E ci svegliammo xenofobi e razzisti

Violenza contro gli ebrei in Francia. Ostilità contro i musulmani in Italia. Neonazisti in Germania. Quartieri ghetti in Danimarca. Spagna contro i latinoamericani. Cosa succede all’Europa?

Si è scelto di chiamarla ‘Unione Europea’ non a caso: tra i suoi valori fondanti, infatti, vi è quello di sostenere la costruzione di “una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra uomini e donne”, così come sancito dall’articolo 2 del Trattato sull’Unione Europea. Eppure, mai come di questi tempi, ideali quali quelli di una pacifica convivenza in una società multietnica sembrano lontani dalla realtà. Ciò a cui si assiste quotidianamente è invece un crescente sentimento di diffidenza, se non di odio, nei confronti del ‘diverso’, per colore della pelle, religione, condizione sociale, e non importa se il senso di diffidenza si orienta verso un cittadino extracomunitario o comunitario da anni integrato.

L'indiscreto fascino del razzismo

La maggior parte delle persone rifiuta l’epiteto di ‘razzista’ ma, di fatto, ciò che si sta affermando in Europa, e non solo, è un sentimento di protezione del proprio paese di appartenenza, che a pensarci non è che il risvolto della medaglia del rifiuto dello ‘straniero’ inteso in senso ampio. All’affermarsi di correnti politiche ‘sovraniste’ è derivato un sentimento sociale di razzismo che, ormai quotidianamente, sfocia in casi di cronaca caratterizzati dalla più palese xenofobia. 

Nella Repubblica Ceca il deputato Tomio Okamura ha invitato pubblicamente i cittadini ad adottare atteggiamenti provocatori nei confronti dei musulmani quali quello di pascolare maiali di fronte alle moschee, mentre in Italia il leghista Gianluca Buonanno afferma che “I terroristi islamici sono lo sterco del mondo. L’Islam è un pericolo. Senza pietà contro queste merde umane”, aderendo al diffuso e semplicistico sillogismo per cui tutti i musulmani sono terroristi. 

Facile capire che se è la stessa politica che si ammanta di razzismo, in molti, comuni cittadini, pensano di aver avuto una legittimazione dall’alto per cavalcare l’onda xenofoba anche nella vita di tutti i giorni. Il razzismo, d’altra parte, è un sentimento camaleontico la cui caratteristica principale è quella di aderire agli stereotipi che, di volta in volta, si vanno ad affermare nel corso dei tempo, fossero essi di morale, di rispettabilità, di bellezza. Il razzismo rifugge ciò che si differenzia dallo stereotipo sociale dell’epoca legittimando, è la Storia ne è testimone, persecuzioni e morte. 


Keystone

Crisi e migranti - Il nostro tempo ha dovuto affrontare gravissime emergenze economiche e sociali: la crisi mondiale ha sfiancato anche le più floride economie occidentali facendo schizzare i tassi di inflazione e la disoccupazione a livelli altissimi. Contemporaneamente si è venuto a creare un enorme flusso migratorio di genti provenienti dai paesi più poveri e disagiati: sudanesi, afghani, siriani, somali e nigeriani, in fuga dagli orrori della fame e della guerra hanno bussato alle porte dell’Europa che non ha saputo trovare risposte adeguate a questa emergenza. Secondo l’Organizzazione Internazionale per le migrazioni, tra gennaio e settembre 2015, circa 533.000 profughi sono arrivati via mare e 2.887 persone sono morte nel tentativo di attraversare il Mediterraneo. Una cifra enorme che, negli anni, è andata a diminuire di poco. 

