Cerca e trova immobili
FOCUS

La morte ti fa bella

La nuova tendenza nel mondo della chirurgia estetica è lo zombie filler. Chi lo utilizza si fa iniettare cellule adipose provenienti da persone defunte.
La nuova tendenza nel mondo della chirurgia estetica è lo zombie filler. Chi lo utilizza si fa iniettare cellule adipose provenienti da persone defunte.

Lo chiamano "zombie filler", ed è l'ultima tendenza nel campo della lotta all'invecchiamento. Consiste nel farsi iniettare delle cellule adipose provenienti da tessuti di persone defunte, ed è proprio la provenienza dell'adipe in questione a sollevare i maggiori dubbi di carattere etico, rivelando quanto si sia spostato il limite del consentito nell'eterna guerra contro il tempo che avanza.

La procedura negli Stati Uniti è legittima e, come spiegato dal Guardian, quando un individuo dona i propri organi, le banche preposte alla conservazione di tali tessuti molto spesso raccolgono anche le cellule adipose addominali che poi vengono acquistate da grosse aziende specializzate nel campo cosmetico per utilizzarle proprio a fini estetici.

Deposit

Il grasso di chi non c'è più
Lo scorso marzo, il quotidiano britannico aveva scritto un reportage sull'utilizzo di alloClae, il filler adiposo non chirurgico messo a punto lo scorso anno dalla Tiger Aesthetics, e proposto ai propri clienti dalla clinica Alpha Male Plastic Surgery nell'Upper East Side di Manhattan. Si tratta, come detto, del grasso estratto dal tessuto di una persona deceduta che viene sterilizzato, spogliato del Dna del donatore deceduto, e successivamente utilizzato come riempitivo di seni o bicipiti a seconda della richiesta.

Sul sito dell'azienda produttrice, nota per la messa a punto di trattamenti estetici, ricostruttivi e cosmetici avveniristici, viene spiegato che tale tessuto adiposo «mantiene la struttura innata a nido d'ape 3D degli adipociti per fornire un volume immediato (…) e conserva la matrice extracellulare con fattori naturali, proteine e collagene, per risultati duraturi». Tra gli ulteriori vantaggi vi sarebbe anche la garanzia di un risultato naturale, stimolando tale struttura adiposa la produzione di nuovo grasso corporeo, ed un recupero in tempi molto rapido, massimo 72 ore dall'effettuazione dell'anestesia locale necessaria per la sua inoculazione. Circa dieci anni fa, anche la banca dei tessuti Mtf Biologics aveva sviluppato un metodo per riutilizzare il tessuto adiposo umano donato, mettendo a punto il sistema denominato "allograft adipose matrix", noto come Renuva, utilizzato per rimpolpare le zone del corpo per il quale lo si richiede.

Deposit

Magre, ma con un seno prorompente
Fino ad ora, la tecnica del lipofilling utilizzava il grasso corporeo del paziente stesso, prelevandolo attraverso la liposuzione, per poi utilizzarlo in altre parti del corpo: solitamente nel seno, glutei e labbra per le donne, e nei pettorali, bicipiti e polpacci per gli uomini. L'utilizzo del tessuto adiposo proveniente da un cadavere, invece, permette di poter usufruire del trattamento estetico senza il bisogno di sottoporsi ad un intervento di chirurgia estetica invasivo. Vi sono inoltre persone che non hanno abbastanza tessuto adiposo da poter utilizzare, come coloro che fanno uso di Ozempic per dimagrire e che, come detto dal chirurgo plastico Melissa Doft su The Week, «vogliono che le loro gambe e la loro pancia siano magre ma che desiderano avere il seno più pieno».

«È un punto di svolta», ha dichiarato al Guardian il dottor Douglas Steinbrech, medico chirurgo di Alpha Male «i riceventi non hanno bisogno di un intervento chirurgico. Non hanno bisogno di una anestesia generale. Non hanno tempi di recupero e il dolore che questo comportava». Secondo i dati raccolti dal dottor Steinbrech, lo scorso anno alloClae è stato utilizzato più di frequente dalle donne ma, di recente, è cresciuto anche il numero degli uomini interessati a tale procedura per adeguarsi «agli standard del corpo maschile promosso dagli eroi muscolosi dei moderni blockbuster Marvel Comics e all'attuale tendenza online del "looksmaxxing" che promuove l'importanza sociale di ottimizzare l'attrattiva fisica».

