La setta vip che marchiava, affamava e sfruttava sessualmente le sue adepte

L'allucinante storia del culto newyorchese di NXIVM e del suo guru Keith Raniere condannato a 120 anni di carcere

Si è parlato di traffico sessuale, racket, pedopornografia, estorsione e ostruzione alla giustizia nel processo, conclusosi con la condanna a 120 anni di reclusione, contro Keith Raniere, leader del gruppo NXIVM.

Dall'automotivazione alla setta - Fondata da Keith Raniere e Nancy Salzman nel 1998, formalmente, per vendere corsi motivazionali e di auto-aiuto si è rivelata essere una vera e propria setta, dove le donne venivano umiliate, marchiate come animali, costrette a digiunare per essere sempre più piacenti agli occhi del loro ‘guru’ e indotte ad avere con lui rapporti sessuali.

La tecnica ‘scientifica’ insegnata nei corsi della Nxivm è stata in seguito definita dallo psichiatra forense John Hochman, nella sua valutazione del 2003 sull’organizzazione, una forma di controllo mentale «mirato a distruggere psicologicamente i suoi soggetti».

Keith Raniere si è sempre dichiarato innocente mentre le altre persone coinvolte, tra cui l’attrice Allison Mack, nota per il suo ruolo di Chloe Sullivan in “Smallville”, ha ammesso la propria colpevolezza.

La Nxivm aveva sede ad Albany, nello Stato di New York, ma, con il tempo, aveva allargato le sue maglie richiamando adepti da ogni parte degli Stati Uniti, Messico e Canada. Si stima che circa 16 mila persone abbiano partecipato ai seminari organizzati da Raniere al costo di 5 mila dollari l’uno.


Keystone
Allison Mack, accompagnata in tribunale dai suoi legali nel 2018.

Quei vip come testimonial - Tra i sostenitori della società figurano anche Sara e Clare Bronfman, eredi del patrimonio Seagram, una della più grandi compagnia di distillazione al mondo, oltre che amministratori delegati e vari personaggi famosi del mondo cinematografico come, appunto, Allison Mack.

Le indagini nei confronti della Nxivm hanno preso l’avvio, nel 2017, dalla pubblicazione sul New York Times di una inchiesta giornalistica sulla vera natura della società di Raniere ma già nel 2012 erano comparsi una serie di articoli sul giornale locale Times-Union in cui si parlava di presunti abusi all’interno dei vari sottogruppi in cui si articolava la società.

All’epoca però, la pubblicazione di tali articoli, non dette il via ad alcuna indagine anche perché Clare Bronfman, diventata una delle dirigenti di Nxivm oltre che avvocata, presentò una serie di azioni legali contro chi rilasciava dichiarazioni pubbliche contro la società.


Archivio Reuters
Raniere in aula ad ottobre 2020, non ci sono sue immagini ufficiali a parte gli schizzi degli osservatori al processo.

Per il guru 120 anni di carcere - A seguito della pubblicazione dell’inchiesta del 2017 e l’avvio delle indagine, Raniere decise di fuggire in Messico dove venne individuato dagli agenti federali nel 2018, arrestato e successivamente estradato negli Stati Uniti. Il 28 ottobre del 2020, Keith Raniere è stato condannato dalla Corte federale di Brooklyn a una pena detentiva di 120 anni per sfruttamento della prostituzione, anche di una minorenne, associazione a delinquere e traffico di esseri umani.

Il giudice Nicholas Garaufis ha motivato la sentenza affermando che i crimini di cui si è macchiato Raniere sono «crudeli, perversi ed estremamente gravi. Nonostante tutto quello che è successo e nonostante le innumerevoli vittime che hanno dato voce al loro grande dolore, Raniere rimane impassibile. Anzi conferma la sua innocenza».

Raniere sembra non essere stato toccato dalla dolorosa verità raccontata dalle persone coinvolte nella vicenda e, come ha dichiarato il giudice Garaufis «per lui le coraggiose vittime che hanno parlato degli abusi sono delle bugiarde».


Keystone
Gli avvocati di Raniere parlano con i media davanti al tribunale nel 2019.

L'ordine nella follia - È proprio grazie alle tante testimonianze acquisite nel corso del processo che si è riusciti a ricostruire l’organizzazione capillare della Nxivm. I sottogruppi in cui era articolata la società di Raniere erano organizzati in base a un ordine gerarchico reso riconoscibile attraverso delle fasce dai colori diversi: bianco per gli studenti, arancione per i supervisori, verde per gli alti funzionari mentre Raniere ne indossava una bianca come i più bassi in grado perché si considerava un “eterno studente”.

Quest’ultimo amava inoltre definirsi un “attivista, scienziato, filosofo e filantropo” e, all’interno del gruppo, era noto come ‘Vanguard’, avanguardia, Master o Grandmaster ed era considerato una vera e propria divinità. Molti lo ritenevano capace di condizionare l’andamento del meteo e si diceva che potesse camminare sotto la pioggia senza bagnarsi. Andare contro il volere di Raniere era vista come una forma di eresia o, come dicevano i suoi seguaci, una ‘violazione’ che necessitava di una penitenza. Le punizioni sadiche perpetrate a danno dei colpevoli andavano dal frustarsi a vicenda allo stare con i piedi nudi nella neve o fare docce gelate.


Archivio Reuters
Raniere ascolta la testimonianza di una vittima nel 2020.

