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Niente figli, doppio stipendio e bella vita. Ecco le coppie dink

Perché sempre più persone scelgono di non avere figli e dedicarsi solo al lavoro, ai viaggi e a se stessi. Il fenomeno Dink tra libertà personale, stigma sociale e calo delle nascite nei Paesi ricchi.
Perché sempre più persone scelgono di non avere figli e dedicarsi solo al lavoro, ai viaggi e a se stessi. Il fenomeno Dink tra libertà personale, stigma sociale e calo delle nascite nei Paesi ricchi.

Double income no kids, doppio stipendio ma niente figli: ecco il significato dell'acronimo Dink, che si riferisce, quindi, a quelle coppie che per svariate ragioni, non di natura economica, decidono per un certo periodo di tempo, o per sempre, di non avere figli. Si tratta di scelte personali, in alcuni casi di natura ambientalista o legate al sovrappopolamento, derivanti dalla propria storia famigliare o, più spesso, dipendenti dalla volontà di non perdere un certo status sociale, e potersi dedicare liberamente alla propria carriera lavorativa ed ai propri interessi personali. Rispetto a un recente passato, nel quale la vita degli individui sembrava generalmente scandita da tappe fisse, studio, lavoro, matrimonio, figli, negli ultimi anni sempre più persone stanno rivendicando la possibilità, senza dover essere giudicati superficialmente degli egoisti, di scardinare questo modello di vita e costruirsi una esistenza libera da vincoli.

Un tabù da sfatare - Poter affermare liberamente di non volere dei figli, però, rimane ancora un tabù nella nostra società, che, su determinate tematiche, si conferma molto conservatrice e giudica negativamente coloro che sembrano discostarsi da valori ritenuti fondanti della stessa come la Famiglia. Nonostante il fenomeno delle coppie Dink appaia recente, essendo le stesse molto presenti sui social media, tale termine venne invece coniato negli anni Ottanta dal Los Angeles Times quando si iniziò a notare che gli stipendi in stallo stavano scoraggiando gli aspiranti genitori a mettere su famiglia. Decenni dopo il termine è tornato in auge grazie ai social e si è tornati a parlare di questo nuovo modello di famiglia che continua tutt'oggi ad essere etichettato come egoista o edonista. Ad essere maggiormente oggetto di giudizi negativi è sicuramente la donna, considerata da sempre naturalmente incline alla maternità, come se fosse una naturale espressione della propria femminilità. Se un tempo, le stesse non potevano permettersi di decidere liberamente se aderire o meno a questo progetto di vita, ora le coppie Dink rivendicano il diritto di poter stabilire cosa sia il meglio per se stessi, anche se continua a non essere facile.

Lilly Anne ed Evan, tutte le sere al ristorante - Nel 2023, Lilly Anne ed Evan, una giovanissima coppia dello Utah, negli Stati Uniti, avevano parlato su TikTok del loro essere una coppia Dink, con tutti i vantaggi che ne conseguivano come “andare a mangiare fuori ogni sera dopo il lavoro” o “non dover chiedere un aiuto finanziario alla propria famiglia o trovare una baby sitter”. La coppia era stata sommersa da commenti al vetriolo nei quali venivano bollati come strani o cretini che conducevano “una povera vita molto triste”. Alcuni utenti hanno suggerito loro “di poter fare le stesse cose anche con un bambino” e c'è stato chi ha scritto loro che sembravano “come i perdenti che non sono stati invitati alla feste e si comportano come se volessero andarci”. Un utente li ha definiti dei “vicoli ciechi genetici” e un altro “dei tristi narcisisti”.

Hillary e Logan, in viaggio per il mondo - Lo stesso è accaduto a Hillary e Logan una coppia sulla trentina della Carolina del Nord la cui storia era stata raccontata alcuni anni fa dal Daily Mail. Sulle pagine del quotidiano britannico, la coppia Dink aveva detto di essersi incontrata e sposata molto giovane, e di aver rimandato il momento di diventare genitori ad un futuro ancora incerto, volendo godersi, quanto più possibile, “i loro anni di libertà”, viaggiando per il mondo o facendo le cose che più amavano. “Siamo spensierati e giovani-aveva affermato la coppia-siamo nel nostro periodo Dink e penso che ciò possa renderci genitori migliori perché non avremo rimpianti”. La coppia aveva altresì ammesso di sentire enormemente la pressione sociale e familiare di non essere diventati ancora genitori, venendo loro chiesto costantemente “quando avrebbero smesso di viaggiare e fatto figli”. Lo stesso Elon Musk si era scagliato all'epoca contro le coppie Dink, affermando che ci fosse “una terribile moralità in coloro che deliberatamente non fanno figli. Stanno effettivamente chiedendo che i figli di altre persone si prendano cura di loro quando saranno anziani. È incasinato”. L'imprenditore, d'altra parte, si è sempre erto paladino delle famiglie numerose, affermando in più occasioni che “un tasso di natalità al collasso è il più grande pericolo che la civiltà deve affrontare”.

