Dietro i rischi nascosti degli energy drink: fanno bene solo a chi li produce

Il marketing aggressivo trasforma le bevande energetiche in uno status symbol tra giovani e giovanissimi, alimentando rischi per la salute.
Forse li si può trovare dissetanti, rinfrescanti, energizzanti, ma che possano corroborare anche la religiosità delle persone è difficile da credere. Parliamo delle bevande energetiche 'cristiane' che spopolano negli Stati Uniti e che promettono di “rinfrescare il corpo e far riflettere sul proprio scopo nella vita”. Forti di nomi molto evocativi, come Yahweh, il nome di Dio nell'antico testamento, o Agape, termine che in teologia indica l'amore smisurato di Dio per l'umanità, e di un packaging altrettanto mirato, con tanto di arca di Noè o Cristo con la corona di spine, queste bevande si propongono di elevare lo spirito dissetando il corpo, strizzando l'occhio ad una ritrovata, e strumentale religiosità cristiana, che tanto piace al presidente Trump. Lo stesso tycoon, d'altra parte, non fa mistero di considerarsi come una sorta di uomo della Provvidenza venuto a risolvere i problemi del mondo e a riportare l'America alla sua originaria grandezza, fondata a suo modo di vedere, su di una società bianca, religiosa ed attaccata a valori tradizionali quali Patria e Famiglia.
La fede fa guadagnare soldi
Nella società di Trump, dove ogni cosa è volta a ricavare profitto, non sorprende che anche la fede religiosa debba garantire un margine di guadagno, e se la televangelista Paula White è divenuta una figura di spicco nello staff presidenziale, e le riunioni di preghiera sono ormai un'abitudine nello Studio Ovale, non deve sorprendere la produzione di bevande energetiche con la faccia di Gesù nella lattina che fanno guadagnare un bel po' di soldi alle aziende produttrici sulla scia di un neo-cristianesimo tornato di moda. Per Lydia Bugg, giornalista del Guardian, “questi marchi stanno trattando Gesù come un Topolino senza copyright”, e la cosa sorprendente è proprio quanto poco ciò ci appaia assurdo, assuefatti come siamo a vedere in ogni aspetto della nostra vita un ritorno in termini di pubblicità e di guadagno, fosse anche legato alla nostra spiritualità.
DepositEnergy drink come status symbol
Chiarito il fatto che sorseggiando le 'bevande cristiane' non si diventa più religiosi, la cosa che fa davvero riflettere è quanto gli energy drink siano diventati influenti a livello sociale: un vero status symbol che definiscono ciò che si vuole rappresentare all'interno della società, sulla scia dei tanti vip ed influencer che ne sono testimonial e consumatori accaniti. Come ricordato dal quotidiano britannico “Kim Kardashian è testimonial delle bevande energetiche Update, John e Hank Green amano l'Avesome Coffee Club, Blake Lively sponsorizza una bevanda al pompelmo frizzante” insomma a ciascuno il suo energy drink. La promozione del consumo di tali bevande energetiche da parte di persone molto famose ha portato ad un netto calo della fascia d'età dei loro fruitori, rendendole un bene di consumo tra bambini e adolescenti di tutto il mondo con tutto ciò che ciò comporta in termini di salute. Nel Regno Unito, ad esempio, secondo studi recenti è emerso che un adolescente su tre le consuma regolarmente, e tale fenomeno risale a diversi decenni fa, basti pensare che secondo uno studio dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare del 2011, il 68% degli adolescenti tra i dieci ed i diciotto anni nei Paesi europei consumava regolarmente energy drink. Nonostante in diversi Paesi sia stato introdotto, in tempi recenti, il divieto di vendita di tali bevande a persone di età inferiore ai sedici o ai diciotto anni, secondo un sondaggio online condotto nel 2023 da un gruppo di ricercatori britannici, l'80% degli studenti coinvolti nello studio ha dichiarato di aver provato delle bevande energetiche, ed i maschi si sono rivelati i consumatori più assidui, con una frequenza media tra i due fino ai quattro giorni a settimana. Il primo assaggio avviene in genere in un negozio, con il passaparola di amici o familiari e, di norma, i giovani si riforniscono nel classico supermercato di quartiere.
