Uccisi da un eccesso di benessere: il veleno che prometteva la detox e la tragica fine di Kristian Trend e gli altri

Il fenomeno delle pratiche detox estreme mette in evidenza i gravi rischi per la salute legati alla ricerca ossessiva del benessere e all'assenza di controlli medici.
Kristian Trend era un wellness coach britannico di quarant'anni: aveva sconfitto il cancro e la madre Angie lo definisce come“pieno di vita e molto spirituale”. Dispensava consigli legati al fitness ed alla salute, promuovendo anche le bevande energetiche prodotte dall'azienda di sua proprietà. Nonostante il ritratto di una persona solare “che amava ballare e circondarsi di amici” di lui bisogna parlare al passato, perché Trend è morto lo scorso aprile dopo aver partecipato ad un rito di purificazione praticato dalle tribù indigene dell'Amazzonia durante il quale viene usato il 'kambo', una sostanza cerosa emessa sotto stress da un tipo particolare di rana gigante, denominata 'Phyllomedusa bicolor', originaria del Sud America.
GettyIl kambo, utilizzato in natura dall'anfibio come arma di difesa, contiene un oppioide naturale denominato demorfina, di gran lunga più potente della morfina, che viene utilizzato per le sue proprietà analgesiche dagli indigeni amazzonici che prelevano il muco della rana e, dopo averlo fatto essiccare, lo applicano sulla pelle abrasa della persona che si sottopone al rito. Pur essendo considerata dalle popolazioni indigene una pratica curativa, utile per guarire un'ampia gamma di malattie, tra cui la depressione e le disfunzioni erettili, la stessa presenta degli evidenti rischi per la salute: non solo il fatto di applicare le secrezioni velenose su delle ferite aperte le espone ad un serio rischio di infezione, ma la demorfina ha una serie di gravi effetti collaterali, ad iniziare dalla diarrea ed il vomito fino a provocare danni irreversibili al fegato, attacchi di cuore, convulsioni e persino la morte.
Kristian TrendIllegale in alcuni Paesi, ma si trova in altri
È quanto capitato al wellness coach che ha preso parte al rito kambo in un appartamento a Clarendon Park a Leicester, anche se la dinamica della vicenda è ancora in fase d'accertamento. ”Non abbiamo ancora ricevuto i risultati dei test. Non so niente e non penso nemmeno di voler sapere cosa è successo perché non lo riporterà indietro. E' semplicemente terribilmente che questo accada, era il suo compleanno la settimana dopo e avevo comprato tutti questi regali” ha detto la madre al Telegraph tra le lacrime. La vendita del kambo è illegale in diversi Paesi, tra cui il Brasile e l'Australia, ma è commercializzabile nel Regno Unito e negli Stati Uniti.
I primi morti
Pur essendo Trend il primo cittadino britannico ad essere morto a causa di questa sostanza velenosa, al mondo vi sono stati altri decessi ad essa riconducibili: nel 2019 l'australiana Natasha Lechner è morta dopo essersi sottoposta a tale pratica, e lo stesso dicasi per il quarantaseienne australiano Jarrad Antanovich, deceduto dopo un ritiro di sei giorni nel quale aveva praticato questo rito sciamanico. Al momento del decesso il collo dell'uomo si presentava come estremamente gonfio, un effetto che per il tossicologo Darren Roberts intervistato dalla Abc, rivelerebbe “un caso di enfisema sottocutaneo causato dalla rottura dell'esofago”. La pericolosità insita nell'utilizzo di tale tipo di sostanza risulta immediatamente evidente, eppure non sono poche le persone che spinte dal richiamo di pratiche dal sapore esotico ed ancestrale vi si sottopongono. Il veleno kambo della rana in questione è potenzialmente mortale ma l'idea di potersi sottoporre ad una terapia detox, seppur estrema, per eliminare le tossine dal proprio corpo tramite l'inoculazione di tale sostanza spinge molti curiosi ad organizzare dei riti sciamanici anche nei Paesi occidentali, dove vi sono numerose testimonianze di persone intossicate e ricoverate in preda a forti scompensi epatici o cardiaci o a delle visioni deliranti.
