La comandante Carola, la donna che ha diviso l'Italia e l'Europa

Non si spengono le polemiche attorno alla donna che ha sfidato Salvini e spaccato il Governo italiano. Dal M5S: «Il Ministro dell'Interno semina odio e sessismo». E intanto slitta l'interrogatorio

Con la sua espressione risoluta, il timbro di voce deciso e i capelli rasta che fanno tanto ribelle, Carola Rackete, ormai per tutti la ‘comandante Carola’, è di certo il personaggio simbolo di questa torrida e litigiosa estate 2019. I fatti sono noti: nella notte tra il 28 ed il 29 giugno, nonostante il divieto imposto dal Governo italiano, la giovane comandante ha condotto nel porto di Lampedusa la nave della Ong tedesca ‘Sea Watch 3’, portando in salvo i 42 immigrati soccorsi, più di due settimane prima, al largo delle coste libiche. Arrestata per violazione dell’articolo 1100 del codice della navigazione, resistenza o violenza contro una nave da guerra, è stata assolta dal Gip di Agrigento Alessandra Vella. Tuttavia avrebbe dovuto comparire il 9 luglio in Tribunale, ma a causa di uno sciopero dei difensori,  l'audizione è stata rinviata al prossimo 18 luglio: Carola Rackete sarà  indagata per il reato di favoreggiamento all’immigrazione clandestina.


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Eroina o colpevole?


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Sulla vicenda, l’opinione pubblica si è spaccata in due tra chi ne loda il coraggio e lo spirito di sacrificio e chi ne condanna la volontà di infrangere deliberatamente le leggi italiane. Durissime, invece, sono state le reazioni politiche con il vice premier Salvini che ha invitato “la sbruffoncella” a tornare a fare volontariato in Germania.

Chi è Carola Rackete - Nata nel 1988, nella bassa Sassonia, Carola Rackete si laurea in Scienze nautiche nel 2011, conseguendo un master in Conservazione ambientale presso la Edge Hill University of Lancashire con una tesi sugli albatros della Georgia del Sud. Capace di parlare fluentemente in 5 lingue, fin da subito Carola segue la sua grande passione: la navigazione in mare aperto. Dal 2011 al 2013 è al timone della nave romipighiaccio nel Polo Nord per la ‘Alfred Wegener’, uno dei più importanti istituti oceanografici, mentre, ad appena 25 anni, diventa secondo ufficiale dello yatch da spedizione ‘Ocean Diamond’ nel 2014 lavora come guida turistica e addetta alla manutenzione delle attrezzature nel Parco naturale della Kamchatka, in Russia.


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Il recupero in mare dei migranti - Nel 2016 entra a far parte della Ong tedesca Sea Watch, per diventare la comandante della nave Sea Watch 3, battente bandiera olandese, impegnata in azioni di recupero in mare di immigranti in pericolo di vita. Ed è proprio al timone della Sea Watch 3 che, lo scorso 12 giugno, presta soccorso e porta a bordo 53 immigrati che si trovavano, sopra ad un gommone, al largo di Zawiya, in Libia. Da quel preciso momento inizia una vera e propria odissea per la nave della Ong e le persone a bordo, a cui non viene indicato un porto sicuro dove poter sbarcare, dopo aver rifiutato categoricamente di riportare le persone soccorse in Libia, così come suggerito dal vice premier Matteo Salvini. Diverse convenzioni internazionali, infatti, disciplinano il soccorso in mare stabilendo che, una volta aiutati, i naufraghi debbano essere portati nel “primo luogo sicuro” dove non vi sia alcun rischio che la persona venga sottoposta a tortura o alla pena di morte. Per tale ragione non sono considerate sicure le zone di guerra o quei Paesi in cui, una persona soccorsa in mare, possa essere perseguitata per motivi di religione o razza. La stessa Carola Rackete dichiara immediatamente di non considerare il porto di Tripoli come “porto sicuro” trovandosi in un Paese in guerra ed esclude anche quello di Tunisi perché la Tunisia “non ha una normativa che tuteli i rifugiati”. Anche la Commissione Europea interviene sull’argomento e tramite la sua portavoce Natasha Bertaud dichiara che “Tutte le imbarcazioni che navigano con bandiera Ue sono obbligate a rispettare il diritto internazionale, quando si tratta di ricerca e soccorso, cosa che comprende la necessità di portare le persone salvate in un porto sicuro. La Commissione ha sempre detto che queste condizioni attualmente non ci sono in Libia”.

