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Zelensky, così nasce un eroe presidente

Un passato da attore popolare. Snobbato come presidente fino a una settimana fa. Oggi è il simbolo della libertà


Sguardo fiero, maglia mimetica e voce ferma: Zelensky guarda dritto dentro la telecamera e non tentenna nel dire ”Io sono qui, la nostra arma è la verità”. Da quando, il 24 febbraio scorso, la Russia ha attaccato l’Ucraina, rievocando scenari da Terza Guerra Mondiale, il suo Presidente è diventato ispiratore della resistenza “contro l’invasore” e nuovo eroe nazionale, dopo aver rifiutato l’offerta degli Stati Uniti di portarlo in salvo, con la propria famiglia, fuori dai confini nazionali. Pur conscio che “il nemico ha designato me come bersaglio numero uno e la mia famiglia come bersaglio numero due”, non ha voluto abbandonare Kiev perchè, come da lui stesso ricordato, “non ho bisogno di un passaggio ma di armi e munizioni”. Sembrano lontani gli echi delle critiche che lo hanno seguito fin dal giorno della sua elezione a presidente, e che lo definivano un furbo populista, amico degli oligarchi ucraini e filorusso per via delle sue origini.

ImagoZelensky cabarettista durante il programma Evening Kiev

Un inizio da attore - La parabola personale e politica di Zelensky, invece, ha dell’incredibile e sarebbe uno spunto interessante per un film di successo, considerando il passato da attore del Presidente ucraino. In un continuo gioco di specchi, infatti, Zelensky è diventato presidente dopo aver interpretato, in una fiction di grande successo, proprio un comune cittadino che diventa presidente dell’Ucraina. Il personaggio interpretato nella serie tv ‘Sluha Narodu’, letteralmente Servitore del Popolo, Vasily Petrovyč Goloborod’ko, che lo ha reso così popolare nel 2015, è proprio un professore di liceo, arrabbiato col governo e con le istituzioni ucraine, che si oppone alla corruzione dilagante e diventa simbolo della voglia di riscatto della popolazione che lo elegge alla presidenza del Paese. Vassily si propone come un innovatore, che fa arrestare i governatori corrotti e impone a tutti i politici “di rispettare la legge”, dato che “il popolo non ha da mangiare e ha paura di girare in strada”, per poi impersonare “il sogno di milioni di telespettatori” quando il suo personaggio imbraccia due mitragliatrici e spara verso i banchi dei parlamentari che hanno bocciato le sue riforme. La storia di Zelensky è proprio questa, quella di un attore che interpreta un uomo comune che diventa presidente, per poi diventare esso stesso presidente dopo aver fondato un partito che ha lo stesso nome della serie tv che lo ha portato al successo. Una storia quasi incredibile che meriterebbe di diventare, essa stessa, un serie tv di successo.

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Il successo popolare - Volodymyr Oleksandrovyč Zelens’kyj,  nasce il 25 gennaio del 1978, a Kryvyj Rih, una città posta nella parte sudorientale dell’Ucraina, da una famiglia di origine ebrea e di madrelingua russa. Laureatosi in giurisprudenza nel 2000 presso l’Università Economica Nazionale di Kyiv, fin dal 1997 inizia a lavorare come attore e sceneggiatore nello studio cinematografico ‘Kvartal 95 Club’, da lui stesso fondato, e di cui diventerà il direttore artistico nel 2003. Nel 2015, come detto, acquisisce una grandissima popolarità grazie alla serie tv ‘Sluha Narodu’, che vincerà il WorldFest Remi Award nel 2016 oltre ad altri premi internazionali. Proprio sulla scia del grande successo popolare, Zelensky decide di fondare il partito politico omonimo e, a sei mesi dalle elezioni presidenziali del 2019, annuncia la sua candidatura, supportato anche dai favori del pubblico raccolti grazie a dei sondaggi di gradimento e vincendo, con oltre il 70% delle preferenze, sia il primo turno elettorale che il ballottaggio del 21 aprile del 2019 contro Petro Poroshenko.

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Accusato di populismo - Se però molta gente lo ammirava, vedendo in lui una persona capace di innovare le vecchie istituzioni, vi erano, al tempo, anche molti detrattori che guardavano con sospetto la sua scarsa esperienza politica, bollandolo come populista per via della sua campagna elettorale incentrata alla lotta contro il potere degli oligarchi ucraini, e del filorusso, appunto, per via delle sue origini. A tal proposito, Alexander Motyl, docente di scienze politiche alla Rutgers University, nel New Jersey, aveva scritto un articolo su Foreign Policy proprio su questa argomento. Secondo il docente, infatti, il fatto che nella serie tv non si citassero i tentativi russi di mettere in pericolo l’indipendenza dell’Ucraina, conquistata nel 1991, “suggerisce che Zelensky non abbia idea di come gestire una minaccia molto reale o peggio ancor, che non pensi che ne sia una”.

