Stragi annunciate sui social: e gli assassini diventano eroi

La diffusione online di manifesti e video delle stragi alimenta il fenomeno emulativo e la glorificazione dei mass shooters tra le giovani generazioni.
Lo scorso marzo, un diciassettenne di Perugia è stato arrestato perché progettava di compiere una strage nella scuola che frequentava, sul modello di quella avvenuta alla Columbine High School nel 1999. Il giovane possedeva dei manuali contenenti le istruzioni per la fabbricazione di armi da fuoco, da realizzarsi con la stampante 3D, e la preparazione di esplosivi, e ne diffondeva il contenuto tramite i canali Telegram.
IMAGOLa strage alla Columbine High School nel 1999Tra i vari documenti sequestrati dai carabinieri nell'ambito dell'operazione denominata 'Hate', figurano anche dei documenti su sostanze chimiche e batteriologiche pericolose, e dei vademecum su come effettuare dei sabotaggi di servizi pubblici essenziali. E altresì emerso che lo studente fosse in contatto con i vertici del gruppo 'Werwolf Division', di ispirazione neonazista e suprematista, dove venivano esaltati come “santi da emulare” giovani criminali come Brenton Tarrant, autore della strage di Christchurch, in Nuova Zelanda, e Anders Behring Breivik, autore degli attentati ad Oslo e Utoya.
Una violenza pianificata, a favore anche dei social media, dove la pianificazione della strage diventa essa stessa spettacolo. Basti pensare allo studente tredicenne che, sempre in Italia, ha accoltellato la propria professoressa in diretta social, non prima di aver condiviso su Telegram il proprio manifesto programmatico intitolato 'La soluzione finale' , nel quale il minore annunciava il proprio proposito e l'abbigliamento scelto vedendosi “come un soldato che combatte per i propri diritti”, ma confessando anche “non ho trovato il coraggio di uccidere mio padre”.
La furia emulativa - In tutti i casi citati si può parlare di 'rampage', che letteralmente significa furia, descrivendo tale termine un qualsiasi comportamento incontrollabile, violento e distruttivo, messo in atto singolarmente o da un gruppo di individui. Viene utilizzato in riferimento ad atti estremamente violenti e dal valore simbolico, come le stragi, e per identificare quel genere di violenza nella quale vengono predisposti manifesti, video e dirette a favore di un proprio pubblico, scatenando anche un effetto emulativo. Tale fenomeno proviene dagli Stati Uniti ed era stato studiato, già nel 2003, da Katherine Newman, professoressa di Antropologia e Sociologia, e dai suoi colleghi della Princeton University, a seguito di un aumento delle sparatorie nelle scuole americane registrato a partire dagli anni Novanta. Il gruppo di esperti aveva osservato che le sparatorie che rientravano nella categoria 'rampage' possedevano delle caratteristiche peculiari simili ad altri episodi di violenza di massa compiuti al di fuori degli istituti scolastici: erano atti mortali compiuti da ragazzi mentalmente disturbati, diretti verso organizzazioni o istituzioni e coinvolgevano persone non conosciute intimamente dagli assassini.
ImagoSparatoria al Virginia Polytechnic Institute, nell'aprile del 2007Il male si firma con un manifesto - Furono oggetto di studio diversi casi di cronaca nera, come la sparatoria al Virginia Polytechnic Institute, nell'aprile del 2007, in cui morirono trentatré persone, compreso l'omicida, lo studente sudcoreano Cho Seung-hui, e ferito altre ventitré, o la sparatoria del 2011 a Tucson, in Arizona, ad opera del ventiduenne Jared Lee Loughner, avente quale obiettivo l'uccisione della deputata democratica Gabrielle Giffords, nella quale morirono sei persone, tra cui una bambina di nove anni, e ne rimasero ferite tredici. In entrambi i casi, gli autori di tali stragi avevano preparato una sorta di manifesto per spiegare le proprie motivazioni e rivendicare le proprie azioni. Cho Seung-hui, fra la prima e la seconda sparatoria, avvenute a due ore di distanza l'una dall'altra, aveva inviato un plico alla Nbc di New York contenente un manifesto di quasi duemila parole, nel quale dichiarava il suo odio per le persone ricche, e affermava “avete vandalizzato il mio cuore, violentato la mia anima e incendiato la mia coscienza. Pensavate fosse la vita di un patetico ragazzo che stavate soffocando (…) come avrei potuto essere felice tra voi edonisti se non mi aveste fottuto l'esistenza. Grazie a voi muoio come Gesù Cristo, per ispirare generazioni di persone deboli e indifese”. Il ragazzo faceva anche riferimento “ai martiri come Eric e Dylan”, in riferimento agli autori del massacro della Columbine che è rimasta nell'immaginario collettivo anche perché è l'unica nella quale è possibile vedere le immagini dei due assassini all'azione.
