A caccia di streghe

Non siamo più nel medioevo ma il sospetto e la superstizione uccidono e mutilano ancora, migliaia di persone ogni anno

Le streghe sono donne che conoscono le arti magiche e possiedono poteri soprannaturali. Questa è la comune definizione che può darsi del termine ‘strega’: donne dedite alla magia buona o a riti demoniaci, viste con sospetto dalla società. Credenze, miti e leggende che le riguardano sembrano intersecarsi in un passato oscuro, in un tempo lontano in cui a tali persone veniva data la caccia e le si puniva con la morte per la loro incapacità di vivere secondo le regole del tempo.


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Moderne streghe rumene compiono un rituale magico.

Una persecuzione con radici antiche - Se si pensa infatti a una strega, l’immagine classica è quella risalente a epoca antica di una giovane donna legata a un palo che muore bruciata tra indicibili sofferenze. La vera stigmatizzazione di questa figura si ebbe a partire dall’XI secolo quando, sulla base di studi teologici, le donne accusate di stregoneria vennero considerate come estrinsecazione della potenza del demonio.

A partire dal tardo Medioevo la Chiesa cattolica, e alcune confessioni protestanti, individuarono nelle streghe delle figure eretiche dedite al culto del maligno e quindi da estirpare con la violenza dalla società in quanto altamente pericolose per il comune sentire religioso. Si stima che nella sola Germania, tra il 1450 ed l 1550, siano state condannate a morte circa 100 mila donne considerate streghe.

L’80% delle persone condannate per stregoneria furono infatti donne: una vera e propria discriminazione di genere dovuta alla radicata idea che la Donna fosse fonte di tentazione, capace di sviare l’Uomo dalla retta via. Nonostante la maggior parte delle persone ritengano che la stregoneria sia il retaggio di un oscuro passato, tale fenomeno è arrivato fino ai nostri giorni e non sono pochi i Paesi al mondo in cui è ancora aperta la caccia alle streghe.


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Il rogo di una presunta strega, in Papua Nuova Guinea nel 2013.

Superstizione che ancora oggi uccide - Lo dimostra il fatto che, a metà luglio, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite abbia approvato una risoluzione che chiede di mettere fine alle violenze perpetrate ogni anno contro persone accusate di stregoneria. Si va dall’esclusione della persona dalla propria comunità, all’inflizione di mutilazioni fisiche e, in tanti casi, anche l’uccisione della stessa. Fino a ora non si è riusciti ad accertare la reale portata di tale fenomeno, anche in considerazione del fatto che tali episodi avvengono, molto spesso, in comunità isolate dove vige il principio dell’omertà e della rassegnazione.

 La maggior parte dei casi documentati riguardano il continente africano ma non mancano episodi di violenza in Nepal e Papua Nuova Guinea oltre che in Arabia Saudita dove la stregoneria è punita con la pena di morte. Qui una intera unità della polizia locale si dedica a indagare e perseguire i crimini legati alla stregoneria e alla magia. Chiunque subisca l’accusa di praticare rituali magici viene, come detto, accusato di crimine magico.

“Stregoni” di tutto il mondo - Sono circa 50 i Paesi in cui si sono verificati tali tipi di violenza anche se il concetto di stregoneria cambia a seconda delle credenze e pratiche religiose tipiche di un determinato luogo. In Cile, nella cultura dei Mapuche, la stregoneria è estremamente radicata e si fa molta attenzione alle cosiddette ‘Kalku’, ossia le streghe malvagie e nemiche del popolo che si pongono in contrasto con le ‘Machi’, donne esperte di medicina tradizionale che invece lo difendono.

Nelle Filippine la stregoneria viene detta ‘Kulam’ e le streghe ‘Mangkukulam’; costoro possono praticare la magia nera oppure fare riti vodoo a protezione dell’intera comunità. Altri Paesi in cui la stregoneria è ancora praticata sono Haiti dove prende il nome di ‘Obeah’ mentre gli stregoni sono considerati delle vere e proprie guide spirituali o in Messico dove è molto sentito il culto di Santa Muerte che, per tradizione, ha delle connotazioni oscure. Le donne accusate di stregoneria vengono sottoposte a trattamenti inumani come l’essere imbrattate di fuliggine, picchiate o costrette a mangiare i propri escrementi e, in alcuni casi, vengono perfino uccise.


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Una "bimba maledetta" nigeriana, con i segni della soda caustica che la madre ha usato per purificarla.