Deposit

Interrogativi e preoccupazioni
Tale trattamento sta suscitando, come visto, molta curiosità ed entusiasmo, ma anche sollevando una serie di interrogativi legati alla salute dei pazienti, prima ancora che all'etica. «Alloclae è un buon prodotto - ha dichiarato il chirurgo Glenn Lyle a The Guardian - ma l'industria si sta muovendo troppo velocemente senza studi di follow-up (…) il prodotto viene inserito a casaccio». Secondo Lyle, dire che allo Clae è conforme alla Fda, l'agenzia governativa statunitense che regolamenta la sicurezza e l'efficacia di alimenti, farmaci e cosmetici, «non significa che sia stato approvato dalla Fda (...) essendo il tessuto adiposo umano considerato un prodotto esistente non è sottoposto agli stessi standard degli interventi estetici come il botox, i filler dermici e le protesi mammarie». A tal proposito, molti medici, tra cui lo stesso Lyle, si sono espressi in maniera negativa sull'opportunità di iniettare tale genere di prodotto nel seno, potendo compromettere i risultati degli screening che si effettuano periodicamente. Dello stesso avviso è il dottor Tommaso Addona, presidente del New York Plastic Surgical Group, che ha dichiarato al New York Post di essere favorevole al suo utilizzo in altre aree del corpo, ma di ritenere che il seno «meriti più attenzione, più sperimentazione e valutazione da effettuarsi nei prossimi anni».

Deposit

La preoccupazione di molti medici interrogati sull'argomento è infatti quella che il materiale iniettato possa portare alla morte del tessuto adiposo del paziente: per Addona «se il filler non riesce ad integrarsi nel seno, potrebbe potenzialmente formare cisti oleose o altre calcificazioni che si presentano come masse dure e sospette rilevabili dalla mammografia e che possono portare a falsi allarmi per il cancro (…) questo, per me, genererebbe preoccupazione perché un radiologo lo troverebbe sospetto. Dovremmo monitorarlo o fare una biopsia portando una maggiore ansia al paziente». Sul tema esiste uno studio preclinico sui topi, ma non ci sono abbastanza riscontri a lunga scadenza sull'essere umano, motivo per il quale sarebbe il caso di adottare una maggiore cautela nel suo utilizzo.

Donare...per l'estetica
Un altro motivo di discussione molto forte legato all'utilizzo del tessuto adiposo proveniente da un donatore deceduto è proprio la provenienza di tale prodotto. Il desiderio di voler rallentare l'avanzare del tempo è connaturato nell'uomo, ma l'utilizzo di tessuti di persone morte può evocare pensieri funerei e macabri che potrebbero confliggere con la natura meramente estetica dei "zombie filler". «Pensavo che la cosa avrebbe fatto venire i brividi a tutti» ha sostenuto il dottor Haideh Hirmand, chirurgo plastico di New York «ma meno persone di quanto si possa pensare se ne preoccupano».

Al di là dell'aspetto legato alla morte del donatore, che sembra non impressionare più di tanto chi vuole modificare la propria fisicità, l'aspetto più importante di questa questione è quello relativo al consenso informato sul possibile utilizzo dei tessuti donati a fini meramente estetici. A tal proposito, la Npr, oltre un decennio fa, aveva già sollevato la questione occupandosi della vicenda di Chris Truitt, che nel 1999 aveva perso la figlia di appena due anni per una grave malattia. Convinti che da una simile tragedia potesse nascere una nuova speranza per altre persone malate, i coniugi Truitt avevano donato gli organi ed i tessuti della loro bambina, e Chris aveva anche cambiato lavoro impiegandosi nella banca per organi a Madison, nel Wisconsin, dove viveva all'epoca.

Deposit

L'uomo aveva raccontato che, negli anni, aveva avuto modo di osservare come i tessuti potessero essere utilizzati per scopi diversi rispetto a quelli per i quali erano stati donati, come «rimpolpare le labbra o levigare le rughe invece che aiutare qualcun altro a vivere una vita migliore». Già nel 2012 le aziende interessate ad acquistare i tessuti donati avevano un giro d'affari di oltre un miliardo di dollari all'anno, e si stimava che il tessuto di un singolo corpo potesse «generare entrate di oltre ottanta mila dollari se non di più». Uno studio condotto dalla dottoressa Laura Smirnoff, professoressa alla Virginia Commonwealth University, mise in evidenza come solo in rari casi coloro che chiamavano per autorizzare l'espianto dei tessuti specificassero che gli stessi sarebbero stati utilizzati nella chirurgia estetica, e solo nel 18% di essi che i tessuti sarebbero stati acquistati da aziende con scopo di lucro.

Nel 2019 il Los Angeles Times aveva scritto che «nel convincere le persone a diventare donatori, le aziende raramente menzionano che una parte crescente del business di approvvigionamento viene dalla chirurgia estetica». Un punto su cui riflettere, e che rischia di minare quel rapporto di fiducia tra donatore e autorità ricevente, essenziale per far sì che sempre più persone donino i propri organi con piena consapevolezza.


Appendice 1

Gallery


Deposit

Deposit

Deposit

Deposit

Deposit

ULTIME NOTIZIE FOCUS