Incendi estremi in Europa, tutto quello che c'è da sapere sulla nuvola di fuoco

Si continua a parlare di pirocumulonembo: sono le 'nuvole di fuoco' che complicano le operazioni di soccorso e segnano un nuovo allarme per le estati europee.
La foto emblematica di due turisti seduti comodamente sulle proprie sedie a sdraio sulla spiaggia di Moutchic, sul Lago di Lacanu, che osservano la colonna di fuoco creata dagli incendi che, da metà luglio, devastano la Francia è diventata virale. Sembra quasi rappresentare ciò che sarà il nostro prossimo futuro, per niente distopico e molto reale, in un mondo ostaggio del cambiamento climatico di cui gli incendi sempre più frequenti sono solo una delle naturali conseguenza.
Il sud-ovest della Francia è devastato da una serie di roghi che hanno ridotto in cenere più di quarantadue mila ettari di terreno e costretto ad evacuare oltre ventimila persone. Un disastro ambientale ed economico che ha messo in ginocchio più di tredicimila aziende della regione, costrette a sospendere la propria attività lavorativa per i danni subiti, reso ancora più devastante dal fenomeno della cosiddetta 'nuvola di fuoco' o pirocumulonembo. “Ci siamo trovati di fronte ad una tempesta di fuoco, un evento incredibile ed inedito” ha dichiarato domenica 26 luglio il prefetto della Gironda Sophie Brocas in riferimento proprio a questo fenomeno naturale sconosciuto in Europa, ed il portavoce dell'associazione francese dei vigili del fuoco ha detto all'Afp che “vi era una impossibilità operativa, una forza naturale al di fuori del nostro controllo (…) Ci rendiamo conto che stiamo affrontando una situazione in cui siamo impotenti. Eppure, quella impotenza non lascia spazio alla disperazione, ma si converte in nuova forza per difendere i siti critici e salvare le persone e gli animali”.
ImagoUna minaccia invisibile
Quella che è stata denominata 'nuvola di fuoco' è un cumulonembo che si forma sopra zone particolarmente calde a causa di incendi boschivi o eruzioni vulcaniche: il flusso d'aria calda, unito al vapore acqueo, dà origine a tale fenomeno che può raggiungere altezze ragguardevoli, fino alla stratosfera e portare alla formazione di intense precipitazioni, fenomeni elettrici, venti molto forti ed instabili e persino di tornado. “Si può paragonare ad un camino dove il fuoco è l'incendio e il fumo sale dritto nella canna fumaria, ossia la stratosfera” ha detto all'agenzia di stampa Reuters David Bowman, professore di pirogeografia e scienza del fuoco all'Università della Tasmania. Il diffondersi di questi venti comporta il propagarsi ulteriore dell'incendio in corso e i fulmini conseguenti possono dare inizio ad ulteriori focolai, rendendo ingestibile la situazione. Per Claire Kowalewski, colonnello dei Vigili del fuoco presso la Commissione europea “l'incendio crea un proprio vento che cambia continuamente direzione, raggiungendo una velocità ben superiore ai venti ambientali e lanciando in aria detriti vegetali in fiamme”. L'effetto combinato di questi fenomeni, invece che contribuire ad estinguere l'incendio in corso, contribuisce ad una sua maggiore diffusione andando ad aumentare le condizioni di pericolo e devastazione del territorio interessato. Come spiegato dagli esperti, il fumo surriscaldato si eleva al di sopra delle fiamme incontrando il vapore acqueo che si condensa intorno alle particelle di cenere per formare gocce d'acqua. Man mano che l'aria continua a salire, queste goccioline si cristallizzano dando origine ad delle nuvole in grado di scatenare fulmini e venti molto forti ed imprevedibili. “E' un temporale che si forma all'interno di una colonna di fumo” ha spiegato al Guardian Rick McRae, professore del gruppo di ricerca sugli incendi boschivi dell'Università del Nuovo Galles del Sud “questi fenomeni posso penetrare per oltre diecimila chilometri nell'atmosfera e quindi hanno un grande impatto”. Il pirocumulonembo poi non è meno pericoloso quando esaurisce la sua energia: “quando la colonna di fumo crolla, si crea una pioggia di detriti che bruciano” ha affermato lo stesso Bowman all'agenzia di stampa internazionale. Per MacRae “la nuvola è la riprova che l'incendio è molto pericoloso e conferma l'opportunità di far evacuare un gran numero di persone”.