Le colpe dell'Europa - Difficile non pensare che in molti casi è stata la stessa Europa, con le proprie politiche, ad aver contribuito alla creazione delle situazioni di caos e guerra da cui queste persone hanno tentato di fuggire: le operazioni militari britanniche e francesi in Libia che hanno spinto il Paese alla guerra civile, oltre che le operazioni militari condotte in Medio Oriente da George W. Bush che hanno formato del terreno fertile per le ondate estremistiche di Al Qaeda prima e Isis dopo. Alla crisi economica mondiale e al biblico e costante flusso di immigrati l’Europa non ha saputo dare una risposta concreta e unitaria ma, al contrario, si è trovata divisa sulle soluzioni da adottare focalizzandosi unicamente sul controllo dei propri confini, come se questo risolvesse il problema. Invece il problema è deflagrato come una bomba con il riesplodere degli attentati terroristici di matrice islamica in Francia, Belgio e negli altri paesi europei colpiti dai seguaci dell’Isis. Degli attentati si sono serviti i rappresentanti di una certa politica di estrema destra per rafforzare pensieri razzisti e islamofobi mai sopiti e per rafforzare la propria posizione cavalcando l’ondata di paura che attraversava l’Europa.

2015, annata nera - Dal 2015, infatti, anno di ripresa degli attacchi terroristici si è assistito ad un aumento dei crimini dettati dal movente razzista, arrivando, l’anno seguente a punte di 1.195 casi denunciati nella sola Francia e di 2.846 casi in Germania.; un rapporto della Commission Nationale Consultative des Droits de l’Homme riporta come nel 2015, in Francia, si sia registrato un aumento del 223% degli atti contro persone di religione musulmana rispetto all’anno precedente. Secondo quanto riportato dall’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali circa un terzo delle persone di origine africana in Europa ha subito una qualche forma di molestia razzista negli ultimi cinque anni che va di pari passo con gli attacchi anti islamici, nella maggior parte dei casi impuniti, che dilagano sul web dove si inneggia alle crociate e si offende Maometto e la religione islamica con parole ed hastag oltraggiosi.


Keystone
Il premier spagnolo Pedro Sanchez, il 25 febbraio, sulla spiaggia di Argeles sur Mer ha ammonito i presenti su come “la xenofobia si stia diffondendo ovunque in Europa”

Il monito spagnolo - Il 25 febbraio il premier spagnolo Pedro Sanchez ha lanciato un sentito monito contro “i venti di xenofobia” che stanno soffiando in Europa: in occasione del discorso tenuto sulla spiaggia di Argeles sur Mer, dove 80 anni fa milioni di spagnoli trovarono rifugio durante la guerra civile, il leader politico ha ammonito i presenti su come “la xenofobia si stia diffondendo ovunque in Europa” ed auspicando una soluzione comune al problema. Eppure contro il problema della xenofobia l’Europa si era espressa a livello comunitario, fin dal 1997, con la Raccomandazione del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa che esplicitamente condannava ogni forma di espressione che inciti all’odio razziale, alla xenofobia, all’antisemitismo e all’intolleranza in tutte le sue forme, mentre nel 2008 era stata adottata la Decisione quadro sulla lotta contro espressioni razziste e xenofobe attraverso il diritto penale e i singoli stati membri venivano invitati a “ravvicinare ulteriormente il diritto penale per garantire l’efficace applicazione di una normativa chiara ed esaustiva per lottare contro il razzismo e la xenofobia”. Lo stesso testo prevede inoltre che l’odio razziale sia un aggravante rispetto ad altre fattispecie di reato. Nonostante lo sforzo normativo a livello comunitario i Paesi membri non sono riusciti nell’intento di omogeneizzare le proprie normative rispetto al problema del razzismo e le azioni di contrasto al fenomeno son estremamente diseguali da Stato a Stato. 

La Francia si sveglia antisemita


Keystone
Un cimitero ebraico profanato con le svastiche naziste

Malta, la virtuosa - Ogni Paese europeo deve fare i conti con sentimenti di razzismo e xenofobia più o meno frequenti e per paesi ‘virtuosi’ come Malta, dove secondo l’Agenzia dell’Unione europea per i Diritti fondamentali, solo il 20% del campione considerato ha subito molestie razziali, a sorpresa si colloca al primo posto la Finlandia dove ben il 63% delle persone interpellate ha dichiarato di aver ricevuto una molestia o violenze a sfondo razziale. Non c’è comunque uno solo degli Stati membri dell’Unione dove non ci sia una recrudescenza del fenomeno razziale declinato, a seconda della realtà contingente di ciascun Paese, in xenofobia, islamofobia o antisemitismo.


