Dietro le quinte delle scene hot del cinema

L'Intimacy Coordinator è una figura emergente a Hollywood e serve per tutelare gli attori presenti sul set quando si tratta di girare scene intime e a sfondo sessuale.
Esiste una figura professionale, a metà strada tra il coreografico e l'avvocato difensore, che deve far sembrare assolutamente naturali le scene di sesso simulate dagli attori: è l'intimacy coordinator. Parliamo di coloro che danno voce alle idee del regista di turno, guidando, tutelando e coordinando, come in una coreografia ben studiata, gli attori impegnati in scene intime, o che richiedono un particolare coinvolgimento emotivo, come quelle nei quali sono coinvolti dei minori. L'intimacy coordinator, quindi, interviene per tutelare gli attori presenti nel set che hanno così la facoltà di esprimere i propri dubbi, o le proprie richieste, su come poter recitare al meglio delle scene sensuali o particolarmente impegnative e disturbanti, come le scene di violenza fisica, verbale o che implichino l'esposizione di determinate parti del corpo. È difficile riuscire a descrivere dettagliatamente i molteplici aspetti caratterizzanti questa professione che, essendo relativamente nuova e ancora poco conosciuta al di fuori degli Stati Uniti, risulta spesso fraintesa. C'è chi li ritiene degli esperti in sessuologia, come raccontato dall'intimacy coordinator Adelaide Waldrop sul Guardian, che all'ennesima domanda sul suo lavoro ha deciso di rispondere che «faceva la contabile», e mette in discussione la loro efficacia ritenendoli l'ennesima degenerazione del movimento #MeeToo, ed altri che ne lodano la competenza.
DepositIn una puntata di 'In the Envelope:The Actors's Podcast' Mam Smith ha raccontato che quando ha iniziato a lavorare come intimacy coordinator nella serie 'Westworld' della Hbo nel 2019 «nessuno sapeva di cosa si trattasse. Pensavano che facessi parte delle risorse umane e che volessi mettere tutti nei guai. Ma io dicevo "No, sono qui per facilitarti il lavoro, per aiutarti. Sono qui per creare comunicazione"». La Smith ha anche raccontato a Backstage di come si articoli nel concreto il suo lavoro, dicendo che si tratta di una sorta di opera di «mappatura del corpo. Si parla con un attore o un'attrice e le chiedi "dove è sicuro toccare e dove no?". Tu imposti quei parametri e poi il resto è un rapporto leale, quindi ci si sente più liberi e meno preoccupati». La parte più importante del suo lavoro viene svolto nella pre-produzione del film quando si gettano le basi del lavoro futuro: per la donna «se crei un ambiente di lavoro rispettoso e solidale, tutti possono fare il proprio lavoro in modo efficace e godersi il risultato». Dopo la lettura della sceneggiatura, la Smith approfondisce gli aspetti legati alle scene sensibili, coordinando il lavoro dell'equipe in base agli accordi presi con l'attore o l'attrice in questione, ed le altre figure professionali coinvolte.
DepositL'angloitaliana Luisa Lazzaro, una delle prime intimacy coordinator ad operare in Italia, ha spiegato che «la nostra funzione è mitigare i rischi che si corrono provando o girando una scena con contenuti d'intimità». Spesso, come detto, si tratta di fissare chiaramente ciò che si vuole o non si vuole fare in relazione alle scene di sesso, ma spesso si parla anche di come poter migliorare la sintonia tra gli attori e migliorare il risultato finale, dando maggiore veridicità a quanto viene ripreso proprio grazie ai consigli e alla 'coreografia' scelta con l'esperta. Non è un caso, infatti, che tante persone divenute intimacy coordinator abbiano un passato da coreografi o ballerini, rendendosi necessario aver sviluppato una grande confidenza con il corpo ed il contatto fisico, ed allo stesso tempo essere i grado di studiare delle pose e dei movimenti che, pur essendo simulati, possano apparire fluidi e naturali a vantaggio del lavoro del regista.
Mam Smith ha lavorato a stretto contatto con tante attrici famose, tra le quali Zendaya che ha affiancato sul set di Challegers, The Drama ed Euphoria. In occasione dell'uscita del film di Guadagnino, che parla di un triangolo amoroso molto sensuale, l'attrice statunitense aveva confessato quanto fosse stata importante la figura dell'intimacy coordinator sul set per creare un ambiente affiatato e sicuro con gli altri due colleghi Mike Faist e Josh O'Connor.
