Chi è Kim Jong-un, l'uomo che tutti temono, compreso il presidente USA?

Epopea di un dittatore, tra verità e molte leggende

di Redazione
Simona Gautieri
di Redazione
Sal Feo

A quali conseguenze può portare il fatto che un Paese dotato di ben 60 bombe nucleari sia guidato da un uomo considerato tra i più pericolosi del Pianeta? È il preoccupante interrogativo su cui si dibatte da quando, nel 2013, la rivista Forbes ha classificato Kim Jong-un, leader della Repubblica Popolare Democratica di Corea, al 46esimo posto tra le persone più potenti del mondo. 


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Kim fra mito e realtà


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Con il suo faccione da luna piena, i capelli a spazzola e il binocolo al collo, quasi a voler vedere più lontano degli altri, il dittatore coreano fa parte, da quasi 10 anni, dell’iconografia mondiale e non passa giorno che i giornali non vadano ad arricchire l’elenco, già nutrito, di suoi nuovi misfatti. La verità è che quando si parla di Kim Jong-un, il mito si mescola alla realtà. È molto difficile poter certificare l’assoluta veridicità di alcune notizie, provenienti da fonti non ufficiali, in considerazione del fatto che la Corea del Nord rimane il paese guidato dal regime più ermetico sulla faccia della Terra. Fu il nonno di Kim Jong-un, Kim Il-sung, a fondare la dinastia dei Kim ammantandola di una sacralità quasi divina. La celebrità che egli raggiunse è testimoniata dal fatto che, ancora oggi, tutti i cittadini indossano una spilla raffigurante la sua immagine e che il suo ritratto, presente nelle case coreane, è ritenuto una icona a tutti gli effetti.

Carestia e cannibalismo -  Il padre dell’attuale dittatore, Kim Jong-il governò dal 1994 al 2011e il suo malgoverno passò alla storia a causa di una terribile carestia che causò la morte di oltre 3 milioni di persone. Ai coreani venne concesso un giorno libero alla settimana per andare a procacciarsi il cibo nelle foreste o sulle spiagge e ci fu chi, trovato rifugio in Cina, raccontò di casi di cannibalismo. 

Le scuole in Svizzera - Kim Jong-un è figlio di Kim Jong-il e di Ko Yong Hui, una coreana nata a Osaka e si ritiene sia nato a Pyongyang l’8 gennaio del 1984. Secondo le prime notizie pubblicate nei giornali giapponesi, Kim Jong-un avrebbe frequentato un istituto internazionale di lingua inglese in Svizzera, nei pressi di Berna, tra il 1993 e il 1998, per poi spostarsi a Koniz nella scuola ‘Liebefeld Steinholz’ sotto le mentite spoglie del figlio di un impiegato dell’ambasciata nordcoreana di Berna. 


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Il leader della Corea del Nord Kim Jong Il, a sinistra, sul balcone accanto al figlio, un giovane Kim Jong Un mentre assistono a una parata militare in occasione del 65 ° anniversario del Partito dei lavoratori al potere della nazione comunista in Pyongyang.

Uno studente timido con scarpe chic - I suoi compagni lo ricordano come uno studente timido e non troppo brillante, con una grande passione per il basket e le costose scarpe da ginnastica. Nel 2000 lasciò la scuola a metà anno scolastico e di lui non ci sono più tracce fino all’autunno del 2010, anno in cui venne scattata la prima foto di Kim Jong-un da adulto, seduto vicino al padre (vedi foto a lato). Fin dal 2009, infatti, l’agenzia di stampa sudcoreana Yonhap aveva confermato le voci secondo cui Kim Jong-il aveva designato il suo terzogenito quale suo successore. Il fratello maggiore Kim Jong-nam era caduto in disgrazia agli occhi del padre dopo essere stato arrestato, nel 2001 all’aeroporto giapponese di Narita, in possesso di un passaporto falso. Il secondogenito Kim Jong-chul, segnalato a un concerto di Eric Clapton nel 2011, sarebbe invece stato scartato perché troppo effeminato. Altra candidata alla successione era la sorella Kim Sul-song, figlia del padre Kim e della prima moglie Kim Young-sook, molto ben voluta dal padre, ma penalizzata proprio dall’essere donna. Sembra che il fatto che il giovane Kim Jong-un si servisse di «minacce e ricatti» per allontanare «tutti i possibili rivali per la corsa al potere», secondo quanto riferito da Asia News nel 2010, lo abbiano avvicinato al padre, orgoglioso di tale “cattiveria”. 