Quei bimbi “maledetti” - Secondo uno studio dell’Unicef, pubblicato nel 2010, nell’Africa Sub-Sahariana vi è stato un notevole incremento delle accuse di stregoneria rivolte ai bambini, solitamente maschi di età compresa tra gli 8 e i 14 anni. In Congo il fenomeno riguarderebbe il 60-80% dei bambini che vivono in strada perché allontanati dalla propria comunità. A Kinshasa, 23 mila bambini accusati di stregoneria vivrebbero in strada vittime della violenza e della fame.

Li chiamano ‘sheguè’, vagabondi, e sono stati accusati dai genitori o dai fratelli di essere posseduti dal demonio e di aver portato sfortuna alla famiglia. A loro vengono infatti attribuite tutte le piccole o grandi sventure che possono capitare a chiunque nella propria vita quotidiana e qualsiasi cosa succeda, dal raccolto andato a male per via della siccità a un furto o una malattia, è imputata alla loro influenza negativa.

Tutti i comportamenti non compresi sono considerati come manifestazione di forze oscure, anche la semplice enuresi notturna o l’essere nato podalico o con parto gemellare. Anche l’anemia è considerata un indizio di stregoneria in quanto si pensa che l’anemico usi il proprio sangue quale carburante per i voli notturni. I bambini accusati di stregoneria vengono sottoposti a esorcismi e riti di purificazione spesso molto violenti fino ad arrivare, in molti casi, a procurargli la morte. 


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Un bambino tanzano, riceve una protesi negli Stati Uniti. Lui, come molti altri, è stato mutilato per la credenza che le loro parti del corpo conservano poteri magici.

La persecuzione degli albini - Altra categoria presa di mira è quella delle persone disabili o affetti da disturbi mentali. Oppure persone affette da albinismo, una patologia genetica che provoca la mancanza, totale o parziale, di pigmentazione di melanina nella pelle, nei capelli e negli occhi. Non sono poche le comunità in cui queste persone sono sempre state trattate come ‘emarginate’ perché si ritenevano macchiate da chissà che colpa.

Così come le loro madri, spesso ripudiate dal marito e dalla propria famiglia, perché colpevoli di aver partorito un bambino fonte di sventura. In alcune comunità africane, si pensa che le ossa delle persone albine siano fatte d’oro o avere particolari proprietà magiche, motivo per cui l’arto di una persona albina può essere venduto anche per 600 dollari mentre il corpo intero può arrivare a costare 75 mila dollari.

Un vero e proprio business promosso dagli stregoni locali che vantano clienti molto facoltosi. In Tanzania, le persone albine vengono chiamate ‘Zeru Zeru’, ossia fantasmi: si crede che siano immortali e che fare sesso con loro possa proteggere dall’Hiv. Episodi di violenza nei confronti delle persone albine sono state registrate anche in Pakistan, India e Cina. Secondo Ikponwosa Ero, esperta indipendente dell’Onu per i diritti delle persone affette da albinismo, «la risoluzione non fermerà le violenze ma rappresenta uno storico passo avanti per far emergere un problema spesso trascurato».


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Una madre sottopone il figlio a un rito di protezione dalla stregoneria, sulla venezuelana Montaña de Sorte.

Le “streghe” nepalesi - Anche ai giorni nostri, come in passato, le persone accusate di stregoneria appartengono alle categorie più deboli con una forte componente di discriminazione di genere. La maggioranza delle persone accusate sono infatti donne. Vi sono poi numerosi bambini considerati preda del maligno o di spiriti malvagi. In genere sono affetti da qualche patologia invalidante, come l’epilessia, oppure semplicemente più irrequieti rispetto alla media dei propri coetanei. 

Di recente la polizia del Nepal ha reso noto di aver trattato 61 casi di donne accusate di stregoneria e sottoposte a torture tra il 2020 e il 2021 con un aumento del 79,41% rispetto all’anno precedente. Il portavoce della polizia ha altresì chiarito che, nella maggioranza dei casi, si trattava di donne sole e disabiliSpesso, inoltre, sono le persone vicine alla vittima a non voler denunciare l’accaduto per paura di ulteriori ritorsioni da parte della propria comunità. Il comitato che ha lavorato alla risoluzione dell’Alto commissariato, ha documentato 22 mila casi di accusa di stregoneria nel mondo. I numeri reali, come detto, sono però molto più alti.

La povertà, la scarsa scolarizzazione, la diffusione di false credenze popolari, sono il sostrato ideale per la proliferazione di tali reati lesivi dei più elementari diritti umani. La caccia alle streghe è ancora in corso ed è tempo che finisca una volta per tutte.

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Ultimo aggiornamento: 2021-11-30 13:48:56 | 91.208.130.86