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I litigi dei bambini: cosa c’è alla base delle loro reazioni?

Comprendere le emozioni dei contendenti ed adottare soluzioni migliori di una punizione
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I litigi dei bambini: cosa c’è alla base delle loro reazioni?
Comprendere le emozioni dei contendenti ed adottare soluzioni migliori di una punizione

Lo sanno tutti i genitori che hanno più di un figlio: le liti tra fratelli e sorelle sono all’ordine del giorno. A prescindere dal sesso ed a volte anche dell’età, i contrasti non sono evitabili con l’unica differenza che crescendo i litigi saranno gestiti diversamente e non ci saranno giocattoli della discordia. La posizione dei genitori, però, è sempre critica. Se fratelli o sorelle o fratello e sorella litigano, ogni genitore sa di dover garantire ad ognuno la stessa comprensione e lo stesso sostegno, contemporaneamente, a prescinde da chi abbia ragione e chi torto o quale sia il motivo del contendere. Se bisticciano per un giocattolo, non si potrà intervenire e toglierlo a uno per darlo all’altro! Sarebbe un’ingiustizia incomprensibile ai loro occhi. La premessa è che ogni figlio oltre il primo rappresenta per i genitori anche una responsabilità in termini di attenzioni, oltre che la certezza che i figli non andranno per forza d’accordo tra loro. Quindi gelosie e litigi non saranno esclusi e dovranno essere gestiti al meglio. Perché la reazione istintiva di rimproverare il “tormentatore” e consolare la “vittima”, lascia il tempo che trova e non è una soluzione. Meglio dare loro la propria disponibilità per comprendere la situazione e trovare la soluzione migliore per entrambi, comprendendo le esigenze di ognuno.

Questo attenuerà la tensione e rassicurerà i “contendenti”. Da non dimenticare che ascoltare le ragioni di entrambi i figli che litigano è fondamentale. Consolare il soccombente è istintivo ed è giusto, ma senza dimenticare il suo “avversario” che non avrà bisogno di essere punito, ma di essere capito. Quale è stato il motivo che lo ha portato a tirare i capelli del fratello o rompere il suo giocattolo? Ci possono essere anche la paura, la sensazione di essere prevaricati o profondamente offesi: emozioni che hanno trasformato la sua natura pacifica. Lo stesso amore che viene istintivamente riservato al piccolo sconfitto deve essere rivolto anche al guerrafondaio. Inutili le paternali, tanto i bambini lo sanno che quello che è successo non è «cosa buona e giusta», meglio non pretendere che giochino insieme o non dare per scontato che vadano d’amore e d’accordo. Più utile, invece, provare a considerare i figli come unici riservando ad ognuno del tempo esclusivo: uno cucina con la mamma e l’altro gioca con il papà; uno è al corso di nuoto e l’altro e a casa della nonna. In questo modo, mantenendo le attività e gli spazi condivisi, i bambini si sentiranno importanti e coccolati in egual misura senza patire di gelosia.

TMT (ti.mamme team)

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