Keystone
Parigi, 19 febbraio 2019. Una marcia di protesta contro i recenti casi di antisemitismo che si sono verificati in diverse città francesi.

Francia antisemita - Ed è proprio con un ritorno del fenomeno dell’antisemitismo che sta facendo i conti la Francia: il numero di atti antisemiti è cresciuto del 69% nel 2018, mai così elevati dal 2015, mentre erano diminuiti del 58% nel 2016 e del 7% nel 2017. Anche a livello europeo il fenomeno è in crescita: secondo i risultati diffusi dalla Commissione europea 9 ebrei europei su 10 hanno la sensazione che l’antisemitismo sia aumentato negli ultimi cinque anni, mentre l’85% degli ebrei europei considera l’antisemitismo come il più grande problema sociale e politico del proprio paese d’origine. Dopo il 2012 la Francia è diventata il primo Paese d’origine degli immigrati ebrei che cercano asilo altrove, specialmente in Israele, registrando 2 mila partenze nel 2012 e oltre 8 mila nel 2015: si parla di 40 mila ebrei che hanno lasciato la Francia in dieci anni su una comunità di appena un milione e mezzo.


Keystone
Il presidente francese Emmanuel Macron rende visita al cimitero ebraico profanato di Quatzenheim

La preoccupazione di Macron - Nel 2018 i casi di antisemitismo sono aumentati del 75% tanto che il presidente Emanuel Macron ha parlato di “una recrudescenza dell’antisemitismo indubbiamente inedita dalla Seconda Guerra mondiale” che non può essere spiegata solo alla luce delle recenti tensioni sociali che il Paese sta affrontando. L’ebraismo francese vive anni bui fatti di bombe molotov lanciati contro i negozi kasher, di sinagoghe deserte e di persone che dismettono i propri simboli religiosi pur di passare inosservati e condurre una vita tranquilla.

Contro gli ebrei un odio di matrice islamica - La matrice del nuovo antisemitismo non è più da attribuirsi alla destra oltranzista e nazionalista ma è di matrice islamica ed in tanti si lamentano che, se è vero che a livello istituzionale, il fenomeno viene censurato di fatto si fa ben poco per combattere l’antisemitismo islamico perché proprio il coinvolgimento in atti di questo tipo di persone di religione musulmana rischia di avere delle ripercussioni sociali inimmaginabili.

La realtà è che in questi anni si è assistito a crescenti atti di violenza culminati nel 2017 con l’uccisione di Sarah Alimi, lanciata dalla finestra della propria casa, da un vicino musulmano e da quello di Mirelle Knoll, anziana signora sopravvissuta all’Olocausto che è stata pugnalata e bruciata viva da una ragazzo arabo che conosceva fin da bambino.

Il 19 febbraio di quest’anno, a poche ore da una manifestazione nazionale contro l’ondata razzista che coinvolge la Francia, ignoti hanno profanato ben 80 tombe nel cimitero ebraico di Quatzenheim, in Alsazia, e meno di 24 ore dopo una nuova manifestazione indetta a condanna delle azioni antisemite, si è verificato un nuovo attacco con svastiche e scritte negazioniste sulla Shoah vicino Lione. Il 16 febbraio un gruppo di gilet gialli aveva aggredito il filosofo francese Alain Finkielkraut, reo di non appoggiare il loro operato, con insulti quali “sporco ebreo” e “il popolo ti punirà” mentre il ritratto della politica francese Simone Veil è stato vandalizzato con delle svastiche e la scritta “Juden” è comparsa nella vetrina di una panetteria nel vecchio quartiere ebraico a Parigi. 


