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Una polemica infinita chiamata Jova Beach Party

Evento milionario dell'estate e bersaglio degli ecologisti, la festa di Jovanotti ha fatto molto discutere. Ecco perché


MAGO/PPA

Cinquantasei anni e una faccia da ragazzino. Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, canta, balla, duetta e si diverte davanti a più di 60 mila persone. Chi ha partecipato a una delle tappe del Jova Beach Party ne è rimasto entusiasta e sono in tanti ad ammettere di essere rimasti contagiati da una tale ondata di energia. Il tour estivo di Jovanotti, partito il 2 luglio da Lignano Sabbiadoro e destinato a concludersi il 10 settembre con il concerto all’aeroporto Bresso-Milano, è stato, nel bene e nel male, l’evento musicale dell’estate italiana.

Migliaia di persone si sono accalcate sotto i tre palchi nei quali, per quasi 10 ore, si alternano ospiti nazionali e internazionali oltre, ovviamente, al padrone di casa, Jovanotti. Con il suo look piratesco e una invidiabile verve, il cantante fa gli onori di casa, concedendo spazio anche ai propri fan che hanno approfittato dell’enorme palco messo loro a disposizione per ‘celebrare’ matrimoni o chiedere la mano al proprio partner. Detto così sembrerebbe solo una magnifica e gigantesca festa estiva, dove il divertimento e la musica la fanno da padrone, ma il Jova Beach Party 2022 è stato molto di più. L’evento musicale ha portato con sé uno strascico di polemiche che non cessa di esaurirsi e ora, che il tour volge al termine, sono in tanti a voler tirare le somme, dal punto di vista ambientale e finanziario, per vedere se è proprio tutto oro ciò che luccica. 

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La polemica ecologista

Con riguardo al primo punto, il Jova Beach Party si pone chiaramente delle finalità ecologiste. Nel sito ufficiale, infatti, è possibile leggere che «sono oltre tre milioni i fondi raccolti attraverso la campagna di crowdfunding promossa da Jovanotti e dal Wwf e Intesa San Paolo a salvaguardia dell’ambiente e del nostro territorio (...) per pulire 20 milioni di metri quadri di spiagge, laghi, fiumi e fondali». Il progetto ambientale al Jova Beach Party si completa anche grazie alla collaborazione della Guardia Costiera e al Banco alimentare che presiede l’area ristori per l’abbattimento di eventuali sprechi, mentre la cooperativa Erica aiuta il pubblico nel giusto conferimento dei rifiuti.

Nonostante tali lodevoli iniziative, però, l’evento musicale è finito nell’occhio del ciclone per le proteste sollevate da numerose associazioni ambientaliste, tra cui la Lipu, Italia Nostra e l‘Arci, che hanno denunciato il fatto che i concerti si tenessero su spiagge e parchi considerati riserve naturali, come le spiagge di Vasto, Marina di Ravenna e Roccella Ionica.

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«Nessun rispetto per fauna e flora»

Secondo tali associazioni non solo non sono state applicate, nell’organizzazione dell’evento, le basilari norme poste a tutela di questi territori ma, per far spazio ai concerti, sarebbero state distrutte aree marine protette, spianate dune e danneggiato l’ambiente naturale delle zone interessate. Il rumore e l’eccessivo passaggio di persone metterebbe inoltre in serio pericolo la possibilità di molte specie di uccelli di nidificare o la schiusa delle uova deposte sulla spiaggia dalle tartarughe marine.

A Fermo, nelle Marche, il comitato Tag Costa Mare ha denunciato il fatto che l’area marina protetta per la presenza del Fratino, un uccellino che nidifica sulle spiagge europee, sia stata spianata, mentre altre associazioni ambientaliste hanno denunciato altrettanti abusi a Vasto, dove sarebbe stato intubato un corso d’acqua, o a Marina di Ravenna dove sarebbe stato tagliato un filare di 65 metri di tamerici. E’ stato inoltre denunciato che la presenza di più di 30 mila persone porta inevitabilmente un danneggiamento delle spiagge dove si svolge il concerto. Anche il noto geologo Mario Tozzi ha pubblicato sul quotidiano La Stampa una lettera indirizzata all’artista in cui venivano messi in evidenza gli effetti negativi, a livello ambientale, dei concerti del Jova Beach Party.

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L'imbarazzo e la risposta di Jova agli «econazi»

Davanti a tali attacchi il cantante non è stato in silenzio e, dopo aver definito gli ambientalisti come ‘eco-nazisti’, ha invitato chiunque a recarsi a un suo concerto per verificare che tutto si svolga nel pieno rispetto delle regole. Jovanotti ha anche respinto al mittente le accuse che il proprio tour fosse una mera operazione di ‘green wash’, una espressione inglese che significa ‘ecologismo di facciata’.

