappeso, non in senso medico, in senso "estetico". Pertanto quasi tutti i debuttanti e coloro che sono già nel business sono in costante dieta in modo tale da apparire al meglio sugli schermi.

Le Band sono create artificialmente? Come sono assegnati i ruoli?
Più che artificialmente, le band sono cresciute. Le grandi società di produzione cercano musicisti di talento e li formano, quindi una volta che debuttano essi saranno musicisti con anni di esperienza in grado di suonare e creare un’esperienza di alto livello per il pubblico.

Come funzionano il marketing e la promozione?
Il fattore principale che determina il successo o fallimento è l’investimento. Ci sono oltre 50 band che debuttano in Sud Corea ogni mese e ciò di cui necessitano è una copertura di massa in televisione, radio ecc.; pertanto, i grandi player del settore dell’intrattenimento spendono vagonate di denaro per mostrare i loro nuovi artisti prenotando apparizioni in televisione, pubblicità e attività di promozione. Coloro che invece hanno un contratto con società più piccole cercano di penetrare il mercato tramite i social media, come YouTube.


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I funerali del cantante Kim Jong-hyun, suicidatosi nel 2017

Quale è l’opinione pubblica in Corea del Sud rispetto ai suicidi tra giovani artisti?
I suicidi purtroppo avvengono non solo tra gli artisti K-pop ma in generale tra la popolazione coreana. Per quanto riguarda gli artisti, essi sono inclini a togliersi la vita per via della forza mediatica con cui le informazioni circolano sui social. Le recenti tragedie sono avvenute per via di alcune voci non confermante su alcuni artisti, ma il pubblico oggi non concede alcun tipo di beneficio del dubbio. Una volta che le informazioni iniziano a circolare è troppo tardi per rettificarle o spiegare la situazione nel dettaglio.

Cosa ne pensa delle accuse di sessismo, maschilismo e violenza mosse al mondo del K-pop?
Comparandola con l’industria pop americana mainstream, gli artisti coreani sono considerati più ‘metrosessuali’, il che significa che i ragazzi delle band non sono mascolini o "maschi" come i cantanti americani. Per quanto riguarda la rottura del mito del maschilismo e la fissazione del genere, credo che questo sia tutto sommato un fenomeno piuttosto positivo in quanto l’audience giovane è aperta e pronta a confrontarsi con un nuovo tipo di look e attitudine. Nonostante questo, le artiste femmine non sono più libere di quanto lo fossero qualche decina di anni fa rispetto al sessismo che da anni perdura nel mondo dell’intrattenimento. Le donne devono essere femminili, seduttive e sexy. In conclusione, le caratteristiche cartoonesche della natura K-pop possono esser una spada a doppio taglio. Conquista il maschilismo oramai centenario ma è ancora bloccato nel sessismo in ambito di artiste femminili.


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Il gruppo Miss A

Ci sono artisti che si ribellano con le major? Pensi sia possibile avere ancora un proprio stile?
La verità è che l’industria musicale coreana non consiste unicamente di artisti di grande fama, ma ha molti più artisti indipendenti di quanto si possa pensare i quali ancora non godono di grande fama. È l’artista che sceglie la strada da seguire, ossia se impegnarsi con una label di produzione o crearsi una carriera indipendente. Coloro che scelgono l’indipendenza normalmente hanno molta più libertà stilistica e possono provare concetti differenti, mentre coloro che sono seguiti dalle grandi case lavorano molto di più con persone che ne influenzano il processo creativo. Ma questa è una tendenza che si verifica molto spesso nel settore musicale, non solo nel K-pop.

Quali sono le sue riflessioni attuali sullo stato dell’industria K-Pop: quali sono i punti a favore e a sfavore?
La popolarità del K-pop sta crescendo velocemente e l’industria è aperta a collaborazioni come mai prima d’ora. Stiamo vedendo tante collaborazioni globali con artisti e produttori di grande fama e crediamo che questo sia solo l’inizio. Il K-pop come industria musicale può offrire molto agli artisti e produttori internazionali. Al contempo, ci sono ancora alcuni ostacoli in termini di linguaggio, ma è per questo che persone come me e società come la K-Tune sono nate, al fine di risolvere questi ostacoli

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Ultimo aggiornamento: 2020-11-24 11:14:23 | 91.208.130.85