Piedi piatti: nasciamo tutti così

La sindrome pronatoria può essere verificata dopo i 6 anni e risolta con gli opportuni rimedi
Immaginate delle impronte nella sabbia con il segno dell'intera pianta del piede ben visibile: nulla di romantico, bensì il riconoscimento del piede piatto, detto sindrome pronatoria e caratterizzato dalla pronazione dell'arco plantare e dal tallone valgo, ovvero sporgente verso l'esterno. L'individuazione del piede piatto può avvenire correttamente dopo gli 8-12 anni: sino a questa età, infatti, l'assenza di un arco plantare bel definito rappresenta una situazione transitoria, destinata a svanire con la crescita del bambino.
Tutti nasciamo con i piedi piatti e nei bambini più piccoli è evidente l'intera superficie dei piedini che poggia per terra, così da garantire un maggiore equilibrio nella prima deambulazione. Con il passare degli anni questa conformazione plantare tende a cambiare sino ad arrivare alla curvatura normale del piede adulto. Non è il caso, quindi, di preoccuparsi a meno che il bambino non lamenti dolore, difficoltà di movimento o rigidità, che sono i sintomi da segnalare al pediatra per disporre, eventualmente, una visita ortopedica.
Soltanto nel corso della visita specialistica che, come suggerisce il dottor Michele Risi, ortopedico specializzato nella chirurgia di piede e caviglia presso il Salus Hospital di Reggio Emilia, è utile intorno ai 6 anni, si potrà appurare se si sia in presenza di una reale patologia per la quale sono indicati i rimedi più opportuni e specifici a seconda del caso. Guardare le impronte dei bambini sulla sabbia, quindi, è bello ed utile, a patto che non generi ansie inutili in mamma e papà.
TMT (ti.mamme team)






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