Destinazione...Lampedusa


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Il 14 giugno la Rackete dichiara la volontà di dirigersi a nord, in direzione di Lampedusa, individuato quale porto sicuro più vicino, ed il 15 giugno, ancora in acque internazionali la Sea Watch 3 riceve un controllo della Guardia Costiera italiana al fine di verificare le condizioni mediche a bordo. A seguito del controllo, 10 dei 53 immigrati, tra cui diversi minori non accompagnati, vengono fatti sbarcare a causa delle condizioni di salute giudicate molto precarie.


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Vergognati Salvini. Dalla Germania piovono critiche al Governo italiano che non vuole far approdare nei porti della penisola l'imbarcazione di Carola Rackete

L'Italia dice NO! - Nella giornata del 16 giugno, la Guardia di Finanza italiana notifica alla comandante il decreto Sicurezza bis, che stabilisce il divieto di carico, scarico di merci o persone nelle acque territoriali italiane in assenza di una specifica autorizzazione e ciò “per motivi di ordine e sicurezza”. Il 20 giugno si celebra la Giornata mondiale del rifugiato, ma per la Sea Watch 3, in mare da oltre una settimana, non arriva nessuna indicazione su come poter risolvere la gravosa situazione e, a bordo della nave, la pazienza delle persone è messa a dura prova. In tanti si dicono pronti ad aiutare i migranti, tra cui la Diocesi di Torino e diversi comuni tedeschi, ma tali soluzioni vengono rifiutate dal ministro dell’interno. Il 24 giugno alcuni naufraghi decidono di presentare ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo per denunciare “una grave violazione dei diritti umani” da parte del Governo italiano e chiedere delle misure provvisorie che consentano lo sbarco in Italia. Al grido di aiuto dei migranti “Siamo stanchi. Siamo esausti. Fateci scendere”, si unisce la portavoce della Ong Giorgia Linardi, la quale denuncia che “le persone rimaste a bordo ci chiedono fino a che punto bisogna sentirsi male per poter essere sbarcate. Alcuni naufraghi minacciano di buttarsi in mare”. Il ministro dell’interno però non cambia idea “La Sea Watch in Italia non arriva. Può restare in mare fino a Natale e Capodanno”.


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L'arresto di Carola Rackete

Carola corre da sola - Il 25 giugno la Corte di Strasburgo rende noto di aver respinto il ricorso, motivando la decisione con il fatto che “per i richiedenti non ci sarebbe nell’immediato il rischio di danni irreparabili” ma auspica comunque che ”le autorità italiane continuino a fornire tutta l’assistenza necessaria alle persone che si trovano a bordo della nave in situazione di vulnerabilità a causa dell’età o dello stato di salute”. Carola Rackete, in una intervista rilasciata a Repubblica il giorno prima, aveva dichiarato di voler aspettare la decisione della Corte europea ma che poi non avrebbe avuto altra scelta che far sbarcare i naufraghi a Lampedusa “per portarli in salvo”.


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L'arresto di Carola Rackete

«So cosa rischio» - “So cosa rischio -aveva aggiunto- ma sono responsabile di 42 persone che ho recuperato in mare e che non ce la fanno più. Quanti altri soprusi devono sopportare? La loro vita viene prima di qualsiasi gioco politico o incriminazione”, aveva affermato decisa portando poi, fino alla fine, la decisione presa. Il 26 giugno, infatti, Carola comunica di aver preso la decisione, nonostante il divieto posto dal Governo italiano, di entrare in acque territoriali italiane “non per provocazione ma per necessità” e, a circa 3 miglia dalla costa, viene affiancata da una motovedetta della Guardia costiera che esegue dei controlli a bordo e ordina di rimanere in attesa di ulteriori istruzioni. E mentre Matteo Salvini definisce l’azione della Ong “un atto ostile ed una provocazione”, il Commissario ai diritti dell’uomo della Commissione europea, Dunja Majatovic, chiede “di dare il permesso alla Sea Watch di far sbarcare le persone senza conseguenze per il capitano, l’equipaggio e l’armatore”.