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2010: Kim Jong-un viene designato generale dell’esercito, e membro del Comitato centrale del Partito e vicepresidente della relativa commissione militare

Kim diventa il padrone - Nel settembre del 2009, in seguito a una campagna di propaganda finalizzata ad ottenere il supporto del Partito, Kim Jong-il ufficializzò la designazione del figlio quale suo successore mentre, il 27 settembre 2010, alla vigilia della conferenza nazionale del Partito del Lavoro, Kim Jong-un venne designato generale dell’esercito, insieme alla zia Kim Kyong-hui, ed eletto, il giorno dopo, membro del Comitato centrale del Partito e vicepresidente della relativa commissione militare. Il 19 dicembre 2011, all’annuncio della morte del padre Kim Jong-il, la televisione di stato nordcoreana presentava Kim Jong-un quale “grande successore” e invitava la nazione, come se si avesse una alternativa, a unirsi intorno al nuovo leader. Eletto primo segretario del Partito, è stato acclamato quale «eccezionale leader dell’esercito e del popolo» e accostato alla mitica figura del padre e del nonno con l’epiteto «grande uomo nato dal paradiso». 

Il potere assoluto di Kim - Ufficialmente Kim Jon-un fa parte di un triumvirato che esercita il potere esecutivo del governo nordcoreano ma, di fatto, esercita un potere assoluto sul proprio Paese. Tutto ciò grazie a un emendamento costituzionale emanato dal padre Kim Jong-il il quale definisce esplicitamente il ruolo del presidente come “Leader supremo della Repubblica Popolare Democratica di Corea”. Pur essendo obbligatorio esercitare il proprio diritto al voto, sulla scheda c’è un solo nome, ossia quella del candidato membro dell’assemblea costituente per quel distretto. Il voto è pubblico e ogni cittadino deve esprimere la propria volontà davanti ai presidenti di seggio e qualsiasi richiesta di riservatezza viene vista con estremo sospetto. 

Un paese in povertà 


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Con una popolazione di circa 25 milioni di abitanti ed un Pil al di sotto dei 30 miliardi di dollari, la Corea del Nord può considerarsi, a tutti gli effetti, un Paese povero, con la popolazione divisa in ‘songbun’, le caste di appartenenza, e la popolazione femminile discriminata in base alla bellezza e divisa in categorie a seconda della propria avvenenza. A fronte quindi di tale arretratezza, non può non colpire, nonostante dei maldestri tentativi di dissimulazione, il lussuoso stile di vita di Kim Jong-un  titolare di un patrimonio netto di 5 miliardi di dollari e possessore di 12 residenze imperiali e di un intero garage di limousine Mercedes del valore di 2 milioni di dollari e di uno yacht di 30 metri del valore di 6 milioni di dollari. Nella città di Wonsan è stata costruita una pista di atterraggio per i suoi aerei privati ed elicotteri anche se il dittatore, avendo paura di attentati terroristici a suo danno, preferisce viaggiare su di un vecchio treno super blindato al cui interno sono stati fatti installare dei telefoni satellitari, televisori a schermo piatto, sale conferenze e camere da letto, oltre a una sala ricevimenti. 


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La passione per l'Emmenthal - Secondo un rapporto Onu del 2014, nel 2012 la spesa annuale del dittatore in beni di lusso, sarebbe cresciuta da 300 milioni a 645,8 milioni di dollari in appena un anno dal suo insediamento. Sembra che il dittatore sia amante della buona cucina e del vino rosso francese, tanto da essersi vantato di aver bevuto «10 bottiglie di Bordeaux in una sola notte». È noto inoltre il suo amore per il tabacco e per il formaggio svizzero, in particolare l’Emmental mentre tutte le verdure di cui si ciba provengono da un orto personale chiamato “6.17” a cui hanno accesso pochissime persone fidate e i cui prodotti vengono minuziosamente esaminati al microscopio prima di finire nella tavola dello statista nordcoreano. 

Amore e crimini - Risulta che Kim Jong-un sia sposato, probabilmente dal 2009, con Ri Sol-ju il cui passato è avvolto anch’esso nel mistero: si dice sia una ex cantante e cheerleader. Apparsa in pubblico incinta nel 2012, la coppia dovrebbe avere due, se non tre figli, di cui non si conosce l’identità. Non solo non si conoscono i dettagli della sfera privata e familiare del leader nordcoreano ma il mistero caratterizza anche il suo operato a livello di statista. Di lui sono famosi i crimini efferati, condotti anche contro i membri della propria famiglia, arricchiti da dettagli truculenti ma non sempre fondati. Il caso più noto che ha avuto un’eco mondiale è quello relativa alla tragica fine dello zio Jang Song-thaek che, secondo alcune fonti sudcoreane, sarebbe stato buttato nudo in una gabbia, insieme a cinque suoi fedeli collaboratori, e dato in pasto a 120 cani tenuti senza cibo per diversi giorni. All’orrenda esecuzione, durata circa un’ora, avrebbe assistito il leader nordcoreano insieme a 300 alti funzionari di partito. Risale invece all’agosto del 2013 il caso relativo all’esecuzione dell’ex fidanzata di Kim Jong-un, Hyong Song-woi, insieme ad altre undici persone, rei, secondo l’accusa, di attività pornografica, mentre risale al 30 aprile 2015 la notizia dell’esecuzione del responsabile della Difesa Hyon Yong-chol giustiziato da un plotone di esecuzione munito di armi pesanti, tra cui un cannone antiaereo. Secondo un funzionario dell’intelligence sudcoreana il capo d’accusa per finire cannoneggiato sarebbe stata quella di essersi addormentato durante un evento militare presieduto dal dittatore e di non aver, quindi, seguito le istruzioni di quest’ultimo. 