Keystone
Profanate ben 80 tombe nel cimitero ebraico di Quatzenheim, in Alsazia

L’11 febbraio è stato inoltre profanato a Sainte Genevieve des Bois, con il taglio degli alberi posti a ricordo, il luogo in cui fu ritrovato, agonizzante, Ilan Halimi giovanissimo ragazzo ebreo rapito e torturato fino alla morte, per tre settimane, da un gruppo che si faceva chiamare ‘la banda dei barbari’ capeggiata da un fondamentalista islamico di origine ivoriana. Il presidente Emanuel Macron ha dichiarato che “contro l’antisemitismo è arrivato il tempo degli atti. Non voglio abituarmi a queste parole e a questa indignazione” aggiungendo che la Francia adotterà la definizione di antisemitismo dell’Alleanza internazionale per la Memoria dell’Olocausto, secondo cui l’antisionismo è una forma di antisemitismo e che saranno inasprite, sul modello tedesco, le pene per le persone, e le piattaforme internet, dal quale verranno diffusi messaggi di odio razziale e antisemita.

Dalla Spagna anti latinoamericani, all'Ungheria che combatte i rom


A Tenerife l'aggressione contro una tredicenne ecuadoregna

La Spagna contro i latinoamericani - Anche in Spagna si è registrata, in questo ultimo decennio, una preoccupante deriva razzista: gli attacchi terroristici e il numero crescente dei rifugiati sono stati strumentalizzati da movimenti spagnoli di estrema destra per alimentare discorsi xenofobi e se è vero che, in terra spagnola, è nato un ampio movimento civile di condanna a tale fenomeno, di contro sono aumentati gli attacchi e le minacce razziste via web che rimangono impuniti nonostante il fatto che, commenti offensivi nei confronti dello Stato e della monarchia, espressi nelle stesse piattaforme siano stati prontamente censurati. Nel 2018 il Comitato delle Nazioni Unite per l’eliminazione della discriminazione razziale ha stabilito che la Spagna non combatte efficacemente il razzismo. In terra spagnola cresce il razzismo nei confronti di persone latino americane convinte, proprio per la vicinanza linguistica, di trovare una più facile integrazione e invece si moltiplica la pubblicazione di video di pestaggi a danno di uomini e donne latini: il pestaggio di una ragazza ecuadoregna da parte di un gruppo di ragazze spagnole al grido di “matala-uccidila” ha avuto migliaia di visualizzazioni. Nel tentativo di integrarsi nella società, un numero crescente di migranti latini si rivolge anche alla chirurgia estetica per modificare i propri tratti somatici ed essere meno tipizzati.


Keystone
Alle porte di Budapest uno dei più grandi campi di zingari

L'Ungheria se la prende con i rom - Altro discorso invece riguarda la Repubblica Ceca e l’Ungheria, nazioni lungamente rimaste isolate dietro la cortina di ferro e quindi etnicamente più omogenee rispetto ad altri Paesi europei. La Repubblica Ceca non è un paese che possa vantare una esperienza rilevante in tema di immigrazione e tuttavia è sempre stato caratterizzato da un forte sentimento razzista che, tradizionalmente, si è indirizzato nei confronti dei rom. La maggior parte dell’etnia rom della Repubblica Ceca è stata sterminata nei campi di concentramento nazisti e dei circa 250 mila gitani presenti sul territorio ceco, la gran parte proviene dalla Slovacchia. Le loro condizioni di vita sono precarie e se in passato, quando fungevano da manodopera a basso costo durante il regime comunista, la maggior parte di essi vantava un posto di lavoro, ora la percentuale di disoccupazione è del 90%. Ad Ustì, nel nord della Repubblica Ceca si trova il più grande quartiere ghetto destinato ai gitani: sorge a ridosso di una ex fabbrica chimica e in esso vivono, tra macerie e rifiuti di ogni genere, migliaia di persone mai censite in alcun modo. Già alla fine degli anni ’90 gli abitanti di Ustì avevano costruito un muro per isolare ulteriormente il ghetto dove l’aspettativa di vita è di 20 anni inferiore a quella della popolazione ceca.

