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LUGANO
08.10.2018 - 07:000

E se ci liberassimo dei nostri pregiudizi?

Eleonora ha dovuto dire ad un ragazzo eritreo che l'appartamento che voleva affittargli non era più disponibile. La risposta l'ha spiazzata

 

Eleonora ha 50 anni ed è madre di 3 figli. I figli sono nella fase adolescenziale.
Ha sempre creduto che nella vita è fondamentale e prioritario affrontare tutte le situazioni, liberandosi dai propri preconcetti, cercando di lasciarsi condizionare il meno possibile dalle correnti di pensiero che portano ad avere timore e ad escludere tutte le diversità che si possono incontrare.
Si trovò a dover affittare un appartamento che era stato abitato per tantissimi anni da una famiglia portoghese, che arrivati al pensionamento, aveva deciso di ritornare nel proprio paese di origine.
Ci furono molte richieste per l’appartamento e alla fine decise di affittarlo ad un ragazzo eritreo. Era rimasta colpita dal ragazzo, non per il colore della pelle, ma dalle espressioni del viso, dall’apertura mentale, dalla chiarezza comunicativa e da qualcosa che è difficile spiegare, ciò che comunemente definiamo l’intuito percettivo.
Questo ragazzo eritreo era felicissimo quando gli è stato comunicato che era stato il prescelto fra molti.

Pochi giorni prima del trasloco, il signore portoghese che avrebbe dovuto lasciare l’appartamento andò da Eleonora, con cui i rapporti erano stati sempre molto cordiali ed amicali, abbattuto e profondamente triste. Gli era stata diagnosticata una malattia tumorale e avrebbe dovuto iniziare le cure in Svizzera.
Eleonora fu profondamente colpita da questa notizia e si trovò in una situazione di conflitto di lealtà. Essere leale all’inquilino Portoghese o essere leale al giovane eritreo?
Dopo ore di riflessione scelse di parlare con il giovane eritreo e spiegargli quello che era successo. La risposta che ebbe fu di una profonda maturità, da cui ne fu colpita e intimamente commossa. Il giovane eritreo le disse che avrebbe rinunciato all’appartamento. Sostenne che nella sua vita aveva vissuto esperienze molto dolorose e faticose e che era ben consapevole del significato del dolore di questo uomo che era arrivato alla fine della sua attività lavorativa, in procinto di andare in pensione e di ritornare al proprio paese di origine e che si doveva confrontare con una malattia che nessuno di noi vorrebbe mai incontrare.
Il giovane eritreo fece un profondo dono affettivo ad Eleonora, togliendola dal conflitto di lealtà e al signore Portoghese, lasciandogli gli spazi e i riferimenti che lo avevano accompagnato per tutta la vita.

Il pregiudizio razziale che da sempre costella e infesta la mente e la cultura in molti popoli, crea degli scotomi, delle macchie nere potentissime, davanti alla nostra conoscenza. Impedisce di vedere chi c’è oltre la siepe del colore e ci porta a rimanere nel nostro “ fortino mentale” e a giudicare l’altro senza autorizzarci a conoscerlo. Eleonora ha voluto conoscere il giovane eritreo e ha scoperto una saggezza profonda.
Ebbene, se noi ci liberassimo dai pregiudizi non sarebbe forse un’occasione veritiera e reale per conoscere meglio noi stessi e l’altro?

Michele Mattia, FMH in psichiatria e psicoterapia

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