Umberto Bossi, il Senatùr che ha cambiato l'Italia

Inneggiando a “Roma Ladrona” e coniando il celodurismo, la storia di un peso massimo della politica
È morto all'età di 84 anni Umberto Bossi, ministro e senatore della Repubblica italiana, fondatore del partito politico Lega Nord, la cui finalità era la trasformazione dell'Italia “in un moderno Stato federale attraverso metodi democratici ed elettorali”.
«Pensavo di fare il medico» - Nato a Cassano Magnago, in provincia di Varese, il 19 settembre del 1941, primo dei tre figli di Ida e Ambrogio Bossi, un operaio tessile della zona. Dopo aver conseguito la maturità scientifica, Umberto Bossi si iscrisse alla facoltà di Medicina all'Università degli Studi di Pavia, ma abbandonò il corso di studi prima del conseguimento della laurea.
«A quell'epoca-raccontò Bossi anni dopo-ero molto ottimista, mi sentivo in grado di mantenere una famiglia, ormai la laurea era dietro l'angolo e pensavo di ottenere un posto al termine di una carriera universitaria brillante anche se tardiva. Avevo in mente di diventare medico». Uomo dai mille interessi fece, per sua stessa ammissione, moltissimi lavori diversi, dall'insegnante di matematica e fisica al perito tecnico, e poté vantare anche una partecipazione al Festival di Castrocaro, nel 1961, con il nome d'arte di Donato.
Imago / Cola imagesBossi a un raduno della Lega, nel 1990Da sempre appassionato della lingua lombarda, compose anche diverse poesie in dialetto di cui una, intitolata 'Scioperu in dur Baset', Sciopero alla Bassetti, venne pubblicata nel 1982 nella rivista politico-culturale Ul bartavèll. Sposato nel 1975 con Gigliola Guidali, madre del primogenito Riccardo, dalla quale si separò nel 1982, Bossi si unì, nel 1994, con rito civile a Manuela Morrone, di origini siciliane, conosciuta a un seminario di glottologia, madre dei suoi tre figli Renzo, Roberto Libertà e Eridano Sirio.
Fu la stessa Guidali a scoprire che Bossi non aveva mai esercitato la professione medica, così come raccontato dallo stesso, pur uscendo ogni giorno da casa con la valigetta in cuoio da medico, regalo di laurea della moglie. «Mi dovetti far ricevere dal rettore-raccontò la Guidali- e lì, in quella stanza austera un tabulato, mi rivelò quello che sospettavo».
Nel 1979, le idee politiche di Bossi iniziarono a prendere forma dopo l'incontro con Bruno Salvadori, leader dell'Union Valdȏtaine, un movimento autonomista della Valle d'Aosta, che lo spinse ad impegnarsi, a sua volta, per la creazione di una serie di movimenti autonomisti del Nord Italia.
Imago/Cola ImagesUno scatto di Bossi, nel 1993La nascita del Senatùr e del celodurismo - Nel 1980, Bossi fondò l'Unione Nord Occidentale Lombarda per l'Autonomia, insieme a Salvadori e Roberto Maroni, con cui iniziò un sodalizio politico ultra trentennale, mentre nel 1982 fondò il giornale Lombardia Autonomista, presentandosi alla elezioni politiche del 1983 in alcune circoscrizioni della regione, senza però venire eletto. Il 12 aprile 1984, Bossi fondò la Lega Autonomista Lombarda, di cui rimase al comando quale segretario nazionale fino al 1993, per poi dar vita alla Lega Nord. Nella metà degli anni Ottanta, la Lega Lombarda iniziò ad ottenere qualche timido successo politico fino a che, nel 1987, Bossi venne eletto senatore nel collegio di Varese, divenendo per tutti il Senatùr.
Bossi volle unificare i vari movimenti politici autonomisti dell'Italia Settentrionale, fondando la Lega Nord di cui divenne segretario federale durante il primo raduno di Pontida nel maggio del 1990, il 'sacro suolo' dei leghisti per via della tradizione che collocherebbe proprio lì la nascita della Lega Lombarda, nell'aprile del 1167, a seguito del giuramento di Pontida, appunto,contro Federico Barbarossa.
«La Lega ce l'ha duro», divenne un tipico slogan del partito di Bossi che attirò sempre più il consenso di coloro che «volevano esseri padroni a casa loro». Attraverso questi raduni Bossi riuscì ad imporre nell'immaginario di coloro che aspiravano all'indipendenza della Padania, comprendente il Piemonte, la Lombardia, il Veneto, il Friuli Venezia-Giulia e l'Emilia Romagna, una serie di simboli comuni, quali il Sole delle Alpi o Alberto da Giussano, personaggio leggendario che nel XII secolo avrebbe partecipato alla guerra di Legnano contro Federico Barbarossa, o l'ampolla riempita con l'acqua prelevata alla sorgente dal sacro fiume Po. «Io sono come un barbaro-disse Bossi-porto la mia famiglia in battaglia con me. La mia donna e i miei figli devono sentire l'odore della polvere da sparo e il fragore metallico delle spade. La mia crociata è la loro crociata».