L’idea cardine della società ceca è quella di discriminare coloro che, secondo un metro di giudizio che procede per stereotipi, hanno poco senso del sacrificio e del lavoro: pur non dichiarandosi apertamente razzisti, i cechi indirizzano una caratteristica forma di razzismo verso coloro che sono considerati ‘resistenti al lavoro’, in special modo quali i musulmani e i greci. In Ungheria, dove la polizia ha marchiato con numeri identificativi, i migranti provenienti dalla Grecia e dalla Turchia, la xenofobia è al governo e il premier Victor Orbàn non fa mistero delle sue idee razziste.

Il discorso shock - Nel suo intervento sullo stato della nazione del febbraio dello scorso anno ha esplicitamente dichiarato che l’Ungheria sta combattendo una guerra contro le istituzioni europee e i politici di Bruxelles, Berlino e Parigi che “vogliono farci adottare le loro politiche, quelle politiche che hanno trasformato i loro paesi in paesi di immigrazione e che hanno aperto la strada al declino della cultura cristiana e all’espansione dell’Islam. Vogliono farci accettare gli immigrati e trasformarci in una popolazione mista”. L’intento del Governo è quindi chiaro ed è quello, sempre secondo le parole di Orbàn di affermare che ”nella nostra società non vogliamo diversità: non vogliamo che il nostro colore della pelle, le nostre tradizioni si mescolino a quelle degli altri”. Eppure gli immigrati, chiamati dal premier ungherese “parassiti criminali” , sono quasi un nemico invisibile: secondo le ultime stime appena 1.294 in una nazione di quasi 10 milioni di abitanti. A dispetto della realtà, il  tema del ‘pericolo immigrazione’ è onnipresente ed è trattato costantemente in radio ed in televisione oltre che campeggiare in migliaia di manifesti di cui sono tappezzate le città: il cartellone più gettonato recita” Lo sapevate? Bruxelles vorrebbe ricollocare forzatamente in Ungheria tanti clandestini quanti una città intera” . Una palese menzogna a cui sono però portati a credere in tanti. Inoltre la linea del governo può contare anche sull’appoggio della Chiesa cattolica ungherese che, non conformandosi all’imperativo di Papa Francesco di farsi accoglienti nei confronti delle popolazioni migranti, rifiuta invece la politica delle porte aperte. 


Keystone

 


Keystone
Pegida, acronimo che tradotto significa ‘Europei patriotti contro l’islamizzazione dell’Occidente.

La Germania neonazi - La Germania invece vive una realtà completamente diversa perché coinvolta da molto più tempo nel fenomeno migratorio, basti pensare ai tanti italiani, turchi, indiani e persone dell’Est Europa presenti sul proprio territorio. Eppure, nonostante la realtà composita della sua società, non è però scevra da episodi di intolleranza e razzismo che, fenomeno comune agli altri Paesi europei, sono andati intensificandosi. Parte attiva ha avuto l’ultra destra conservatrice e la ‘Pegida’, acronimo che tradotto significa ‘Europei patriotti contro l’islamizzazione dell’Occidente’, movimento populista xenofobo e di estrema destra, fondata a Dresda nel 2014 e vicina ai partiti più oltranzisti quali ‘Alternativa per la Germania’ e il ‘Partito nazionaldemocratico di Germania’. Il movimento ha promosso una serie di manifestazioni, a cadenza settimanale, volte a contrastare il pericolo di islamizzazione della società tedesca e per chiedere politiche più restrittive in tema di immigrazione. Il 25 e 26 agosto dello scorso anno, l’uccisione di un cittadino tedesco, di cui erano accusati due giovani di origine araba, ha scatenato una vera e propria chiamata alle armi, tramite social network, e migliaia di persone sono scese in piazza al grido di “Fuori lo straniero”.


