Il nuovo virus che infetta il mondo

Ecco come è scoppiato il contagio che sta cambiando il nostro modo di vivere.

di Redazione
Simona Gautieri

Le ultime stime, al 3 di marzo, parlano di oltre novantamila persone infettate e più di tremilacento morti nel mondo. I casi di contagio crescono ogni giorno (di ora in ora, come mostra la mappa della Johns Hopkins University): le città si svuotano così come gli scaffali dei supermarket presi d’assalto. Crollano le borse mondiali e l’economia globale entra ancora più in crisi. A gettare il mondo nel panico è l’epidemia di coronavirus che dalla Cina si è diffusa, e continua a propagarsi, in diversi paesi del mondo.


Keystone

Cos'è il coronavirus?


Keystone

I coronavirus fanno parte di una vasta famiglia di virus e il nome deriva dalle particolari punte a forma di corona presenti sulla sua superficie. Tali virus possono causare nell’organismo umano delle sindromi di gravità e intensità molto diverse che vanno dal comune raffreddore e influenza, contratta anche in forma lieve, fino alla sindrome respiratoria acuta grave, denominata Sars, o la sindrome respiratoria mediorientale conosciuta come Mers. Il 12 febbraio l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) ha denominato il nuovo ceppo di coronavirus, responsabile dell’attuale epidemia, Sars-CoV2, ed ha identificato il nome della malattia da esso scatenato in Covid-19, abbreviazione di ‘coronavirus disease 2019’. 

I sintomi - Le persone infettate dal nuovo virus presentano un’ampia gamma di sintomi che si manifestano entro le due settimane dal contagio quali febbre, tosse secca e difficoltà respiratorie e, nelle forme più gravi, polmonite, insufficienza renale e persino la morte nel caso di pazienti debilitati, con altre patologie o con sistemi immunitari compromessi. Il fatto che i sintomi del virus Sars-CoV2 siano simili a quelli della comune influenza rende ancora più difficile fronteggiare la nuova epidemia, in considerazione anche del fatto che nei primi mesi dell’anno si ha il picco stagionale della comune influenza. La malattia Covid-19 è caratterizzata da una mortalità sensibilmente inferiore rispetto a quella provocata dai coronavirus responsabili, per esempio,  della Sars o Mers, ma la sua contagiosità risulta di gran lunga superiore, motivo della sua maggiore diffusione a livello mondiale. 

 


Ufficio federale della sanità pubblica

La nascita del virus: in un mercato - Il focolaio del nuovo coronavirus è stato individuato a Wuhan, una megalopoli di 11 milioni di abitanti situata nella provincia dello Hubei, nella Cina centrale. Secondo un report dell’Organizzazione mondiale della Sanità, datato 11 febbraio 2020, ci sono prove secondo le quali esisterebbe un legame tra il nuovo coronavirus e altri virus simili noti come CoV circolanti tra i pipistrelli della sottospecie Rhinolophus. Rimane ancora poco chiara la via di trasmissione verso l’uomo, anche se si ipotizza che un animale ospite intermedio, ancora da identificare, abbia avuto il ruolo di ponte nel passaggio del virus dalla specie animale a quella umana. Ciò, sempre secondo tale ipotesi, sarebbe potuto accadere nel mercato ittico di Huanan, a Wuhan, dove si vendono anche carni di animali selvatici e vengono macellati animali vivi. Molti dei primi pazienti ad aver manifestato i sintomi dell’infezione avevano lavorato o visitato come clienti proprio il mercato all’ingrosso della città. Questo accadeva nei primi giorni di dicembre dello scorso anno anche se solo il 31 dicembre 2019 le autorità cinesi hanno informato l’Organizzazione mondiale della Sanità che a Wuhan si erano verificati una serie di casi simili alla polmonite riconducibili ad un virus non corrispondente a nessuno di quelli noti. Il 1. gennaio di quest’anno il mercato di Huanan viene chiuso mentre il 7 gennaio le autorità cinesi confermano di aver identificato un nuovo tipo di coronavirus che viene denominato ‘2019-nCoV’.


