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Nucleare, mon amour

Dovevamo lasciarcelo alle spalle e, invece, è ancora qua. Colpa della crisi energetica ma non solo.


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«Il mondo è nel mezzo della prima vera crisi energetica globale, innescata dall’invasione russa dell’Ucraina, e il settore elettrico è uno dei più gravemente colpiti. Ciò è particolarmente evidente in Europa, che sta attraversando una grave turbolenza del mercato energetico, e nelle economie emergenti e in via di sviluppo, dove le interruzioni dell’approvvigionamento e l’impennata dei prezzi del carburante stanno mettendo a dura prova i fragili sistemi energetici e provocando blackout». Non usa giri di parole Keisuke Sadamori, direttore dell’Agenzia Internazionale per l’energia, Iea, che, nell’ultimo rapporto pubblicato lo scorso luglio, invita i governi «a ricorrere a misure di emergenza per affrontare le sfide immediate» ma anche a investire di più nella transizione verso fonti di energia pulita. L’Agenzia prevede, inoltre, che la domanda globale di energia elettrica aumenterà del 2,4% nel 2022 e un aumento analogo è previsto per il 2023.

Tutto parte da Putin

Nel suo rapporto, l’Agenzia Internazionale per l’energia, ha anche sottolineato come il prezzo medio del gas naturale in Europa sia quattro volte più alto rispetto allo stesso periodo del 2021, mentre il prezzo del carbone sia più che triplicato. La guerra scoppiata in Ucraina ha innescato una crisi energetica mondiale rendendo necessario trovare un modo per emanciparsi dal gas russo. L’invasione russa non ha fatto altro che rendere palese ciò che già si sapeva da tempo, ossia la necessità che i Paesi si creino una propria indipendenza energetica. La soluzione appare di difficile realizzazione e non passa giorno che si legga di proteste di piazza dovute all’aumento del caro vita per via del costo delle bollette, divenuto ormai quasi proibitivo.

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Nuovo problema, vecchia soluzione

Per far fronte a tale situazione, in considerazione del fatto che non sia possibile una transizione immediata dai combustibili fossili all’energia cosiddetta ‘pulita’, sono sempre più numerosi i Paesi che stanno rivolgendo la propria attenzione all’energia nucleare. Non solo i progetti di dismissione delle centrali nucleari dei Paesi che già si servivano di tale fonte energetica sono stati interrotti, ma si è anche assistito al proliferare di progetti per la costruzione di nuovi impianti. Non è un caso poi che lo stesso Parlamento europeo abbia inserito il nucleare nella tassonomia, ossia nell’elenco delle attività sostenibili.

Secondo Jess Williams, analista investimenti responsabili della Columbia Threadneedle Investments, “il nucleare fornisce energia in qualsiasi momento della giornata indipendentemente dalle condizioni meteorologiche e richiede meno materiali rispetto alle altre tecnologie di transizione”. La resistenza a rivolgersi a tale tipo di fonte energetica è da riportarsi, in parte, anche al ricordo, ancora fresco, dei grandi disastri ambientali provocati da incidenti come quello accaduto a Chernobyl o a Fukushima ma, secondo quanto affermato dal Centro comune di ricerca, JRCrc, ossia la direzione della Commissione europea che si occupa delle consulenze scientifiche, non vi sarebbe alcuna evidenza scientifica capace di comprovare il fatto che l’energia nucleare possa provocare un danno maggiore alla salute dell’uomo rispetto alle altre tecnologie per la produzione di energia elettrica.

Tali conclusioni sono condivise dallo stesso Williams secondo il quale “considerando i decessi dovuti all’inquinamento atmosferico, il nucleare risulta particolarmente positivo rispetto ai combustibili fossili ed è pressoché paragonabile all’energia eolica, idroelettrica e solare”. Non bisogna dimenticare, poi, che il tema del nucleare era tornato in auge ancor prima dello scoppio della guerra in Ucraina, alla luce della sempre più pressante esigenza di limitare le emissioni di Co2 nell’atmosfera. Tale fonte energetica ha quindi conquistato, negli ultimi tempi, l’approvazione di molti esponenti dell’IPCC , gli esperti climatici delle Nazioni Unite. 

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Inizia il walzer atomico

A prescindere da tutte le speculazioni sul tema del nucleare, rimane il fatto che, come detto, sempre più Paesi al mondo stanno progettando di rivolgersi a tale tipo di fonte energetica e chi aveva pensato di farne a meno è tornato repentinamente sui propri passi. La Germania, per esempio, che aveva programmato la chiusura delle sue tre centrali nucleari entro il 31 dicembre prossimo, ha deciso di prolungare l’attività di due di esse almeno fino ad aprile 2023.