Un sogno chiamato federalismo - L'idea di una Italia federalista raccolse il plauso di quella fetta di popolazione che si diceva scontenta dell'andamento generale del Paese, spaccato in due tra un Nord industrializzato ed un Sud alle prese con seri problemi economici e infrastrutturali. Il progetto di riforma federale, elaborato in collaborazione con Gianfranco Miglio, politologo e docente all'Università Cattolica del Sacro Cuore, prevedevano la creazione di tre grandi aree geografiche, Padania al nord, Etruria al centro e Mediterranea al sud, venne però da Bossi successivamente abbandonato, a favore della concessione da parte dello Stato centrale di una maggiore autonomia decisionale alle regioni.
Bossi portò avanti il progetto di una cosiddetta 'devolution', ossia il trasferimento dal Governo alle Regioni della potestà legislativa su un gran numero di materie, quali la salute, il lavoro, lo studio e la sicurezza pubblica. Parallelamente a questo progetto, venne portata avanti anche la battaglia contro la burocrazia e il centralismo della cosiddetta «Roma ladrona», molto criticata dal Senatùr.
Imago/Avalon.redTutti gli uomini del Cavaliere: Fitto, Bossi, Casini e Fini.Sul cocchio del Cavaliere - La frattura tra Bossi e Miglio portò quest'ultimo ad abbandonare la Lega Nord nel 1994, e a fondare l'Unione Federalista il primo giugno dello stesso anno. Nel 1992, di contro, si assistette ad una vera e propria crescita esponenziale della Lega Nord che riuscì a far eleggere in Parlamento ottanta suoi esponenti, e Bossi, per la prima volta, riuscì a far parte del Governo unendosi, nel 1994, al partito di Silvio Berlusconi, Forza Italia, in una colazione denominata il Polo delle Libertà, comprendente anche il partito di Gianfranco Fini, Alleanza Nazionale. Della sua esperienza al Governo dirà «ho passato cinque anni in mezzo agli uomini di Palazzo. Una bella condanna, per uno come me che vuole liquidare i politicanti romani. Eppure è un calice amaro che mi tocca bere».
Un rapporto, quello tra Bossi e Berlusconi, molto complesso, che vide i due leader politici condividere successi, ma anche accesi litigi che animarono la cronaca politica dell'epoca. D'altra parte, lo stesso Bossi non perse mai occasione per rimarcare le molte differenze con Berlusconi, come avvenne in quella assolata estate sarda in cui fece scalpore la canottiera bianca e i bermuda indossati per incontrare le decine di bagnanti, spesso lombardi, che gli si accalcavano intorno.
Imago/Avalon RedUmberto Bossi con Silvio Berlusconi.«Non andremo ospiti da Berlusconi - disse il Senatùr appena a sbarcato a Porto Cervo - noi siamo gente del popolo. Se vuole sa dove trovarci». «Vengo dalla gavetta - amava dire di sé - sono un uomo di strada e viaggio in groppa come i miei avi, con la carne cruda tra il sedere e il cavallo».
I rapporti tra i due leader politici, come detto, furono sempre stati molto altalenanti, e se è vero che con Berlusconi, Bossi ebbe modo di far entrare la Lega al governo per la prima volta, deve imputarsi al Senatùr lo storico 'ribaltone' che pose fine al primo governo del Cavaliere, pochi giorni prima del Natale 1994, sostenendo il governo tecnico di Lamberto Dini.
Dopo litigi e insulti vicendevoli, celebre la definizione di «mafioso di Arcore» concepita da Bossi per Berlusconi, la coalizione di centro-destra si ricompattò per le elezioni del 2001, vincendo, e la Lega iniziò a spendersi in battaglie politiche contro l'adozione da parte delle coppie dello stesso sesso. In un comizio del settembre 2000, Bossi chiamò in causa «i comunisti e le lobby gay» che volevano «far passare in Europa l'affidamento dei bambini in adozione alle coppie omosessuali. Non abbiamo nulla contro gli omosessuali, ma lanciamo un monito alla nuova famiglia Addams. Guai Europa, giù le mani dai bambini».