Le vittime

 L’11 gennaio si ha notizia della prima vittima del nuovo coronavirus, un uomo di 61 anni morto di polmonite, mentre salgono a 40 le persone contagiate in Cina, sempre secondo le cifre fornite dal governo cinese. Il 13 gennaio il coronavirus causa la prima vittima in un paese diverso dalla Cina: in Thailandia, infatti, muore una donna di origini cinesi appena tornata da Wuhan. La città focolaio dell’infezione  viene posta in quarantena il 23 gennaio di quest’anno. Da allora, in televisione e sul web, arrivano le immagini surreali di una città fantasma con le strade vuote e il traffico fermo. Le persone sono chiuse in casa e fanno il giro del mondo i video amatoriali degli abitanti che si fanno coraggio vicendevolmente urlando dalla finestra “Forza Wuhan’ mentre lo slogan ‘Wuhan sconfiggerà il virus’ compare come scritta luminosa in diversi grattacieli cittadini. Nessuno può entrare e uscire dalla città, gli esercizi commerciali, ad eccezione di supermercati e farmacie, sono chiusi ed una sola persona a famiglia può recarsi, ogni tre giorni, a fare scorte di cibo. Il mondo inizia fare i conti con scenari fino a poco tempo prima appannaggio dei libri di fantapolitica, inconsapevole del fatto che l’epidemia, prima confinata nella ‘lontana’ Cina si sarebbe poi diffusa rapidamente nel Sud-Est asiatico, in Australia, in Europa e negli Stati Uniti.


Ufficio federale della sanità pubblica

Un vergognoso silenzio - Il 20 gennaio il presidente cinese Xi Jinping si mostra per la prima volta in pubblico dallo scoppio dell’epidemia e chiede “uno sforzo totale” per frenare la diffusione del coronavirus. Inoltre, a differenza del 2003, anno in cui il governo cinese fece di tutto per insabbiare le vaste proporzioni dell’epidemia di Sars che dilagava nel Paese, in occasione della nuova emergenza di coronavirus il Partito Comunista minaccia di perseguire e punire in maniera esemplare i funzionari locali colpevoli di aver sottovalutato il problema. Un’altra verità, però, emerge il 7 febbraio quando la rivista del Partito Comunista rivela che Xi Jinping era a conoscenza dell’emergenza del nuovo coronavirus dal 7 gennaio scorso mentre il suo primo intervento pubblico in merito risale, come scritto, al 20 gennaio. Tredici giorni di silenzio che pesano ora come un macigno sulle spalle del Presidente, contestato fortemente dall’opinione pubblica per non essere intervenuto tempestivamente e aver lasciato il proprio Paese senza alcuna indicazione sulle misure da adottare per fermare l’epidemia. Il 23 gennaio l’Organizzazione mondiale della Sanità decide che è “troppo presto” per dichiarare i casi di contagio da nuovo coronavirus “un’emergenza di salute pubblica internazionale” ma vengono già accertati i primi casi in Europa, a Bordeaux e Parigi. Inoltre si registrano altri nuovi casi di contagio a Hong Kong, Macao, Malesia, Singapore, Taiwan, Nepal e Vietnam.

Morte di un medico al di sopra di ogni sospetto - A fine gennaio, le vittime del coronavirus sono già un centinaio. Tra di esse vi è anche Li Wen Liang, l’oftalmologo di 34 anni che, per primo, aveva lanciato l’allarme della diffusione del nuovo virus nella città di Wuhan. Il 30 dicembre scorso, infatti, il medico aveva scritto un messaggio sui social in cui diceva che ad alcune persone, lavoratori e clienti del mercato ittico di Huanan, era stata diagnostica una malattia simile alla Sars e che si trovavano in quarantena presso l’ospedale dove lavorava. Li Wen Liang era stato poi convocato nell’Ufficio di pubblica sicurezza  dove gli venne ordinato di firmare una lettera in cui dichiarava di aver affermato il falso e di aver procurato grave turbamento all’ordine sociale. A fine gennaio, il giovane medico, prima screditato, condivise su Weibo, il Twitter cinese, copia della lettera dando spiegazione di quanto accaduto, mentre i funzionari pubblici furono costretti a presentare le proprie scuse per il trattamento riservatogli. Il  12 gennaio Li Wen Liang veniva ricoverato per aver, esso stesso, contratto il coronavirus che lo ha portato alla morte il 6 febbraio. Grande eco ha avuto, a livello mondiale, la vicenda del medico, simbolo eroico di chi ha trovato il coraggio di sfidare il potere per una nobile causa. 


Il virus sbarca in Europa


Keystone

Il 30 gennaio arriva la notizia dei primi due casi accertati in Italia: trattasi di una coppia di turisti cinesi che vengono immediatamente ricoverati all’Istituto  ‘Spallanzani’ di Roma. Il premier Conte dichiara che l’Italia chiuderà i propri spazi aerei per i voli provenienti e diretti in Cina e tale decisione sembra minare i rapporti diplomatici tra i due Paesi. L’epidemia si estende in Italia e i focolai vengono individuati nel Lodigiano e in Veneto, mentre nei giorni seguenti si registrano casi di contagio in Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Trentino Alto Adige, Puglia e Sicilia, anche se riferibili ai focolai isolati in Lombardia e Veneto. Nel complesso i casi accertati sono attualmente  2.036 mentre 52 sono stati, fino ad oggi 3 marzo, i decessi. 