La sfida dei Paesi ricchi che non fanno più figli - Quello della denatalità è un fenomeno globale che interessa in particolar modo i Paesi più ricchi, dove la maggior parte della popolazione vive in aree urbanizzate, densamente popolate, nelle quali il tasso di natalità si è attestato sotto la soglia di ricambio generazionale, ossia 2,1 figli per donna. La Corea del Sud, con 0,9 , Taiwan, con 1 figlio, e Singapore, con 1,1, sono i Paesi nei quali il tasso di natalità è il più basso al mondo, seguiti da Paesi europei quale l'Italia, con 1,2 figlio per donna nel 2023, con un calo del 28% rispetto all'inizio del millennio. In Europa, i tassi di natalità sono diminuiti anche a Malta, Spagna e Polonia, mentre la Bulgaria, la Francia e l'Ungheria rimangono tutt'oggi sopra la soglia prima indicata. Con riguardo alla Svizzera, poi, secondo i risultati di una recente pubblicazione dell'Ufficio federale di statistica, il numero medio di figli per donna è di 1,29, il livello più basso da quando si sono iniziate a tenere queste rilevazioni. Tra il 2019 ed il 2024, le nascite dei primogeniti sono calate dell'8,5% e quelle dei secondogeniti del 9,0%, mentre i terzogeniti registrano un calo maggiore, con il 13,6%. Sempre secondo questo studio, il desiderio di avere figli è in netto calo nelle persone tra i 20 ed i 29 anni: mentre nel 2013 il numero dei giovani che non volevano figli si attestava intorno al 6% e nel 2018 poco meno dell'8%, nel 2023 si attestava al 13%, mentre nelle persone dai 30 ai 39 anni, la percentuale di coloro che non vogliono figli è aumentata dal 9 al 16%. Negli Stati Uniti, secondo il Center for Health Statistics è diminuito del 3% rispetto al 2022, raggiungendo un minimo storico: dal 2014 al 2020 il tasso è diminuito costantemente del 2%. Il numero di figli negli Usa è di 1,7 per donna, mentre nel 2023 in Giappone era di circa 1,2 figli per donna, e nel 2024 le nascite sono scese sotto le 700 mila unità, toccando uno dei minimi storici in un Paese dove oltre il 30% della popolazione ha un età superiore ai 65 anni.

Il peso dei segnaza figli - Quello della denatalità rimane un nodo centrale nella questione delle coppie Dink perché, come fatto notare dalla giornalista Kathryn Bromwich sul Guardian, le persone stanno ben attente a distinguere “chi sta attraversando l'inferno della fecondazione in vitro o che lottano per adottare e chi (shock horror) semplicemente non vuole figli”, perpetuando l'idea che “sia accettabile giudicare le persone per i loro accordi familiari. Suggerisce che ci siano ragioni più o meno degne di avere figli”. La giornalista sottolinea giustamente che dietro la scelta di non avere figli ci siano motivazioni personali di natura molto privata e complessa che non devono essere banalizzate e che, soprattutto, non è detto debbano interessare persone diverse dei diretti interessati. La realtà è che la definizione “senza figli” pesa in particolar modo sulla donna che, a livello sociale, verrà giudicata molto più benevolmente se si ha la possibilità di imputare tale mancanza a fattori che esulino dalla sua volontà. “Avere figli è così radicato che coloro che non sono genitori continuano ad affrontare lo stigma, e ci si aspetta che debbano giustificare il proprio stile di vita, mentre i genitori non sono obbligati a farlo” dice la Bromwich sul Guardian, ammonendo sul fatto che questo tipo di discussioni rischiano di polarizzarsi pericolosamente su fronti che appaiono opposti, tra coloro che scelgono di avere figli e chi non vuole diventare genitore, mentre si tratta di garantire a ciascun individuo la libertà di poter vivere come meglio crede, adottando lo stile di vita migliore per se stesso, senza dover giustificare scelte personali del tutto legittime.


Appendice 1

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