Natasha Lechner'L'errore più diffuso: la mancanza di competenza
Il concetto distorto di prendersi cura della propria salute, che ai nostri tempi va di pari passo con l'apparire al meglio della forma fisica ed estetica, induce molte persone a sottoporsi a pratiche quanto mai discutibili se non potenzialmente molto pericolose. In forte espansione sono quelle legate, come visto, all'eliminazione di tossine: le pratiche detox spopolano sui social dove è diventato un imperativo, specialmente con il ritorno della primavera, quello di eliminare tutte quelle sostanze dannose, derivanti da cattive abitudini alimentari, legate allo stile di vita o dovute ad agenti contaminanti dell'ambiente in cui si vive, che rallentano il funzionamento del nostro organismo. Si tratta di concetti tutt'altro che nuovi, basti pensare che in tutti i popoli indigeni del mondo sono presenti dei rituali di purificazione, come quello prima descritto, e ancora nel XX secolo il sanguinamento, i clisteri e la pratica del digiuno venivano ritenuti delle comprovate pratiche mediche per l'eliminazione delle sostanze dannose all'organismo Il vero problema è che molto spesso le pratiche detox vengono adottate senza alcuna competenza specifica nel campo medico ed estetico, guidati più dalla moda del momento o dalla supposta necessità di doversi disintossicare da non meglio precisate sostanze, attingendo un po' da pratiche sciamaniche e un po' dai trend virali sui social media.
Lavaggi nasali e pratiche mortali
Ne è un esempio lo Jala Neti, un lavaggio nasale mutuato dallo yoga che prevede l'utilizzo di una piccola brocca munita di beccuccio per far scorrere una soluzione salina prima in una narice e poi nell'altra. Pur non essendoci niente di sbagliato nei lavaggi nasali, che anzi sono consigliati per liberare il naso dalle sostanze ambientali irritanti e prevenire le infezioni del tratto respiratorio, tale pratica deve essere eseguita da persone competenti perché può comportare seri rischi di infezione auricolari o di irritazione del condotto uditivo. Nei casi più gravi, come quando si utilizza dell'acqua non sterilizzata che può favorire il passaggio di microrganismi nocivi come le amebe, può essere una pratica anche mortale. E' per tale motivo che, ad esempio, l'Fda statunitense raccomanda la massima attenzione nell'esecuzione di tale procedura, vista la probabilità che organismi come batteri e protozoi possano insidiarsi nei condotti nasali e causare gravi infezioni con esito fatale.
DepositDigiuni, pulizia intestinali e perette
Discorso analogo vale per la tanto celebrata pulizia intestinale a base di integratori con un alto contenuto di fibre, tisane purganti e frequenti clisteri, commercializzati con estrema leggerezza per chi vuole perdere peso ed eliminare le feci aderenti alle pareti del colon. Secondo l'Harvard Health Publishing l'idea della pulizia intestinale è in sé concettualmente sbagliata perché il materiale fecale accumulato si compatta in masse ferme e non aderisce alla pareti intestinali, come spesso raffigurato in false immagini create a scopo pubblicitario. Esattamente come la pratica del digiuno disintossicante, adottato in maniera più o meno estrema, anche la pulizia intestinale comporta il serio rischio di disidratazione e squilibrio elettrolitico e, nei casi più gravi, la compromissione della funzione intestinale e della flora batterica. Come riferito dalla Nbc News, i ricercatori della Georgetown University hanno esaminato venti studi pubblicati sul tema nell'ultimo decennio senza trovare prove certe di un effettivo beneficio apportato da tale procedura, ma rinvenendo, al contrario, moltissimi casi di crampi e vomito, insufficienza renale e persino di decessi legati a tale pratica. “Questo non è un manifesto contro la medicina complementare o alternativa, ma non ci sono prove che la pulizia del colon aiuti. Invece abbiamo scoperto che può essere molto dannoso” ha affermato il dottor Ranit Mishori, autore principale dello studio, evidenziando come le “pulizie fai da te”, come la Master Cleanse, a base di succo di limone utilizzata da Gwyneth Paltrow, possono causare anche tossicità epatica. Altra pratica molto criticata nello studio citato è l'idroterapia applicata al colon che consiste nel pompare acqua nel colon attraverso un tubo rettale, che per Mishori è da sconsigliare per la sua inutilità e pericolosità, citando l'esperto perforazioni rettali e intossicazioni acute da acqua, oltre a focolai di amebiasi. Secondo gli esperti, il corpo umano, se sano e nutrito in maniera adeguata, è perfettamente in grado di proteggersi dalle sostanze nocive e reagire alle aggressioni ambientali dannose. In caso contrario, come scritto sull'Harvard Health Publishing “sarebbe più utile visitare un medico invece di una spa detox” i cui benefici per la salute sono spesso difficilmente dimostrabili.
Appendice 1
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