Imago/Italy Photo PressA Potinda (BG), nel 2016.L'aneurisma, e le simpatie del Nano - Nel 2004, ebbero inizio quei problemi di salute che lo hanno tormentato fino alla fine. L'11 marzo, Bossi venne colpito da un ictus celebrale, dovuto ad un aneurisma,e rimase a lungo ricoverato presso la clinica a lunga degenza Hildebrand di Brissago per cercare di riprendersi da quanto accadutogli.
In occasione di una visita al Cardiocentro di Lugano, il 5 gennaio 2008, Bossi ebbe modo di incontrare di persona, presso il Grott dal Prèvat di Bosco Luganese, Giuliano Bignasca, fondatore della Lega dei Ticinesi, e a tale incontro parteciparono anche Marco Borradori e Norman Gobbi.
Archivio TipressUmberto Bossi con Giuliano Bignasca.Nonostante Bignasca fosse solito scagliarsi contro i lavoratori transfrontalieri, la maggioranza dei quali provenienti proprio dall'amata Lombardia di Bossi, tra i due leader politici vi è sempre stata una sorta di sodalizio ideologico e politico ben simboleggiato dal nome, comune a entrambi i movimenti. Fra i principi cari a entrambe le “leghe” ritroviamo la richiesta di maggior poteri per le amministrazioni locali al governo centrale: così come Bossi era solito scagliarsi contro 'Roma ladrona', allo stesso modo Bignasca ha sempre puntato il dito contro Berna.
Altro punto di contatto tra i due partiti politici era la richiesta di regole più stringenti contro l'ingresso di lavoratori stranieri e immigrati e, in generale, la capacità di intercettare un malumore strisciante, serpeggiante in diversi strati della società, per la perdita di una sicurezza economica che si dava per scontata. Il nemico, nell'uno e nell'altro caso, divenne 'lo straniero', il diverso, che si trattasse di lavoratori non elvetici o dei “terroni” nemici della Padania. Alla morte di Bignasca, nel 2013, Bossi si disse rattristato per aver perso «un grande amico. La sua morte è stata una grande perdita per me e per chiunque lotti per i popoli d'Europa».
TipressBossi ai funerali di Giuliano Bignasca.Gli ultimi anni - Dopo la lunga degenza, Bossi tornò alla politica, cavalcando con più vigore di prima l'idea di una Padania libera ed indipendente, tornando ad aprire il Parlamento del Nord, e lanciando l'idea di uno sciopero fiscale per far cadere il governo di Romano Prodi. «C'è sempre una prima volta per prendere in mano i fucili- disse tra mille polemiche-se la Lombardia non paga, l'Italia muore in cinque giorni». Nel 2009, durante un comizio a Venezia il Senatùr disse che il federalismo non basta più, e «la Padania un giorno sarà uno Stato libero, indipendente e sovrano».
Il 5 aprile del 2012, nel corso del Consiglio federale della Lega Nord, Bossi annunciò a sorpresa le sue dimissioni da segretario federale del partito per tutelare la Lega Nord, così disse, dall'esito delle numerose inchieste aperte a carico della famiglia Bossi da molte procure italiane.
Imago/Granata ImagesCol figlio Renzo, a un raduno della Lega nel 2010.Nel febbraio del 2019, Bossi venne trasportato in elisoccorso all'ospedale di Varese a causa di un malore avuto nella sua abitazione a Germonio. e lo stesso accadde, per un'ulcera gastrica, nel novembre del 2022 quando il Senatùr salutò i propri sostenitori dal letto dell'ospedale dicendo “Sto bene”. A dispetto dei problemi di salute e giudiziari, per più di tre decenni Bossi è stato un onorevole della Repubblica italiana, con otto legislature passate alla Camera e due a Palazzo Madama: un uomo politico di grande esperienza che, nel bene o nel male, ha di sicuro cambiato per sempre lo scenario politico italiano, portando alla ribalta e dando voce a quelle istanze autonomiste, sopite ma non irrilevanti, del Belpaese.
Secondo Paolo Barcella, autore del saggio 'La Lega. Una storia', «Bossi ha saputo abilmente, pur con tutti i limiti e gli aspetti grossolani, trarre vantaggio dalla Storia e da quanto stava accadendo nei momenti cruciali di fine secolo scorso».
IMAGO/InsidefotoAlla votazione per la Presidenza della Repubblica, nel 2022.Appendice 1
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Archivio TipressUmberto Bossi con Giuliano Bignasca.
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Imago / Cola imagesBossi a un raduno della Lega, nel 1990
Imago/Cola ImagesUno scatto di Bossi, nel 1993
Imago/Avalon RedUmberto Bossi con Silvio Berlusconi.
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IMAGO/InsidefotoAlla votazione per la Presidenza della Repubblica, nel 2022.
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TipressBossi ai funerali di Giuliano Bignasca.