Ufficio federale della sanità pubblica

Il primo contagio svizzero: è nel Canton Ticino  - Risale invece al 25 febbraio la notizia, diramata dall’Ufficio federale svizzero della Sanità, del primo caso di coronavirus in Ticino: il contagiato è un medico luganese 70enne che si è presumibilmente infettato dopo aver partecipato il 15 febbraio ad un convegno scientifico a Milano.  Secondo le autorità di Berna, tale episodio non cambia il livello di rischio per la popolazione che si ritiene ancora moderato. Di conseguenza le frontiere svizzere rimangono, per ora, aperte, per consentire il normale svolgimento della propria attività lavorativa agli oltre 67 mila frontalieri italiani di cui, quasi 4 mila, sono impiegati nel settore sanitario. Così come dichiarato dal direttore del Dipartimento della sanità  e della socialità Raffaele De Rosa: «Solo nell’Ente Ospedaliero Cantonale lavorano 120 medici e 530 medici frontalieri e di fronte all’eventualità di un contagio non è immaginabile fermare questi professionisti». In seguito saranno cancellate, a scopo precauzionale, tutte le manifestazioni inerenti il Carnevale, mentre è stato deciso di riaprire le scuole dopo la pause delle ferie. Nel frattempo il virus sembra correre più veloce della cronaca: il 20 febbraio il Consiglio federale vieta le manifestazioni con più di mille persone. Lo sport, in primis, si adegua. L'hockey congela i playoff fino al 17 marzo (se il divieto federale verrà revocato), idem il calcio che rinvia le prossime tre giornate.

Gli anziani - Secondo quanto dichiarato da Hans Kluge, direttore dell’Europa Oms durante la conferenza stampa tenutasi il 26 febbraio “Ad oggi ci sono 80.980 casi di Covid-19 in 33 paesi, 13 dei quali nella Regione europea. Oltre il 95% dei casi in Cina e solo il 3% fuori”. Secondo Kluge “Quattro soggetti su cinque affetti da coronavirus hanno sintomi lievi mentre il tasso di mortalità è del 2% in soggetti di età superiore ai 65 anni affetti da patologie pregresse”. E’ infatti un dato oggettivo che la maggior parte delle persone decedute a causa della nuova epidemia avessero già una situazione clinica compromessa e fossero avanti con l’età. 

Come proteggersi - Come ribadito dalla stessa Oms attualmente non esiste una cura per il coronavirus anche se è possibile ridurre la trasmissione della malattia adottando le stesse raccomandazioni valide per la sindrome influenzale e cioè lavarsi spesso le mani, coprire bocca e naso quando si tossisce o starnutisce, evitare di toccare occhi, bocca e naso con le mani sporche e rimanere in casa in caso di malattie respiratorie febbrili. 

La mascherina - L’uso della mascherina, divenuto presto oggetto feticcio della dilagante psicosi da coronavirus tanto da essere divenuta quasi introvabile, andrebbe indossata solo se si sospetta di essere malati, se si ha tosse o si assiste una persona malata. La mascherina è quindi inutile per la popolazione in generale in assenza di sintomi riferibili a malattie respiratorie. 


Keystone

Curato come l'HIV - Non ci sono invece delle terapie mediche consigliate dall’Organizzazione mondiale della Sanità e nelle linee guida per l’assistenza ai pazienti sono indicate solo terapie di supporto come l’ossigeno-terapia, la somministrazione di liquidi e l’uso di antibiotici per sconfiggere eventuali ulteriori infezioni batteriche. All’Istituto nazionale per le malattie infettive ‘Spallanzani’ di Roma è stata correttamente utilizzata una terapia basata sull’utilizzo di due farmaci: il lopinavir/ritonavir, un antivirale utilizzato nei casi di infezione da Hiv ed il remdesivir, un antivirale utilizzato contro il virus dell’Ebola.

Cura al plasma - In Cina ha invece ottenuto buoni risultati una terapia che utilizza il plasma dei pazienti guariti. Il plasma delle persone guarite dal Sars-Cov2 è ricco di anticorpi che, almeno in un caso accertato, si sono dimostrati utili per la guarigione del paziente. In Cina altri dieci pazienti saranno sottoposti a questa cura mentre le autorità chiedono con forza che le persone guarite donino il proprio plasma. Questo tipo di terapia non è nuova nel caso di infezioni ed era stata sperimentata, con scarso successo, anche nel caso dell’epidemia di Ebola nel 2014 mentre uno studio pubblicato sul Journal of Infectious Diseases  aveva evidenziato una riduzione della mortalità tra i malati di Sars.