Keystone
Scontri in Germania tra gruppi di ultras e di neonazisti che hanno condotto una vera e propria caccia allo straniero

La caccia allo straniero - La protesta è continuata per oltre una settimana e ai manifestanti si sono uniti anche gruppi di ultras e di neonazisti che hanno condotto una vera e propria caccia allo straniero. Le manifestazioni e i disordini di strada sono continuate fino al concerto di lunedì 3 settembre organizzato a Chemnitz dai movimenti anti-razzisti per contrastare il fermento xenofobo in atto. Lo slogan del concerto, a cui hanno aderito ben 65 mila persone, recitava “Noi siamo di più” e voleva essere un messaggio chiaro sul fatto che la maggioranza dei tedeschi sono favorevoli ad una politica di integrazione. Rimane il fatto che a Chemnitz hanno sfilato 6 mila persone che, al grido di slogan xenofobi e esibendosi nel saluto ad Hitler, hanno dato vita ad una vera battaglia contro le esigue forze dell’ordine e i manifestanti contrari al razzismo con diversi feriti, anche gravi, oltre ad aver originato una serie di episodi caratterizzati da violenze e minacce nei confronti persone straniere. Solo nel 2018 il governo tedesco ha registrato almeno 950 episodi di islamofobia, che vanno dal vandalismo nelle moschee, minacce online fino a veri e propri attacchi contro uomini e donne che indossavano il velo. 


Keystone

In diversi casi molti centri islamici sono stati vandalizzati con scritte ingiuriose e croci celtiche mentre ha fatto scalpore il caso di un giovane arabo aggredito con dei cani da un gruppo di tedeschi ubriachi. Oltre i casi più eclatanti, la vita per gli stranieri in Germania è caratterizzati da micro episodi di violenza quotidiana, piccoli soprusi, che sommati rendono la vita difficile tanto che il presidente del Consiglio centrale dei musulmani, Aiman Mazyek, ha dichiarato di “aver notato un forte senso di insicurezza tra i musulmani. Molti cercano di non distinguersi nelle strade o nella vita pubblica e questa tendenza è peggiorata notevolmente negli ultimi anni”.

Il movimento Pegida ha anche una succursale in Svizzera dove, nel 2017 si sono registrati 301 casi accertati di discriminazione razziale a fronte dei 199 del 2016. Di sicuro, anche da noi sono in aumento casi di xenofobia e di ostilità nei confronti delle persone di religione musulmana: le persone di origine africana sono statisticamente quelle più prese di mira, ma non sono mancate aggressioni nei confronti di persone europee provenienti dalla Turchia o dai Balcani.

 


Keystone
Manifestazioni contro il razzismo a seguito della sparatoria avvenuta a Macerata dove un ragazzo sparò contro un gruppo di stranieri

Italia, al quinto posto sul razzismo - In Italia il razzismo esiste ma è lotta sui numeri: secondo l’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali l’Italia si colloca la quinto posto nella classifica della violenza, fisica e verbale, e le minacce nei confronti degli stranieri, eppure il vice premier Matteo Salvini continua ad affermare che “L’allarme razzismo è una invenzione della sinistra. Gli italiani sono persone per bene ma la loro pazienza è quasi finita”. A fronte di chi vuol far credere che l’aumento degli episodi di razzismo sia solo una percezione errata, vi sono i dati statistici che parlano chiaro: secondo l’Ocse infatti le denunce per ‘crimini d’odio’ alle forze dell’ordine nel 2017 sono state 1048, e la quasi totalità riguardava l’odio razziale, mentre due anni prima erano circa la metà. L’unica certezza, a fronte di dati contrastanti, è che non passa giorno senza che la cronaca non riferisca di episodi di violenza a sfondo razziale sempre più gravi: il 3 febbraio 2018 Luca Traini semina il terrore nelle strade di Macerata sparando all’impazzata contro un gruppo di stranieri, ferendone sei. Il 4 marzo un pensionato di 65 anni Roberto Pirrone spara ad un migrante senegalese sul Ponte Vespucci a Firenze mentre il 2 giugno a Rosarno il sindacalista maliano Soumayla Sacko viene ucciso con un colpo di arma da fuoco alla testa nelle campagne calabresi.


