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Il casco della discordia: una squalifica che divide

Il gesto di Heraskevych e il casco con le effigi di atleti caduti in Ucraina riaccendono la discussione su politica, memoria e valori olimpici.
Il gesto di Heraskevych e il casco con le effigi di atleti caduti in Ucraina riaccendono la discussione su politica, memoria e valori olimpici.

Vladyslav Heraskevych ha mostrato al mondo l'orrore della guerra, quella che da ormai quattro anni sta devastando l'Ucraina a seguito dell'invasione russa, e che ha provocato più di un milione di vittime da entrambe le parti. L'atleta ucraino di skeleton si è infatti presentato in gara con un casco rappresentante le effigi di diversi allenatori e sportivi morti a causa della guerra, e per tale motivo è stato squalificato dal Comitato Olimpico Internazionale, per violazione dell'articolo 50 della Carta Olimpica che vieta ogni forma “di manifestazione o propaganda politica, religiosa o razziale”, scatenando però un grande dibattito internazionale sul fatto che il gesto di Heraskevych potesse rientrare in questa fattispecie.

AFPIl padre di Vladyslav Heraskevych al momento dell'annuncio della squalifica del figlio

Una squalifica che brucia - ”Avevo questa speranza di gareggiare oggi, quindi ero pronto. Ho anche avuto il tempo di preparare la mia slitta, quindi era tutto pronto, ma mi è stato negato (…) Ho potuto usare questo casco in ogni allenamento ufficiale? Sì, quindi non so cosa abbia violato. Tecnicamente questo casco andava bene” ha commentato l'atleta venuto a conoscenza della propria squalifica. Solidarizzando con il connazionale, Olena Smaha, slittinista ucraina, ha mostrato un guanto con su scritto “il ricordo non è una violazione”, rischiando essa stessa la squalifica. Anche il ricorso presentato da Heraskevych contro il provvedimento è stato rigettato dal Tribunale arbitrale dello sport che ha legittimato la propria decisione basandosi su di una interpretazione molto restrittiva dell'articolo citato.

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Propaganda o Giustizia? - Ci si domanda infatti se commemorare degli atleti uccisi dalla guerra possa davvero essere qualificato come propaganda politica, in considerazione del fatto che l'Olimpiade stessa non possa dirsi del tutto estranea alla situazione geopolitica attuale: che dire infatti dei tredici russi ammessi a gareggiare come atleti neutrali, senza bandiera ed inno nazionale? Dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, il 22 febbraio del 2022, la Russia ha perso la possibilità di essere rappresentata dai propri sportivi nelle competizioni internazionali e questo, di sicuro, non può non qualificarsi come un caso in cui il mondo dello sport ha preso una posizione a suo modo politica. Per il presidente ucraino Zelensky “lo sport non significa indifferenza e il movimento olimpico dovrebbe contribuire a fermare le guerre, non assecondare l'aggressore. Questo non è certo in linea con i principi base delle Olimpiadi che si basano sulla giustizia e sul sostegno alla pace”.

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Era già successo - Vladyslav Heraskevych aveva già rischiato la squalifica nel 2022 a Pechino quando aveva mostrato un cartello con i colori della propria bandiera nel quale c'era scritto “No War in Ukraine”, nessuna guerra in Ucraina, dichiarando “è la mia posizione. Come ogni persona normale non voglio la guerra. Voglio la pace nel mio Paese e voglio la pace nel mondo. E' la mia posizione e combatto per questo. Combatto per la Pace”. All'epoca il Comitato Olimpico decise di non squalificarlo derubricando il gesto ad un generico appello alla pace nel mondo, mentre oggi i volti dei giovani atleti uccisi dai russi gli sono costati anni di preparazione e sacrificio.

