Una sentenza di morte scritta sulla pelle

L'arresto violento, il decesso e l'esplosione di rabbia in tutta l'America. Vi raccontiamo l'omicidio di George Floyd

di Redazione
Simona Gautieri
di Filippo Zanoli
Giornalista

 


Keystone

È rimasto 8 minuti e 46 secondi con la faccia premuta con forza contro il marciapiede mentre il ginocchio del poliziotto faceva pressione sul suo collo. È rimasto 8 minuti e 46 secondi a chiedere aiuto, ad implorare «Please friend, please, I canʼt breathe» (per favore, amico, non respiro). Poi il silenzio. Ma il ginocchio di chi chiamava ʻamicoʼ ha continuato a premere sul suo collo per altri 3 minuti nonostante lʼuomo a terra non desse più segni di vita.

Questo è quanto successo la sera di lunedì 25 maggio 2020 allʼincrocio tra East 38th Street e Chicago Avenue, a Minneapolis, in Minnesota. Questi sono i fatti, documentati anche da decine di filmati circolati in rete, che hanno portato alla morte di George Floyd e ad una serie di epocali proteste di rivendicazione razziale che stanno infuocando le strade di oltre 40 città americane al grido dello slogan «I canʼt breathe», le ultime parole pronunciate dalla vittima.

Tutto per un pacchetto di sigarette


V


Video sorveglianza

«Questa banconota è falsa» - La sera di lunedì 25 maggio, George Floyd, un afroamericano di 46 anni, si reca a comprare un pacco di sigarette nel negozio Cup Foods di cui è cliente abituale. Alla cassa, quella sera, non cʼè però il proprietario del negozio Mike Abumayyaleh ma un giovane impiegato che, ritenendo falsa la banconota da 20 dollari ricevuta da Floyd chiama il 911, il pronto intervento della polizia. Alle 20.08 arrivano sul posto gli agenti del dipartimento della polizia di Minneapolis (Mpd) Thomas K. Lane e J. Alexander Kueng i quali, dopo un breve colloquio con lʼimpiegato di turno, si dirigono verso il Suv blu parcheggiato sul lato opposto della strada, sul quale è seduto Floyd in compagnia di altre due persone. Lʼagente Lane estrae la pistola ed ordina a Floyd di mettere le mani sul volante poi lo trascina fuori dalla propria automobile e lo ammanetta, comunicandogli che si trova in stato di arresto per uso di moneta contraffatta.


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La tragedia in pochi minuti - Secondo la ricostruzione dei fatti, resa possibile anche dai filmati dei telefonini delle persone che assistono alla scena, George Floyd cerca di discolparsi ed oppone, anche se già ammanettato, una blanda resistenza  quando gli agenti cercano di farlo salire sulla volante della polizia. Alle 20.12 Kueng bloccaFloyd, ancora ammanettato, sul marciapiede contro il muro di fronte al ristorante Dragon Wok.

Secondo quanto riferito ai pubblici ministeri locali lʼuomo avrebbe detto di essere claustrofobico e di non riuscire a respirare. Alle 20.17 arrivano, come rinforzi agli agenti presenti sul posto, gli ufficiali di polizia Derek Michael Chauvin e Tou Thao che cercano di caricare Floyd sulla volante spostandolo dal lato del guidatore al lato del passeggero. 

Sempre più persone iniziano a filmare la scena che si consuma sotto i loro occhi: alle 20.19 Chauvin trascina Floyd fuori dalla propria macchina facendolo cadere sul marciapiede a faccia in giù ancora ammanettato. Alle 20.20 un automobilista fermo alla stazione di servizio di Speedway LLC inizia a filmare la scena: Floyd è a terra di fianco al marciapiede e lʼufficiale Chauvin preme il proprio ginocchio sul collo dell'uomo ammanettato mentre gli agenti Kueng e Lane esercitano una pressione sul suo busto e sulle gambe.

Nel filmato si sente lʼuomo dire distintamente «Per favore, non respiro» e «Per favore, per favore, per favore». Anche altre persone iniziano a filmare quanto sta accadendo e chiedono agli agenti di prestare soccorso allʼarrestato segnalando che perde sangue dal naso. Solo alle 20.22 i poliziotti chiamano lʼambulanza dichiarando prima un ʻcodice dueʼ, non di emergenza, per poi richiedere lʼintervento per un ʻcodice treʼ, cioè di emergenza.

