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Esplodono i casi di demenza in Giappone: e ora arriva il robot caregiver

Robot, solidarietà e cambiamenti lessicali: le strategie giapponesi contro lo stigma e l'isolamento delle persone con demenza.
Robot, solidarietà e cambiamenti lessicali: le strategie giapponesi contro lo stigma e l'isolamento delle persone con demenza.

Fino al 2004, in Giappone, per fare riferimento alla demenza che affligge un gran numero di persone si utilizzava il termine 'Chiho' che, letteralmente, significa stupidità o idiozia. Ciò comportava uno stigma sociale per tutti coloro che si trovavano a soffrire di un disturbo cognitivo, che fosse Alzheimer o un'altra patologia riguardante le funzioni celebrali.

Sperduti nel buio - Il cambio di paradigma nel Paese nipponico è avvenuta adottando come termine per riferirsi a queste problematiche la parola Ninchiso', che significa 'disturbo cognitivo', un termine privo di connotazioni negative ma più neutro e clinico, e questa semplice rivoluzione lessicale, ha permesso di poter rendere maggiormente comprensibile una patologia di cui soffre più di quattro milioni di anziani giapponesi. Più di diciotto mila di queste persone hanno fatto perdere le proprie tracce nel corso dello scorso anno, e in cinquecento casi la persona affetta da demenza è stata ritrovata deceduta.

Emergenza sanitaria - Quella della demenza senile è una vera e propria emergenza sanitaria in Giappone dove il 30% della popolazione è composta da persone di età pari o superiore ai sessantacinque anni, e si stima che entro il 2050 saranno più di sei milioni di giapponesi a soffrirne. Il Ministero della Salute ha stimato che, per tale motivo, i costi per l'assistenza sanitaria legati alla demenza raggiungeranno i quattordici trilioni di yen, circa novanta miliardi di dollari, entro il 2030, rispetto ai nove trilioni di yen spesi nel 2025. Delle cifre da capogiro che danno il polso della emergenza medica e sociale che il Paese si trova ad affrontare.

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Il Governo corre ai ripari: GPS indossabili e intelligenza artificiale - Le strategie poste in essere dal governo nipponico per far fronte a questo stato di cose sono molteplici e variegate, e vanno dall'implementazione della diagnosi precoce, con un semplice esame del sangue, a sempre maggiori investimenti nel campo dello sviluppo di nuovi farmaci che possano rallentarne la progressione. Dal punto di vista sociale, come raccontato dalla Bbc, in molte regioni sono stati messi a disposizione delle persone affette da questa patologia, dei Gps indossabili che possano tenere traccia dei loro spostamenti ed evitare un loro infausto allontanamento da un'area designata, ed in diverse città si sono venute a creare delle reti di solidarietà organizzate intorno ai minimarket di quartiere i cui commessi ricevono in tempo reale delle notifiche relative agli spostamenti delle persone attenzionate che, in questo modo, possono essere localizzate nel giro di un breve lasso di tempo. La tecnologia, da questo punto di vista, sta assumendo un ruolo di primo piano nel campo della ricerca: AiGait, della società Fujitsu, ad esempio, utilizza l'Intelligenza Artificiale per analizzare la biomeccanica del movimento umano, e grazie a degli algoritmi che mappano i punti chiave del corpo, identificare dei pattern anomali e suggerire la migliore terapia medica possibile per il paziente esaminato. Come raccontati da Hidenori Fujiwara, portavoce di Fujitsu, alla Bbc “la diagnosi precoce delle malattie legate all'età è fondamentale. Se i medici possono utilizzare i dati di motion-capture, possono intervenire prima e aiutare le persone a rimanere attive più a lungo”.

Il robot-caregiver che aiuta anziani e pazienti fragili - Oltre che per finalità prettamente mediche, i ricercatori stanno sperimentando l'utilizzo dell'Ai anche nel campo dell'assistenza al malato, progettando dei robot-caregiver, ossia capaci di dare assistenza fisica e psicologica alle persone affette da demenza. Un esempio di questo nuovo campo d'applicazione dell'Intelligenza Artificiale è Airec, sviluppato dagli scienziati della Waseda University di Tokyo, che, lo scorso febbraio ha fatto parlare di sé per essere stato in grado di far rotolare delicatamente su un fianco un uomo sdraiato sulla schiena, manovra essenziale per prevenire le piaghe da decubito negli anziani o cambiare dei pannolini. Si tratta del primo prototipo di robot-caregiver che, in un prossimo futuro, potrebbe andare a supplire la mancanza di personale sanitario ed affiancare coloro che necessitano di questo tipo di assistenza. Il robot Airec è stato inoltre in grado di aiutare una persona a sedersi, ad indossare le calze, cucinare uova strapazzate, piegare il bucato e svolgere altre faccende casalinghe. Si tratta di importanti passi avanti, anche se ci vorrà del tempo perché un caregiver del genere sia perfettamente funzionante e comunque ad un costo di produzione inizialmente molto alto, si stima non inferiore ai dieci milioni di yen, ossia sessantasettemila dollari.

