Una vita senza gusto

Il Covid può inibire la capacità di percepire odori e sapori anche per mesi. In Italia si sta sperimentando una cura


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Non solo questione di apprezzare gli aromi di un buon vino...

Il Covid ti porta via tutto: la salute, il respiro, gli affetti, in un isolamento che pesa tanto quanto la malattia. Ma ti ruba anche la gioia di gustare il cibo o percepire gli odori. E non si parla solo della mancata possibilità di riconoscere il profumo dei fiori o di un buon calice di vino, ma di quelli legati a sostanze che possono mettere a repentaglio la vita di ciascuno di noi, come una fuga di gas o del cibo che brucia nel fornello. Dell’odore forte dei detersivi usati per la pulizia di casa o del gas del tubo di scappamento delle automobili.


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... ma anche di accorgersi dei pericoli

Un sintomo molto frequente - Il Covid-19, come ormai ben noto, può comportare, come sintomo precoce della sua manifestazione, la mancanza di olfatto, anosmia, o del gusto, ageusia. La percentuale dei pazienti che sviluppa tali sintomi è alta e si assesta tra il 41 e il 62% dei malati. Le cause di tale sintomatologia non sono ancora chiare: in base agli studi condotti si ipotizza che il virus attacchi l’epitelio olfattivo compromettendo le cellule di supporto necessarie per l’aggancio per la proteina Spike del virus.

Non solo una questione sensoriale - Nonostante la maggior parte dei pazienti recuperino velocemente la capacità gustativa e olfattiva poco tempo dopo essersi negativizzati, non sono poche le persone che si trascinano, per mesi questa mancanza che, come detto, ha notevoli ripercussioni sulla propria qualità di vita. È importante ricordare che gli stimoli olfattivi sono gli unici, tra i cinque sensi, che vengono convogliati solo parzialmente nel talamo, deputato all’elaborazione cosciente degli stimoli sensoriali e arrivano direttamente nell’ippocampo, deputato all’elaborazione emotiva degli stimoli sensoriali. Si capisce, quindi, che l’esperienza olfattiva non sia solo una questione sensoriale ma coinvolga emozioni, ricordi, stati affettivi che solo determinati odori sono capaci di evocare. La vita senza odori, è una non-vita impoverita dalla mancanza di emozioni e ricordi perché, come scriveva Rousseau «l’olfatto è il senso del ricordo e del desiderio».


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L’esperienza olfattiva coinvolge ricordi ed emozioni


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L'olfatto è importante anche perché permette di valutare lo stato di conservazione del cibo

Fisioterapia "nasale" e PeaLut - L’impossibilità di percepire gli odori dell’ambiente circostante comporta un peggioramento dei rapporti sociali delle persone che non sono in grado di controllare, per esempio, i propri odori corporei, o di metterne a repentaglio l’incolumità, non essendo in grado di valutare lo stato di conservazione del cibo o, come detto, una fuga di gas. Per aiutare tutti i pazienti affetti da anosmia o ageusia, è arrivato all’Ospedale San Giovanni di Roma un protocollo di sperimentazione rivolto a questo tipo di pazienti. La finalità è quella di mettere in atto una sorta di fisioterapia "nasale", oltre alla somministrazione di un alimento a fini medici, a base di PeaLut, capace di agire sul controllo delle alterazioni del sistema nervoso centrale. 

Questo rivoluzionario studio, avviato all’ospedale di Fano, coordinato dal team della dottoressa Arianna Di Stadio, docente di Neuroscienze all’Università di Perugia e ricercatrice onoraria del Queen Square Neurology UCL di Londra, è stato pubblicato anche sulla rivista scientifica European Review for Medical and Pharmacological Sciences. A tale protocollo di sperimentazione hanno aderito, oltre il San Giovanni di Roma, altre strutture ospedaliere quale l’Humanitas di Milano, il Policlinico Universitario San Carlo di Napoli, il Careggi di Firenze e gli ospedali di Sassari, Catania, Trieste, Genova.

Sniffate contro l'atrofia - Come spiegato dalla dottoressa Di Stadio, lo studio parte dall’ipotesi, avvalorata dall’osservazione medica e dagli studi condotti dal suo team, «che la causa della perdita dell’olfatto interessi il sistema nervoso centrale. Il virus determina una neuroinfiammazione a livello encefalico, oltre che dei nervi cranici, con il rischio che, una volta atrofizzata la struttura, la anosmia diventi irrecuperabile. I pazienti, circa un centinaio, che hanno preso parte allo studio sono stati divisi in due gruppi e sottoposti a sniff-test per stimolare il bulbo olfattivo. Solo un gruppo però è stato trattato con PeaLut, un ultracomposito antineuroinfiammatorio, capace di riparare il danno neuronale. Questi ultimi hanno dimostrato di poter recuperare l’olfatto al 100%». Lo sniff-test, come spiegato da Di Stadio, consiste nello sniffare «coppie di odori abbinati in modo particolare, per esempio agrumi e pesca o caffè e cioccolato, per pochi secondi per un massimo di 4 volte al giorno in diversi momenti della giornata».

