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Perché gli Epstein Files sembrano dar ragione ai complottisti

Dalla teoria delle élite pedofile fino ai collegamenti più arditi con il caso McCann. Il magnate americano e la sua corrispondenza riaprono il dibattito sulle zone più oscure dell'establishment.
Dalla teoria delle élite pedofile fino ai collegamenti più arditi con il caso McCann. Il magnate americano e la sua corrispondenza riaprono il dibattito sulle zone più oscure dell'establishment.

«Non sono un predatore sessuale, ma un delinquente. È la differenza che passa tra un assassino e una persona che ruba un bagel» disse Jeffrey Epstein al New York Post nel 2011. Parole che fanno accapponare la pelle se si pensa che il bagel rubato, nel suo caso, siano state le vite di un enorme numero di vittime: giovani donne, se non bambine, abusate, mercificate e sfruttate per appagare i desideri sessuali del ricco finanziere e la sua corte di ricchi pedofili.

AFP

Quel «ragazzo fantastico»
Non passa giorno senza che vengano nominati i cosiddetti files Epstein, documenti resi pubblici dal Dipartimento di Giustizia statunitense relativi al procedimento penale a carico del finanziere, e venga alla ribalta il nome di un personaggio famoso, miliardario o principe invischiato in tali sordide vicende. Una eco che non si spegne, ma che continua a risuonare nelle prime pagine delle principali testate giornalistiche del mondo per la vastità e la capillarità della rete di pedofili organizzata dall'ex “ragazzo fantastico” di New York.

Era proprio questo l'epiteto usato da Trump, nel 2002, per descrivere Jeffrey Epstein, nato e cresciuto a New York, dove aveva insegnato matematica e fisica alla Dalton School a metà degli anni Settanta, senza però essersi mai laureato all'università. Come raccontato dalla Bbc, la sua vita cambiò quando il padre di un suo alunno, colpito dalla viva intelligenza dell'insegnante, lo mise in contatto con un partner senior della Banca d'investimento Bear Stearns di Wall Street.

L'ascesa di Epstein nel mondo dell'alta finanza fu repentina e nel giro di quattro anni, l'uomo divenne esso stesso socio della banca, per poi fondare, nel 1982, la J.Epstein and Co, una società che gestiva i beni di clienti facoltosi per un valore di oltre un miliardo di dollari. Il finanziere iniziò ben presto a spendere la sua immensa fortuna, acquistando residenze di lusso, tra cui un ranch in New Mexico e un'enorme villa a New York, e a frequentare celebrità, artisti e uomini politici, gettando le basi per i suoi traffici sessuali. Nel 2003, Rosa Monckton, ex amministratore delegato di Tiffany & Co., dichiarò su Vanity Fair che Epstein era «molto enigmatico, un classico iceberg». «Pensi di conoscerlo - disse la Monckton - e poi togli un altro strato della buccia di cipolla e sotto c'è qualcosa di straordinario. Ciò che vedi non è ciò che è».

AFPEpstein e Maxwell, in una delle foto contenute negli incarti del Dipartimento di giustizia Usa.

La lunga caduta, fino alla morte
Nel 2005, i genitori di una ragazza di appena quattordici anni, lo denunciarono alla polizia in Florida per aver molestato la ragazzina nella propria villa a Palm Beach. Il finanziere si dichiarò colpevole e venne condannato ad una pena detentiva di diciotto mesi da un tribunale statale per adescamento e avviamento alla prostituzione di dozzine di minorenni.

Nonostante la gravità delle accuse, l'uomo, secondo la Bbc, “è stato in grado di andare nel suo ufficio per dodici ore al giorno, sei giorni alla settimana, e venire rilasciato in libertà vigilata dopo tredici mesi”.

Inoltre, pur figurando al livello tre dell'elenco degli autori di reati sessuali a NewYork, non gli vennero mai confiscate le sue proprietà, e mantenne i suoi privilegi fino a quando non venne arrestato nel luglio del 2019 per traffico sessuale di minori in Florida e New York dopo essere tornato da Parigi con il suo jet privato.

Epstein si è ufficialmente tolto la vita, impiccandosi nella propria cella il 10 agosto dello stesso anno, ed i procedimenti penali contro lo stesso sono stati quindi archiviati. Nel giugno del 2022 è stata invece condannata a venti anni di carcere la compagna del finanziere, Ghislaine Maxwell, ritenuta colpevole di adescamento di minori, traffico sessuale di minorenni e altri reati sessuali commessi in concorso con Epstein.

Imago/Imagebroker

E sbuca il nome di Maddie
Negli Epstein files vengono citati personaggi noti del mondo dello spettacolo e della politica, per i quali la conoscenza con Epstein si sta rivelando fonte di imbarazzo, oltre che di gravi problemi giudiziari, come nel caso dell'ex principe Andrew Mountbatten-Windsor della Corte reale britannica. Di recente, si parla con insistenza di un possibile collegamento tra la coppia Epstein-Maxwell e la scomparsa della piccola Madeleine McCann, una bambina britannica di tre anni svanita nel nulla il 3 maggio del 2007 da Praia de Luz, in Portogallo, mentre era in vacanza con i genitori e il fratello maggiore.

