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Sangue, mafia e guerra fra gang: la Svezia scopre di avere un lato oscuro

Omicidi in impennata, il Paese scandinavo è fra i più violenti in Europa. Ecco come è successo

Non sempre passare dagli ultimi ai primi posti di una classifica è sinonimo di successo. Lo sa bene la Svezia, da sempre abituata a piazzarsi ultima nelle classifiche degli omicidi compiuti con armi da fuoco e balzata, nel giro di pochi anni, al secondo posto in Europa, dopo la Croazia, con una media di 4 omicidi per milione di abitanti contro una media europea di 1,6.

Dal 2013, si è assistito, infatti, a una impennata degli episodi criminali che hanno portato la Svezia, con una popolazione di 10,3 milioni di abitanti, a oltre 360 sparatorie solo lo scorso anno. Le morti dovute a sparatorie sono raddoppiate e, dal 2011 a oggi, rappresentano il 40% dei decessi legati a episodi di violenza.

Secondo uno studio condotto dal Consiglio nazionale svedese per la prevenzione della criminalità «le differenze più evidenti tra la Svezia e gli altri Paesi europei riguardano gli omicidi, con fucili o pistole, che vedono vittime i giovani adulti». Nella fascia di età compresa tra i 20 e i 29 anni, il tasso di omicidi compiuti con armi da fuoco è stato di 18 vittime per milione di abitante, rispetto a una media compresa tra lo 0 e le 4 vittime per milione di abitanti registrato negli altri Paesi europei.

Il drammatico fenomeno del proliferare delle gang criminali, e i sempre più numerosi omicidi compiuti dalle stesse, preoccupano non poco il governo svedese che, a oggi, non è riuscito a trovare un modo per arginare il problema. Le ragioni all'origine della problematica sono diverse ma l’emarginazione sociale e la difficoltà d'integrazione degli svedesi di seconda generazione non bastano, però, a spiegare per intero il proliferare delle gang criminali nel Paese scandinavo.


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Un poliziotto di pattuglia in quartiere di Stoccolma.

Una guerra per le strade

Le strade di molti quartieri un tempo ritenuti sicuri, frequentati da giovani e famiglie, sono diventate lo scenario di battaglie tra giovani criminali, combattute a colpi di armi da fuoco, pistole, bazooka, granate o kalashnikov.

Nell’agosto dello scorso anno, una ragazza 12 anni, è morta nel parcheggio di Botkyrka, a meno di 20 chilometri da Stoccolma, dopo essere stata raggiunta, per sbaglio, da una pallottola vagante sparata da un killer e destinata a un rivale della banda criminale nemica.

Lo scorso 9 luglio, invece, due uomini vestiti di nero e con il volto incappucciato, hanno fatto irruzione della sala d’aspetto di un salone di parrucchieri in Marklandsgatan, a Göteborg, e dopo aver allontanato il barbiere, hanno fatto fuoco contro un cliente di 25 anni freddandolo con almeno 10 colpi d’arma da fuoco sparati alla testa. La vittima era affiliata a una gang criminale della città e l’esecuzione è avvenuta a poca distanza di tempo dall’omicidio di un poliziotto ucciso a sangue freddo mentre era in servizio a Biskopgarden, teatro della sanguinosa guerra tra gang rivali di Göteborg.


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Lumini e pensieri per il giovane rapper Einar.

Einár, il rapper ucciso a colpi di pistola

Molto clamore ha suscitato, lo scorso 21 ottobre, l’omicidio del rapper Einár, di soli 19 anni, nell’androne di un palazzo ad Hammarby Sjöstad, quartiere a sud di Stoccolma. Secondo l’emittente svedese Svt, l’omicidio sarebbe legata alla guerra tra bande e da diversi mesi il rapper era oggetto di minacce.

Il portavoce della polizia Ola Osterling ha dichiarato, all’agenzia di stampa svedese TT, che il giovane «è stato colpito da diversi proiettili che lo hanno ucciso sul colpo». Einár, il cui vero nome è Nils Kurt Erik Einar Gronberg, era diventato famoso all’età di 16 anni con la sua canzone ‘Katten i trakten, il gatto del quartiere, tratto dall’album d’esordio ‘Forsta Klass’ con il quale aveva scalato le classifiche svedesi nel 2019.

Era diventato l’artista svedese più popolare su Spotify ed era stato premiato, lo stesso anno, con il premio ‘Canzone dell’anno’ e il premio come esordiente dell’anno nel 2020. Pur con una carriera musicale molto promettente, il rapper non era riuscito a staccarsi dalla realtà delle gang criminali ed aveva ingaggiato conflitti pubblici con il suo rivale, il rapper Yasin.

Quest’ultimo è stato condannato, lo scorso luglio, a dieci mesi di prigione per aver tentato di rapire il suo rivale nel 2020.


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Agenti su una scena del crimine a Göteborg.

