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«Ciao, sono il te stesso del futuro»

Un'intelligenza artificiale che veste i panni dei “noi” più anziani. Il nuovo progetto del MIT divide, fra entusiasti e critici.
Un'intelligenza artificiale che veste i panni dei “noi” più anziani. Il nuovo progetto del MIT divide, fra entusiasti e critici.

Anche se provoca una buona dose d'ansia e paura, sono poche le persone alle quali non piacerebbe conoscere il proprio futuro. Poter dare un'occhiata al proprio “sè stesso” futuro, e vedere cosa ha combinato nella vita, solletica di certo la nostra curiosità. Se, infatti, potessimo dialogare con questo nostro doppio, reso saggio dall'età e dall'esperienza, potremo avere un'idea di come saremo da qui a tanti anni e ricavarne, in teoria, delle importanti lezioni di vita.

Sarebbe come utilizzare una sorta di macchina del tempo, capace di darci dei preziosi spunti di riflessione su quello che vogliamo fare della nostra vita in futuro. Questa è stata sicuramente la speranza dei ricercatori del Media Lab del Mit, la prestigiosa università statunitense famosa per le scoperte in campo scientifico e tecnologico, facenti parte del progetto “Future You”, quando hanno sviluppato un chatbot basato sull'intelligenza artificiale capace di simulare la versione futura degli utenti, dispensatore di osservazioni utili e pillole di saggezza.

Una truppa di volontari

Come dichiarato al Guardian da Pat Pataranutaporn, ricercatore del progetto Future You, «l'obiettivo è quello di promuovere il pensiero a lungo termine e il cambiamento del comportamento. Questo potrebbe motivare le persone a fare scelte più sagge nel presente per ottimizzare il loro benessere a lungo termine, e l'ottenimento dei propri obiettivi di vita».

Per la creazione di questo chatbot sono stati impiegati oltre trecento volontari, di età compresa tra i diciotto e i trent'anni, che sono stati invitati a condividere alcune informazioni personali, e a pensare al proprio futuro. I volontari sono stati anche incentivati a mettersi in gioco, immaginando un futuro diverso rispetto a quello desiderato, in modo da poterne ricavare ulteriori spunti di riflessione.

Tale tipo di chatbot, infatti, non può fornire delle previsioni attendibili sul futuro della persona che lo interpella, ma fornisce comunque delle risposte in linea con i dati inseriti nel programma. Utilizzando i dati raccolti, sono stati creati dei ricordi artificiali che sono stati elaborati con un Large Language Model, LLM, basato su GPT-3.5 di OpenAI. È stata poi caricata nel programma una foto di ciascun volontario, invecchiata digitalmente, per mostrare come la persona potrebbe all'età di sessant'anni, e spingere a riflettere sulla costruzione della migliore versione di sé nel futuro.

Lo stesso Pataranutaporn ha avuto modo di conversare con il sé stesso futuro dal quale ha ricevuto il prezioso consiglio «di passare del tempo con i propri genitori finché poteva perché non sarebbero stati in vita per sempre», e ciò lo ha condizionato positivamente nella sua vita presente.

MIT Media LabAlcuni dei volontari che hanno partecipato al progetto e i loro “sé stessi del futuro”

«Così il futuro diventa importante per il presente»

Secondo quanto riferito dal ricercatore al Guardian, l'esperienza di coloro che si sono confrontati con tale chatbot è stata molto positiva, riuscendo a pensare al proprio futuro con meno ansia e paura, in quanto incentivati «dal prendere decisioni di vita migliori, concentrandosi su obiettivi specifici, mangiando sano e risparmiando per il futuro».

Anche secondo Ivo Vlaev, professore di scienze comportamentali all'Università di Warwick, questa del Mit «è una affascinante applicazione, e incarna l'idea di una spinta benefica, rendendo il sé futuro rilevante per il presente».

«Da un punto di vista pratico-ha affermato Vlaev-l'efficacia del progetto dipenderà probabilmente da quanto bene si possono simulare conversazioni significative e rilevanti. Se gli utenti percepiscono il chatbot come autentico e perspicace, ciò potrebbe influenzare significativamente il loro comportamento, mentre se le iterazioni sembrano superficiali e ingannevoli, l'impatto potrebbe essere limitato».