Un presidente snobbato - La realtà avrebbe poi smentito questa teoria quando, Zelensky, svestita la giacca e la cravatta ed indossata la mimetica, si sarebbe trovato ad affrontare la più grave minaccia all’integrità del proprio Paese dal giorno della sua proclamata indipendenza dall’Unione Sovietica. Filo-atlantista e filo-europeista, il Presidente ucraino è stato a lungo snobbato dall’opinione pubblica internazionale, condizionata dalla fama conquistata più sui set televisivi che non nei banchi del Parlamento, ed incapace di dare risposte certe alla volontà di adesione al Patto atlantico espressa dal Presidente fin dall’inizio del suo mandato.

ImagoAnno 2019, Zelensky incontra Donald Trump. Il presidente americano aveva fatto pressione affinché Zelensky indagasse sul rivale Biden.

Amicizie scomode - In molti erano pronti a scommettere che la sua presidenza sarebbe stata caratterizzata da gaffe ed incidenti diplomatici, mentre altri non smettevano di sottolineare la sua vicinanza ad “uno degli oligarchi più ricchi e  corrotti d’Ucraina” Igor Kolomoisky, fondatore della PrivatBank, la più grande banca commerciale del Paese, prima che venisse nazionalizzata nel 2016. Il miliardario, oggetto di numerose indagini da parte dell’Fbi, sarebbe accusato di aver sottratto miliardi di dollari alla PrivatBank e di averli riciclati in altre società degli Stati Uniti. Inoltre Kolomsky era stato accusato di aver utilizzato delle milizie paramilitari contro i separatisti russi del Dombass.

Una telefonata scandalosa - Ad intaccare l’integrità della sua immagine, vi era stato anche lo scandalo legato alla telefonata intercorsa tra lui e l’allora presidente degli Stati Uniti Donald Trump, nel 2019, nella quale quest’ultimo gli avrebbe chiesto di indagare sul suo oppositore Joe Biden. La natura della richiesta avevano poi portato il Partito Democratico a chiedere l’impeachment di Trump, mentre Zelensky, a differenza di quel che si pensava all’inizio, è sempre riuscito a destreggiarsi nei vari scenari politici con la bravura di un politico consumato, pur avendo ereditato, dal suo predecessore, un Paese spaccato tra le autoproclamate repubbliche separatiste del Dombass e la Crimea, da una parte, e la forte spinta europeista dall’altra parte.

Come Davide contro Golia - Da quando, poi, è scoppiata la guerra, Zelensky sembra avere confermato la sua vocazione a porsi come guida del popolo ucraino, creando un legame indissolubile con la sua gente. Novello Davide contro la superiore forza militare russa, il Presidente ucraino continua, con i suoi tweet ed i numerosi video diffusi sui social media, a spingere la popolazione a resistere all’invasore russo, chiamando anche a raccolta “tutti i cittadini europei che hanno esperienza di combattimento e non vogliono assistere all’indecisione dei politici, a venire nel nostro Paese e unirvi a noi nella difesa dell’Europa, dove ora è molto necessario. Chiedete anche ai vostri governi che l’Ucraina riceva più aiuti finanziari e militari”.

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L'ardore che ha spiazzato Putin - Come dichiarato dalla vice ministra Hanna Maliar “l’appello lanciato dal presidente Zelensky ha avuto molto successo” e migliaia di volontari si sono presentati presso le ambasciate ucraine in vari Paesi europei in attesa dei documenti necessari per partire. Sembra ormai certo che lo stesso Putin sia rimasto spiazzato da un tale ardore patriottico, condiviso da tutta la popolazione ucraina, e abbia deciso di destituire, se non peggio, Zelensky. Le ultime notizie parlerebbero di oltre 400 mercenari russi, che si troverebbero in Ucraina per uccidere il presidente ucraino, il quale, consapevole di avere una condanna a morte che gli pende sulla testa, ha di recente dichiarato “Questa potrebbe essere l’ultima volta che mi vedete vivo (...) Siamo tutti qui. I nostri militari sono qui. I cittadini sono qui. Siamo tutti qui a difendere la nostra indipendenza, il nostro Paese”. La guerra, portatrice di distruzione e guerra, ha visto, almeno in questo caso, la nascita di un nuovo eroe nazionale.


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ImagoAnno 2019, Zelensky incontra Donald Trump. Il presidente americano aveva fatto pressione affinché Zelensky indagasse sul rivale Biden.

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