Il bimbo di colore umiliato dal maestro ( “sei troppo brutto da guardare” )finisce su tutti i giornali italiani

Spari e umiliazioni - Gli episodi di violenza condotti con armi da fuoco nei confronti dei migranti diventano frequentissime e il 17 luglio a farne le spese è una bambina rom di 13 mesi, colpita alla schiena da un piombino mentre si trovava in braccio alla mamma mentre il 26 luglio un operaio di origine capoverdiana viene colpito alla schiena mentre è al lavoro su una pedana mobile a 7 metri di altezza. A colpirlo un uomo che dichiarerà ai carabinieri di averlo centrato per sbaglio mentre voleva sparare ad un piccione. Gli ultimi due casi di cronaca di quest’anno appena iniziato vedono per protagonisti un maestro elementare che umilia una coppia di fratellini di origine africana costringendo l’uno a sedersi con il viso verso la finestra perché “troppo brutto da guardare” e appellando “brutta scimmia” la sorellina più piccola e un gruppo di ignoti che con scritte offensive del tenore di “ammazzar al negar-uccidi il negro” hanno imbrattato, a Foligno, la casa di una coppia italiana rea di aver adottato un giovane 22enne di origine senegalese.

Italiani, mica tanto brava gente - Italiani brava gente, ma sempre meno rispetto ad alcuni anni fa. Secondo un recente rapporto di Amnesty International se nel 2014 “il Paese era orgoglioso di salvare la vita dei rifugiati, che considerava l’accoglienza un valore importante”, nel 2018 “L’Italia è intrisa di ostilità, razzismo, xenofobia e paura ingiustificata dell’altro”. Hanno avuto gioco facile, come negli altri paesi europei, i predicatori di sciagura con la facile equazione ‘immigrazione uguale pericolo’ e la delegittimazione dell’opera di soccorso prestata da molte Ong al largo delle coste italiane ha fatto il resto. Ora anche nel Belpaese il capro espiatorio che giustifica la mancanza di lavoro, la ripresa economica che stenta ad arrivare, la delinquenza che esiste da sempre nelle grandi città, non è più la carente azione di governo ma ‘lo straniero’.

Il Nord Europa


Keystone

Altro mito che sembra sfatato, almeno a leggere i recenti report sul problema del razzismo in Europa, è quello che riguarda i Paesi del Nord Europa, da sempre mitizzati come luoghi di accoglienza e vivere civile.


Keystone
Manifestazioni contro il razzismo in Svezia

Svezia, ondata di razzismo - Invece, a leggere i fatti di cronaca, salta all’occhio come la ‘tollerante’ Svezia stia diventando tra le capitali europee più investite da questa nuova ondata di razzismo: alloggi per i rifugiati dati alle fiamme, devastazioni nelle scuole adibite a centri di accoglienza per i minori, bombe carta contro gli alloggi di emergenza per gli immigrati. La situazione è talmente degenerata che il Consiglio per la Migrazione svedese ha luoghi adibiti a tale scopo. Vengono presi di mira sia i luoghi di culto islamici che ebraici in un ritorno violento all’antisemitismo.

L'ONU bacchetta la Svezia - “L’immagine della Svezia come paese della  tolleranza è superata da ormai un paio di decenni” ha affermato lo scrittore Gallert Tamas e c’è da credergli se si pensa che nel 2018 l’Onu, in un suo rapporto, ha ‘bacchettato’ la Svezia per i comportamenti marcatamente razzisti nei confronti dei nuovi arrivati, in modo particolare rumeni e musulmani. Sempre nel 2018 la polizia svedese aveva diffuso un rapporto destinato a denunciare la presenza di ben 61 ’No gone zone’, aree senza legge abitate prevalentemente da ‘immigrati non occidentali principalmente musulmani’ dove vigerebbe un sistema giuridico parallelo basato sull’omertà e il crimine.


Keystone
Siamo a Rodby, nel sud della Danimarca. Un bambino migrante piange, deve salire su un bus e non vuole staccarsi dalla madre.

