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LUGANO

Una fine lunga cinque anni

Dal 29 maggio 2021, ultimo giorno di vita dell'ex Macello, fino a oggi, giorno in cui prende il via la rimozione delle macerie. Passo dopo passo, ripercorriamo tutto quello che è accaduto
Dal 29 maggio 2021, ultimo giorno di vita dell'ex Macello, fino a oggi, giorno in cui prende il via la rimozione delle macerie. Passo dopo passo, ripercorriamo tutto quello che è accaduto

Oggi, dopo quasi cinque anni dalla demolizione parziale dell'ex Macello, prenderanno finalmente il via i lavori di rimozione e smaltimento delle macerie. L'abbattimento fu il culmine di un periodo di forti tensioni tra l'autogestione e l'autorità cittadina. A incendiare l'ambiente furono in particolare gli strascichi della manifestazione dell'8 marzo 2021 alla stazione di Lugano, all'indomani della votazione federale sull'iniziativa "anti-burqa", seguita poi da diversi ultimatum del Municipio. Partendo da quel 29 maggio, ripercorriamo, tappa per tappa, gli eventi di questi quasi cinque anni.

(29/30 MAGGIO 2021) La fine e l’inizio di tutto
Nel pomeriggio di quel sabato, 29 maggio 2021, gli autogestiti manifestano, pacificamente, in Piazza della Riforma contro l’intenzione del Municipio di Lugano di sgomberare l’ex Macello. Il corteo però non rientra presso lo stabile ma si conclude con l’occupazione dell’ex istituto Vanoni. È, de facto, la goccia che fa traboccare il vaso e dà il la all’intervento delle autorità che prima sgomberano l’edificio e poi avviano la demolizione. Le ruspe si fermano attorno alle 4:30 del mattino successivo. Della parte del complesso che ospitava il dormitorio (lo stabile F) rimangono solo le macerie. Il Municipio, commentò il già ex sindaco Giorgio Giudici su queste colonne, «aspettava solo una mossa falsa per agire» e gli autonomi sono stati «guidati nel baratro» da chi li ha mal consigliati. «Lo sgombero non era previsto. Se la manifestazione non fosse uscita dai binari della legalità non ci sarebbe stato nessun tipo d'intervento», spiegò l'allora sindaco Marco Borradori.

(1. GIUGNO 2021) Si apre l'inchiesta penaleIl Ministero pubblico comunica l'apertura di un procedimento penale sulla demolizione. Le ipotesi di reato, in quel momento contro ignoti, sono di violazione intenzionale, subordinatamente colposa, delle regole dell'arte edilizia e di infrazione alla Legge federale sulla protezione dell'ambiente. In parallelo, scrive la Procura, «sono stati predisposti gli approfondimenti per decidere se estendere il procedimento penale al reato di abuso di autorità». L'area della demolizione, «limitatamente alle macerie», viene posta sotto sequestro e messa in sicurezza. (foto: Ti-Press)

(5 GIUGNO 2021) Alle ruspe risponde la piazza
Dopo lo shock generale dei giorni che seguirono alla demolizione dell'ex Macello, la voce degli autogestiti torna a farsi sentire il sabato successivo, con una grande manifestazione nel centro di Lugano. Di nuovo in Piazza della Riforma, ribattezzata in quell'occasione dai manifestanti come Piazza Rivolta, con una partecipazione a tre zeri, tra le mille persone conteggiate dalle autorità le tremila dichiarate dagli organizzatori. La tensione, prima dell'inizio, è alta, il clima si rivela però sereno e festoso. Il messaggio che echeggia dai megafoni del corteo è però chiaro: «Il dialogo con questo Muncipio è ormai impossibile».

(22 GIUGNO 2021) Il Municipio in Procura
Il procuratore generale Andrea Pagani convoca il sindaco Marco Borradori e altri quattro membri dell'esecutivo luganese: Karin Valenzano Rossi, Lorenzo Quadri, Michele Foletti e Filippo Lombardi. Sarà il sindaco l'unico a parlare alla stampa al termine delle oltre cinque ore di interrogatorio. «Il procuratore pubblico è stato molto puntiglioso nelle domande e penso di essere stato anch'io preciso nelle mie risposte», affermò Borradori spiegando che la situazione, in quella sera di fine maggio, non era sfuggita dalle mani del Municipio. «Ci siamo trovati di fronte a una scelta drastica, urgente, immediata. E abbiamo preso una decisione, l'unica che prenderei ancora adesso».

(29 OTTOBRE 2021) La demolizione via mail?
L'istruttoria si avvia alle sue battute conclusive. Dalle ricostruzioni di quanto accaduto durante quella sera di fine maggio, emergono alcune zone d'ombra; un intreccio di dubbi e malintesi legati alla catena di comando che ha dato il via libera alla demolizione dell'ex Macello. C'è anche una mail tra polizia e Municipio, datata 11 marzo (pochi giorni dopo i tafferugli avvenuti alla stazione di Lugano) e documentata nelle carte dell'inchiesta, che parla già della demolizione (ordine poi revocato il 18 marzo, come confermerà il procuratore generale Andrea Pagani). A fine ottobre, il Ministero pubblico prospetta un decreto di abbandono per le ipotesi di reato di violazione intenzionale, subordinatamente colposa, delle regole dell'arte edilizia, infrazione alla Legge federale sulla protezione dell'ambiente, abuso di autorità e danneggiamento.