Lʼufficiale Chauvin continua a premere il proprio ginocchio sul collo di Floyd nonostante le richieste di aiuto dellʼuomo e le sollecitazioni dei tanti testimoni che invocano aiuto. Alle 20.25 George Floyd appare privo di sensi ma Chauvin solleverà il proprio ginocchio solo dopo la richiesta di soccorso dei paramedici incurante del fatto che lʼuomo fosse incosciente da oltre 3 minuti. Caricato in ambulanza Floyd viene dichiarato clinicamente morto allʼHennepin County Medical Center di Minneapolis.

Floyd, un uomo come tanti


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Chi è George Floyd - Nato 46 anni fa nel North Carolina, George Floyd si trasferisce ancora bambino a Houston dove frequenta la Yates High School, distinguendosi come atleta in diversi sport come basket e football e diplomandosi nel 1993. Da sempre appassionato di musica, si fa conoscere come rapper con il nome di ʻBig Floydʼ. Si associa con il gruppo hip hop di Houston conosciuto come ʻScrewed Up Clickʼ e comparendo nel mixtape pubblicato da Dj Screw. Nel 2009 viene condannato per rapina e nel 2014 decide di trasferirsi nel Minnesota in cerca di lavoro. Abita a Saint Louis Park e lavora a Minneapolis come guardia di sicurezza in un ristorante per 5 anni. A causa dellʼemergenza dovuta al Covid-19 aveva però perso il suo lavoro ed era attualmente disoccupato. George Floyd era padre di Quincy Mason di 22 anni e della piccola Gianna di 6 anni. «Qualunque cosa pensi qualcuno di voi, era un bravʼuomo», dice di lui Roxie Washington, ex compagna e madre di Gianna. «Lo hanno strappato a lei- ha detto la donna durante una conferenza stampa riferendosi alla figlia- Alla fine loro tornano a casa dalle loro famiglie. Gianna non ha più un padre».

L'autopsia - Secondo lʼautopsia dellʼHennepin Medical Center, resa nota il 30 maggio, sul cadavere di Floyd non risultano segni di asfissia o strangolamento che possano essere stati fatali, ma vengono messe in evidenza pregresse condizioni di salute, quali ipertensione cardiaca e disturbi alle arterie coronariche, che possono essersi aggravate a causa della manovra praticata dallʼufficiale Chauvin. Il 1 giugno vengono invece diffusi i risultati dellʼautopsia commissionata dalla famiglia ed eseguita dai dottori Michael Baden, dellʼUniversità del Michigan, e Allecia Wilson. Secondo questa autopsia George Floyd è morto per «asfissia causata da compressione al collo ed alla schiena». Un risultato che contrasta nettamente con quanto dichiarato nellʼautopsia ufficiale per la quale «gli effetti combinanti dellʼessere bloccato dalla polizia, delle sue patologie pregresse e di qualche potenziale sostanza intossicante nel suo corpo hanno contribuito alla sua morte».


gofundme.com


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Il primo a sinistra Derek Chauvin accusato di aver ucciso George Floyd. Gli altri - J. Alexander Kueng, Thomas Lane e Tou Thao sono accusati aver aiutato Chauvin.

Chi sono i poliziotti - In attesa della prima udienza, rinviata all'8 giugno, Derek Chauvin e gli altri tre agenti coinvolti sono stati licenziati ed incriminati con diverse accuse. In particolare, Derek Chauvin è stato incriminato prima per omicidio di terzo grado, quando cioè si perpetra un atto particolarmente crudele ma senza volontà di uccidere, e poi per omicidio colposo di secondo grado, quando «una persona rischia consapevolmente di causare la morte o un grave danno fisico ad unʼaltra». Infine lʼincriminazione per lʼagente è stata cambiata in omicidio volontario, grazie anche allʼondata di forte indignazione della società civile. Si è poi scoperto che Derek Chauvin, ufficiale del dipartimento di polizia di Minneapolis dal 2001, al momento dellʼomicidio aveva già 18 denunce a suo carico per violenze commesse durante il servizio di polizia. Durante la sua carriera ha partecipato a tre scontri a fuoco durante i quali ha ucciso una persona. Inoltre, secondo la testimonianza dellʼex proprietario del club dove sia Floyd che Chauvin avevano lavorato come addetti alla sicurezza, lʼagente di polizia, durante i suoi 17 anni di servizio, si era contraddistinto per il carattere violento ed irascibile che lo aveva portato ad avere diversi problemi con i clienti del locale. La Cnn ha reso noto che tra coloro che lo hanno denunciato vi è anche Kristofer Berg, la cui vicenda fece molto scalpore anni fa in America. Il ragazzo, allʼepoca diciassettenne, stava giocando con una pistola giocattolo Nerf quando si vide puntare contro la pistola dʼordinanza proprio da Derek Chauvin il quale, pur consapevole che lʼarma del ragazzo fosse palesemente finta, gli intimò con la violenza di salire sulla volante della polizia sempre puntandogli la pistola ad altezza del viso. Il fatto venne derubricato secondo la ricostruzione degli agenti per i quali Berg aveva cercato di eludere la polizia ma il ragazzo ha sempre contestato questa versione dei fatti. Anche un altro agente coinvolto nellʼomicidio di George Floyd, Tou Thao, era già stato imputato in una causa di abuso di potere risolta poi in via stragiudiziale.  