Le critiche hanno investito anche gli sponsor dell’evento: la Fonzies, che vende le patatine in sacchetti di plastica, la società di multiservizi A2a che utilizza degli inceneritori e la Fileni che farebbe uso di allevamenti intensivi, in barba al fatto che Jovanotti si sia dichiarato ormai da tempo vegano. Ai primi di agosto ha iniziato anche a circolare la notizia che, nell’organizzazione degli eventi, fossero stati impiegati dei lavoratori pagati in nero. Anche in questo caso, il cantante ha risposto ai suoi detrattori spiegando, in una diretta Instagram, che «il lavoro nero è qualcosa di serio, non la solita fuffa» per poi accusare l’agenzia stampa che «esce alle 7 di sera per non darti il tempo di replicare. È un messaggio, un killeraggio, un modo per provare a farti male. È una tecnica collaudatissima, perché non puoi replicare e devi aspettare il giorno dopo quando tutti i giornali sono usciti».

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Il WWF: «Le spiagge non sono tutte uguali»

Sul tema è intervenuto anche il presidente Centro Studi Wwf Gaetano Benedetto, visto che l’associazione è coinvolta direttamente nell’organizzazione del Jova Beach Party, per specificare che il lavoro fatto dal Wwf ha portato a escludere decine di siti che si erano candidati a ospitare il tour: «Le spiagge non sono tutte uguali- ha spiegato Benedetto - proprio in base a questo principio, oltre a quelle delle aree protette, sono state escluse, dalla scelta delle location, decine di spiagge, nonostante le legittime richieste di numerosi Enti locali che si candidavano a ospitare i concerti (...) voler far passare spiagge fortemente antropizzate, in contesti chiaramente urbani, come oasi naturali, è un esercizio strumentale oltre che sbagliato».

Secondo Benedetto, infatti, le spiagge antropizzate non sono prive di valore ambientale ma, semplicemente, l’impatto del concerto può essere più facilmente controllato e assorbito. Inoltre, come affermato da Benedetto «per i Jova Beach Party sono stati applicati analisi, protocolli e procedure che le migliaia di eventi medio-piccoli che annualmente si svolgono sulle nostre spiagge non hanno e questo è stato possibile grazie ad una precisa scelta di Jovanotti». Nonostante le autorevoli voci alzatesi a difesa dell’iniziativa musicale del cantante, le polemiche non sono andate a scemare e fino all’ultimo il Jova Beach Party si porta dietro una serie d'iniziative e petizioni per fermare i grandi eventi sulle spiagge che hanno raggiunto, in poche ore, anche 31 mila firme.

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Ma chi ci guadagna con il Beach Party?

Se da una parte, quindi, ci sono coloro che si dichiarano contrari all’evento di Jovanotti per motivi ambientali, dall’altra c’è anche chi, come le amministrazioni locali, vedono in esso una occasione unica per aumentare l’indotto turistico, e di conseguenza i ricavi, delle zone interessate dai concerti. Gli incassi della prima edizione del Jova Beach Party, nel 2019, erano stati di 33 milioni di euro anche se, come spiegato da Maurizio Salvadori, manager dell’agenzia Trident, organizzatrice dell’evento, «lavorando negli stadi si guadagna molto di più mentre fare i concerti sulle spiagge è una scommessa, una sfida che Lorenzo ha lanciato per fare qualcosa di diverso per il suo pubblico».

A fronte di spese che possono sembrare anche ingenti per l’organizzazione del JBP, la più alta è stata quella di Viareggio con 250 mila euro, vi è stata una ricaduta economica importante per tutti i comuni interessati dall’evento. Proprio a Viareggio, i guadagni generati dalla presenza di 80 mila persone, sono stati di 10 milioni di euro, mentre a Lignano Sabbiadoro, in occasione dei concerti di Jovanotti, gli alberghi sono stati occupati al 98% nel raggio di 60 chilometri.

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«Noi non chiediamo niente»

«Noi non chiediamo niente - ha dichiarato al magazine online l’Essenziale, Salvadori - ma se andassi con il cappello in mano a chiedere 100, 200 mila euro a fondo perduto solo per esserci, sono convinto che li porterei a casa». Il Jova Beach Party garantisce visibilità e vantaggiosi introiti ai comuni interessati alla sua organizzazione, anche se mancano dati certi sull’effettivo impatto economico che un tale evento porta alle casse delle amministrazioni. Bisogna poi considerare che, a fronte della spesa di soldi pubblici, a trarre beneficio dai concerti è solo un ristretto gruppo di persone, ossia proprietari di case, alberghi, stabilimenti balneari e attività commerciali.

Non sono reperibili dati relativi ai benefici apportati alla collettività, come per esempio la creazione di nuovi posti di lavoro e, a ora, non è possibile capire se, nel complesso, sia valsa la pena o meno di organizzare il Jova Beach Party dato che possono esserci aspetti negativi a lungo termine di cui ora non è possibile rendersi conto. Mentre non si sono ancora spente le luci sui palchi del JBP, ci si trova ancora a interrogarsi su di un gigantesco evento musicale che si nutre d'innovazione ma anche di contrasti e polemiche e che raccoglie plausi e critiche che solo il tempo dimostrerà essere fondate o meno. 


Appendice 1

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