Una Doula per la fine vita, quando la morte fa paura

Le doulas del fine vita offrono sostegno emotivo e pratico a chi affronta la morte, aiutando famiglie e pazienti a vivere questo passaggio con maggiore serenità.
«Mia madre era sola prima di morire a la famiglia ha potuto fare qualcosa solo fino ad un certo punto. Tra me e mia sorella abbiamo tanti figli, e poi ci sono le nostre carriere, il lavoro, ma volevamo lo stesso prenderci cura di lei perché mio padre non è più con noi. E così ho capito quanto sia importante che esistano persone in grado semplicemente di offrire conforto ed assistenza. Questa consapevolezza è parte della mia crescita e di ciò che sto imparando a fare».
Questo è quanto ha raccontato, durante un incontro all'Università di San Francisco, il premio Oscar Nicole Kidman a proposito della morte della madre Janelle Ann, avvenuta nel 2024, e del suo desiderio di diventare una doula della morte.
DepositPer la Kidman si tratta di una figura molto importante perché «c'è sempre molta sofferenza nella vita. Ma se ci sono persone che possono aiutare ad affrontare le fasi finali ad essere meno dolorose, puoi sentire la connessione e l'amore: è una cosa bellissima da fare». Se è più frequente sentir parlare della 'doula della nascita', ossia quella persona che accompagna e sostiene le donne durante la gravidanza ed il momento del parto, quella 'della morte' offre il medesimo sostengo morale ed emotivo, ma nella parte finale della vita di una persona.
Pur essendo prive di competenze mediche, le doula scelgono di percorrere insieme al morente, ed alla sua famiglia, il tempo che lo separa al momento finale dell'esistenza, offrendo sostegno fisico, psicologico ed emotivo, agendo come intermediario terzo e neutrale rispetto alle dinamiche famigliari. Come è possibile, infatti, leggere nel sito ufficiale Global Doula Project «le doula della morte offrono una serie di servizi, tra cui la pianificazione delle cure, tra cui quella psichedelica, il supporto al dolore e la programmazione dei funerali in casa».
ChatGPTDalle origini antiche alla riscoperta moderna
Il termine doula deriva dal greco 'δοùλη' che significa 'colei che serve', ed indicava la donna di servizio che affiancava la padrona di casa nelle mansioni quotidiane. Non è affatto raro trovare nei testi classici, da Omero a Ovidio, la figura di una donna forte e saggia che offre sostegno alle partorienti, e tale compito si è poi protratto nei secoli, assumendo nomi diversi a secondo del contesto culturale di riferimento. Il termine è tornato nuovamente in auge negli anni Settanta del secolo scorso ad opera dell'antropologa Dana Raphael che sostenne il movimento di riscoperta della doula, inteso come una persona che offre sostegno alla donne in gravidanza e nella fase dell'allattamento al seno. Dopo approfonditi studi antropologici, e su alcune specie animali, l'antropologa si rese conto che era molto frequente rinvenire una figura particolare, presto denominata 'auntie', zietta, che affiancava la donna nella cura del neonato, offrendo sostegno emotivo e pratico a tutti i componenti della famiglia.
Questa figura venne poi ribattezzata 'doula' proprio per rimarcare il fatto che si mettesse al servizio della puerpera e della sua famiglia, nello svolgimento dei compiti di cura quotidiani, evolvendosi poi nella figura della 'death doula', o come alcuni preferiscono definirsi 'doula del fine vita', centrale nel momento di passaggio alla morte e nell'elaborazione del lutto da parte dei familiari ed amici della persona scomparsa, oltre che nell'assolvere compiti pratici legati all'evento in sé.
DepositLa paura di essere da soli
“La solitudine è una parte rilevante del nostro mondo, in particolare per coloro che si trovano in quella fase della vita” ha detto la Kidman, ponendo l'accento sul fatto che ciò che più spaventa le persone è dover affrontare dei momenti cruciali della propria esistenza, che sia la morte o la nascita di un figlio, in completa solitudine e senza un sostengo emotivo adeguato, come sempre più spesso accade nella nostra società, dove si è perso il senso di comunità solidale.
La doula, quindi, viene richiesta proprio per ritrovare l'aiuto di cui spesso ci si trova privi, potendo far così affidamento su di una persona estranea alla famiglia ma animata dalla volontà di offrire il supporto necessario per vivere il momento della morte nel modo più sereno possibile.
