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Storia della Nato, un vecchio patto di difesa

Quasi dimenticato e dato per sepolto, il Patto atlantico è al centro dell'attuale crisi fra Occidente e Russia


«Gli Stati che aderiscono al presente Trattato, riaffermano la loro fede negli scopi e nei principi dello Statuto delle Nazioni Unite e il loro desiderio di vivere in pace con tutti i popoli e con tutti i governi (...) a salvaguardare la libertà dei loro popoli, il loro comune retaggio e la loro civiltà, fondati sui principi di democrazia, sulle libertà individuali e sulla preminenza del diritto».

Così sta scritto nel prologo del Trattato Nord Atlantico, o Patto atlantico, firmato a Washington D.C. il 4 aprile del 1949 e, potrebbe quasi apparire un epitaffio se è vero che il 9 novembre 2019, 70 anni dopo la sua costituzione, il presidente francese Emmanuel Macron dichiarò «la morte celebrale della Nato».

Imago/United Archives InternationalLa firma del trattato, nel 1949.

Come se quei 70 anni non fossero mai passati

Settanta anni di vita, settanta anni di cambiamenti, che hanno trasformato il mondo in maniera radicale e, di conseguenza, il senso di esistere della Nato stessa. In molti, da Trump a Macron, in questi ultimi anni, si sono detti pronti a celebrare il funerale del Patto atlantico, ormai considerato vetusto e anacronistico, sennonché, il Trattato Nord Atlantico ha avuto un sussulto di vita con la recente invasione della Russia in Ucraina.

Uno spasmo di vitalità che, per i detrattori, ha dimostrato, ancora una volta, la sua totale impreparazione a far fronte a nuovi scenari di crisi, mentre, per i suoi estimatori, ha reso evidente la necessità, ancora attuale, di proteggere i Paesi occidentali dalle mire espansionistiche russe. Inutile dire che l’attuale situazione geopolitica sembra aver riportato il mondo indietro di decenni, come se la caduta del Muro di Berlino e le globalizzazione fossero stati cancellati di colpo.

Il mondo sembra essere tornato a quel 1949 quando, il devastante conflitto mondiale, dopo l’uso dell’atomica in Giappone, aveva reso chiaro a tutti che la volontà distruttiva dell’Uomo era ormai arrivata ad un punto di non ritorno.

La spinta alla pace, dopo tanto orrore, non poteva però non fare i conti con le macerie, politiche ed economiche, che la Seconda Guerra Mondiale aveva lasciato dietro di sé, consegnando ai sopravvissuti al conflitto un mondo sostanzialmente diviso in due blocchi: uno che gravitava intono all’area d'influenza degli Stati Uniti e un altro che gravitava intorno all’Unione delle Repubbliche Sovietiche.

Imago/ZumaWireLe forze della Nato alle manovre in una foto del 1968.

Quando ancora c'era il bipolarismo

Da qui, l’esigenza di stilare un tale Trattato venne sentita come urgente dai Paesi occidentali visto il diffondersi di una corrente di pensiero che riteneva probabile che l’U.R.S.S. avrebbe, prima o poi, manifestato la volontà di estendersi ad occidente, diffondendo la «pericolosa dottrina comunista» in Europa, Canada e nel Nord degli Stati Uniti. L’emblema di tale contrapposizione in blocchi fu rappresentata dalla divisione della città di Berlino in Est e Ovest, quasi a chiudere, non solo idealmente, qualsiasi contatto tra questi due mondi.

A garantire il carattere di “difesa collettiva” della Nato è l’articolo 5 del Patto atlantico, secondo il quale «le parti concordano che un attacco armato contro una o più di esse, in Europa o in America settentrionale, deve essere considerato contro tutte (...) prendendo, immediatamente, individualmente o in concerto con le altre parti, tutte le azioni che ritiene necessarie, incluso l’uso della forza armata per ripristinare e mantenere la sicurezza dell’area Nord atlantica».

Imago/United Archives InternationalCarriarmati francesi durante un'esercitazione Nato del 1961.

Dal canto suo l’Unione sovietica istituì una organizzazione simile che si contrapponeva al Patto atlantico: il Patto di Varsavia, volta a fornire cooperazione militare reciproca e permettere all’Unione sovietica di controllare i suoi stati membri. Otto anni dopo la firma del Trattato, ebbe inizio, la cosiddetta ‘Guerra Fredda’ , così chiamata perché, anche se non venne mai combattuta sul campo di battaglia, spinse i due blocchi a predisporre i propri dispositivi militari, compresi quelli nucleari, l’uno contro l’altro. In uno scenario simile, la Nato, tra gli anni’50 e gli anni’80, svolse il ruolo di sorvegliante delle democrazie occidentali, di modo da salvaguardare l’equilibrio raggiunto tra le due super potenze mondiali, Stati Uniti e Russia.

Questo fino alla storica notte del 9 novembre 1989, quando, davanti agli occhi increduli dei berlinesi, e del mondo intero, il Muro che aveva rappresentato materialmente l’incomunicabilità tra i due blocchi contrapposti, venne abbattuto a picconate portando alla distruzione, in una sorta di effetto domino, dell’intera Unione delle Repubbliche sovietiche che, ad una ad una, ottennero una propria autonomia politica. Dopo 40 anni di storia, ci si chiese che futuro poteva avere, in un mondo che sembrava rappacificato, il Patto atlantico e si rese evidente un suo ripensamento nell’ottica di un quadro geopolitico completamente modificato.

Archivio ReutersDue piloti della Nato, pronti a decollare dalla base di Aviano (Pordenone) per un'azione nella guerra nell'ex-Yugoslavia.