Dalla rivoluzione giapponese al boom globale, tra mito e pericoli nascosti
La storia degli energy drink inizia in Giappone nel 1962, e la prima bevanda energetica, denominata Lipovitan D, venne prodotta dalla Taisho Pharmaceutical, e conteneva tuarina miscelata con la caffeina. Il prodotto si rivolgeva originariamente ad operai e camionisti che dovevano affrontare dei lunghi turni di lavoro ma con il diffondersi globale del prodotto, il consumo divenne sempre più generalizzato: negli anni Novanta si impose, ad esempio, la Red Bull, di produzione austriaca, ispiratasi proprio alla Lipovitan, imponendosi ben presto nel mercato statunitense, mentre in Nuova Zelanda ed in Australia si impose come produttrice la Frucor Beverages. Nel 2020, si è stimato che il mercato globale delle bevande energetiche avesse un valore di 45,80 miliardi di dollari e si prevede una percentuale di crescita con un tasso annuo dell'8,2% per raggiungere i 108,40 miliardi di dollari entro il 2031. Come è noto, le bevande energetiche contengono grandi quantità di caffeina, da 50 a 505 milligrammi per lattina mentre una tazzina di caffè ne contiene massimo 150 milligrammi, zuccheri aggiunti, additivi e stimolanti, come la taurina e la L-carnitina, e vengono pubblicizzate come sostanze migliorative delle proprie capacità mentali e fisiche, mentre è ormai un dato certo che il loro consumo provochi una serie di reazioni avverse dovute all'aumento della pressione sanguigna e la frequenza cardiaca e respiratoria. Sono molto frequenti gli attacchi d'ansia e di nervosismo, oltre che fenomeni di seria disidratazione, tachicardia e disturbi gastrointestinali, mentre nei casi più gravi si sono verificati casi di rabdomiolisi, danni renali acuti, fibrillazione ventricolare, convulsioni ed ictus. Nel National Library of Medicine, vengono messi in correlazione al consumo di bevande energetiche anche con diversi casi di decessi.
ImagoDue adolescenti morti
Negli Stati Uniti le bevande Celsius e Alani Nu sono finite sotto inchiesta, a seguito della morte di una diciassettenne, con l'accusa “di aver fuorviato i consumatori sugli aspetti legati alla sicurezza del prodotto per bambini e adolescenti”: una lattina di Alani Nu contiene 200 milligrammi di caffeina eppure “non fornisce ulteriori avvertenze relative all'età e ad i potenziali rischi per la salute cardiaca” secondo quanto sostenuto dal procuratore generale del Texas Ken Paxton. Ciò che sconvolge è che pur essendo ampiamente dimostrato che il consumo di queste bevande sia dannoso per la salute si continui a spingere i ragazzini, con gli spot pubblicitari e le sponsorizzazioni online, ad acquistarle e farne uso, se non abuso. Secondo lo stesso Paxton “il marchio impiega imballaggi colorati, elementi di design giocosi e strategie di branding orientate che si rivolgono ai consumatori più giovani, sollevando serie domande sul fatto che l'azienda stia deliberatamente vendendo un prodotto potenzialmente dannoso per una popolazione a rischio”.
La trappola colorata: così conquistano i giovanissimi
Appare evidente che tutto, dagli slogan ad effetto ai colori vivaci utilizzati per il design delle lattine, sia volto a catalizzare l'attenzione di un pubblico di consumatori composto da persone sempre più giovani, sulle quali esercitano un'enorme influenza i volti noti prestati alla pubblicità di tali bevande. Oltre a ciò, emerge da molti studi clinici, che il gusto dolce e deciso delle bevande energetiche, solitamente legato ad un momento piacevole passato con gli amici, e la facilità di accesso delle stesse abbiano determinato l'aumento del consumo tra i giovanissimi che spesso si procurano il prodotto desiderato nei supermercati dove il controllo dell'età è pressoché inesistente. Nei negozi tali bevande vengono solitamente esposte in scaffali facilmente raggiungibili anche da persone molto giovani e solitamente di fianco a snack o dolci, come a suggerire il fatto che rientrino in una tipologia di prodotto che può essere consumato in maniera giocosa e veloce, una sorta di ricarica di energia. La caffeina però, esattamente come la nicotina, crea uno stato di dipendenza classificato, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità come un vero e proprio disturbo clinico. A fronte di effetti così gravi legati al consumo degli energy drink è quanto mai improduttivo sperare che il consumo degli stessi venga ridotto solo affidandosi al buon senso dei consumatori che, come visto, sono sempre più giovani ed influenzabili, essendo necessario l'emanazione di leggi che possano regolamentare la commercializzazione di prodotti contenenti ingredienti dannosi per la salute, di modo da preservare il benessere psicofisico di bambini e adolescenti costantemente esposti a dannosi richiami pubblicitari.
Appendice 1
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