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MEDIO ORIENTE: LIVE

Lo Stretto di Hormuz è del tutto chiuso, di nuovo

Dall’inizio della guerra in Medio Oriente, il mercato globale ha perso oltre 50 miliardi di dollari di petrolio non prodotto, con più di 500 milioni di barili sottratti all’offerta. Le conseguenze potrebbero farsi sentire per mesi, se non anni
AFP
Dall’inizio della guerra in Medio Oriente, il mercato globale ha perso oltre 50 miliardi di dollari di petrolio non prodotto, con più di 500 milioni di barili sottratti all’offerta. Le conseguenze potrebbero farsi sentire per mesi, se non anni

Il Medio Oriente è avvolto dall'incertezza, a partire dalla fragile tregua tra Usa e Iran. Sabato Teheran ha infatti chiuso lo Stretto di Hormuz al traffico commerciale mettendo sotto tiro alcune imbarcazioni civili, mentre Trump convocava una riunione nella Situation Room per discutere della nuova crisi.

Secondo i media Usa, che citano un funzionario americano, «se non ci sarà una svolta, la guerra potrebbe riprendere nei prossimi giorni».

Tensione alle stelle anche tra Hezbollah e l'esercito israeliano, che ha confermato di aver condotto nuovi raid nel Libano meridionale, sostenendo che Hezbollah avrebbe violato gli accordi di cessate il fuoco. E in Libano è stato ucciso un casco blu francese dell'Unifil, vittima di un agguato teso al convoglio delle Nazioni Unite.

09:36

Persi oltre 50 miliardi di dollari di greggio
Dall’inizio della guerra in Medio Oriente il mercato globale ha perso oltre 50 miliardi di dollari di petrolio greggio non prodotto. È quanto emerge da stime di analisti e calcoli di Reuters, citati dal quotidiano britannico Guardian. Secondo le stime, gli effetti della crisi sono destinati a protrarsi per mesi, se non anni.
Dalla fine di febbraio, oltre 500 milioni di barili tra greggio e condensati sono stati sottratti al mercato globale, secondo i dati di Kpler. Si tratta della più grande interruzione dell’offerta energetica nella storia moderna.La quantità di petrolio venuta a mancare equivale, su scala globale, a dieci settimane senza traffico aereo, a undici giorni senza circolazione stradale di alcun veicolo, oppure a cinque giorni senza petrolio per l’intera economia mondiale, ha spiegato Iain Mowat, principal analyst di Wood Mackenzie.

09:17

Gli armatori hanno ordinato la retromarcia
La maggior parte degli armatori con navi bloccate oltre lo Stretto di Hormuz sta riportando le proprie imbarcazioni nelle posizioni precedenti. Lo conferma Lloyd’s List, servizio di notizie e analisi marittime, citato da Al-Jazeera .Il traffico resta fermo dopo che alcune comunicazioni radio, captate da diversi proprietari di navi presenti nell’area, hanno segnalato che lo stretto è tornato sotto una «rigida gestione e controllo da parte delle forze armate» iraniane, come annunciato nelle scorse ore.

08:49

«Israele è un grande alleato, a differenza di altri»
«Che Israele piaccia o meno, ha dimostrato di essere un grande alleato. Sono coraggiosi, audaci, leali e intelligenti, a differenza di altri che hanno mostrato la loro vera natura in un momento di conflitto e stress». Lo afferma il presidente americano Donald Trump sul suo social Truth, sottolineando che lo Stato ebraico combatte duramente e sa «come vincere». (ats ans)

08:36

Stretto di Hormuz, ora anche il corridoio è bloccato
La marina del Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica dell’Iran ha annunciato l’estensione della chiusura allo stesso corridoio precedentemente designato per il passaggio sicuro delle navi nello stretto strategico, dichiarando di fatto la chiusura totale della via d’acqua fino alla revoca del blocco statunitense sui porti e sulle imbarcazioni iraniane.
Venerdì Teheran aveva indicato che le navi avrebbero potuto transitare nello stretto in coordinamento con le autorità iraniane e previo pagamento di un pedaggio. In una dichiarazione diffusa dai media statali, la marina ha però avvertito che qualsiasi nave che violi le disposizioni sarà presa di mira. L’Iran considera il blocco imposto dagli Stati Uniti una violazione del cessate il fuoco tra i due Paesi.