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Chang Sung Taek

I familiari nel mirino - Nel 2013 venne giustiziato, per ordine di Kim Jong-un, suo zio Chang Sung-taek, per alto tradimento e tentativo di golpe, e, per lungo tempo, si è pensato che la stessa sorte fosse toccata anche alla zia, e moglie del condannato, Kim Kyong-hui che invece, a seguito di una indagine dei servizi segreti sudcoreani, si appurò essere viva. Il 23 febbraio 2017 venne invece assassinato il fratello maggiore Kim Jong-nam mentre si trovava all’aeroporto internazionale di Kuala Lumpur. Dopo il suo arresto in Giappone nel 2001, come prima ricordato, il fratello maggiore di Kim Jong-un era caduto in disgrazia agli occhi della famiglia e, nel 2002, aveva passato un lungo periodo a Mosca, accudendo la madre Son Hye-rim, famosa attrice nordcoreana, da tempo malata di diabete e depressione mentre, dal 2003, visse in Cina, praticamente ignorato dai famigliari e senza alcun agio derivatogli dall’appartenenza alla dinastia Kim. 


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Kim Jong-nam, il fratellastro del leader nordcoreano Kim Jong-un, muore durante il trasporto in ospedale. Due sicari gli spruzzarono in faccia uno spray velenoso che lo uccise nel giro di 15 minuti.

Sicari con il gas - Una vita anonima fino al febbraio del 2017, quando fu ucciso da due sicari donne, identificate successivamente come Doan Thi Huong, di nazionalità vietnamita, e Siti Aishah, di nazionalità indonesiana. L’aggressione avvenne in maniera fulminea quando le ragazze, avvicinatisi alla vittima, gli spruzzarono in faccia, con uno spray, una sostanza altamente velenosa che ne provocò la morte nel giro di 15 minuti. Qualche giorno più tardi le autorità malaysiane dichiararono che «la quantità di VX, gas nervino, presente nel corpo di Kim Jong-nam era talmente elevata da aver colpito immediatamente cuore e polmoni». Secondo i servizi segreti sudcoreani il vero mandante dell’uccisione sarebbe il fratello Kim Jong-un e le due ragazze non sono state altro che due mercenarie al servizio del dittatore. Sul fratello maggiore, fino al 2001 pretendente ufficiale alla successione al padre alla guida del Paese, pendeva da tempo, sempre secondo la stessa fonte, un verdetto di condanna a morte voluta dal fratello minore per eliminare una parte scomoda della famiglia, anche nell’ottica di una sorta di regolamento dei conti con la Cina che aveva dato ospitalità alla vittima. 


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Doan Thi Huong 28 anni, del Vietnam. È stata una dei sicari responsabili della morte di Kim Jong Nam. È stata arrestata nel 2017.

Amputato il braccio destro - Il quotidiano sudcoreano Chosun Ilbo, ha diffuso la notizia secondo cui, il fallimento dello storico incontro ad Hanoi con Donald Trump, per affrontare il problema degli armamenti nucleari, avrebbe portato all’esecuzione capitale di Kim Hyok Chol, potentissimo capo dell’intelligence e braccio destro del dittatore oltre che rappresentante speciale della Corea del Nord per gli affari americani. L’accusa, sempre secondo la rivista sudcoreana, è di spionaggio anche se la reale imputazione sarebbe stata quella di non essere riuscito a capire per tempo le reali intenzioni di Trump. Oltre al braccio destro di Kim furono uccise altre quattro funzionari. Tra i condannati a morte figura anche l’interprete di Hanoi, colpevole di non esser stato capace di rendere in maniera corretta la proposta avanzata da Kim Jong-Un al Presidente americano. Nonostante la stampa sudcoreana, ed in particolare Chosun Ilbo, abbiano spesso dato notizie non fondate riguardanti il leader nordcoreano, nel caso delle esecuzioni avvenute a marzo il ‘Rodong Sinmun’, voce ufficiale del regime, ha dichiarato che «ci sono traditori e voltagabbana i quali si comportano con deferenza nei confronti del leader davanti a stranieri, ma in realtà nutrono sogni contrari al Partito, controrivoluzionari. Questi soggetti, che hanno rinunciato alla fedeltà al leader supremo non eviteranno il duro giudizio della Rivoluzione». Da ciò che si evince dall’organo di stampa di Pyongyang, sembra quasi trovare conferma la notizia della vendetta perpetrata da Kim Jong-Un a danno dei propri funzionari. 