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Ecco chi sono gli sportivi morti raffigurati sul casco - A prescindere all'impossibilità dell'atleta di disputare la propria gara, il casco della discordia ha comunque aperto una discussione pubblica sulla decisione del Cio, da molti definita ingiusta ed ipocrita, portando comunque all'attenzione mondiale la storia di coloro che volevano essere ricordati dallo sportivo. Come detto, nel casco di Heraskevych vi erano rappresentati più di venti sportivi ed allenatori, tragicamente morti a seguito della guerra, a cui è stata dedicata molta attenzione da parte dei mass media, a riprova del fatto che l'opinione pubblica internazionale fosse sostanzialmente solidale con il gesto del giovane. Tra di essi compare Volodymyr Androschuk, che aveva rappresentato l'Ucraina a livello internazionale nel decathlon e pentathlon, morto nel gennaio del 2025, poco dopo aver compiuto ventidue anni, combattendo nell'area di Bakhmut, e Karyna Bakhur, kickboxer diciassettenne, morta poco dopo aver compiuto diciotto anni per delle ferite riportate a seguito di un bombardamento russo a Berestyn. La ginnasta Karyna Diachenko aveva solo undici anni ed era considerata una stella nascente nella sua disciplina. E' morta a Mariupol nel marzo del 2022, quando un missile russo ha distrutto la casa dove viveva, uccidendo lei e suo padre. La madre e suo fratello erano stati soccorsi e portati all'ospedale cittadino dove sono rimasti uccisi anch'essi a seguito di un attacco aereo russo. Ancora più giovane era la judoka Victoria Ivashko, di appena nove anni, morta, nel giugno del 2023, mentre cercava di riparasi dagli attacchi aerei russi insieme alla madre a Kiev. La quindicenne Mariya Lebid aveva quindici anni quando è morta a seguito di un attacco missilistico russo su Dnipro nel 2023. Praticava il ballo da sala ed era la presidentessa del consiglio studentesco alla sua scuola; alle elezioni si era definita come “determinata ed amichevole e intenta ad affrontare la vita con umorismo e positività”. Anche Daria Kurdel era una ballerina di appena venti anni, vincitrice di una serie di gare internazionali. La giovane si stava allenando nel centro sportivo di Kryvyi Rih in compagnia di suo padre quando è rimasta vittima di un attacco aereo russo nel luglio del 2022. Giovanissimo era anche Fedir Yepifanov, campione nazionale di scherma, che si era assuolato allo scoppio della guerra a soli diciotto anni per poi morire al fronte nel 2023, e Nazar Zui, di appena tredici anni, amante della boxe e del calcio che praticava nella città dove viveva, la Mariupol devastata dagli attacchi russi, morendo, insieme ai genitori, a seguito di un attacco aereo russo nel marzo del 2022. Anche la quattordicenne Alina Perehudova, sollevatrice di pesi, è morta a Mariupol a seguito di un bombardamento russo mentre il fratello era stato ucciso da un cecchino.

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Il pugile Maksym Halinichev, vincitore dei Giochi Olimpici Giovanili del 2018 e dei Campionari Europei U22 del 2021, è morto nel 2023 nella regione di Luhansk, avendo rinunciato a partecipare al campionato europeo di boxe del 2022 per arruolarsi volontario. “Ho un bambino piccolo e non voglio che viva nell'occupazione, tra i russi” aveva detto lo sportivo al suo allenatore, e dello stesso avviso era Pavlo Ishchenko, quattro volte campione di sollevamento pesi e di powerlifting, ed allenatore, morto lo scorso anno dopo aver combattuto in prima linea sul fronte orientale. Quella di diventare allenatori, dopo una vita spesa a gareggiare, era l'ambizione di molti di questi giovani morti in guerra, nella speranza di poter far appassionare al proprio sport numerose nuove promesse. Speranza distrutta per Andriy Yaremenko, campione di lotta greco-romana morto prima di poter festeggiare il suo ventiseiesimo compleanno, durante una missione militare, e il trentunenne Mykyta Kozubenko che era diventato allenatore a Mykolaiv, nel sud dell'Ucraina, dopo una carriera da tuffatore, rimanendo ucciso in combattimento lo scorso anno. Taras Shpuk, che aveva allenato le squadre ucraine agli Invictus Games e Warrior Games, si era unito all'esercito ucraino una prima volta nel 2014 per poi tornare a combattere dopo l'invasione russa del 2022, morendo sul campo di battaglia nel settembre dello scorso anno. Hanno perso la vita sul campo di battaglia anche Dmytro Sarpar, pattinatore artistico di venticinque anni, Kateryna Troyan, talento dell'atletica leggera, giornalista e programmatrice, volontaria dell'esercito ucraino per il quale aveva teleguidato decine di droni, Yevhen Malyshev, diciannovenne biatleta morto in prima linea a Kharkiv e Roman Polishshuk, atleta specializzato nel salto in alto ed ucciso in battaglia nel marzo del 2023. Oleksiy Khabarov specialista nel tiro a segno e pluricampione nazionale, è morto anch'esso combattendo al fronte, così come il trentatreenne Ivan Kononenko, affermato attore ed atleta dei pesi massimi, Andriy Kutsenko, campione di ciclismo su pista, ucciso in battaglia nel 2024, e Oleksiy Lohinov, ex portiere della squadra di hockey su ghiaccio, morto ad appena ventitré anni nel 2023 nella regione di Luhansk. Nomi e volti di giovani vite stroncate da una guerra di invasione, e il cui ricordo sarebbe stato più giusto preservare e non proibire, proprio in nome di quei valori olimpici che si vogliono tramandare.


Appendice 1

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AFPIl padre di Vladyslav Heraskevych al momento dell'annuncio della squalifica del figlio

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