C'è una grande spaccatura: aria condizionata, lusso o necessità?

Il rapido aumento delle temperature mondiali e le disparità nell'accesso al raffreddamento sollevano interrogativi su sostenibilità e giustizia sociale.
Lo scorso mese di giugno è stato quello più caldo mai registrato in Europa occidentale e il secondo più caldo a livello globale. Non è un mistero che attualmente il nostro Pianeta sia di 1.5° più caldo rispetto all'era preindustriale, e si stima che entro il 2030 cinquecento milioni di persone nel mondo saranno esposte a calore estremo per oltre trenta giorni all'anno, in special modo in Asia meridionale e Medio Oriente. Nella fase acuta dell'ondata di calore, nella seconda metà di giugno, sono state registrate dal programma europeo di osservazione della Terra Copernicus dei picchi temporanei di calore veramente impressionanti: fino a più 10°C rispetto alla media del periodo in gran parte della Francia, Penisola Iberica e Regno Unito, in zone dove il clima estivo risultava mitigato dalle correnti atlantiche e non si conoscevano ancora queste estati torride. Non è un caso, infatti, che in questi Paesi la percentuale di famiglie che hanno installato in casa l'aria condizionata sia cresciuta esponenzialmente, con una percentuale che sfiora il 48% nelle province meridionali francesi. In Germania, invece, solo il 6% delle abitazioni è dotata di una unità di aria condizionata, dato che fino ad alcuni anni fa le temperature estive erano moderate e non era mai stata registrata una emergenza simile. “Gli europei dovrebbero semplicemente installare l'aria condizionata” ha scritto Elon Musk su X aggiungendo che “l'approccio americano all'estate è stato corretto per tutto il tempo”. Per il Guardian, “l'aria condizionata è la norma nei Paesi ricchi, come Stati Uniti, Giappone e Australia, ma solo circa il 15% dei 3,5 miliardi di persone che vivono in regioni con alte temperature ne possiede una “. Con l'aumento delle temperature, però, la richiesta è destinata a salire tanto che l'Agenzia internazionale dell'energia “si aspetta che il numero di condizionatori aumenti di nove volte tra il 2020 ed il 2040 secondo le politiche attuali” soprattutto in India e nel Sud-Est asiatico. Nel 2023 vi erano già in funzione oltre due miliardi di condizionatori d'aria e si stima che entro il 2030 due terzi delle case nel mondo ne saranno provviste.
DepositAlternative valide
Quello dell'aria condizionata è diventato un tema di scontro non solo tra coloro che la ritengono indispensabile per superare questi periodi di caldo estremo e chi invece denuncia la sua capacità inquinante, ma anche tra diverse correnti politiche, divise tra negazioniste o meno del surriscaldamento globale in corso. Secondo Hans Kluge, capo dell'ufficio europeo dell'Organizzazione mondiale della sanità, “molti degli investimenti europei sono giustamente stati destinati a soluzioni a lungo termine come l'ombra, l'isolamento e i centri di raffreddamento, piuttosto che nel raffreddamento climatico”, mostrando una netta opposizione all'aumento dell'uso dell'aria condizionata per gli effetti dannosi sul clima.
Gas serra
Un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature da un team di ricercatori internazionale, conferma il fatto che “la tecnologia che offre comfort termico emette anche grandi quantità di gas serra, GHG, che peggiorano l'effetto del cambiamento climatico”. Anche se è ritenuta una misura efficace per proteggere le categorie più fragili di persone dalle ondate di calore estremo, specialmente in luoghi pubblici quali scuole o ospedali, l'aumento della richiesta di acquisto di sistemi di aria condizionata comporta anche un consumo di energia aggiuntivo e una maggiore emissioni di gas serra. Lo studio ha dimostrato “un aumento di oltre tre volte del consumo globale di elettricità per il riscaldamento dal 1990 al 2016 (…) considerando che la nostra attuale generazione di energia è basata principalmente su combustibili fossili, l'aumento del consumo di elettricità per l'aria condizionata potrebbe causare sostanziali emissioni di gas serra a breve termine”. Si viene a creare una pericolosa circolarità tra l'aumento del calore esterno e la richiesta di aria condizionata che, a sua volta, rilascia più gas serra e calore di scarto aumentando la dipendenza dalla stessa. Le unità di raffreddamento più vecchie, ma ancora in funzione, basano il proprio funzionamento sugli idrofluorocarburi che sono dei potenti gas serra capaci di intrappolare il calore dell'atmosfera ancor più della Co2: si stima che l'aria condizionata, nello specifico, genera circa il 4% delle emissioni globali di gas serra. Oltre all'emissione di questi gas, comunque, il rilascio del calore di scarto rende ancora più invivibile la situazione nelle aree densamente popolate dove, in combinazione con la presenza di cemento e acciaio e di limitate aree verdi tipiche delle grandi città, porta ad un più rapido riscaldamento di queste aree urbane rispetto alle zone rurali.