Kim&Trump: due leader umorali


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Donald Trump e Kim Jong-un si erano già incontrati, per la prima volta, nel giugno del 2018 a Singapore, e durante tale summit si era giunti alla storica stretta di mano che, sembrava essere il preludio per un fruttuoso accordo sulla denuclearizzazione del Paese. Il vertice del 27 febbraio ad Hanoi, rivestiva, quindi, una valenza storica importantissima, in quanto doveva essere ufficializzato il tanto atteso accordo sul nucleare che invece, come detto, non c’è stato a causa di «idee diverse su dove nuclearizzare». Trump, che con la sua squadra, lavorava da mesi all’incontro, aveva preparato il terreno per concedere un allentamento delle sanzioni che gravano sul Paese, in cambio di un piano di denuclearizzazione concretamente attuabile da parte del regime di Kim Jong-un. Il dittatore, invece, sembra abbia avanzato delle pretese insostenibili da parte del Presidente americano, e cioè nessuno stop ai test nucleari ma la cancellazione immediata delle sanzioni commerciali alla Corea del Nord. Trump è rientrato a Washington sconfitto. Il mancato accordo potrebbe rientrare, però, in una precisa strategia portata avanti dal dittatore nordcoreano per poter rafforzare la propria immagine di colui che riesce a tenere testa agli americani.


Kim Jong-Un

Escalation nucleare - Da sempre Kim Jong-un ha abituato l’opinione pubblica mondiale ai suoi continui cambi di fronte, in special modo sul tema del nucleare, dichiarandosi un giorno pronto a scatenare una guerra nucleare, e il giorno dopo dicendosi pronto ad addivenire a un accordo di pace. La Corea del Nord è entrata, da tempo, a far parte delle potenze nucleari grazie a una escalation molto rapida: il 9 ottobre 2006 Kim Jong-il dà il via libera al primo test nucleare con una esplosione pari a un chilotone, equivalente a mille tonnellate di tritolo. Il secondo test si ha il 25 maggio del 2009, con una potenza quasi doppia al primo, mentre il terzo, del 12 febbraio 2013, è il primo voluto dall’attuale leader. Ne seguono altri, ma è il 2017 l’anno di svolta grazie al sesto test nucleare, il più potente fino a ora ottenuto, e al lancio di missili balistici che portano l’allora segretario alla Difesa Usa, Jim Mattis, a dichiarare che Pyongyang «rappresenta una minaccia praticamente per il mondo intero». 


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La minaccia globale - Con i propri missili la Corea del Nord può colpire gli Stati Uniti e l’Europa, con conseguenze apocalittiche. D’altra parte il leader nordcoreano non ha mai nascosto la volontà di «rendere la Corea una potenza nucleare pronta a far detonare una bomba atomica o una bomba all’idrogeno per difendere in maniera affidabile la propria sovranità e dignità», secondo quanto dichiarato dallo stesso statista nel gennaio dello scorso anno. Dopo il mancato accordo di febbraio, e il costante lavoro diplomatico per riavvicinare le due Coree, dopo lo storico incontro dei Capi di Stato della Corea del Sud e del Nord del 27 aprile 2018, gli scenari di geopolitica sono destinati a cambiare e di tali sconvolgimenti è pronto ad approfittarne il leader nordcoreano per incrementare, agli occhi dei propri connazionali, l’aurea mitica che aleggia intorno alla sua immagine pubblica.

 «Avanti con trattative» - Lo scorso 13 gennaio Washington ha fatto un passo avanti per evitare lo stop alle trattative, con Pyongyang, per scongiurare un aumento di tensione tra le due superpotenze. Gli Stati Uniti hanno comunicato infatti alla Corea del Nord che vorrebbero proseguire i negoziati, avviati all'inizio di ottobre, a Stoccolma. Lo ha affermato il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca Robert O'Brien, definendo un segno «positivo» che il leader asiatico Kim Jong-un non abbia attuato la promessa di un "regalo natalizio" nei giorni attorno allo scorso 25 dicembre. Molti analisti non avevano escluso che il “regalo” potesse essere un test missilistico a lungo raggio, o la deflagrazione di un ordigno atomico nel sottosuolo. Entrambe le iniziative, avvenute in passato, sono state più volte condannate dal Consiglio di sicurezza dell’Onu, in quanto considerate una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale.

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