Un triangolo del crimine

Nel 2007, il libro ‘Svensk Maffia’, di Lasse Wierup e Matti Larsson, analizzò il fenomeno delle gang criminali attive nel triangolo Stoccolma, Göteborg e Malmö, soprannominata la ‘Chicago svedese’, le quali, pur non potendo essere classificate come mafie nel vero senso della parola, si caratterizzavano per essere gruppi armati che utilizzavano la violenza per fini economici.

Tra di esse spiccano gli ‘Original Gangsters’, di origini turche e siriane, e i loro rivali ‘Naserligan, le bande di motociclisti, quali la sezione locale di ‘Hells Angels’ o l’autoctona Brödraskapet, oltre che gruppi di ex miliari slavi, tra cui la Naša Stvar, ossia ‘Cosa Nostra’. 

Secondo l’ultimo rapporto sul crimine organizzato transazionale curato dal Global Initiative Against Trasnational Organized Crime, Giatoc, è in atto una guerra tra bande, senza coinvolgimento ideologico-religioso, ma per il controllo di traffici illeciti.

Tra tutte spiccano, come detto, le gang di bikers svedesi, le bande composte da svedesi di seconda, se non di terza generazione, di origine mediorientale oltre che quelle composte da giovani di origine somala. La gravità di tali scontri, come si può leggere nel report, è dato anche dalla potenza e pericolosità delle armi utilizzate, tra cui un gran quantitativo di esplosivo. Nell’agosto del 2018, un quartiere di Linköping venne devastato a seguito dell’esplosione di una bicicletta carica di 15 chili di esplosivo.

Guerra fra bande

Come dichiarato lo scorso anno dal vice capo della polizia nazionale svedese Mats Láfving, sono almeno 40 le gang attive sul territorio svedese che combattono tra loro per ottenere più potere ed estendere il proprio dominio. “Questi clan-ha dichiarato Láftving- sono venuti in Svezia solo per organizzare il crimine. Lavorano per creare potere, hanno una grande capacità di violenza e vogliono fare i soldi. E lo fanno attraverso i crimini di droga, crimini violenti ed estorsioni”.

Secondo Láfving, i componenti di queste bande si sono trasferite in Svezia non solo per delinquere ma per instradare anche i propri figli a una vita di criminalità organizzata. Secondo il vice capo della polizia, questi bambini “non hanno alcuna ambizione di diventare parte della società, ma hanno una ambizione già dalla nascita e crescono per prendere in consegna la rete criminale”.


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Una mancata integrazione

La polizia svedese ha avuto, da tempo, la percezione che il fenomeno fosse in crescita e «quello che stupisce - ha detto sempre Láfving - è che questo sviluppo è stato molto chiaro dal 2012. Nel 2015 abbiamo sviluppato un metodo e mappato la Svezia su questi fenomeni. (...). Se guardiamo ciò che caratterizza queste aree vulnerabili, è una mancanza d'integrazione, problemi con l’alloggio, il mercato del lavoro, la scolarizzazione e la situazione sociale”. Secondo quanto detto dal vice capo della Polizia, inoltre, nella società svedese non è ancora maturata la reale percezione della minaccia rappresentata da queste gang e, d’altra parte, la stessa classe politica si esprime in merito solo quando la pressione mediatica cresce in seguito al verificarsi di un evento criminoso legato proprio all’attività delle gang criminali.

Il modello liberale svedese, applicato al fenomeno dell’immigrazione, non è riuscito a ottenere gli effetti sperati e il progetto di una Svezia multiculturale e pacifica sembra sempre più irraggiungibile.

Non sono pochi i quartieri periferici delle principali città svedesi, che posso essere considerati a tutti gli effetti dei ghetti, dove la disoccupazione degli abitanti sfiora il 40%. Il dramma della mancanza di lavoro e l’esclusione sociale spinge molti giovani verso nuove e pericolose forme di aggregazioni, le gang criminali appunto, che li instradano a una vita fuori dai confini della legalità.

Per contro, il fallimento delle politiche d’integrazione offre terreno fertile ai partiti conservatori, o di estrema destra, che danno manforte al sentimento di malcontento di una grossa fetta di popolazione, che inizia a percepire come pericolosa o eccessiva la presenza dei migranti.

E se da un lato, i governi guidati dai Socialdemocratici avevano già introdotto dei parametri più stringenti per l’accettazione delle richieste di asilo, d’altra parte i partiti di opposizione e i Democratici svedesi, d'ispirazione neonazista, chiedono misure ancora più restrittive per tutti coloro che provengono dal Medio Oriente e dall’Africa. Non rimane che vedere chi avrà la meglio tra le gang criminali ed l’ideale di società pacifica che, da sempre, è stato il biglietto da visita della Svezia progressista.

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Ultimo aggiornamento: 2022-01-18 06:42:34 | 91.208.130.89