Cocktail di farmaci - Anche al Policlinico San Matteo di Pavia viene attualmente utilizzata una terapia empirica composta da un cocktail di medicinali tra i quali “la Ribavirina, un vecchio antivirale utilizzato per l’influenza che viene somministrato anche due volte al giorno e antibiotici per prevenire le infezioni batteriche che vengono somministrate quattro volte al giorno”. 

Alla ricerca di un vaccino 


Keystone


Ufficio federale della sanità pubblica

Mentre i medici sono impegnati quotidianamente nel  perfezionamento di una terapia medica, ad ora solo empirica, che possa far fronte nell’immediato alla emergenza del coronavirus, i ricercatori di diversi Paesi sono già all’opera per lo studio di un vaccino contro il Covid-19. Il 25 febbraio la società americana  di biotecnologia ‘Moderna Ships’ ha annunciato la messa a punto di un vaccino, denominato mRna-1273, contro il coronavirus.

I tempi della cura - Il vaccino ha superato la fase dei test in vitro e, se supererà anche la sperimentazione sugli animali, un campione verrà inviato per uso umano all’Istituto nazionale per le allergie e le malattie infettive al fine di avviare la fase di sperimentazione su un campione di circa 20-25 volontari sani. Tale fase di sperimentazione dovrebbe iniziare entro aprile e i primi risultati potrebbero essere disponibili entro luglio di quest’anno. I ricercatori della società americana hanno utilizzato una molecola chiamata mRna che trasferisce informazioni genetiche nelle cellule imitando un’infezione naturale per stimolare una risposta immunitaria da parte del nostro organismo. Il vaccino codifica la proteina complessa denominata Spike  e la usa come bersaglio per i vaccini contro altri coronavirus, come quello della Mers o della Sars. I tempi per la messa in commercio del vaccino non sono comunque immediati e, come spiegato da Walter Ricciardi membro esecutivo dell’Oms, per poter sviluppare un vaccino servono non meno di due anni di tempo.

Dall'oriente anche il rimedio? - Anche la Cina ha annunciato l’inizio della sperimentazione di un vaccino sugli animali mentre, in Australia, un pool di ricercatori dell’Università del Queensland ha annunciato di aver concluso la fase di sperimentazione in laboratorio di un vaccino. Anche la tecnologia studiata dai ricercatori australiani funziona sintetizzando le proteine della superficie virale che si attaccano alle cellule ospiti durante la fase infettiva bloccandole in una forma che il sistema immunitario umano riesce a riconoscere meglio come antigeni. Sempre in Cina, i ricercatori del Tongji Hospital a Wuhan hanno scoperto che l’incremento di due sostanze nel sangue, la citochina interleuchina-6 e il ricettore dell’interleuchina-2, possono aiutare a sapere per tempo quale sarà l’evoluzione della malattia Covid-19. I sintomi clinici di alcuni pazienti hanno dimostrato che la malattia peggiora nell’arco di 1-2 settimane, causando la cosiddetta ‘tempesta citochinica’, una reazione eccessiva da parte del sistema immunitario. Trovare un modo per diagnosticare precocemente tale evento sarebbe di fondamentale importanza per la cura e la guarigione del paziente. La scienza è all’opera per trovare un rimedio efficace capace di neutralizzare il nuovo virus. 


Keystone

L'impatto sulla vita di tutti i giorni - Un'altra battaglia andrà combattuta contro un altro virus, forse altrettanto pericoloso: quello della psicosi collettiva. Frutto della paura irrazionale, ma anche dell'estendersi dall'epidemia (al 3 marzo i contagiati in Ticino sono saliti a quattro, e sono oltre quaranta a livello svizzero), la psicosi porta tante persone ad affidarsi a canali di informazione errata o dar fede a teorie complottistiche che teorizzano l’ormai prossima estinzione della razza umana. Contro tale virus non rimane che affidarsi alla propria razionalità ed alle indicazioni dei medici esperti. Alcune misure, come quella di evitare le strette di mano, cambiano inevitabilmente il modo del vivere comune.  Tra chi banalizza e chi terrorizza, meglio comunque seguire la via mediana della prudenza. 

Gallery
Podcast
Copyright © 1997-2020 TicinOnline SA - Tutti i diritti riservati
IMPRESSUM - DISCLAIMER - SEGNALACI - COMPANY PAGES
Disposizioni sulla protezione dei dati  -   Cookie e pubblicità online  -   Diritto all'oblio


Ultimo aggiornamento: 2020-04-07 16:09:23 | 91.208.130.89