Un dramma né unico né raro


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Tamir Rice, è la più giovane vittima. Ucciso a soli 12 anni.

Tanti George Floyd nella storia - La morte di George Floyd è solo lʼultima di una lunga lista di afroamericani uccisi dai poliziotti bianchi. Eʼ cosa nota, infatti, che molti appartenenti al corpo di polizia aderiscono allʼideologia della supremazia della razza ariana, e molto spesso, questioni di ordine pubblico nascondono questioni razziali mai risolte, neanche sotto la presidenza di Barack Obama. Nella maggior parte dei casi si tratta di persone giovanissime e disarmate che, al massimo, potrebbero essere accusate di reati minori e che, invece, perdono la vita ad opera di chi dovrebbe essere preposto alla tutela dellʼordine pubblico. Nel 2012 è stato il caso di Trayvon Martin, ucciso da un vigilante in quanto persona sospetta, mentre nel 2014 il diciottenne Mike Brown viene ucciso, a Ferguson nel Missouri, da un poliziotto bianco che non venne mai incriminato. A New York, nel 2014, Eric Garner di 43 anni, viene bloccato a terra dallʼagente Daniel Pantaleo che, esercitando una pressione sul collo e sul petto dellʼuomo per diversi minuti, ne determina la morte per asfissia. Nel 2015 a Baltimora, nel Maryland, il venticinquenne Freddie Gray viene arrestato e caricato a forza in un van della polizia. Dal filmato di un testimone si sente il ragazzo urlare disperato «Non riesco a respirare». Entra subito in coma e muore una settimana dopo per lesioni alla spina dorsale. La più giovane vittima è Tamir Rice, di appena 12 anni, ucciso perché, mentre gioca con una pistola giocattolo, non obbedisce allʼordine di alzare le mani. Ci sono città negli Stati Uniti dove il colore della pelle corrisponde quasi ad una condanna a morte. Ne è convinto anche il sindaco di Minneapolis Jacob Frey il quale, in una intervista alla CBS, si è detto sicuro che George Floyd sia stato ucciso. «Credo in ciò che ho visto, e ciò che ho visto è sbagliato sotto tutti i punti di vista. Quellʼuomo non avrebbe dovuto morire; essere un nero in America non dovrebbe essere una sentenza di morte. Per cinque minuti abbiamo visto un poliziotto bianco premere il ginocchio contro il collo di un uomo di colore. Cinque minuti», ha dichiarato Frey. La speaker della Camera Nancy Pelosi ed il governatore del Minnesota Tim Walz sono certi che George Floyd sia stato ucciso mentre la vice presidente del consiglio cittadino di Minneapolis Andrea Jenkins ha riconosciuto la discriminante razzista nellʼevento.

E il mondo si indignò


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Manifestanti in silenzio protestano a Memphis, contro l'uccisione di George Floyd

Il video della morte di George Floyd diventa immediatamente virale e, alle parole indignate delle autorità, si unisce lo sconcerto e la rabbia di milioni di persone che, ad iniziare da Minneapolis, si riversano in strada per denunciare, in forma più o meno pacifica, la piaga del razzismo che ancora infetta la società americana. Dopo appena 24 ore dalla notizia della morte di George Floyd centinaia di manifestanti sono scesi per le strade di Minneapolis radunandosi nel punto in cui lʼuomo è stato ucciso dagli agenti di polizia.


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Un manifestante a Minneapolis, davanti a un negozio in fiamme.