 

In Danimarca quartieri ghetto - Anche la Danimarca ha i suoi grossi problemi legati all’immigrazione dato che le recenti elezioni hanno visto prevalere correnti politiche totalmente contrarie al fenomeno migratorio e i quotidiani della capitale Copenaghen pubblicano annunci contro i profughi. Eppure, a leggere i dati ufficiali, i cittadini non comunitari risultano essere il 5% della popolazione, nel 2017 circa 5,8 milioni di persone, e quindi ben lontani dalla cifre catastrofiche diffuse da coloro che vogliono diffondere allarmismo nella popolazione. In Danimarca il problema più sentito riguarda i quartieri-ghetto, circa 25 di cui la metà di trova nella capitale o nei suoi dintorni, e popolati da immigrati provenienti da paesi a maggioranza musulmana. A tal proposito una delle cose più singolari riguarda il doppio binario della giustizia: di fatto i crimini commessi all’interno delle zone designate come ghetti sono puniti due volte più duramente rispetto al medesimo reato compiuto in un’altra parte della città.


Deposit
Musulmani a Liverpool, in Street Station. La popolazione musulmana deve fare i conti con un aumento di oltre il 47% delle minacce subite nei luoghi pubblici.

Inghilterra, boom di minacce ai musulmani - Anche aldilà della Manica le questioni razziali sono all’ordine del giorno: secondo quanto riferito dalla Ong ‘Tell Mama’, un’organizzazione che monitora l’attività antimusulmana nel Regno Unito, la popolazione musulmana deve fare i conti con un aumento di oltre il 47% delle minacce subite nei luoghi pubblici, con le donne che sono il 56% delle vittime, soprattutto se esibiscono simboli religiosi che le rendono più facilmente identificabili. Una settimana dopo il voto della Brexit gli attacchi contro i musulmani sono aumentati del 475%, e di 1.223 segnalazioni di incidenti di stampo islamofobico registrate nel 2016, ‘Tell Mama’ ne ha accertato ben 953, con comportamenti che vanno dagli atti di violenza contro le proprietà, alle minacce, scritte o dirette, contro persone di religione musulmana. Nel 2018 si è raggiunta la cifra record di oltre 94 mila episodi denunciati tra Inghilterra e Galles, gli abusi legati ad ostilità religiosa sono aumentati del 40%, per non parlare dei ‘crimini d’odio’ che comprendono le offese a sfondo razziale-religioso che sono aumentate del 123% rispetto al biennio 2012-2013. Gli autori degli attacchi, inoltre, risultano essere stati influenzati dall’eterno dibattito su Islam e immigrazione. Parallelamente alla crescita esponenziale del fenomeno xenofobo, si rafforzano i partiti della destra radicale quali il National Front, fondato nel 1967, Britain First e l’English Defence League, i cui seguaci, pur non numerosissimi, formano comunque alcune migliaia di estremisti ai quali vanno sommati i milioni del partito Ukip, euroscettici e xenofobi nonché promotori della Brexit. Alcune di queste sigle si è rivelata per la prima volta pronta ad agire costringendo l’antiterrorismo britannico ad occuparsi del nascente fenomeno del terrorismo autoctono.

Come visto, pur nelle specifiche differenze legate alla storia e alla cultura di ciascun paese, non c’è nazione in Europa che non stia vivendo una ondata razzista a fronte della quale i più radicati valori di inclusione ed unità posti alla base della Comunità europea sembrano in pericolo di naufragare. La deriva sovranista, pur amplificata dai media e strumentalizzata dalla classe politica, anche vista nella sua reale dimensione, appare preoccupante e non va sottovalutata.


Keystone
Ebrei nel campo di sterminio di Auschwitz Birkenau. La più grande macchina di sterminio umano generata dalla follia razzista.

Gallery

Podcast

Amazon Kindle EBOOK

Copyright © 1997-2019 TicinOnline SA - Tutti i diritti riservati
IMPRESSUM - DISCLAIMER - SEGNALACI - COMPANY PAGES
Disposizioni sulla protezione dei dati  -   Cookie e pubblicità online  -   Diritto all'oblio


Ultimo aggiornamento: 2019-07-15 22:44:46 | 91.208.130.85