Tutte le guerre della Nato

Tra il 1992 ed il 1995 la Nato intervenne militarmente per la prima volta nella sua storia in un conflitto armato, quello scoppiato nella ex Jugoslavia mentre, nel 1999, forze aeree della Nato bombardarono la Serbia, a difesa del Kosovo. Nello stesso periodo la Nato cominciò ad allargare il proprio raggio d'influenza ad Est, inglobando tra i propri Stati membri, l’Ungheria, la Polonia e la Repubblica Ceca, seguiti poi, nel 2004, da Bulgaria, Paesi baltici, Romania, Slovacchia e Slovenia. L’11 settembre del 2001 diversi aerei statunitensi vennero dirottati da terroristi di Al-Qaeda e scagliati contro obiettivi civili e militari, come le Torri gemelle di New York o il Pentagono.

Tale data ha segnato un vero e proprio spartiacque della Storia, modificando per sempre il concetto stesso di sicurezza nazionale e conflitto armato. In quella occasione, George W.Bush propose alla Nato di uscire dai propri interessi regionalistici e di porsi, a livello globale, come controparte al terrorismo.

Archivio ReutersUn contadino serbo, al lavoro per ricostruire la sua fattoria, distrutta da un raid Nato.

Per la prima volta nella sua storia, venne invocato dagli Stati Uniti l’articolo 5 e i Paesi Nato scesero in guerra contro l’Afghanistan, paese ritenuto colpevole di formare e dare rifugio ai terroristi di Al-Qaeda, capeggiati da Osama Bin Laden. In tale occasione si resero evidenti una serie di drammatiche contraddizioni che caratterizzarono l’operato della Nato, come l’estensione del conflitto armato a Paesi estranei a tale fenomeno terroristico, come l’Iraq, ed il suo prolungamento anche dopo la morte di Bin Laden, avvenuta in Pakistan il 2 maggio del 2011.

La nebulosità delle giustificazioni poste a base di tale conflitto si resero palesi nell’agosto di dieci anni dopo quando, davanti a una folla atterrita dal ritorno dei talebani, l’esercito degli Stati Uniti si ritirò, anche se sembrò trattarsi più di una vera e propria fuga, dall’Afghanistan lasciando la popolazione civile in una situazione, se possibile, peggiore di quella in cui viveva nel ventennio precedente al loro intervento.

Archivio ReutersUn soldato della Nato, durante un'esercitazione in Turchia.

Una crisi dal colore del sangue

Da allora, la Nato ha partecipato a diverse missioni, con risultati non proprio felici. Nel 2004, a seguito della Seconda guerra del Golfo, ha portato avanti una missione in Iraq per addestrare le forze di sicurezza nazionali, nel 2009 ha dato inizio alla missione antipirateria ‘”Ocean Shield” nell’Oceano indiano e nel Golfo di Aden, mentre, nel 2011, la Nato ha iniziato a fornire appoggio alle operazioni in Libia per abbattere il regime del colonnello Gheddafi in forza di una risoluzione Onu, partecipando, per la prima volta, con la Russia, ad una esercitazione congiunta di velivoli militari. Una guerra fallimentare sia dal punto di vista militare che economico che ha portato lo Stato libico, principale via di transito dei trafficanti di esseri umani, a una situazione catastrofica. La profonda crisi della Nato nasce, come visto, non solo dall’aver smarrito la propria identità, impegnandosi in missioni militari contraddittorie e fallimentari, ma anche dalle profonde divisioni emerse con sempre maggiore forza tra i suoi membri.

Archivio ReutersUn razzo di un jet Nato colpisce un carroarmato libico.

Altra data fondamentale in questo senso, è rappresentata dal 9 ottobre 2019 quando la Casa Bianca annunciò «che la Turchia lancerà un’operazione militare nel nord est della Siria da tempo programmata» e che le truppe americane non saranno «più nell’area circostante» quando questo accadrà. Il voltafaccia degli Stati Uniti alle forze democratiche siriane e l’operazione militare turca, volta a eliminare i combattenti curdi, non rientrante nelle fattispecie collaborative della Nato, ha creato una profonda spaccatura all’interno del Patto atlantico.

Negli ultimi decenni, sono molte le scelte sbagliate che hanno portato la Nato a porsi nuovamente come avversario della Russia e dei Paesi con essa simpatizzanti. Il vuoto lasciato nei Paesi in cui si ha operato, spesso colmato dalla stessa Russia, come in Nord Africa e Medio Oriente ha fatto sì che l’immagine della Nato ne uscisse fortemente compromessa e indebolita. La sua sussistenza, con riguardo ai Paesi occidentali, non appare in dubbio, rappresentando, ad ora, l’unico strumento di difesa comune dei Paesi europei ancora privi di un corpo militare comune. Di sicuro si rende sempre più pressante l’esigenza di pensare, in una chiave più moderna, alle sfide future, in termini di organizzazione interna e sicurezza mondiale.


Appendice 1

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Archivio ReutersDue piloti della Nato, pronti a decollare dalla base di Aviano (Pordenone) per un'azione nella guerra nell'ex-Yugoslavia.

Imago/United Archives InternationalLa firma del trattato, nel 1949.

Imago/United Archives InternationalCarriarmati francesi durante un'esercitazione Nato del 1961.

Imago/ZumaWireLe forze della Nato alle manovre in una foto del 1968.

Archivio ReutersUn soldato della Nato, ad Amhmici in Bosnia.

Archivio ReutersSoldati della Nato si addestrano per un azione militare.

Archivio ReutersUn contadino serbo, al lavoro per ricostruire la sua fattoria, distrutta da un raid Nato.

Archivio ReutersUn soldato della Nato, durante un'esercitazione in Turchia.

Archivio ReutersUn razzo di un jet Nato colpisce un carroarmato libico.

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