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Il sogno del "popolo senza patria", il Pkk curdo opposto ai piani di Ankara

L'attentato a Istanbul ha riacceso la paura del terrorismo. La Turchia non vuole cedere alle rivendicazioni indipendenza


Domenica 13 Novembre, Istanbul. Quello che doveva essere un tranquillo pomeriggio di festa si è trasformato in uno scenario di morte. La città turca si è vista precipitare all'improvviso nell'incubo del terrorismo. Alle 16.20, un ordigno, probabilmente contenuto in una borsa appoggiata su di una panchina, è esploso nella centralissima via Istiklal, vicino a piazza Taksim, uccidendo sei persone e ferendone più di 80. Da subito le autorità del Paese hanno parlato di “un vile attacco terroristico” di matrice islamica o, più probabilmente, curda.

Arrestata una donna curda - È di lunedì 14 novembre la notizia che è stata arrestata una donna, di nazionalità siriana, indicata come probabile autrice dell'attentato. Ahlam Aldashir, questo il suo nome, avrebbe, secondo quanto riferito il governo, già confessato di essere stata addestrata dal partito curdo armato Pkk e dalle milizie curde siriane dello Ypg. Un attentato probabilmente orchestrato a Kobane, città a maggioranza curda, popolazione che da decenni combatte contro la Turchia per il riconoscimento di un proprio stato indipendente, il Kurdistan. Un conflitto tanto antico quanto dimenticato, quello turco-curdo, che, nei decenni, ha mietuto migliaia di vite umane senza che si sia mai arrivati alla sua risoluzione.

Yasin AKGUL / AFPLa via Istiklal a Istanbul il 14 novembre, un giorno dopo l'attentato. Le bandiere turche rendono omaggio alle persone rimaste uccise

Le rivendicazioni curde - Il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, meglio noto con la sigla Pkk, attuale imputato per l'attentato di Instabul, è un partito politico curdo, attivo fin dal 1978, considerato da diversi Stati, tra cui l'Unione europea e gli Stati Uniti d'America, come un'organizzazione terroristica per i metodi usati nel portare avanti la propria lotta separatista. Nel 1977 un piccolo gruppo di giovani curdi, guidati da Abdullah Öcalan, uno studente di scienze politiche di Ankara, pubblicò una dichiarazione sull'identità del popolo curdo, firmandosi come i "rivoluzionari del Kurdistan”.

La loro missione era quella di avviare delle organizzazioni studentesche che potessero dialogare con le comunità locali sui diritti negati al popolo curdo. Il 21 novembre 1978 nel villaggio di Fis, si tenne il Congresso fondatore del Partito dei Lavoratori del Kurdistan. L'incontro è stato fin da subito osteggiato dal governo turco e dai gruppi di estrema destra, come i Lupi grigi, oltre che da alcuni proprietari terrieri di origine curda critici con l'operato del movimento. L'organizzazione, di ispirazione maoista, aveva come obiettivo di riscattare il popolo curdo dall'oppressione turca, il cui governo, per negarne fino in fondo l'esistenza, li appellava come i "turchi delle montagne".

Pkk sinonimo di terrorismo? - Dopo il colpo di stato da parte dell'esercito turco nel 1980, le parole 'curdo' e 'Kurdistan' vennero ufficialmente bandite, così come la lingua curda che venne vietata nella vita pubblica e privata. Molti di coloro che parlavano, scrivevano e cantavano in lingua curda vennero arrestati, in un clima di crescente repressione nei confronti di questa minoranza etnica presente in Turchia. In questo periodo, il Pkk, così come altri partiti, venne fortemente perseguitato dal nuovo governo e furono eseguite, tra il 1980 ed il 1983, ben 89 condanne a morte, oltre che l'arresto di centinaia di militanti curdi.

Delil SOULEIMAN / AFPI curdi siriani protestano contro la Turchia e in solidarietà con il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), nella città di Qamishli, il 13 novembre 2022.

Un bagno di sangue - A parte le esecuzioni capitali, oltre 300 persone morirono in circostanze misteriose, 171 vennero torturate in carcere e 16 vennero uccise nel tentativo di fuggire. In quel periodo, le agenzie militari raccolsero informazioni su oltre 2 milioni di persone, di cui 230 mila furono processate sotto la legge marziale. Inoltre, a circa 400 mila persone venne negato il passaporto ed oltre 30 mila persero il lavoro per essere stati classificati come cospiratori. I membri del Pkk ripiegarono in Siria ed in Libano e molti di loro presero parte alla guerra in Libano del 1982, schierandosi con i siriani. Il 15 agosto 1984, il Pkk scelse la via della lotta armata ed annunciò l'inizio della rivolta curda, non vedendo nel nuovo governo, democratico ma ancora influenzato dall'esercito, alcuna volontà di riconoscere l'identità curda.

Iniziò una stagione di lotte cruente, di attacchi dei guerriglieri da una parte e di rappresaglie armate da parte dell'esercito turco dall'altra. La mancanza di disciplina e la frammentazione del gruppo in micro cosmi contrapposti tra loro portò l'organizzazione a giustiziare anche alcuni critici interni. La guerriglia armata ed i problemi interni stavano inoltre contribuendo ad incrinare il progetto di un Kurdistan libero ed indipendente, che era stato da sempre l'obiettivo primario del movimento. 