La furia si scatena - La tensione per lʼennesimo omicidio a sfondo razziale è arrivata ai massimi livelli trasformando, in tanti casi, tali manifestazioni da pacifiche a violente. La polizia è intervenuta sparando sulla folla lacrimogeni e proiettili in gomma mentre veniva dato alle fiamme il commissariato di polizia e vandalizzato negozi e auto delle forze dellʼordine. Un giornalista della Cnn Omar Jimenez, anchʼegli afroamericano, è stato arrestato a New York mentre conduceva una diretta sugli scontri nelle strade. Le immagini delle manifestazioni di Minneapolis hanno fatto il giro del mondo, coinvolgendo, in un unico moto di indignazione, oltre 40 città americane. La morte di George Floyd ha riaperto il dibattito nazionale sugli abusi perpetrati da numerosi esponenti delle forze dellʼordine a danno della popolazione afroamericana: secondo recenti stime questa rappresenta il 20% della popolazione di Minneapolis ma ben il 60% delle vittime delle sparatorie della polizia locale è rappresentata, negli ultimi dieci anni, da persone di colore. Lʼondata di proteste, partita dalla città teatro dellʼevento, si è diffuso rapidamente in tutto il Paese ponendosi sul solco delle proteste portate avanti dal movimento ʻBlack Lives Matterʼ, nato nel 2016 per denunciare e porre un freno al razzismo, alla violenza ed agli abusi di potere delle forze dellʼordine nei confronti degli afroamericani. Il 27 maggio una imponente manifestazione è stata organizzata, proprio dal gruppo Black Lives Matter, a Los Angeles, dove migliaia di persone si sono radunate davanti alla residenza del sindaco Eric Garcetti, mentre migliaia di persone scendevano in strada a New York, Detroit, Atlanta, Richmond, Oakland, Chicago e diverse altre città statunitensi al grido di “I canʼt breathe”, divenuto il nuovo slogan contro la polizia. A Portland circa 10 mila persone hanno manifestato pacificamente. A Minneapolis la situazione appare, da subito, fuori controllo e viene denunciato come diversi rappresentanti dei Boogaloo Boys, estremisti della destra bianca, si siano infiltrati tra la folla per scatenare disordini e scontri con la polizia. Molte città reduci dal lockdown hanno dichiarato il coprifuoco dalle ore 20 ma a New York, violando tale ordinanza, la gente continua a riversarsi in strada a manifestare. 


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Agenti in tuta antisommossa a Portland, in Oregon.

I saccheggi, la Guardia, la violenza e gli arresti - Dal 26 maggio, giorno di inizio delle manifestazioni, migliaia di persone sono state arrestate in una ventina di città, di cui oltre 500 manifestanti a Los Angeles e 250 nella sola New York. Tra loro cʼè anche Chiara de Blasio, figlia venticinquenne del sindaco della città. “Sono orgoglioso di lei, del fatto che le importi così tanto da andare lì fuori e fare qualcosa al riguardo” ha dichiarato il primo cittadino. In 26 Stati americani è stato richiesto lʼintervento della Guardia Nazionale, compresa la capitale Washington. Si contano anche diverse vittime della rivolta: un morto a Louisville, nel Kentucky e due a Davenport in Iowa. Qui due persone sono state uccise ed un agente di polizia è rimasto ferito dopo aver subito un agguato a colpi di arma da fuoco mentre a Louisville una persona è morta dopo che la polizia e la Guardia nazionale del Kentucky hanno «risposto al fuoco» per disperdere la folla. Il capo della polizia di Louisville Steve Conrad non ha chiarito chi ha sparato il colpo mortale. Altre due persone sono rimaste uccise a Cicerio, periferia ovest di Chicago. I disordini sarebbero iniziati dopo il saccheggio di numerosi negozi: secondo il Chicago Tribune sarebbero state arrestate più di 60 persone e ci sarebbero diversi feriti anche tra gli agenti di polizia. A Buffalo, nello stato di New York, un Suv ha travolto un gruppo di agenti in assetto antisommossa: non ci sono state vittime ma alcuni poliziotti sono rimasti feriti. Sono una cinquantina gli agenti di polizia rimasti feriti negli scontri avvenuti nella capitale Washington dove sono stati appiccati numerosi incendi e sfregiati diversi monumenti.

Una società spezzata in due


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La protesta nelle strade di Los Angeles blocca il traffico cittadino.

