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Avocado sporchi di sangue

Cartelli criminali in guerra in Messico per il frutto d'oro che fa impazzire l'occidente ma che distrugge la terra e rovina le vite.
Cartelli criminali in guerra in Messico per il frutto d'oro che fa impazzire l'occidente ma che distrugge la terra e rovina le vite.

Li chiamano "i diamanti di sangue" del Messico, e per la loro produzione e commercio in molti hanno perso la vita. Parliamo dell'avocado, il frutto originario dell'America Latina, utilizzato per la preparazione di piatti sempre più richiesti nei Paesi occidentali.

Sono diversi anni, ormai, che si parla della guerra scatenata dai cartelli messicani per il controllo della produzione di tale prodotto, e l'utilizzo dell'avocado, anche per ragioni di natura ambientale ed etica, sta diventando sempre più argomento di discussione.

Imago/Sipa UsaUn coltivatore del Michoacan, scortato dalla polizia armata.

Il frutto d'oro che divora la terra

Già nel 2018, sul Guardian venivano intervistati diversi ristoratori che avevano deciso di non servire più piatti contenenti tale prodotto, pur con una grave perdita economica. Katy Brill, proprietaria del Wild Strawberry Cafe a Great Missenden, nel Buckinghamshire, aveva confessato di aver adottato questa decisione «perché il loro utilizzo non si adattava alla mia etica di usare cibo locale», mentre lo chef JP McMahon, del ristorante stellato Michelin Aniar a Galway, in Irlanda, aveva dichiarato che i frutti «non sono presenti in nessuno dei miei menù, a causa delle miglia aeree, problemi di deforestazione e i problemi in Messico con i cartelli».

Sempre più persone, sia comuni cittadini che persone coinvolte nel settore della ristorazione, stanno prendendo coscienza dell'importanza di consumare i prodotti locali e di stagione, abbandonando la pretesa di avere ogni sorta di frutta e verdura disponibile dodici mesi all'anno. Una scelta quanto mai necessaria e urgente a fronte della grave crisi ambientale che il nostro pianeta si trova ad affrontare. 

La coltivazione degli avocado, nello specifico, richiede una enorme quantità di terra, gran parte ricavata disboscando le foreste di pini della zona interessata alla nuova coltivazione, e uno spropositato utilizzo di acqua, dodici volte in più che per la produzione di una pianta di pomodoro. Nel Michoacán, lo Stato messicano dedito alla coltivazione di tale frutto, si attinge alle riserve di acqua piovana riciclata per soddisfare la richiesta idrica legata alla produzione degli avocado, lasciando molti abitanti senza accesso all'acqua.

Spesso, poi, le riserve di acqua rimaste sono contaminate dai pesticidi utilizzati per tale tipo di produzione, con i conseguenti problemi sanitari che è facile intuire.  Questi dati non possono che far riflettere sulla problematicità di produrre quantitativi sempre più grandi di avocado a fronte della crisi idrica che coinvolge molti Paesi al mondo con esiti devastanti. 

Imago/Xinhua

Un business troppo ghiotto

Con riguardo alla produzione degli avocado, però, i problemi sono molteplici, e oltre al danno ambientale e la deforestazione che la loro coltura ha provocato, vi è il dramma della guerra scatenatasi in Messico tra diverse bande criminali che compiono estorsioni a danno dei contadini e dei proprietari delle piantagioni.

Con il termine tristemente noto di cartelli messicani si intende indicare delle organizzazioni paramilitari, operanti in Messico e in diversi Paesi al mondo, la cui attività principale è riconducibile al traffico internazionale di stupefacenti, e la cui pericolosità è dovuta anche alla guerra scatenatisi nel tempo tra i vari cartelli per il controllo assoluto delle proprie aree di interesse.

Una di queste, da diversi decenni, è quella legata alla coltivazione e commercializzazione dell'avocado il cui consumo è cresciuto in maniera esponenziale, tanto da diventare, in brevissimo tempo, un prodotto molto richiesto e altamente remunerativo.

Secondo il rapporto della Fao del 2021, l'avocado diventerà, entro il 2030 il frutto tropicale più commercializzato al mondo, raggiungendo i 3,9 milioni di tonnellate di esportazioni e superando l'ananas e il mango in termini di quantità. Sempre secondo tale rapporto, il valore totale delle esportazioni mondiali di tale frutto, tra il 2014 e il 2016, ha raggiunto la cifra di circa 8,3 miliardi di dollari, rendendolo uno dei frutti più costosi al mondo.

Questo aspetto non poteva certo non attirare l'attenzione delle bande criminali operanti in Messico, uno dei maggiori produttori di avocado al mondo, che avendo fiutato la possibilità di guadagno, hanno iniziato a interessarsi di tale attività, scatenando una lotta senza quartiere per la detenzione del potere e sottoponendo i produttori locali a estorsioni e ricatti che vengono pagate anche con la morte delle persone coinvolte.

