Quando la miglior cura è essere se stessi

La condanna del Vaticano alle "terapie riparative", che si proponevano di far cambiare orientamento sessuale ai gay

A leggere l’editoriale pubblicato, in questi giorni, sul settimanale cattolico spagnolo ‘Vita Nueva’ e firmato da Miguel Angel Malavia e Josè Beltran ci sarebbe da dire «Finalmente! Non è mai troppo tardi». Dopo una lunga indagine all’interno della chiesa cattolica condotta dalla Congregazione Vaticana per il Clero, quest’ultima ha fermamente condannato l’uso delle cosiddette ‘terapie riparative’, ossia quelle cure che millantano una base scientifica e si propongono di far cambiare orientamento sessuale alle persone omosessuali riportandole «sulla retta via».

Le conclusioni del Vaticano
Tale indagine ha trovato una conclusione durante l’assemblea plenaria della Conferenza Episcopale spagnola dello scorso aprile. L’informativa finale vaticana, resa nota nel reportage, invita i vescovi a non assecondare né a partecipare né a raccomandare tale tipo di terapie in quanto totalmente errate per metodologia e obiettivi perseguiti. Nell’editoriale intitolato ‘Il Vaticano blocca le terapie di guarigione per gli omosessuali’ si legge che «la realtà è che l’omosessualità non può essere curata perché non è una malattia, come ha stabilito l’Organizzazione Mondiale della Sanità ben 31 anni fa».


Keystone

È la prima volta in assoluto che la Chiesa cattolica prende posizione su una tematica tanto delicata. «Una Chiesa che è madre, accoglie senza giudicare - si legge nel reportage - partendo da una misericordia che si fonda sul fatto che ogni persona è figlia di Dio«. A finire nel mirino dell'indagine condotta dalla Congregazione vi è l’associazione spagnola ‘Verdad Y Libertad’ che dal 2013 offre questo tipo di terapie. Fondata a Granada dal pediatra Miguel Angel Sanchez Cordòn, l’associazione promuove dei percorsi di "guarigione" dall’omosessualità seguiti, negli anni, sia da religiosi e sacerdoti che da tanti giovani laici.

La presa di coscienza della Chiesa
La dichiarazione del Vaticano in merito alle terapie di conversione costituisce una svolta storica nella presa di coscienza, anche all’interno della Chiesa cattolica, che l’omosessualità non sia una malattia ma una condizione naturale di tante persone nel mondo. Queste terapie non possono che definirsi come pratiche pseudoscientifiche che mirano a modificare l’orientamento sessuale di una persona o, per lo meno, a ridurre i suoi desideri e comportamenti omosessuali. Il metodo più drastico si basa sull’uso di farmaci e d'interventi medici o chirurgici, mentre quello più "soft" si serve di un approccio di tipo psicanalitico. La scienza non ha mai confermato i risultati le associazioni che promuovono tali pratiche hanno dichiarato di aver raggiunto; al contrario, li ha contestati sottolineandone la pericolosità. Lo stesso vale per le maggiori organizzazioni che si occupano di salute mentale, le quali hanno sempre espresso preoccupazioni a riguardo di tali trattamenti.


Depositphotos (IgorVetushko)

I "guaritori"
Vi è, invece, chi è favorevole a tali terapie: fra di loro spiccano Richard A.Cohen e Joseph Nicolosi. Il primo è il fondatore della International Healing Foundation, mentre il secondo ha dato vita nel 1980 a Encino, in California, alla Thomas Aquinas Psychological Clinic ed è co-fondatore della National Association for Research and Therapy of Homosexuality (Narth). Per quest'ultima associazione l'omosessualità è una «carenza d'identità sessuale» da cui si può guarire. Tra i primi a classificare l’omosessualità come malattia vi fu un movimento di sessuologi europei, tra cui Richard von Kraft-Ebing che, sul finire del 19esimo secolo, annoverò l’omosessualità tra le pratiche sessuali deviate. Lo stesso Sigmund Freud elaborò la teoria seconda la quale l’omosessualità fosse derivata da un complesso di Edipo non risolto; tuttavia espresse sempre dei dubbi sulla possibilità che la psicanalisi potesse modificare l’orientamento sessuale delle persone.