Diseguaglianze endemiche - Di sicuro la motivazione razziale è dominante negli scontri di piazza che stanno infiammando lʼAmerica anche se, ad essa, si sono aggiunte una serie di motivazioni politiche e sociali ulteriori. Le diseguaglianze di classe, lo spettro della povertà, la pessima gestione dellʼemergenza sanitaria dovuta al Covid 19 hanno fatto precipitare la popolazione degli Stati Uniti in un baratro dove si sono acuiti i problemi endemici della società americana. A tal proposito basta ricordare che nel solo mese di aprile gli Stati Uniti hanno perso, a causa dellʼemergenza del coronavirus, 20,5 milioni di posti di lavoro ed il tasso di disoccupazione è salito al record del 14,7%, più del triplo rispetto alla percentuale di marzo. Ovviamente le classi più colpite sono quelle più deboli: la disoccupazione tra le donne è salita al 15,5% e quella degli afroamericani al 16,7% contro il 14,2% dei bianchi americani. Ciò che emerge è quindi una società divisa per appartenenza razziale, di classe sociale e politica ed il Presidente Donald Trump continua ad esprimere idee estremiste che sembrano fomentare ulteriormente le proteste di piazza.


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La Trump Tower a New York, sotto assedio.

Trump e la sua linea durissima - Se, dopo aver visto per la prima volta il video dellʼuccisione di George Floyd, Donald Trump twitta «La morte di George Floyd è triste e tragica e verrà fatta giustizia», il giorno dopo è pronto ad appellare «thugs», ossia teppisti, coloro che manifesta pacificamente contro la morte di Floyd. Successivamente, in un messaggio Twitter, rispolvera un motto dei poliziotti di Miami risalente agli anni ʼ60 secondo il quale «Quando si inizia a saccheggiare si inizia a sparare». Il Presidente ha poi aggiunto: «Non posso stare qui a guardare quel che succede in una grande città americana, Minneapolis. Una totale mancanza di leadership. O il debolissimo sindaco di estrema sinistra Jacob Frey si dà una mossa o manderò la Guardia Nazionale per fare il lavoro che serve». Donald Trump non è comunque tornato sui suoi passi ma, fedele al suo stile, ha continuato con il pugno duro. Il 2 giugno scorso, mentre le proteste per lʼuccisione di George Floyd dilagavano in tutto il Paese, il Presidente, da una Casa Bianca blindata e assediata dai manifestanti, vede bene di definire come “atto di terrorismo interno” le violente proteste esplose nelle città americane. Inoltre, invocando lʼInsurrection Act del 1807 che dà al presidente il potere di dispiegare lʼesercito contro i cittadini americani, minaccia proprio lʼutilizzo dellʼEsercito per sedare le proteste di piazza. «Io sono il presidente dellʼordine e della legalità» ha dichiarato Trump mentre in sottofondo si sentiva il rumore dei gas lacrimogeni sparati contro i manifestanti.


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Donald Trump posa con una bibbia in mano a Washington D.C.

Una foto che ha indignato e offeso - All'ipotesi di Trump del ricorso all'esercito ha risposto subito in maniera contrarie il responsabile del Pentagono Mark Esper. Con il proprio diniego Esper ha inviato un messaggio chiarissimo al tycoon e cioè quello di non condividere il pugno duro che il Presidente sta utilizzando nei confronti dei manifestanti. Se il Presidente dovesse licenziarlo si potrebbe aprire una crisi politica e legale su cosa possa prevedere in questi casi la Costituzione americana. Lunedì scorso Mark Esper ed il Capo degli Stati Maggiori Mark Milley si sono recati alla Casa Bianca per un incontro relativo alla crisi in corso e Trump ha chiesto a Esper e Milley di seguirlo in strada per una sorta di ricognizione sui danni provocati dai manifestanti. La verità è che la polizia era stata incaricata di sgombrare con la forza, uso di lacrimogeni e pallottole di gomma, la zona antistante la residenza presidenziale, dove era in corso una manifestazione pacifica, al solo scopo di permettere a Trump di recarsi presso la vicina Saint Johnʼs Episcopal Church e fotografarsi con la Bibbia in mano. «LʼAmerica sta tornando grande», ha poi affermato Trump prima di tornare indietro alla Casa Bianca. 

Una voce che verrà ascoltata?


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Un murale a Parigi fa satira su Trump.