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Poketomo, il robot che ti cosola - Dei robot simili, comunque, come raccontato su Reuters, sono già utilizzati in alcune strutture sanitarie per guidare i pazienti in semplici esercizi di stretching o allietarli con della musica di loro gradimento, oppure per monitorare la qualità del sonno dei pazienti. I robot umanoidi come Airec necessitano di essere perfezionati, non solo dal punto di vista tecnico, ma sopratutto emotivo, un aspetto non secondario nella cura delle persone affette da disturbi cognitivi. Secondo Tamon Miyake, assistente professore alla Waseda University, “i robot dovrebbero integrare, e non sostituire i caregiver umani. Anche se possono svolgere diversi compiti, il loro ruolo principale è quello di assistere sia i caregiver che i pazienti”. Un altro esempio di questo tipo di robot è Poketomo, prodotto dalla Sharp Corporation, che si presenta come un graziosissimo giocattolo tascabile con le sembianze di un suricato kawaii, ed è in grado di condurre delle conversazioni personalizzate ed esprimere, al bisogno, delle parole di incoraggiamento. Nel sito ufficiale della Sharp viene detto che Poketomo “è in grado di ricordare le conversazioni, i luoghi che hai visitato e le cose che hai visto, diventando un partner comprensivo e solidale”. Si tratta di un robot da compagnia che, nel caso di persone affette da demenza, può rivelarsi utile per farle uscire dall'isolamento sociale che spesso accompagna questo genere di patologia, e fare loro compagnia.

Ordini sbagliati al ristorante: dove la demenza si trasforma in sorrisi - Un esempio virtuoso del bisogno di accompagnare le persone con disturbi cognitivi alla scoperta di una nuova socialità è sicuramente il Ristorante degli Ordini Sbagliati di Sengawa, a Tokyo, creato dal regista Shiro Oguni per offrire a queste persone una possibilità di riscatto da una vita spesso solitaria e deprimente. “Come tutti gli altri - ha raccontato Oguni - la mia consapevolezza della demenza, all'inizio, tendeva verso immagini negative di persone che erano 'fortemente smemorate e vagavano senza una meta'. Ma in realtà possono fare tutte le attività richieste, anche se possono andare fuori rotta di tanto in tanto”. Come raccontato nel sito del Governo giapponese, può capitare che una donna mostri il tavolo ai clienti e poi si sieda con loro, o un cameriere serva il caffè caldo con la cannuccia ma poi “tutti si presentano al tavolo per aiutare e al grido 'ce la possiamo fare' si uniscono alle risate”. “Al ristorante non è importante se gli ordini arrivano giusti o sbagliati - afferma Oguni - la cosa importante è l'iterazione con le persone che hanno demenza (…) chiamare la demente signora Whozit è completamente diverso che dire la signora Whozit con demenza. La demenza non è ciò che una persona è, ma solo parte di ciò che è. Le persone sono persone. Il cambiamento non verrà da loro ma dalla società”. Si stima che due giapponesi su tre affetti da demenza vivano isolati in casa senza poter occupare il proprio tempo in maniera costruttiva, cosa che va ad aggravare la frustrazione della persona che, piuttosto che ricevere passivamente assistenza, vorrebbe sentirsi ancora un elemento vivo della società civile. Alla Bbc Toshio Morita, uno dei camerieri del ristorante, ha raccontato di aver iniziato a lavorare “per la paghetta” ma di essere soddisfatto dall'iterazione umana che si è venuta a creare. “”Mi piace incontrare tutti i tipi di persone-ha detto Morita-ognuno è diverso , e questo è ciò che rende il lavoro divertente”.

Questo ristorante, come detto, costituisce un esempio illuminato di ciò che le istituzioni dovrebbero fare per trattare umanamente ed efficacemente questo tipo di patologia: se, infatti, l'intervento medico è di primaria importanza, lo è altrettanto la vicinanza di persone che possano vedere nella persona affetta da demenza non solo un paziente da curare, ma un essere umano con la sua dignità ed un bagaglio di esperienze da mettere al servizio degli altri.


Appendice 1

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