Per veicolare il messaggio positivo sul fatto che le decisioni sagge prese nel presente possono avere delle ripercussioni positive nel futuro, il chatbot dovrà quindi risultare il più realistico e coerente possibile, in modo che gli utenti possano sentirsi arricchiti da un confronto di tale tipo. Come raccontato sempre dal Guardian, quale esempio di successo del chatbot, vi è l'esperienza di una studentessa di biologia che, interrogato il proprio sé del futuro, ha scoperto che il momento più soddisfacente della sua carriera è stato «quando ha aiutato uno studente in difficoltà a migliorare i suoi voti e a superare l'esame di biologia».

Per i ricercatori «è stato incredibilmente gratificante vedere il volto della ragazza illuminarsi di orgoglio e soddisfazione». Per altri volontari, invece, come riferito su Wired, la conversazione con il chatbot «è stato piuttosto artificiale» ma ciò non ha impedito loro di provare un senso di consolazione e una riduzione dell'ansia per il futuro”. Una sorta di mental coach del futuro, quindi, capace di rassicurarci sulla strada da prendere per vivere la vita al meglio e vedere realizzati, quanto più possibile, i nostri sogni e le nostre aspirazioni.

MIT Media LabPat Pataranutaporn, l'ideatore del chatbot partecipa a una conferenza.

Meglio concentrarsi sull'oggi?

Non per tutti, però, “Future You” del Mit è destinato ad avere una qualche rilevanza, limitandosi a essere «un biohacking unito al famoso 'Carpe diem' del film “L'attimo fuggente”». Il biohacking, infatti, consiste in una nuova tendenza del wellness che si basa sul controllo dell'ambiente esterno, e di sé stessi, per vivere meglio e più a lungo, e migliorare le proprie prestazioni fisiche e mentali.

Se a ciò ci aggiungiamo un po' di volontà nell'approfittare di ciò che di meglio può offrirci il nostro presente il risultato sarebbe proprio 'Future You'. Lo sostiene Viv Groskop, giornalista, scrittrice e comica britannica, che in un ironico e polemico articolo pubblicato sul Guardian si chiede cosa possano veramente comunicarci questi chatbot che Tolstoj o Freud non ci abbiamo già detto. Secondo la Groskop, il chatbot con il proprio sé futuro «è un falso progresso perché sappiamo già tutto quello che dobbiamo sapere su quanto siamo senza speranza e stupidi dato che le arti e la letteratura ce lo dicono da millenni. Tutto ciò che dobbiamo sapere su come vivere bene o male, l'invecchiamento, il rifiuto, all'auto-sabotaggio, può essere trovato in una qualsiasi galleria d'arte, biblioteca o teatro del mondo».

Insomma, basterebbe ammirare un quadro di Lucian Freud o «leggere “La morte” di Ivan Ilych Tolstoj» per poter far proprie delle riflessioni esistenziali che, troppo spesso, perché umani e imperfetti, non ci portano comunque ad attuare quel miglioramento necessario alla nostra vita. Il vero paradosso su cui la scrittrice pone giustamente l'attenzione consiste nel fatto che a fronte di grandi investimenti per progetti non proprio essenziali attuati con la IA, «in tutto il mondo occidentale le arti e le discipline umanistiche stanno perdendo finanziamenti e importanza. E tutto per cosa? Perché possiamo vivere con il nostro chatbot personalizzato ed egocentrico che riflette l'inferno della condizione umana, un inferno che abbiamo già brillantemente catalogato», aggiunge concludendo con la speranza che qualsiasi progetto che veda l'implicazione dell'AI non ci porti «a guardare sempre più a fondo in una simulazione della piscina di Narciso», come detto dalla Groskop.


Appendice 1

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MIT Media LabAlcuni dei volontari che hanno partecipato al progetto e i loro “sé stessi del futuro”

MIT Media LabUno screenshot della chat di “Future you”

MIT Media LabPat Pataranutaporn, l'ideatore del chatbot partecipa a una conferenza.