L’idea del governo tedesco è quella di costituire un “riserva di emergenza” per far fronte al prossimo inverno. Una scelta, quella presa del ministro dell’Economia e della Transizione economica Robert Habeck, che ha scontentato i liberali dell’Fdp che avrebbero voluto una estensione delle attività a più lungo termine. Il verde Habeck, però, si è sempre dichiarato contrario al nucleare ed ha motivato la sua decisione affermando che la Germania non ha carenze interne ma deve far fronte all’esportazione di energia in nome della solidarietà europea. Anche Gerald Neudauer, esperto di energia di Greenpeace Germania, si è detto contrario all’uso del nucleare. Secondo l’esperto “prolungare il nucleare non è una soluzione alla crisi energetica dato che il gas viene utilizzato principalmente per il riscaldamento e non per l’elettricità”.

Nucleare, mon amour

La Francia, dal canto suo, ha già il 70% della energia elettrica prodotta dalle centrali nucleari, ma la presidenza Macron ha annunciato la volontà di costruire 6 nuovi reattori nucleari. Il primo ministro per la transizione energetica Agnès Pannier-Runacher, ha inoltre confermato l’impegno del governo di riattivare gran parte delle centrali nucleari spente entro il 2023. Ad oggi, infatti, dei 56 reattori presenti in Francia 32 sono inattivi per degrado corrosivo o necessità di manutenzione. La società Edf, Èlectricité de France, si è impegnata a riavviare 27 delle 32 centrali inattive entro la fine del prossimo inverno.

Nonostante tale ambizioso progetto, su cui il governo si è detto deciso a vigilare perchè ne venga rispettata la scadenza, il primo ministro francese Elisabeth Borne ha annunciato che il Paese dovrà comunque prepararsi al razionamento dell’elettricità alle imprese a partire dal prossimo ottobre.

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Fukushima è nel passato

Anche in Giappone, undici anni dopo il disastro di Fukushima che aveva posto un serio freno all’utilizzo di tale energia, il vento sta cambiando e sono sempre di più, tra industriali e politici, coloro che si dichiarano favorevoli all’energia atomica. Il governo nipponico ha infatti dichiarato di recente, di valutare molto seriamente di servirsi di “reattori di nuova generazione con nuovi meccanismi di sicurezza”, non solo per limitare le emissioni di carbonio ma anche per calmierare il prezzo dell’elettricità e del gas.

Anche il Regno Unito si sta rivolgendo al nucleare per trovare una soluzione all’attuale crisi energetica. Da Downing Street è stato dato il via libera alla costruzione di una nuova centrale nel Suffolk in base al progetto Sizewell C, il cui partner principale è il colosso francese Edf, del valore di 20 miliardi di sterline. La nuova centrale sarebbe in grado di garantire la fornitura di 3,2 gigawatts di elettricità, pari al 7% del fabbisogno del Paese, per fornire energia a 6 milioni di case. La centrale Sizewell C genererà energia per almeno 60 anni facendo risparmiare, secondo i calcoli fatti dalla Edf, 9 milioni di tonnellate di emissioni di anidride carbonica per ogni anno di funzionamento.

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Un'energia “verde”?

Sempre in Europa, la Slovenia ha autorizzatola costruzione del secondo reattore del Paese nella centrale di Krshko mentre l’Olanda, che inizialmente aveva perseguito l’obiettivo di liberarsi del nucleare entro il 2021, ha poi cambiato idea non solo mantenendo attiva la centrale di Borssele ma progettando anche la costruzione di altre due nuove unità.

A livello mondiale sono in costruzione 54 nuovi reattori in diciannove Paesi tra cui la Cina, l’India, la Russia, la Corea del Sud, la Turchia e gli Emirati Arabi. A fronte di chi si apre o rafforza la propria produzione di energia nucleare ci sono ancora tanti Paesi che si dichiarano contrari. In Italia, per esempio, ogni tanto il tema torna d’attualità ma senza una reale volontà di darvi corso mentre la Nuova Zelanda continua a dichiararsi totalmente contraria all’uso di tale fonte energetica.

La divisione tra favorevoli e contrari si è resa evidente anche in seno al Parlamento europeo dove vi è stato un acceso dibattito sulla opportunità d'inserirla o meno nell’elenco delle attività a favore dell’ambiente. Secondo coloro che si dichiarano contrari all’utilizzo del nucleare, tale energia rappresenterebbe una soluzione a medio termine ma non risolverebbe, in alcun modo, le variazioni di mercato né la crisi ambientale che ha immediato bisogno di un netto cambio di passo nell’utilizzo delle energie rinnovabili. La discussione rimane aperta anche se, con l’inverno alle porte, il tempo per le chiacchiere si riduce sempre di più mentre aumenta il bisogno pressante di una qualche soluzione concreta alla crisi energetica mondiale in corso.

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