A pochi metri dalla costa - Il 27 giugno la nave Sea Watch 3 arriva a circa 500 metri dalla terraferma, sorvegliata da una motovedetta della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza mentre una delegazione di parlamentari del Partito Democratico,+Europa e Sinistra Italiana sale a bordo dell’imbarcazione come gesto dimostrativo volto a sollecitare una soluzione condivisa alla vicenda. Il 28 giugno viene pubblicata la notizia che la comandante Carola Rackete è indagata dalla Procura di Agrigento per favoreggiamento all’immigrazione clandestina e violazione dell’articolo 1099 del Codice della navigazione “per non aver obbedito agli ordini di una nave da guerra ed essere entrata nelle acque territoriali dell’Italia nonostante l’ordine di fermarsi da parte dell’autorità”. Subito dopo la diffusione della notizia, l’avvocato della Ong Leonardo Marino, parla dell’esistenza di una scriminante al comportamento della propria assistita: il riferimento è all’articolo 54 del Codice penale italiano che stabilisce “che non è punibile chi ha commesso il fatto per essere stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona”. Di fatto, secondo la linea difensiva adottata dalla Ong, Carola Rackete non sarebbe incriminabile della commissione di alcun reato avendo agito nella necessità di portare il salvo i naufraghi raccolti a bordo.


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L'arrivo della nave a Lampedusa

La nave entra nel porto - Il 29 giugno, dopo più di due settimane in mare, la Sea Watch 3 decide di entrare nel porto di Lampedusa: durante la manovra di avvicinamento una motovedetta della Guardia di Finanza cerca di bloccare l’imbarcazione frapponendosi tra essa ed il molo, per poi spostarsi prontamente dopo aver visto che, seppur a velocità rallentata, la nave della Ong non aveva manifestato alcuna intenzione di desistere dal proposito di attraccare in porto.


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Lo sbarco dei profughi

Lo sbarco dei profughi e l'arresto di Carola - I naufraghi possono finalmente sbarcare ed essere soccorsi dal personale medico mentre la comandante viene arrestata e la nave messa sotto sequestro. Nel pomeriggio del 1 luglio ha luogo l’interrogatorio della comandante Carola Rackete davanti al Gip e la Procura di Agrigento chiede la convalida dell’arresto in flagranza di reato dopo l’approdo forzato a Lampedusa, avendo ritenuto di estrema gravità “la manovra effettuata con i motori laterali che ha prodotto lo schiacciamento della motovedetta contro la banchina del porto”. Manovra di cui la Rackete si è fin da subito scusata pur avendo ribadito di “non aver avuto altra scelta che lo sbarco a Lampedusa”.


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Carola torna libera - Quanto successo dopo è cronaca di questi giorni: il 3 luglio il Gip di Agrigento Alessandra Vella decide i non convalidare l’arresto richiesto dalla Procura e Carola torna libera. Il Gip ha infatti accolto come fondata la scriminante “dello stato di necessità” legata all’aver agito “nell’adempimento dei suoi doveri”. Per il Gip non sussisterebbe il reato di resistenza a nave da guerra, contestato dalla Procura, perché la motovedetta della Guardia di Finanza non avrebbe questa qualifica navigando in acque territoriali italiane, ma solo nel caso si trovi in acque internazionali dove non esista una autorità consolare. Il giudice, nella sua sentenza, sottolinea inoltre che la scelta del porto di Lampedusa non sia stata strumentale ma obbligatoria perché, come visto, i porti libici e tunisini non sono da ritenersi sicuri.

Lo scontro politico


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Il ministro dell'Interno Matteo Salvini ha esprsso pronfonda indignazione per lo sbarco dei profughi e soprattutto per il fatto che Carola Racket sia stata rilasciata dopo l'arresto


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E se la Sea Watch esulta su Twitter “La nostra Carola è libera”, non si fa attendere la reazione del ministro Salvini il quale si è immediatamente scagliato contro la decisione della giudice Vella, dichiarando “Per la magistratura italiana ignorare le leggi e speronare una motovedetta della Guardia di Finanza non sono motivi sufficienti per andare in galera” invitando la giudice a rinunciare alla toga e a fare politica candidandosi con la Sinistra. L’affondo arriva poi durante una diretta Facebook nella quale Salvini dichiara “Mi vergogno che in questo Paese arrivi il primo dall’estero e metta in pericolo la vita dei militari italiani. Vorrei capire questo giudice cosa fa: se una pattuglia dei carabinieri ordina l’alt ognuno è legittimato a speronare l’auto dei militari? Pessimo segnale”. Anche Luigi di Maio si dice sorpreso dalla decisione di scarcerazione, dicendosi certo che la nave sia immediatamente da confiscare per evitare che “la prossima volta possa tornare in mare e provocare il nostro Paese e le nostre leggi”.


