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Maternità pericolosa: storie di dolore dietro il parto libero della Free Birth Society

Parto senza medici: la denuncia sui pericoli della Free Birth Society dopo indagini e storie di tragedie infantili
Parto senza medici: la denuncia sui pericoli della Free Birth Society dopo indagini e storie di tragedie infantili

Nel suo sito ufficiale, la Free Birth Society si presenta come un posto «dove le donne pensano da sole e i bambini nascono liberi», il che significa entrare «nell'antica verità del proprio potere, amore e istinto e possedere la responsabilità che ne deriva». Sono parole della statunitense Emilee Saldaya, la fondatrice della società che promuove il parto totalmente naturale, ossia in assenza di qualsiasi intervento medico, in modo che possa essere un'esperienza unica in mano «alle donne, alla famiglia e all'intelligenza selvaggia del corpo». Per sua stessa ammissione Emilee Saldaya non è un medico, ma «una donna che vive ciò che insegna» e che «cammina con le donne mentre reclamano la loro sovranità. Coltivano la fiducia in se stesse e si connettono con quanto sono potenti». La donna parla di potere della femminilità, di sorellanza, di nascita come portale magico, facendo leva sui sentimenti e le fragilità di chi si trova ad affrontare un momento molto delicato della propria esistenza. Il suo ruolo è quello di 'doula', una donna che si propone di dare supporto a un'altra donna incinta per tutta la gestazione, il momento del parto e il periodo post-partum, e nel suo sito offre corsi e incontri motivazionali per affrontare al meglio un parto assolutamente «libero».

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Milioni di follower sul web per il parto libero - Il suo podcast è stato scaricato cinque milioni di volte, mentre il suo account Instagram ha oltre centotrentaduemila follower e quello YouTube oltre venticinquemilioni di visualizzazioni. Sulla stessa lunghezza d'onda si trova la canadese Yolande Norris-Clarke, amica e collega, che si definisce pioniera del 'freebirth' e afferma di vivere in un mondo «olografico in cui la gravidanza selvaggia, il parto libero, la maternità e l'autoguarigione si intersecano e si interconnettono». La donna racconta di aver dato alla luce i suoi primi due figli in casa con l'aiuto del marito, mentre il suo decimo figlio «è nato beatamente in una calda sera di dicembre nella giungla dell'America centrale mentre i suoi fratelli maggiori si arrampicavano sugli alberi al chiaro di luna».

Attualmente la donna è incinta del suo undicesimo figlio. Le due doula sono diventate delle vere e proprie influencer nel campo della nascita libera, e guadagnano svariati milioni di dollari con le attività di coaching legate a questa pratica. Tra di esse spicca la Radical Birth Keeper School che dal 2020 organizza corsi di formazione per coloro che vengono definite le «guardiane della nascita», ossia «ostetriche radicali» che sostengono le donne al momento del parto. La scuola ha un costo di seimila dollari ma i corsi sono andati subito esauriti e nei cinque anni successivi alla sua apertura ha formato oltre ottocentocinquanta «ostetriche autentiche» provenienti da ogni continente. La Free Birth Society, come detto, trae un notevole profitto dalla vendita online delle sue guide sul parto naturale e dal pagamento per l'accesso a un gruppo riservato alle donne in gravidanza, con un guadagno nel 2018 di circa tredici milioni di dollari.

Bambini nati morti - Dietro però le belle parole dalla pretesa illuminante, e i corsi online per incentivare le donne a riappropriarsi della propria selvaggia naturalità, si celano dei risvolti drammatici di bambini nati senza vita o con gravi handicap a causa della pericolosa disinformazione diffusa dalle due donne in questione. Il quotidiano britannico The Guardian ha avviato nel 2024 un'approfondita indagine giornalistica che ha infine portato al disvelamento di storie tragiche e di vicende drammatiche sapientemente nascoste dietro slogan a effetto.

Proprio il Guardian, lo scorso 22 novembre, aveva pubblicato un articolo a firma di Sirin Kale e Lucy Osborne nel quale veniva raccontata la storia di Gabrielle Lopez, una delle tante sostenitrici della Free Birth Society, convinta di voler dare alla luce il proprio figlio nel suo appartamento in Pennsylvania senza alcuna assistenza medica. A dispetto però della musica in sottofondo e della presenza rassicurante di alcuni amici, anch'essi appartenenti alla Fbs, il parto non è stato quel viaggio meraviglioso ed edificante promesso dalle influencer, ma un'esperienza drammatica che ha messo in serio pericolo la vita di suo figlio Esau.

Il bambino aveva infatti la spalla incastrata nell'osso pubico, motivo per il quale la testa era fuori dal corpo materno mentre il resto del suo corpo non riusciva a uscire. I medici e le ostetriche sono preparate a questo tipo di complicanza, e dopo pochi minuti sono pronti a intervenire, ma la Lopez, senza alcun aiuto, ha dovuto spingere per altri diciassette minuti prima di far nascere il bambino, che si presentava «molle, floscio e senza vita. Il suo corpo era bianco e le gambe viola, chiaro segno della privazione acuta di ossigeno».