Il suo nome compare nei documenti processuali perché venne citata, nel 2009, da un testimone che disse di aver visto la bambina in compagnia di una donna che molto somigliante a Ghislane Maxwell. Il testimone disse di aver visto la donna camminare con una bambina uguale a Madeleine McCann che lo guardava in continuazione e faceva un gesto per attirare la sua attenzione sull'occhio destro, lo stesso nel quale la bambina scomparsa aveva un caratteristico coloboma, una malformazione congenita oculare che determina l'assenza totale o parziale di tessuto nell'occhio. Una sorta di 'fessura' nell'iride destro visibile in tutte le foto segnaletiche della piccola McCann.

«Rapita da un uomo e una donna»
Il testimone disse che con la donna e la bambina «ci fosse un uomo di mezz'età che camminava più avanti. La donna cercava di farla camminare più in fretta e sembrava agitata per la mia presenza. La bambina teneva la mano sull'occhio destro per tutto il tempo mentre camminavamo e si voltava a guardarmi».

Il supertestimone raccontò anche di non aver denunciato subito il fatto, ma di aver ricollegato le cose anni dopo, avendo visto il volto di Ghislaine Maxwell sui giornali. L'accostamento del nome di Maddie McCann, un caso di sparizione che ha destato un forte interesse mediatico, con quello del calibro di Jeffrey Epstein ha scatenato le congetture di molti utenti che online si sono cimentati nelle ricostruzioni più variegate delle possibili connessioni dei casi in questione.

La verità è che gli investigatori britannici, così come quelli statunitensi, hanno sempre rimarcato il fatto che si tratta di una dichiarazione di una persona priva di riscontri esterni, ma ciò non è bastato a fermare il dibattito sui social media. Su internet è preso a circolare anche uno schizzo identificativo ai fini delle indagini di una donna che si dice avvistata a Barcellona poco dopo la scomparsa della bambina nel quale molti hanno voluto vedere una somiglianza con la Maxwell, nonostante la stessa, in quel periodo, si trovasse con molta probabilità a NewYork.

Imago/Zuma PressI coniugi McCann, nel 2012, al rinnovo dell'appello (nel quinquennale) per la scomparsa della figlia.

Casa Pia, e lo scandalo pedofilo
Negli ormai noti files è possibile leggere anche una mail di denuncia, inviata nel 2019, da un informatore, avente a oggetto proprio il nome del finanziere, nel quale viene ripresa una inchiesta giornalistica, oggetto di un documentario Netlix, relativa alla scomparsa di Maddie McCann, secondo la quale per decenni sarebbero stati organizzati «dei tour per miliardari statunitensi che volavano in Portogallo con dei jet privati per abusare dei bambini alla Casa Pia», una istituzione pubblica portoghese che accoglie orfani e minori in condizioni disagiate.

Secondo la giornalista Felicia Cabrita, «fin dagli anni Sessanta queste persone si recavano in Portogallo, con la connivenza dei membri di spicco di Casa Pia, per fare dei bambini ciò che volevano». Oltre a questa email non sono presenti altri riferimenti a questa inchiesta, anche se è noto che il finanziere e la sua compagna Maxwell si siano recati diverse volte in Portogallo, specialmente alle Azzorre, a bordo dell'aereo privato di Epstein denominato, non a caso, Lolita.

AFP

Riemerge la teoria del complotto
Il caso Epstein sembra dare ragione a coloro che, aderendo ad una nota teoria della cospirazione, ritengono che il mondo sia governato da una élite pedofila, così potente da poter passare indenne attraverso le maglie della giustizia. Pur essendo convinti che tali teorie non siano fondate, e pur vero che, nel caso di Jeffrey Epstein e delle tante persone coinvolte nei suoi sporchi affari, teste coronate, politici, scienziati, attori e registi, non si sia data la giusta rilevanza, sia dal punto di vista giudiziale che giornalistico, ad una vicenda tanto sordida e articolata.

Per anni le persone implicate nei traffici sessuali orditi dal finanziere non hanno avuto alcun contraccolpo, così come lo stesso Epstein che pur essendo stato schedato come predatore sessuale fin dal 2008, ha potuto continuare a vivere la propria vita in maniera sostanzialmente inalterata per oltre un decennio.

Epstein stesso, come scritto sul Guardian, «ha minacciato di fare del male alle vittime e ha contribuito a mettere in giro delle storie dannose su di loro per scalfire la loro credibilità quando hanno cercato di rendere pubbliche le loro storie sul traffico e abuso sessuale».

Secondo la giornalista e scrittrice Brigid Delaney, in un'epoca caratterizzata dall'allontanamento delle persone dal razionale, quanto accaduto nel caso Epstein potrebbe contribuire «a indebolire la fiducia nelle istituzioni, nei media e nel governo» andando a rafforzare le teorie del complotto che si nutrono proprio di sfiducia «e la estendono ad una visione del mondo in cui le spiegazioni ufficiali vengono giudicate sospette»

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