AFPBlack Summer
Se in Europa tale fenomeno non era conosciuto, l'Australia ha iniziato ad osservarlo fin dall'inizio del secolo, per poi scatenarsi in quella che viene definita 'Black Summer', ossia una tragica stagione di incendi e nuvole di fuoco vissuta tra il 2019 ed il 2020. Come scritto sulla rivista Nature “più della metà dei trentotto pirocumuli osservati nel sud-est dell'Australia hanno iniettato particelle di fumo direttamente nella stratosfera, producendo due dei tre più grandi pennacchi di fumo mai osservati a tali latitudini fino ad oggi. Nel corso dei tre mesi dal verificarsi del fenomeno, questi pennacchi avevano circondato una vasta fascia dell'emisfero australe continuando a salire con importanti conseguenze per quel territorio”. A causa di questo cosiddetto 'super outbreak' australiano, tra il 29 ed il 31 dicembre del 2019 d il 4 gennaio del 2020, sono andati in fumo quasi otto milioni di ettari di terreno, paragonabile ad un area di poco più piccola della Repubblica Ceca. I vigili del fuoco del Nuovo Galles avevano dichiarato che detriti infuocati erano stati scagliati a più di trenta chilometri di distanza rispetto al fronte del fuoco, circa tre volte superiore alla distanza consueta. Dei fenomeni simili sono stati registrati in California in occasione dei terribili incendi sviluppatisi nel 2022.
ImagoIl peso dei cambiamenti climatici
I pirocumulonembi stanno diventando sempre più frequenti a causa del cambiamento climatico visto che il surriscaldamento globale ha portato ad una modificazione “dell'atmosfera, del clima superficiale e non solo” come detto dal professor McRae. La probabilità che si venga a creare un pirocumulonembo aumenta con il verificarsi di determinate condizioni come le temperature particolarmente elevate, forti venti e poca umidità, a loro volta divenute più frequenti a causa del cambiamento climatico. L'Europa sta conoscendo delle estati sempre più torride, ed il terreno, di conseguenza, sta diventando maggiormente arido e suscettibile agli incendi che, da tempo, devastano soprattutto il sud dell'Europa. La Spagna è attualmente il Paese europeo più colpito dalla piaga degli incendi estivi con oltre duecentomila ettari di terreno bruciato, oltre il 0,4% del territorio nazionale, secondo il Programma europeo di osservazione della Terra Copernicus. Domenica 26 luglio, il primo ministro Pedro Sánchez ha dichiarato di aspettarsi delle settimane molto dure, essendo state evacuate oltre novantamila persone nelle aree intorno a Madrid, Toledo e Ávila. Anche il Portogallo si trova ad affrontare degli incendi molto gravi, registrando secondo Euronews “la seconda percentuale più alta di territorio bruciato dell'Unione europea, pari allo 0,3%” ed in Italia sono bruciate ampie zone del Gargano, della Sicilia e la Calabria, oltre ad altre Regione del Mezzogiorno. Sempre secondo tale fonte, alcuni Paesi non appartenenti all'Ue, come l'Ucraina e il Montenegro, hanno registrato tassi ancora più elevati, rispettivamente 0,4% e 0,6%. Nel complesso, comunque, si tratta della peggiore stagione degli incendi mai registrata: nel 2026, infatti, l'Unione europea si è trovata a dover affrontare circa milleduecento incendi nel 2026, più del doppio della media annua di cinquecentosettanta, secondo il Sistema di informazione sugli incendi boschivi dell'Ue, ed è già andato in fumo una superficie all'incirca pari a quella dell'intero Lussemburgo. Per l'Intergovernmental Panel on Climate Change, Ipcc, gli incendi sono a tutti degli eventi climatici estremi e nonostante il suo innesco non derivi quasi mai dal cambiamento climatico in corso quest'ultimo determina le condizioni che rendono in breve tempo un incendio ingovernabile, quali le temperature elevate, la vegetazione secca e le stagioni calde sempre più lunghe. Tutto ciò meriterebbe una seria riflessione a livello politico per non trovarsi ogni estate a doversi disperare per le migliaia di ettari di terreno boschivo andati in fumo, senza considerare la mortalità per gli uomini ed animali e i danni economici per le infrastrutture coinvolte.
Appendice 1
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