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Il linciaggio mediatico - La vicenda della Sea Watch 3 ha spaccato nettamente anche l’opinione pubblica e se da una parte c’è chi applaude alla liberazione della comandante, come la folla che, davanti al porto di Palermo, ha voluto manifestare la sua vicinanza alla giovane capitana, dall’altra parte si è messa in moto una vera e propria campagna del fango contro la giovane Rackete, portata avanti dai soliti leoni da tastiera. La ragazza è stata coperta di insulti fin dal suo sbarco a Lampedusa dove, secondo un video postato su Facebook dal senatore del Pd Davide Faraone, un gruppo di persone presenti sulla banchina avrebbero inveito  contro Carola con una sequela di frasi volgari quali “zingara, venduta, tossica, cornuta” e molto altro. Un pizzaiolo lampedusano, poi dichiaratosi pentito, avrebbe rivolto alla ragazza pesanti insulti sessisti avendole augurato di essere violentata. Stessa sorte è toccata anche al Giudice Alessandra Vella definita sui social “amica degli scafisti e complice di assassini che fanno i soldi sugli immigranti”.

Insulti sessisti e minacce - Non mancano poi gli stessi insulti sessisti toccati a Carola quali “puttana” e “non ti dispiacciono i negri...” oltre che vere e proprie minacce come “puttana comunista ti verremo a cercare e perderai il tuo sorriso per sempre”. Anche la Rackete ha ricevuto serie minacce alla propria incolumità fisica tanto che, dopo la liberazione ed in attesa di comparire nuovamente in Tribunale il prossimo 9 luglio, è stata portata in un luogo sicuro e segreto.

Il video con i vergognosi insulti 

È tempo di fake news - Sulla Rackete sono inoltre fiorite una serie di false notizie con l’evidente scopo di disinformare e gettare discredito sull’operato della giovane capitana. La prima, delle tante fake news circolate sul web, riguardano il fatto che il padre di Carola, Ekkehart Rackete, sia un trafficante di armi, suggerendo così l’idea che l’intera famiglia tragga un suo vantaggio dall’instabile situazione internazionale. In verità il padre della Rackete svolge un servizio di consulenza per una società tedesca che non si occupa di dispositivi offensivi ma di sistemi di sicurezza, impiegati in campo militare e civile.

La bufala sulla patente nautica - Altra notizia falsa riguarda il fatto che Carola Rackete sia, in verità, sfornita di patente nautica. C’è chi, infatti, ha volontariamente strumentalizzato il fatto di non aver facilmente reperito online notizie relative alle competenze nautiche della comandante, come se questo fosse sintomatico della sua mancata abilitazione a condurre una imbarcazione. La notizia però è decisamente falsa: come visto, nel 2011 la Rackete consegue la laurea in Scienze nautiche e trasporto marittimo, ricevendo d’ufficio la qualifica di picchetto. Il titolo di comandante, invece, non corrisponde ad una attribuzione formale ma è conferito sulla base dell’esperienza conseguita. Pur giovanissima, Carola Rackete è stata secondo ufficiale di bordo per la Ocean Diamond e per la Artic Sunrise di Greenpeace oltre ad aver collaborato con la flotta della British Antartic Survey che si occupa di ricerche scientifiche in Antartide. Si è inoltre detto che sulla Sea Watch 3, in occasione della visita della delegazione parlamentare, si sia svolto un lauto banchetto e che la nave della Ong sia una nave pirata. Come ha dettagliatamente spiegato Il Post nel caso in questione, manca il requisito fondamentale di trovarsi all’esterno delle acque territoriali nazionali, non potendo quindi rientrare nella fattispecie cui fa riferimento l’articolo 101 della Convenzione dell’Onu sul Diritto del mare, che regola appunto la definizione di pirateria.