La setta nella setta - Come detto, la società Nxivm si articolava in molti gruppi collaterali: Jness era dedicato alle donne mentre Society of Protectors agli uomini. Alcuni dei più stretti collaboratori di Raniere, tra cui Allison Mack e Lauren Salzman, la figlia della co-fondatrice Nancy, diedero vita a una setta segreta nota come Dos, acronimo di ‘Dominus obsequious sororium’, ossia ‘Padrone della donna servizievole’.

Alle adepte del gruppo veniva richiesto di superare degli aspetti del carattere che, per Raniere, erano tipici del genere femminile come l’eccessiva emotività, l’incapacità di mantenere le promesse e la tendenza a identificarsi come vittime. Per superare tali limiti, le donne del gruppo venivano sottoposte a prove umilianti, punizioni e rituali di sottomissione oltre che a digiuni sfinenti per soddisfare l’ideale di magrezza di Raniere. Secondo quanto testimoniato di Mark Vincente, regista ed ex alto funzionario di Nxivm, «Ho iniziato a vedere un sacco di donne diventare magre. Sembrava che la loro pelle fosse traslucida».


Archivio Reuters
Un gruppo di donne sostenitrici di Raniere, davanti al tribunale a ottobre 2020.


Donne schiavizzate e umiliate - L’aspetto scheletrico delle donne era una vera e propria fissazione all’interno dei gruppi della setta così come quella che veniva chiamata una ‘misoginia ufficializzata’. Nel gruppo denominato Society of Protectors, le donne ricevevano mantra umilianti da ripetere infinite volte, venivano prese in giro per il loro aspetto fisico e il loro vestiario e convinte che gli uomini sono “gli arbitri della società mentre le donne sono viziate e meno che umane”.

Nel corso di riunioni particolari del gruppo, le adepte dovevano indossare finte mammelle di mucca mentre gli adepti le umiliavano con epiteti irripetibili. Il gruppo Dos, invece, era formato da tanti piccoli gruppi di sole donne composti da una ‘padrona’ e da alcune ‘schiave’ che sarebbero poi diventate, a loro volta, padrone di altre schiave con l’acquisizione di nuove adepte. Per entrare a farne parte, le donne dovevano confessare i propri segreti più compromettenti, che poi diventavano armi di ricatto, e sottoporsi a una terribile cerimonia di marchiatura con un simbolo contenente le iniziali di Raniere.

«L’idea del marchio-come riferito da una vittima del guru-era di commemorare sul nostro corpo la promessa di devozione che avevamo fatto». Le adepte erano poi indotte ad avere rapporti sessuali con Raniere. Tra di esse figura anche una ragazza di 15 anni a cui Raniere avrebbe praticato del sesso orale e fotografata nuda davanti agli adepti del gruppo mentre la stessa Salzman ha riferito di averlo conosciuto quando aveva iniziato il college.

Esisteva anche una ‘casa di sorellanza’ per le adepte del Dos vicino ad Albany dove si svolgevano le riunioni. Se il guru non era presente, le adepte si scattavano foto di gruppo da inviargli assicurandosi che la marchiatura fosse ben visibile mentre, se Raniere era presente, si allineavano sul pavimento di fronte a lui per ascoltare i suoi insegnamenti che, tra le altre cose, indicavano che «lo schiavo migliore trae il massimo piacere dall’essere lo strumento supremo del suo maestro».


Archivio Reuters
Una testimone anonima - registrata con il nome Jane Doe - lascia la corte a ottobre 2020.

La denuncia che fa crollare tutto - Proprio da una adepta del gruppo Dos, Sarah Edmondson, è partita la denuncia che ha fatto crollare l’intero sistema della Nxivm. La Edmondson, dopo una traumatica cerimonia di iniziazione al gruppo, si è infatti presentata al Dipartimento della Salute di New York ed ha raccontato tutti i particolari relativi alla setta.

Secondo la sua testimonianza, per l’esecuzione del rito di marchiatura, è stata legata a un lettino da massaggio e costretta a dire «Maestro, ti prego di marchiarmi, sarebbe un onore». Nell’agosto dello scorso anno, sulla Hbo è andato in onda il documentario, articolato in 9 puntate, intitolato “The Vow” che approfondisce l’incredibile e inquietante vicenda di Nxivm e del culto riservato al suo fondatore.

Attraverso filmati e interviste ad ex adepti e persone coinvolte nell’organizzazione della Nxivm, si tratteggia l’incredibile figura di un imprenditore che si è ammantato di una quanto meno improbabile chiamata divina solo per dar corso alle sue turpitudini e devianze, rovinando per sempre la vita a donne giovani e fragilissime.


Imago
Allison Mack, lascia il tribunale dopo la condanna il 1 luglio 2021.

«Mi sbagliavo, ora sono un'altra donna» - Proprio in questi giorni, invece, è finita proprio Allison Mack uno dei volti più riconoscibili del movimento ideato da Raniere. L'ex-stellina della televisione si è dichiarata colpevole davanti al giudice ma ha anche voluto anche raccontare la sua versione dei fatti - chiedendo scusa alle vittime e mostrando un sentito pentimento - e chiedendo di evitare il carcere: «Il mio è stato un percorso lungo per capire quello che avevo fatto, un'esplorazione delle parti più oscure di me», ha spiegato Mack alla corte, «credevo nell'amore, quello che nasce dalla privazione e dal dolore, ma mi sbagliavo ora sono un'altra donna». 

Per lei, alla fine, una condanna a 3 anni di carcere a fronte dei 17 chiesti dall'accusa. A contribuire allo sconto, il pentimento ma anche la collaborazione dimostrata durante tutto l'arco delle indagini.

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Ultimo aggiornamento: 2021-09-22 19:53:19 | 91.208.130.85