Si sgretola il mito - Contemporaneamente, anche l'immagine pubblica del gruppo iniziò ad offuscarsi per via della vicinanza del Pkk con regimi corrotti e criminali, come quello di Saddam Hussein al quale diedero delle informazioni sul Partito Democratico di Kurdistan, di Masoud Barzani, in cambio di armi. L'organizzazione non riuscì a porre fine agli attacchi contro la popolazione civile e a smettere di usare il terrorismo come arma contro il governo, attirando su di sé, feroci critiche a livello internazionale. Secondo numerosi rapporti pubblicati all'epoca, entrambe le parti in causa commisero numerose violazioni ai diritti dell'uomo.

ImagoNapoli, attivisti curdi tengono uno striscione durante la manifestazione a sostegno del popolo curdo e la liberazione di Ocalan nel 23esimo anniversario dell'arrivo in Italia di Ocalan, leader del Partito dei Lavoratori del Kurdistan, che è stato in carcere per 20 anni

Esplosioni e rapimenti - Il Pkk, nelle sue fasi iniziali, rapì sistematicamente uomini, donne e bambini per reclutarli tra le proprie file. Secondo la pubblicazione della Jamestown Foundation, tra la fine degli anni '80 e l'inizio dei '90, il Pkk costrinse ogni famiglia curda a mandare a combattere nell'organizzazione almeno un membro della propria famiglia. Nel 994 la pratica del rapimento aumentò a dismisura, per compensare le pesanti perdite subite nel conflitto, e furono impiegati numerosi bambini soldato.

Migliaia di persone vennero uccise per aver servito il governo o per aver rifiutato di sostenere l'organizzazione. Vennero bruciate numerose scuole, “emblema dell'imperialismo turco”, ed uccisi centinaia di insegnanti. Nei primi anni '90 il Pkk iniziò a bombardare obiettivi civili e a rapire turisti, oltre che commettere numerosi massacri a danno della popolazione inerme. Il 21 ottobre del 1993, a Derince, l'organizzazione massacrò 22 persone, tra uomini, donne e bambini, membri della stessa famiglia. Centinaia di contadini curdi vennero torturati e uccisi perché accusati di essere dei collaboratori ed informatori del governo.

L’etichetta di organizzazione terroristica - Per tali motivi, nel 1997, il Dipartimento di Stato statunitense inserì il Pkk nell'elenco delle organizzazioni terroristiche. Anche le forze governative turche, da parte loro, si sono macchiate di crimini contro l'umanità e numerose organizzazioni internazionali, come Human Rights Watch, ha denunciato le forze turche per violazioni del diritto umanitario, come torture, uccisioni extragiudiziali e fuoco indiscriminato durante il conflitto con il Pkk. La prima insurrezione durò fino al 1 settembre 1999, data in cui il Pkk dichiarò unilateralmente il cessate il fuoco. Nel 1999, il suo leader Öcalan, venne intercettato da alcuni agenti della Cia e del Mit, i servizi segreti turchi, mentre era diretto in Kenya ed estradato in Turchia dove venne condannato all'ergastolo e rinchiuso in un carcere di massima sicurezza.

Gihad DARWISH / AFPIl villagio curdo di al-Malikiyah (Derik) nella provincia nord-orientale di Hasakah, in Siria, piange 11 vittime dovute alle rappresaglie turche.

La speranza di pace si spegne subito - Il 1 giugno 2004, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan dichiarò la fine del cessate il fuoco. Dopo anni di relativa tregua, nel 2011 il conflitto turco-curdo divenne sempre più violento, con un allargamento del fronte di guerra. Solo nel 2013, il governo turco e il Pkk ripresero i colloqui di pace. La speranza di una tregua definitiva del conflitto, però, si arenò nel 2015. Il Pkk annullò nuovamente il cessate il fuoco a causa, tra le altre cose, dei devastanti bombardamenti condotti dalla Turchia sulle posizioni che l'organizzazione occupava in Iraq, durante il conflitto tra i curdi e lo Stato Islamico dell'Iraq e del Levante, l'Isis. Durante la guerra, infatti, vennero distrutte molte città abitate dalla popolazione curda, tra cui Diyarbakir, Sirnak e Yüksekova.

Il conflitto tra le due fazioni in lotta si è trascinato per anni, mietendo migliaia di vite umane, senza che si sia giunti ad alcuna soluzione. Il diritto del popolo curdo, il cosiddetto “popolo senza patria”, di vedersi riconosciuta la propria identità con la nascita di uno stato indipendente, continua a scontrarsi con la volontà turca di opporsi strenuamente a tale progetto. L'attentato di domenica 13 novembre, secondo alcuni esperti, potrebbe essere la risposta del Pkk, che ad oggi però nega qualsiasi coinvolgimento, al veto posto dalla Turchia all'ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato senza aver prima cessato di offrire sostegno a 73 curdi, considerati terroristi, che vivono attualmente nei paesi scandinavi.

Il popolo curdo è il quarto gruppo etnico per popolosità del Medio Oriente e, ancora oggi, si divide tra Turchia, Siria, Iran ed Iraq senza poter far riferimento ad un unico stato. Un antico adagio curdo dice che “i curdi non hanno amici ma solo le loro montagne” e questo la dice lunga sull'ennesimo conflitto dimenticato in cui parlano le armi ma tace la politica.


Appendice 1

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Yasin AKGUL / AFPLa via Istiklal a Istanbul il 14 novembre, un giorno dopo l'attentato. Le bandiere turche rendono omaggio alle persone rimaste uccise

Gihad DARWISH / AFPIl villagio curdo di al-Malikiyah (Derik) nella provincia nord-orientale di Hasakah, in Siria, piange 11 vittime dovute alle rappresaglie turche.

Delil SOULEIMAN / AFPI curdi siriani protestano contro la Turchia e in solidarietà con il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), nella città di Qamishli, il 13 novembre 2022.

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