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«Fidati del processo», ma finisce in tragedia - La fondatrice della Free Birth Society aveva insegnato alle proprie sostenitrici «La nascita è sicura. Fidati del processo», e invece Esau ha sofferto di encefalopatia ipossico-ischemica, una lesione cerebrale causata dalla privazione di ossigeno e ora, a tre anni di vita, presenta una grave disabilità ed è costretto a essere alimentato artificialmente. Come raccontato dalla Lopez al Guardian, si era unita alla comunità online della Fbs, denominata Lighthouse, al costo di circa trecento dollari e in seguito, per prepararsi al parto, aveva acquistato The Complete Guide to Freebirth nel maggio del 2022 al costo di quasi quattrocento dollari. Convinta che il parto libero da condizionamenti medici fosse una esperienza esaltante e sicura, la giovane madre aveva anche deliberatamente ignorato le raccomandazioni dell'ospedale locale di trattenersi nella struttura per partorire visto che il bambino era risultato essere molto grande e «a rischio di distocia». La Norris-Clarke, però, l'aveva confortata e convinta a proseguire il proprio percorso perché «le paure sulla distocia della spalla sono molto esagerate (…) e i corpi delle donne non fanno crescere bambini che non si possono far nascere».

Un lavaggio del cervello - Come risulta dall'indagine del quotidiano britannico, nel 2021 la Seldaya, indossando una veste bianca e una corona dorata simile a dei raggi solari, aveva festeggiato il primo Matriarch Rising Festival nel suo enorme possedimento nelle montagne Blue Ridge nella Carolina del Nord, durante il quale, così come poi avrebbe ribadito negli anni seguenti, affermava di stare restituendo alle donne «qualcosa di sacro che era stato loro rubato (…) stiamo davvero sconvolgendo il condizionamento di oltre cento anni di violenza ostetrica». Negli Stati Uniti il movimento per il freebirth sta prendendo piede con grande preoccupazione degli esperti, e ciò nasce dalla progressiva perdita di fiducia delle donne nel sistema sanitario: molte di loro raccontano di aver avuto esperienze di parto traumatiche e in molti casi sono state sottoposte a pratiche mediche senza il loro consenso. La stessa Saldaya ha approfittato di questo stato di cose per portare al successo il proprio prodotto, intervistando delle donne che avevano avuto delle esperienze traumatiche in sala parto e indignandosi «per i bambini uccisi da overdose di droga, le donne aggredite sessualmente dai medici e le ostetriche che tradiscono la fiducia delle proprie pazienti». Dall'indagine giornalistica condotta dal Guardian, è stato appurato che Saldaya e Norris-Clarke effettuavano un vero e proprio lavaggio del cervello alle proprie adepte, convincendole che il parto libero fosse molto più sicuro di quello condotto in ospedale, e che non ci fosse nulla di cui preoccuparsi, anche a fronte di complicanze serie come la distocia della spalla, la rianimazione neonatale o il diabete gestazionale.

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Mamme in balia delle influencer - Nel 2022, nel forum Lighthouse, a una mamma che chiedeva aiuto per la sua bambina nata da tre ore e con difficoltà respiratorie, la Seldaya aveva consigliato di tenerla stretta al petto senza vestiti per «seguire l'istinto dell'aver cura». Nicole Garrison, artista del New Jersey, ha rischiato di morire dissanguata alcuni giorni dopo aver partorito la propria bambina per mancata espulsione della placenta, nonostante le fosse stato insegnato dalla Fbs che «il sanguinamento nel parto libero è una cosa inaudita».

Se la Fbs continua ad aver successo, nonostante sia ritenuta responsabile di un numero molto alto di morti infantili o di bambini nati con gravi handicap, è perché l'influencer in questione non accetta mai il contraddittorio con coloro che avrebbero la propria dolorosa storia da raccontare come Lorren Holliday che nel 2018 ha perso la sua bambina dopo giorni di travaglio. Nonostante la Seldaya fosse stata contattata dalla Holliday e le fosse stata spiegata la situazione, fatta di contrazioni interminabili e fluido amniotico maleodorante, si era limitata a scriverle «cavalca le onde sorella, che il bambino sta arrivando. Va tutto bene».

Dopo sei giorni di travaglio un membro del gruppo le ha consigliato di andare all'ospedale, ma il suo consiglio è stato rimosso, perché vi è il divieto nella Lighthouse di parlare di ospedali e di pratiche mediche. La bambina Journey Moon è nata morta e la madre e Seldaya, intervistate sulla vicenda, ha deciso di modificare deliberatamente la verità perché quest'ultima non incorresse in problemi legali. È difficile capire cosa possa aver spinto queste donne ad affidare totalmente la responsabilità della nascita dei propri figli a due imprenditrici a caccia di successo e molte di loro hanno parlato di una scelta dettata dalla convinzione di volere il meglio per il proprio figlio. Rimane il fatto che la Free Birth Society, nonostante abbia voluto prendere le distanze da eventi tanto dolorosi, ne è pienamente coinvolta e continua a proporsi come guida consapevole di una maternità naturale a fronte del pagamento di centinaia di dollari.


Appendice 1

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