Che odore ha la paura?

Riusciamo ad annusare lo stress attorno a noi?
Che odore ha la paura? Forse noi umani, prima di annusarla, la leggiamo sul volto. Eppure nel regno animale la paura ha anche un odore e viene utilizzata per informare i propri simili della presenza di un pericolo. Poche settimana fa una gruppo di ricercatori, guidati dal premio Nobel Linda Buck presso il Centro di ricerca sul cancro Fred Hutchinson di Seattle, ha identificato le aree del cervello del topo utilizzate per annusare la paura. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista “Nature”. Si sa che il topo reagisce in maniera istintiva all’odore dell'urina di gatto o di volpe. Funziona così bene che in alcuni negozi vendono perfino dei flaconi con pipì di volpe per tenere lontani i topi. I roditori reagiscono istintivamente, anche se nati in gabbia e mai entrati in contatto con l’urina dei propri predatori. Appena sentono questo odore, attivano una risposta immediata in grado di salvargli la vita: la paura, infatti, scatena la produzione di ormoni dello stress che a loro volta mettono in allarme il topo che immediatamente si dà alla fuga.
E nell’uomo? Esiste un meccanismo “odoroso” capace di scatenare una risposta di paura e di comunicarla a chi ci sta vicino? A volte abbiamo infatti la sensazione che lo stress e la paura siano davvero contagiosi. In molti avranno sicuramente sperimentato le sensazioni che si possono vivere nella sala di attesa di un medico o prima degli esami a scuola. Ma queste sensazioni le percepiamo con gli occhi o con il naso? Per scoprire se anche noi produciamo delle sostanze odorose capaci di comunicare la paura, un gruppo di ricercatori dell’università di Kiel in Germania, ha provato a raccogliere dei campioni di sudore da un gruppo di studenti in due momenti precisi: un’ora prima di un esame e prima che essi svolgessero un’attività fisica. I tamponi sono stati poi fatti annusare da altri studenti ignari delle differenze tra i due campioni. Il sudore pre-esame ha attivato nel cervello dei compagni le aree delle emozioni e dell’empatia. Queste aree sono però rimaste inattive quando gli studenti hanno annusato i campioni raccolti prima dell’esercizio fisico. La paura sembra quindi indurre il rilascio di sostanze che trasmettono ansia se inalate. Il tutto, chiaramente, avviene in maniera inconsapevole.
Forse anche noi riusciamo ad annusare la paura con le parti più antiche del nostro cervello, probabilmente senza accorgercene. Forse la nostra corteccia cerebrale ha ormai ricoperto con il pensiero e la ragione quelle zone ancestrali del cervello e per noi lo sguardo e la parola rivestono significati molto più profondi, anche se, qualche molecola della paura, ogni tanto arriva al nostro naso e ci fa vivere sensazioni primitive.
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L’ideatorio-USI
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