DepositZendayaL'attrice Emma Stone è stata invece affiancata da Elle McAlpine durante le riprese di Povere Creature del 2003. Anche se inizialmente l'attrice aveva ritenuto non fosse necessario rivolgersi ad una tale esperta in forza del legame di amicizia che la legava al regista Yorgos Lanthimos, in seguito ha dichiarato che rivolgersi ad un intimacy coordinator «non fosse neanche più una scelta», sottolineando quanto la sua presenza fosse fondamentale per tutelare l'emotività e la fisicità di un attore impegnato in scene intime. Per la McAlpine il suo lavoro è utile per «indagare il tono della narrazione e capire quali espressioni sessuali si vogliano dare ad un personaggio (…) quando poi una scena richiede più di quanto un attore sia disposto a dare ci sono degli indumenti o strati protettivi: un attore può apparire nudo nella vasca da bagno ma essere in realtà completamente vestito».
Se, quindi, ci sono coloro che ritengono di non poter fare a meno della consulenza di un intimacy coordinator, vi è anche chi ha preferito rinunciare a tale supporto offerto durante le riprese del film al quale stava lavorando: è il caso, ad esempio, di Mickey Madison protagonista di 'Anora', film del regista Sean Baker, vincitore della Palma d'Oro a Cannes nel 2024. L'attrice ha spiegato di aver voluto evitare di rivolgersi ad una simile figura professionale «per non compromettere la veridicità del girato» essendo d'accordo con il co-protagonista Mark Eidelstein «di semplificare il tutto e girarlo molto velocemente». L'attrice ha anche detto, al podcast 'Variety's Actors on Actors' che «se un attore ne richiede uno sono d'accordo al cento per cento. Ma ho girato circa dieci scene di sesso nel corso della mia carriera e mi sento molto a mio agio nel farlo». Queste affermazioni hanno scatenato notevoli polemiche sui social da parte di utenti che hanno puntato il dito contro il regista, ritenendolo «squallido» per aver chiesto all'attrice, «manipolata per non usarne uno», se aveva necessità di rivolgersi ad un intimacy coordinator «quando dovrebbe essere un requisito obbligatorio».
Ha deciso di farne a meno anche Gwyneth Paltrow durante le riprese del film 'Marty Supreme', affermando di venire «da un'epoca in cui ci si spoglia, si va a letto e si accende la telecamera» e di sentirsi «molto soffocata» all'idea di aver qualcuno che le dica «le specifiche posizioni delle mani». Michael Douglas ha bollato il lavoro di questi professionisti come una «intromissione creativa», Jennifer Lawrence ha dichiarato di non averne bisogno perché il collega Robert Pattinson, con cui ha girato il film 'Die My Love', «non è un pervertito», e l'attrice francese Juliette Binoche ha espresso in più occasioni i suoi dubbi in merito ritenendo «che una scena d'amore debba venire dal cuore, dalle viscere, dal bisogno. Se ti metti a pensare a che movimento devi fare e non al sentimento sei nei guai. Se stiamo interpretando degli amanti, dobbiamo superare la paura di toccare un corpo, uscire dalla propria comfort zone, perché altrimenti diventi un puritano e non rendi correttamente la realtà».
ImagoGwyneth PaltrowNonostante gli intimacy coordinator abbiano fatto il loro ingresso ad Hollywood ormai da quasi un decennio, dopo che il movimento #MeToo aveva denunciato il sistema di abusi sessuali e di potere legati all'ambiente del cinema, vi è chi continua a metterne in dubbio la loro reale utilità e a ritenerle delle figure legate ad un certo modo perbenista di intendere il mondo dello spettacolo e dell'intrattenimento. Per Marci Liroff, intimacy coordinator, invece, il problema è che coloro che sono già famosi «hanno un potere, un'autonomia su se stessi, ma noi siamo lì non solo per gli attori protagonisti», rimanendo sconcertata dal fatto che gli attori siano messi in condizione di dover scegliere. «Ammiro molto Sean Baker-ha detto la Liroff a proposito del regista di Anora-ma mi è apparso evidente che trascuri di capire le dinamiche di potere che esistono su un set. E' impossibile per un interprete dire di no a qualcuno che ha il potere di assumere e licenziare: non si vuol far vedere di avere bisogno e di gravare ulteriormente sul budget». Di recente l'attrice britannica Kate Winslet ha dichiarato che la sua esperienza da giovane attrice sarebbe stata differente se avesse avuto la possibilità di lavorare con un intimacy coordinator spiegando che «sarebbe stato bello avere qualcuno dalla mia parte, perché mi sono sempre dovuta far valere da sola». Forse è proprio in quest'ottica che va inteso tale lavoro: come uno strumento di tutela utile soprattutto per coloro che, non potendo ancora esercitare un gran potere contrattuale, rischiano di vedere sacrificate le proprie giuste richieste di tutela e protezione personale.
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