«È un presidente che ci divide» - Il messaggio di Donald Trump è chiaramente quello di dimostrare che non ha paura di niente e nessuno ma, altrettanto chiara, è stata la presa di posizione dellʼex segretario alla Difesa James Mattis, un vero e proprio mito per il corpo dei Marines, il quale ha usato parole durissime nei confronti di Donald Trump: «È il primo presidente nella mia vita che non cerca di unire il popolo americano, non ci prova nemmeno. Al contrario, prova a dividerci” ha dichiarato al The Atlantic «Siamo testimoni delle conseguenze di tre anni di questo sforzo deliberato, di tre anni senza una leadership matura. Possiamo unirci senza di lui, attingendo alla forza interna alla nostra società civile». Mattis ha poi ricordato lʼimportanza del motto ʻLʼUnione fa la forzaʼ affermando che «Dobbiamo richiamare quella unità per superare questa crisi, fiduciosi che siamo migliori della nostra politica». La risposta di Trump non si è fatta attendere e via Twitter ha fatto sapere che ritiene James Mattis «Il generale più sopravvalutato di sempre».


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Manifestanti pacifici a Washington

Il Presidente aveva già un rapporto difficile con il Pentagono ed il segretario alla Difesa Mattis si era dimesso dopo la sua decisione di abbandonare la causa curda in Siria ma ora il malcontento serpeggia evidente tra i vari ranghi delle forze armate ed in tanti hanno manifestato il proprio disaccordo nellʼinvocare lʼInsurrection Act per riportare lʼordine pubblico. Dopo i disordini dei primi giorni, numerose manifestazioni si sono svolte pacificamente e quindi risultano garantire dal Primo emendamento della Costituzione americana. In questi giorni di manifestazioni contro lʼodio razziale, in un clima che ricorda i tempi delle violenze per la morte di Martin Luther King nel 1968, non sono pochi i casi di poliziotti ed esponenti delle forze dellʼordine che si schierano dalla parte dei manifestanti. Lo sceriffo di Flint Town, in Michigan, così come quello di Norkfolk in Virginia hanno abbandonato casco e manganello per unirsi alla marcia dei manifestanti, mentre a Camden, in New Jersey, molti poliziotti ed il capo della polizia della contea Joe Wysocki hanno preso parte alla manifestazione in corso con cartelli inneggianti alla solidarietà. Esiste unʼAmerica bianca sana, unʼAmerica non razzista, unʼAmerica convinta dei sentimenti di solidarietà e condivisione che chiede di essere ascoltata. 

La polizia sotto scacco


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Slogan e pugni alzati in un corteo di Pittsburgh.


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La protesta a Phoenix (Arizona).

Dopo un secondo fine settimana all'insegna delle proteste, il municipio di Minneapolis ha annunciato l'intenzione di smantellare l'attuale polizia cittadina, con un procedimento senza precedenti e non solo negli Stati Uniti. A volerlo, una larga maggioranza dei membri, che ha parlato di «smantellamento» e «abolizione» perché ogni tentativo di riforma è sempre stato fallimentare. «È chiaro ormai che a Minneapolis, così come in altre città negli Stati Uniti, la polizia stia garantendo la nostra sicurezza», ha dichiarato la presidentessa del consiglio comunale Lisa Bender, «la nostra idea è quella di eliminare la polizia come la conosciamo e ricreare un sistema di pubblica sicurezza che lo faccia». Una mossa, quella dei 9 consiglieri su 13, che scavalca di fatto quella del sindaco Jacob Frey - molto criticato durante tutta la vicenda - e che si è sempre opposto. Il procedimento sarà sicuramente osteggiato politicamente, istituzionalmente e anche da parte dei sindacati. La maggioranza all'esecutivo, però, è talmente larga da apparire inattaccabile. Sebbene la decisione di Minneapolis sia unica nel suo genere, sono diverse le città che stanno valutando - o implementeranno nel prossimo futuro - misure penalizzanti nei confronti delle forze dell'ordine. Seguendo il coro della protesta «Defund the police!» (Meno fondi alla polizia, ndr.) città come New York, Philadelphia, Baltimora, Washington D.C. e San Francisco stanno valutando di decurtare parte dei fondi extra alle polizia e investirli in enti socialmente utili. La speranza degli attivisti è che, dopo il dramma di George Floyd, Minneapolis possa diventare un esempio da seguire per gli Stati Uniti. E anche per il mondo.

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Ultimo aggiornamento: 2020-09-28 08:39:44 | 91.208.130.87