Dai videogiochi all'odio - Quanto accaduto nel 1999 a Columbine, ad opera di Eric Harris e Dylan Klebold, di diciotto e diciassette anni appena, costituisce un vero spartiacque nei casi di 'mass shooting'. Armati di una pistola semi-automatica e da due fucili a canne mozze, oltre ad una carabina e diversi ordigni esplosivi rudimentali, i due giovani compirono un vero e proprio massacro nel proprio liceo, sparando per quasi un'ora ed uccidendo a sangue freddo un insegnante e dodici studenti, oltre a ferirne altri ventuno. Nel 1996, l'allora quindicenne Harris creò un blog nel quale, inizialmente, recensiva videogiochi o mostrava atti di vandalismo insieme all'amico Klebold, per poi arrivare a farne un veicolo per i propri messaggi d'odio nei confronti della società e dar voce al desiderio dei ragazzi “di uccidere e ferire quanti più di voi io possa, in particolare alcune persone”, compresi il personale di servizio e gli studenti della Columbine High School. Nei cosiddetti 'Basement tapes', nastri del seminterrato, i ragazzi ripresero le proprie esercitazioni e l'organizzazione della strage, dicendosi sicuri che l'attentato sarebbe stato oggetto di un film e interrogandosi su quale regista lo avrebbe girato. Questi video vennero mostrati solo ad una stretta cerchia di giornalisti, e ai genitori delle vittime e dei due assassini, perché le autorità erano certe che avrebbero ispirato molti emulatori, così come in effetti è accaduto.
IMAGOCho Seung Hu, l'assassino autore della strage al Virginia Polytechnic InstituteL'affascinante mito dell'assassino - Il termine 'Columbiner', infatti, indica tutti coloro che sono affascinati dal 'mito' dei due assassini, li appellano come “eroi o martiri” e, in molti casi, ne hanno replicato le gesta. In tempi recenti si è assistito ad un preoccupante aumento delle fandom dedicate ad Harris e Klebold, e il governo russo ha stimato che esistano più di settanta mila membri in tutto il mondo. Come scritto su The Atlantic, alla strage di Columbine “sono state ricondotte ben cinquantaquattro sparatorie di massa che hanno ucciso quasi trecento persone e ne hanno ferito più di cinquecento. In questi casi, tutti coloro che hanno sparato hanno lasciato le prove di essere stati ispirati o influenzati dagli assassini della Columbine”. Come scritto da Dave Cullen sulla rivista statunitense, “l'assassino della Virgina Tech idolatrava, come seconda generazione, i suoi 'martiri', mentre l'assassino della Northen Illinois University ha segnato la terza generazione, ispirandosi ad entrambe le stragi.
La sparatoria alla Sandy Hook rappresenta la quarta generazione, dato che Adam Lanza era ossessionato dai gruppi online che glorificavano Harris e Klebold, mentre altri sei assassini si sono ispirati a tutte queste stragi: cinque generazioni di ricadute, tutte che ripropongono la leggenda originale”. Un'indagine del 2015 di Mother Jones, un'organizzazione senza scopo di lucro specializzata in giornalismo investigativo, sugli imitatori della Columbine ha rilevato “che vengono sventati più di due attacchi per ogni attacco riuscito” ed ha identificato quattordici imitatori che volevano compiere una sparatoria di massa nell'anniversario della strage, e tredici che volevano superare il numero delle vittime. Vi sono ragazze che scrivono a Sue Klebold, madre di Dylan,”vorrei aver il suo bambino” e ragazzi che lo definiscono “eroico”.
Effetto emulativo: nuova epidemia della violenza online - Nell'ambito del rampage, quindi, l'effetto emulativo è di primaria importanza ed innesca una serie di violenze di massa che sembrano replicarsi come aderendo ad un copione prestabilito: l'adesione ad un ideale stragista, la costruzione di una propria narrativa personale, la costruzione di video e documenti o altri elementi simbolici attraverso l'uso dei social media. La violenza replicata su base di modelli è divenuto un vero e proprio fenomeno globale che va al di là del singolo episodio, ma si innesta in un sistema di gruppi online che adottano un determinato linguaggio, e modalità di comportamento, e romanticizza la violenza. Per fermare questa spirale di violenza, secondo gli esperti, bisognerebbe agire di concerto su più fronti, arginando la diffusione di materiali video inerenti ad atti di violenza singola o di massa, evitando la spettacolarizzazione di tali eventi, e implementando l'attività di individuazione dei giovani più radicalizzati e isolati. Servirebbe inoltre che venisse sviluppata l'alfabetizzazione digitale ed il corretto utilizzo del linguaggio online, oltre che l'attivazione di una maggiore opera di sorveglianza e controllo da parte delle stesse piattaforme social che dovrebbero immediatamente rimuovere i contenuti che incitano o glorificano la violenza.
Appendice 1
Gallery
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IMAGOLa strage alla Columbine High School nel 1999
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ImagoSparatoria al Virginia Polytechnic Institute, nell'aprile del 2007
IMAGOCho Seung Hu, l'assassino autore della strage al Virginia Polytechnic Institute