La querela contro Salvini - Venerdì 5 luglio, l’avvocato difensore di Carola Rackete - Alessandro Gamberini - ha annunciato ai microfoni di Radio Cusano Campus l’intenzione di querelare Matteo Salvini: «Come Sea Watch abbiamo già preparato la querela nei confronti del ministro. Non è facile raccogliere tutti gli insulti che Salvini ha fatto in queste settimane e anche le forme di istigazioni a delinquere nei confronti di Carola». Affidata ai social, la risposta di Salvini non si è fatta attendere. Su Twitter il Ministro dell’Interno ha dichiarato: «Infrange leggi e attacca navi militari italiane, e poi mi querela. Non mi fanno paura i mafiosi, figurarsi una ricca e viziata comunista tedesca! Bacioni». La querela si è formalizzata mercoledì 10 luglio: «Le frasi diffamatorie di Matteo Salvini, in questo senso, sono strumento di un messaggio di odio concretamente idoneo a provocare da un lato la commissione di nuovi delitti di diffamazione ai miei danni e dall’altro di espormi tal pericolo di aggressioni all’incolumità fisica», ha dichiarato Rackete.

Il sostegno della comunità internazionale - Nel frattempo, lo scrittore naturalizzato spagnolo Mario Vargas Llosa - premio Nobel per la letteratura nel 2010 - ha proposto per Carola, dalle colonne di El Pais, il massimo riconoscimento in materia di pace: «Sono sicuro che non sarò l’unico a chiedere che a questa giovane capitana sia dato il premio Nobel per la pace quando sarà il momento».  Riunitesi a Berlino di fronte alla Cancelleria, sabato 6 luglio alcune migliaia di persone hanno manifestato il proprio sostegno alle ONG operanti nel Mediterraneo e alla capitana della Sea Watch 3 nello specifico. «Siamo al paradosso. Il governo italiano ha arrestato una donna di mare che ha fatto la cosa più normale del mondo, salvare le persone a bordo della sua nave. Non è ammissibile. Non è umano», ha detto una delle manifestanti.  “L'Europa deve rimanere terra di umanità”: con questo titolo, domenica 7 luglio 62 parlamentari francesi reagiscono alla vicenda-Sea Watch 3 firmando e pubblicando una lettera su Le Journal du Dimanche. I deputati in questione fanno sapere di respingere il principio per cui si possa sanzionare le ONG per atti umanitari.

Una guerra di principio - A prescindere da come la si pensi, non può non apparire evidente che, ancora una volta, nell’affrontare un tema delicato come quello dell’immigrazione, ci si è concentrati più sul dito che indica la luna, che su quest’ultima, come si suol dire. Per settimane si è condotta una guerra di principio sulla pelle di 53 persone soccorse in mare come se, dal loro mancato sbarco, potesse dipendere la risoluzione del problema migratorio, mentre in contemporanea allo stallo della Sea Watch 3 in mare aperto, il flusso migratorio non si è mai interrotto. Nelle stesse settimane in cui la nave Ong non riusciva ad avere l’indicazione di un porto sicuro dove far sbarcare i naufraghi, in Italia sono arrivati altri 200 migranti, a bordo di piccole barche e soccorsi dalla Guardia di Finanza o dalla Guardia Costiera.

“La mia vita è stata facile - ha dichiarato Carola al giornale La Repubblica-ho potuto frequentare tre università, sono bianca, tedesca, nata in un paese ricco e con il passaporto giusto. Quando me ne sono resa conto ho sentito il dovere morale di aiutare chi non aveva le mie stesse opportunità”. Dovere è la parola ripetuta più spesso da Carola Rackete: il dovere di impegnarsi nel volontariato, il dovere di portare in salvo le persone, il dovere di salvaguardare l’incolumità fisica dei trasportati a bordo, assumendosi tutte le responsabilità del caso. Dovere e responsabilità, chissà che siano le parole da riscoprire in questa torrida e litigiosa estate 2019.

L'interrogatorio - Giovedì 18 luglio Carola Rackete è stata interrogata per quasi quattro ore alla Procura di Agrigento, nell'ambito del primo fascicolo d'inchiesta a suo carico, quello per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e disobbedienza a nave da guerra. «Sono stata molto contenta di avere avuto l'opportunità di spiegare tutti i dettagli del salvataggio del 12 giugno scorso. Spero che la Commissione europea dopo l'elezione del nuovo Parlamento faccia il meglio possibile per evitare queste situazioni e che tutti i Paesi accettino le persone salvate dalle flotte di navi civili» ha dichiarato ai cronisti che l'attendevano, insieme a un gruppetto di sostenitori con tanto di striscioni.

 

 

 

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Ultimo aggiornamento: 2019-11-18 21:23:05 | 91.208.130.85