08:35
AFP
08:29

Soldato israeliano morto nel sud del Libano
L'esercito israeliano ha annunciato oggi la morte di un soldato in combattimento nel sud del Libano, dove questa settimana è entrato in vigore un cessate il fuoco temporaneo. «Lidor Porat, 31 anni di Ashdod, soldato del 7106mo Battaglione 769ma Brigata regionale, è caduto in combattimento nel Libano meridionale», ha dichiarato l'esercito israeliano in un comunicato senza fornire ulteriori dettagli.
Il bilancio totale delle vittime dell'esercito israeliano nella guerra di sei settimane tra Israele e Hezbollah è ora di 15 morti, secondo dati militari. Si tratta della seconda morte di un soldato annunciata da Israele nel Libano meridionale dall'inizio della tregua di dieci giorni annunciata dagli Stati Uniti venerdì scorso, parte di un più ampio sforzo per porre fine in modo definitivo alla guerra in Medio Oriente. (ats ans afp)

08:22

La portaerei Usa Ford è tornata nel Mar Rosso
La più grande portaerei del mondo, la Uss Gerald R. Ford, è rientrata nelle acque del Medio Oriente e dopo aver passato il canale di Suez si trova ora nel Mar Rosso. La notizia è riportata da diversi media internazionali. La Ford, che fino a poco tempo fa operava nel Mediterraneo orientale, ha attraversato Suez insieme a due cacciatorpediniere, la Uss Mahan e la Uss Winston S. Churchill, e ora opera nel Mar Rosso. Lo riferiscono funzionari statunitensi. La Ford sta tornando nel Mar Rosso dopo oltre un mese trascorso nel Mediterraneo a seguito di un grave incendio in una lavanderia che ha costretto la nave a rientrare in porto per riparazioni. Questa settimana la portaerei ha anche battuto il record per la più lunga permanenza in missione di una portaerei dalla guerra del Vietnam.
L'arrivo della Ford la rende la seconda portaerei nella regione, oltre alla USS Abraham Lincoln nel Mar Arabico. Secondo un funzionario della difesa, anche la Uss George H. W. Bush si sta dirigendo verso la regione e attualmente si trova al largo delle coste del Sudafrica. (ats ans)

08:16

Oltre 3400 vittime iraniane dall'inizio della guerra
Intanto la Fondazione statale iraniana per i martiri e gli affari dei veterani ha detto che la guerra con gli Stati Uniti e Israele ha causato la morte di oltre 3400 persone nella Repubblica islamica. Il capo della Fondazione, Ahmad Mousavi, citato dall'agenzia di stampa ISNA, ha affermato che 3.468 «martiri... sono caduti durante il recente conflitto».
Un precedente bilancio, diffuso il 12 aprile dal capo dell'Organizzazione iraniana di medicina legale, parlava di 3375 morti in Iran a causa della guerra. L'agenzia di stampa statunitense HRANA (Human Rights Activists News Agency) ha dichiarato il 7 aprile che almeno 3636 persone sono state uccise, tra cui 1701 civili - di cui almeno 254 bambini - oltre a 1221 militari e 714 persone il cui status non è stato classificato. (ats ans)

08:11

Non c'è fiducia negli Usa, «se la devono guadagnare»
Durante l'incontro dell'11 e 12 aprile di Islamabad (il più alto di livello tra i due paesi dalla Rivoluzione iraniana del 1979) «abbiamo sottolineato che non abbiamo assolutamente fiducia negli Stati Uniti», ha affermato il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf. «Gli Usa devono prendere la decisione di guadagnarsi la fiducia del popolo iraniano", ha continuato, aggiungendo: "Devono abbandonare l'unilateralismo e lo spirito di imposizione nel loro approccio al dialogo».
Ghalibaf ha quindi sottolineato che l'Iran ha accettato il cessate il fuoco di due settimane entrato in vigore l'8 aprile solo perché gli Stati Uniti lo avevano richiesto. «Eravamo vittoriosi sul campo, il nemico non aveva raggiunto nessuno dei suoi obiettivi e l'Iran controllava anche lo Stretto di Hormuz», ha detto. «Se abbiamo accettato il cessate il fuoco è stato perché loro avevano accettato le nostre richieste». (ats ans)

08:08
AFP
08:07

«Lontani dalla conclusione delle discussioni»
I colloqui di pace tra Iran e Stati Uniti hanno «fatto progressi» ma un accordo definitivo è «ancora lontano», ha dichiarato il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf. «Siamo ancora lontani dalla conclusione delle discussioni», ha detto Ghalibaf in un'intervista alla televisione di Teheran. «Abbiamo fatto progressi nei negoziati, ma rimangono molte divergenze e alcuni punti fondamentali sono ancora irrisolti», ha aggiunto il leader iraniano. (ats ans)