ImagoSolo per gente ricca
L'accesso all'aria condizionata non si risolve solo in un problema ambientale, ma anche di equità e giustizia sociale perché, come denunciato dall'Unicef, “coloro che hanno più bisogno di raffreddamento non hanno accesso o ne hanno uso limitato all'aria condizionata, mettendoli a rischio di esaurimento termico o di morte”. Tra questi si possono sicuramente annoverare i bambini e gli anziani, i lavoratori all'aria aperta e coloro che vivono in case scarsamente isolate termicamente. Nell'Africa subsahariana solo una risibile percentuale di persone ha accesso a questa sistema di raffreddamento dell'aria, appena il 24% circa in India, meno del 20% in Indonesia e circa il 30% in Messico, rispetto al 90% della popolazione statunitense e l'85% in Giappone. Nonostante si tratti di un sistema salvavita che, tra il 2019 ed il 2021, “ha evitato una media stimata di centonovanta mila decessi correlati al calore” l'efficienza della maggior parte delle apparecchiature vendute nel mondo è molto al di sotto di quella necessaria per operare in modo ottimale, e ciò comporta un sovraccarico di richieste di energia elettrica che può dar luogo a delle prolungate interruzioni di energia elettrica, con tutti i gravi problemi conseguenti.
ImagoGuerra culturale
L'aria condizionata è divenuto argomento di battaglia politica, e in diversi Paesi europei i partiti contrari ad ammettere l'esistenza di un cambiamento climatico in corso strumentalizzano tale questione, incentivando o meno il suo utilizzo a seconda della convenienza contingente. In un recente articolo sul Guardian Ajit Niranjan, corrispondente europeo per l'ambiente, ha parlato di una guerra culturale in atto tra “gli esperti che vogliono l'installazione dell'aria condizionata nei luoghi in cui le persone non ne hanno più bisogno e coloro che accusano i partiti mainstream di bloccare l'aria condizionata per salvare il pianeta”: in Germania, ad esempio, Marc Bernhard, portavoce dell'Alternativa di estrema destra per la Germania, Afd, ha dichiarato che il suo partito avrebbe impedito alle persone “di essere sacrificate sull'altare dell'ideologia climatica mainstream (…) l'isteria climatica sta portando a più morti legate al calore a causa di errori di costruzione ideologici come l'astensione dall'aria condizionata”. Eppure l'Afd ha sempre negato il problema del surriscaldamento globale, e visitando per la redazione dell'articolo in questione Neuzelle e il vicino distretto di Neissemünde, storicamente orientate a destra, la risposta più comune al caldo rovente “è stata l'apatia, insieme a sacche di negazione assoluta”, ritenendo che la questione climatica sia solo una parola che spopola in certi ambienti sociali e politici di sinistra.
La battaglia calda tra Le Pen e l’Europa verde
In Francia, il National Rally di Marine Le Pen ha fatto della 'battaglia sull'aria condizionata' un obiettivo centrale, e ha iniziato ad attaccare le politiche del Governo volte alla salvaguardia dell'ambiente, dopo aver criticato a lungo le iniziative volte a rendere gli edifici efficienti dal punto di vista energetico e cercato di bloccare le turbine eoliche e i pannelli solari. Negli Stati Uniti molti commentatori filotrumpiani utilizzano la mancanza di aria condizionata “come prova di un continente povero, fuorviato e sovraregolamentato”. In realtà, come dichiarato da Kluge al Guardian, in Europa l'emergenza è stata gestita con l'emanazione di avvisi, chiusure delle scuole e una rapida apertura di centri di raffreddamento, avendo “come priorità di garantire che l'aria condizionata raggiunga “le persone per le quali è una necessità medica, continuando a costruire infrastrutture, alberi, tetti verdi, edifici più freschi, che proteggano tutti”. Un diverso approccio al problema che potrebbe tener conto delle esigenze delle persone e contemporaneamente quelle del nostro Pianeta.
Appendice 1
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