A testimoniare il fatto che tale figura sia diventata meno sconosciuta al grande pubblico, in particolar modo negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, è dimostrato dall'aver inserito la doula in un episodio della serie tv The Pitt, ambientato in nel pronto soccorso del Trauma Medical Center di Pittsburgh e sempre molto attento alla realtà ospedaliera americana. La caposala Lena Handzo lavora come doula della morte nel suo tempo libero e, nella seconda stagione della serie tv, la si vede offrire assistenza emotiva e pratica a una paziente in hospice domiciliare, sottolineando come tale sia possibile accompagnare nel modo più dolce ed empatico possibile le persone alla morte.
DepositStorie dal fine vita
Se le doulas della maggior parte dei casi sono donne, non mancano gli uomini che hanno deciso di intraprendere questa attività: lo statunitense Ken Breniman è uno di questi. «Delle volte il lavoro è molto pratico-ha raccontato l'uomo al New York Times-come aiutare a redigere un testamento o dare direttive per il proprio funerale (…) ma può anche consistere nel capire il quadro generale». Di recente, Breniman ha infatti aiutato una donna di oltre ottant'anni ad accettare il fatto che volesse investire il proprio denaro nell'assistenza a domicilio, invece che continuare a stare in una casa di cura, mentre un'altra volta ha noleggiato un tandem per portare un suo assistito a fare un giro al parco, avendo confessato quest'ultimo che ciò fosse il suo più grande desiderio prima di morire.
Le storie delle doulas del fine vita parlano di riconciliazione e richiesta di comprensione, così come raccontato sul New York Times da Stephanie Firestone, di Denver nel Colorado, che ha recentemente organizzato una cerimonia per una signora anziana impossibilitata a parlare. «I suoi familiari hanno condiviso ricordi che riflettevano la sua vita ed il suo spirito. Ho sinceramente sentito una quantità estrema di amore in quella piccola stanza con lei ed i suoi quattro figli». Per Cari Rogers, invece, è molto gratificante «aiutare i suoi clienti ad accettare la paura della morte in modo che non abbia una presa così forte sulle persone (…) sentire qualcuno dire 'non avevo capito che la morte potesse essere così bella' credo sia stata la cosa più toccante e significativa».
DepositUna strada scelta anche dalle celebrità
Nicole Kidman non è l'unica celebrità ad aver intrapreso questo cammino di formazione, essendo diventata doula della morte anche la regista premio Oscar Chloé Zhao. La famosa regista, uscita da poco nelle sale cinematografiche con il film Hamnet, ha confidato, durante una intervista al quotidiano statunitense, di essere terrorizzata dall'idea di morire e che tale paura ha condizionato, per tutta la sua esistenza, la sua capacità di amare e vivere con pienezza ogni esperienza capitatale, e per tale motivo di «aver finito l'allenamento di livello 1 nel Regno Unito». «Puoi vedere che il dolore di perdere una persona cara non cambia-ha dichiarato la regista-tuttavia la comprensione sociale della morte e lo spazio che si concede al dolore, e come è incorporato nella cultura e nella medicalizzazione della morte, sono cambiati così tanto.
Nel mondo moderno la morte non è più vista come una parte naturale della vita, perché ora si tratta di rimanere in vita il più a lungo possibile, e c'è quasi vergogna intorno ad essa». Così come successo alle tante persone che hanno deciso di diventare doula, anche per la Zhao si è trattato di intraprendere «la strada per una rinascita», dopo aver confessato lo scorso anno a Vanity Fair di aver sperimentato una sorta di crisi esistenziale intorno ai quarant'anni anche a seguito dei tanti lutti vissuti in questi anni e alla sua crisi sentimentale con il direttore della fotografia Joshua James Richards al quale era legata da anni.
Anche Rain Phoenix, cantante e sorella degli attori River e Joaquin Phoenix, ha seguito un corso per diventare doula della morte in epoca Covid «quando lo spettro della morte era ovunque». Per la donna tale scelta è intimamente connessa alla morte, ad appena ventitré anni, del fratello River: un fatto scioccante dal quale ha cercato, per molto tempo, di prendere le distanze senza però avere il modo di rielaborare quel lutto con serenità e riflettere su quanto accaduto. La doula, come visto, è ben lontana dall'essere una moda effimera e passeggera, ma risale alla notte dei tempi ed il suo carico di empatia e saggezza appare quanto mai necessario anche all'uomo moderno, spesso solo e spaventato davanti a quelle paure ancestrali che la modernità non può certo sconfiggere.