Imago/Zuma Wire

L'oro verde, sporco di sangue

Nella provincia di Michoacán, nel Messico centro-merdionale, si concentra, come detto, oltre l'80% della produzione di avocado, con un valore annuale delle esportazioni stimato nel 2019 in 2,4 miliardi di dollari. La richiesta di avocado è andata ad aumentare e, le difficoltà produttive riscontrate nelle zone centrali e meridionali della California per via della pressante siccità, hanno spinto il Messico a incrementare ancora di più la produzione del cosiddetto 'oro verde' che, come evidenziato dal reporter Alexander Sammon sul Guardian, ha attirato “dei nuovi arrivati, a volte sostenuti dai cartelli, i cui membri distruggono i campi e bruciano gli alberi nativi per far posto a nuovi boschetti redditizi”.

Il successo commerciale dell'avocado, come detto, è relativamente recente. Utilizzato da sempre dalla popolazione locale, fino al XX secolo non è mai riuscito a imporsi sul mercato internazionale: la sua coltivazione, infatti, non era per niente redditizia visto che, a fronte di un notevole impiego di acqua e manodopera, la richiesta da parte dei consumatori rimaneva molto bassa.

Solo agli inizi degli anni Settanta, la California Avocado Society ha iniziato a investire seriamente nel progetto di coltivazione di tale frutto, nonostante all'epoca l'importazione negli Stati Uniti fosse vietata dalla regolamentazione federale adottata a protezione dei coltivatori californiani.

Imago/Xinhua

La penuria d'acqua e di terreno disponibile alla coltivazione dell'avocado, hanno progressivamente portato questi ultimi ad accettare una serie di deroghe alla regolamentazione posta in loro favore, spingendo le aziende agricole più gradi a trasferirsi in Messico per portare avanti la propria attività di coltivazione dell'avocado, divenuto, negli ultimi venti anni, un prodotto molto richiesto per la preparazione di ricette quali il guacamole e o il toast all'avocado. Come riferito dal Guardian, la produzione di avocado di Michoacán è passato dalle circa ottocento mila tonnellate nel 2003 ai quasi due milioni di tonnellate nel 2022.

Da allora, come detto, le zone del Paese interessate alla produzione di avocado sono entrati nelle mire dei cartelli, primo fra tutti il famigerato cartello Jalisco Nuova Generazione, CJNG, i cui membri depredano i coltivatori, occupandone i terreni e rubando gli stipendi loro dovuti, oltre a incentivare il disboscamento per destinare sempre nuovi terreni alla produzione di tale frutto.

Come riferito da Romain Le Cour, giornalista e cofondatore di Noria Research, a Insight Crime, «i gruppi criminali vengono prima coinvolti nel mercato fornendo protezione, per poi imporsi ai coltivatori. Prima c'è stata la Famiglia Michoacana, intorno al 2005, poi i Caballeros Templaros hanno sviluppato sistemi burocratizzati di estorsione e protezione  (…) i gruppi criminali intervengono in ogni fase della produzione, in modi e in misura diversa, a seconda delle regioni. Oggi sono sfortunatamente a disposizione dell'espansione industriale, occupandosi della deforestazione e del disboscamento prima che gli investitori trasformino quelle terre disboscate in ranch e fattorie che producono l'oro verde».

Imago/Agencia EFE

All'ombra del malaffare

Come rimarcato dallo stesso Le Cour, esiste una sorta di connivenza, se non collaborazione attiva, tra i gruppi criminali e le autorità locali, occupandosi i primi di preparare il terreno su cui impiantare la produzione di avocado, mentre le seconde forniscono le autorizzazioni necessarie perché ciò avvenga.

La maggior parte dei frutteti di avocado di Michoacán è stato impiantato illegalmente proprio per via dell'esistenza di una dilagante corruzione che permette alle bande criminali di ottenere con estrema facilità i permessi necessari per l'utilizzo del suolo.

Per far fronte a questo stato di cose sono nati dei gruppi di autodifesa che, in collaborazione con la polizia locale o l'esercito e la Guarda Nazionale, forniscono aiuto e protezione, dietro compenso economico, a coloro che sono coinvolti nel processo di produzione dell'avocado.

Ciò ha portato a un miglioramento della situazione generale tanto da essere diventata una prassi necessaria doversi affidare a una qualche organizzazione di protezione per far fronte alle minacce delle bande criminali.

In un mondo globalizzato come quello attuale, quindi, non si può non pensare che qualsiasi decisione venga presa non abbia poi ripercussioni concrete in un altro angolo di mondo, fosse anche quella di mangiare un avocado e non una frutta di produzione locale. 


Appendice 1

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