Fino a sei mesi di terapia - L’obiettivo prefissatosi dal team di studiosi è quello di riabilitare l’olfatto e recuperare la capacità di distinguere tra loro odori diversi. Da quanto emerso dallo studio, i pazienti affetti da anosmia lieve sono riusciti a recuperare l’olfatto in un mese mentre quelli con anosmia grave hanno comunque visto un notevole miglioramento delle proprie condizioni già dopo i primi 30 giorni di cure, necessitando di un percorso della durata di 3 fino a 6 mesi di tempo per un recupero completo della funzione.

Richieste da tutta Italia - Come raccontato dal Professor Luca D’Ascanio, primario di Otorinolaringoiatria dell’Azienda ospedaliera Marche Nord, «riceviamo richiesta da pazienti in tutta Italia, non solo cuochi o professionisti dei profumi: non sentire l’odore di una fuga di gas o del cibo che brucia sul fornello fa la differenza nella vita di tutti». La dottoressa

Tutto iniziò con i cilindri odorosi - Cristina Cingolani, che fa parte, insieme a Federica Vitelli, dell’equipe del dottor D’Ascanio è stata la prima, in tempi non sospetti, ad acquistare a sue spese, direttamente dall’Olanda, il kit tedesco per l’olfattometria composto da cilindri odorosi, simili a pennarelli che determinano non solo la quantità di olfatto residuo ma anche la sua qualità. «Quando tutti si preoccupavano, anche ragionevolmente della sola sopravvivenza - dice D’Ascanio - noi cominciavamo a percepire i primi segnali di una serie di problemi che avrebbero interessato una platea sempre maggiore di persone».


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La lingua percepisce solo il dolce, il salato, l’amaro e l’acido. Il resto lo fa il naso

Il naso alla base del gusto - La lingua, come spiegato dal professor D’Ascanio, percepisce solo il dolce, il salato, l’amaro e l’acido mentre tutti gli altri sapori si percepiscono attraverso il naso, grazie alle particelle odorose emanate dal cibo. È per questo motivo che i fumatori sono più difficili da riabilitare.

«L'unica terapia efficace» - I risultati dello studio condotti dall’equipe di D’Ascanio sono stati pubblicati nella prestigiosa rivista scientifica ‘Otolaryngology- Head and Neck Surgery’, la più importante per la Società Americana di Otorinolaringoiatria. Anche all’ Irccs dell'Ospedale San Raffaele di Milano si segue la riabilitazione dei pazienti affetti da long-Covid, con strascichi della malattia anche dopo 6 mesi dalla guarigione. Come spiegato dalla dottoressa Luigia Brugliera, medico fisiatra, responsabile UO Riabilitazione Specialistica Motoria al San Raffaele, «l’unica terapia che si è dimostrata efficace nel migliorare la performance olfattorie è la riabilitazione o training olfattorio».

Anosmia significa spesso inappetenza - In un prima fase valutativa si usano i cosiddetti ‘sniffin’ sticks, ossia delle penne profumate che permettono di ricavare un valore numerico che indica il grado di compromissione della funzionalità olfattiva. Nella fase successiva, in cui si inizia il processo di riabilitazione vero e proprio, il soggetto, in media due volte al giorno, annusa degli odori ad alta concentrazione. Il non percepire gli odori comporta, di frequente, una grave inappetenza ed è per questo che tali pazienti vengono seguiti da un nutrizionista che fa parte del team del reparto di riabilitazione.


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Le donne le più colpite - Le donne presentano alterazioni dell’olfatto e del gusto molto più frequentemente degli uomini e i pazienti con questi sintomi sono in media più giovani. Inoltre la prevalenza del sintomo nella popolazione europea o americana, a differenza di quella cinese, è oggetto di studio. Si pensa che il fatto potrebbe dipendere dal fatto che gli europei abbiano una maggiore concentrazione di Ace2, che rappresenta la porta d’ingresso del virus a livello olfattivo.

Un cammino lungo - Il cammino intrapreso dai pazienti che necessitano di riabilitazione olfattiva è lungo e non privo di difficoltà. I risultati iniziali possono essere inferiori alle aspettative ed è richiesto un alto grado di disciplina per seguire il training olfattivo nel migliore dei modi. La speranza che anima i pazienti è quella di riappropriarsi della propria vita, completa di gusti e odori.

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