I trattamenti più diffusi
Tra le pratiche più diffuse, fino a tempi relativamente recenti, condotte per ‘guarire’ le persone omosessuali devono annoverarsi dei trattamenti al limite della tortura: castrazione, isterectomia e clitoridectomia ma anche lobotomia ed elettroshock. Tra i tentativi condotti in campo farmacologico si possono ricordare le somministrazioni di ormoni o i trattamenti a base di stimolanti o tranquillizzanti. Tra gli anni ’30 e gli anni ’60 del secolo scorso, la terapia di conversione ebbe un momento di massima fortuna e non erano pochi gli specialisti convinti dell’efficacia di tali pratiche.

L’omosessualità era considerata una psicopatologia e questa visione venne avvallata dalla prima edizione del Diagnostic and Statistical Manual of Mentale Disorders, pubblicata nel 1952, nella quale si affermava che l’omosessualità fosse una malattia mentale. Una delle cure più radicali, eppure largamente diffusa, era quella elettroconvulsivante con shock elettrici somministrati ai genitali dei pazienti per provocare un senso di avversione ai propri stimoli sessuali. Dagli anni ’60 in poi, grazie anche alle battaglie condotte dai movimenti per i diritti dei gay, furono compiuti notevoli passi avanti in questo senso e, nel 1973, l’Apa, ossia American Psychiatric Association, tolse l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali. Lo stesso fece nel 1992 l’Organizzazione mondiale della sanità.


Depositphotos (SvetaZi)

La zona d'ombra
Nonostante questi cambiamenti, continuano a sopravvivere e a ottenere consensi le terapie di conversione che riescono a inserirsi in una zona nebulosa non disciplinata da leggi e che si mascherano da pratiche di supporto spirituale, avvalendosi anche di teorie pseudoscientifiche. Nello svolgimento di tali terapie, in genere, ci si può servire dell'ipnosi, in modo che il terapeuta possa agire sull’inconscio del paziente e collegare degli episodi di attrazione omosessuale a sentimenti di disgusto e paura. Al paziente possono anche essere assegnati degli esercizi da svolgere in autonomia in modo che, in una sorta di autoipnosi, si giunga a ridurre l’attrazione verso persone dello stesso sesso aumentando quella per persone di sesso opposto. Oltre alla
terapia che agisce sull’inconscio, il terapeuta tende ad agire sulla parte cosciente del paziente cercando di convincerlo che la vita dell’omosessuale sia infelice e contro natura.

Una sorta di lavaggio del cervello che, a lungo andare, genere nelle persone che si sottopongono a tali trattamenti sentimenti di ansia e frustrazione gravemente dannosi. Succede spesso che tale terapie vengano condotte all’interno di situazioni non strutturate. Capita che i genitori, di fronte all’omosessualità del figlio, si rivolgano a uno psicologo o a una guida spirituale, che magari aderisce alla corrente di pensiero che ritiene possibile modificare un orientamento sessuale, per creare gravi danni all’adolescente ancora spaventato dalla scoperta di sé. In questi casi l’omosessualità viene considerata come l’esplicazione di comportamenti peccaminosi e immorali ed è frequente che i giovani pazienti che si sottopongono alle terapie di conversione, si sentano dare del fallito per non aver saputo incarnare a pieno il proprio ruolo maschile.


Depositphotos (lunamarina)

Incontri ed esorcismo
Gli incontri terapeutici si articolano in incontri singoli o di gruppo nei quali vengono date direttive comportamentali di rinforzo o volte a evitare atteggiamenti considerati non consoni al proprio genere. Ruolo fondamentale hanno, in genere, gli incontri di preghiera che fanno leva sul senso di smarrimento della persona nei confronti della comunità di fedeli alla quale vorrebbe appartenere in quanto mosso da sentimenti religiosi. Altrettanto diffuse sono le pratiche di esorcismo, come se l’omosessualità fosse una manifestazione del demonio. Appare incredibile come, pur nella convinzione di esserci lasciati alle spalle i periodi di oscurantismo in cui l’orientamento sessuale di una persona poteva considerarsi come malattia mentale,  continuino a sopravvivere tali pratiche prive di alcuna evidenza scientifica.

Fintanto che la società civile non sarà totalmente inclusiva nei confronti di tutti i suoi componenti, ci sarà sempre qualcuno che si sentirà, ingiustamente, in conflitto con un sistema di valori religiosi e culturali che viene spacciato, dai più, come ‘giusto’ in senso assoluto. E continueranno, di conseguenza, a perpetrarsi il dramma di chi deve giustificare di dover essere semplicemente se stesso.

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Ultimo aggiornamento: 2021-09-20 20:04:24 | 91.208.130.85