(10 DICEMBRE 2021) È decreto d'abbandonoIl Ministero pubblico comunica ufficialmente il decreto d'abbandono in relazione ai fatti culminati con la demolizione parziale dell'ex Macello. Assolti, dunque, il vicecomandante della Cantonale Lorenzo Hutter e la municipale Valenzano Rossi. «Questo in quanto, sulla scorta di una minuziosa ricostruzione dei fatti basata su una trentina di interrogatori, su analisi chimiche dei detriti, su una perizia tecnica circa la pericolosità concreta delle sostanze nocive riscontrate, su fotografie e filmati dell’accaduto e su un attento esame di ogni atto acquisito all'incarto, non sono risultati adempiuti gli elementi costitutivi dei reati ipotizzati». Avrebbe dovuto essere demolito solo il tetto. In realtà sotto le ruspe crollò l'intero stabile. «Un malinteso dovuto a un claudicante passaggio di informazioni all'interno della polizia», per il PG Pagani. (foto: Tio/Davide Giordano)

(29-30 DICEMBRE 2021) C'è ancora vita sotto le macerie
A sette mesi dall'abbattimento dello stabile, gli autogestiti tornano a occupare per alcune ore quegli spazi. Un «presidio solidale» nel pomeriggio seguito, nei programmi, dalla «prima assemblea pubblica» nel corso della serata, si leggeva nel comunicato diramato dal CSOA Il Molino. Attorno alle 18 di quel pomeriggio, gli autogestiti chiamano il vicesindaco Roberto Badaracco, chiedendo di poter recuperare alcuni effetti personali e di poter svolgere l'annunciata assemblea pubblica sul posto. Con il passare delle ore, la tensione cresce. Qualcuno sale sul tetto dello stabile principale dell'ex Macello, issa alcune bandiere e spara alcuni fuochi d'artificio. Seguono alcuni tentativi di mediazione sul posto, da parte dell'allora consigliera comunale Mattea David e poi dal vicesindaco e dalla ex municipale Cristina Zanini Barzaghi. Infine, la polizia procede a sgomberare gli spazi nelle prime ore del mattino.

(2022) Macerie immobili, un anno di stallo
Durante l'intero 2022, lo strascico a livello politico prosegue ma la situazione sostanziale appare calcificata. Il dialogo tra gli autogestiti e il Municipio di Lugano è ai minimi termini. Di fatto, quasi assente. «Con alcuni autogestiti stiamo dialogando, con gli altri resta il silenzio», aveva confermato nei primi giorni dell'anno a Tio.ch la titolare del Dicastero sicurezza e spazi urbani della Città di Lugano, Karin Valenzano Rossi. Arrivati a metà settembre, il dialogo non aveva registrato alcun passo avanti. «La situazione è sempre allo stesso punto», confermava la municipale, commentando lo stallo sul tema, tuttora irrisolto, di una nuova sede per ospitare l'autogestione. «Per cercare questo spazio bisogna essere in due. Ma se non ci si parla…».

(18 GENNAIO 2023) La polemica si rianimaUn'intervista della municipale socialista Cristina Zanini Barzaghi rianima la fiamma della polemica. «È stato un trauma. Non sono stata interpellata e neanche i servizi del Dicastero immobili responsabile del dossier». Quanto è successo poteva essere evitato? «Mi rammarico tanto di non essere riuscita a convincere il Municipio ad agire diversamente». Ma è soprattutto parlando delle possibilità future che le parole di Zanini Barzaghi incendiano la destra luganese. «L’autogestione è una galassia con diverse sfumature. Con alcune realtà delle intese si sono già trovate. Una parte dell’ex Macello si potrebbe già ora riaprire. Si può provare a riaprire un dialogo con una nuova modalità e concedere per qualche anno questi spazi». Parole respinte dall'UDC e definite «benzina sul fuoco» dalla Lega. (foto:Ti-Press)

(28 GIUGNO 2023) È tutto da rifare
Il procedimento penale si riapre. La Corte dei reclami penali, accogliendo il ricorso dell'accusatrice privata, rinvia gli atti al Ministero pubblico che dispone nuovi accertamenti per chiarire «ulteriormente» i fatti che sono culminati nella demolizione parziale dell'ex Macello. La richiesta dell'istanza superiore è di fare luce anche sul periodo immediatamente precedente l'abbattimento, quando ─ nel marzo 2021 ─ il Municipio e la Polizia discussero inizialmente la possibilità di effettuare uno sgombero.

(30 GIUGNO/4 LUGLIO 2023) Le scuole occupate e il «fragile» dialogo
Gli autogestiti annunciano l'occupazione temporanea delle scuole vecchie di Viganello, edificio in disuso ormai da alcuni anni. Il tutto si conclude, volontariamente, la sera del 4 luglio dopo un dialogo con il Municipio. «Un dialogo che si era sempre auspicato si potesse aprire» e che «da venerdì sera, continua», ed è «estremamente fragile e difficile, perché abbiamo visioni molto diverse» in merito al funzionamento delle istituzioni. «Nelle discussioni che sono intercorse in questi giorni si sono palesati alcuni possibili punti di contatto e delle possibilità, su cui eventualmente costruire delle soluzioni», aveva spiegato al consiglio comunale Karin Valenzano Rossi.

(AUTUNNO 2023) Lunghe attese e carte "annerite"
Dopo la sua riapertura, l'inchiesta bis si scontra con lungaggini e omissis. Sia il Municipio che la Polizia cantonale chiedono delle proroghe prima di produrre la documentazione ─ che comprende anche i verbali dello Stato maggiore che prese le decisioni la sera del 29 di maggio ─ richiesta dalla Procura. E se le carte consegnate da Palazzo Civico sono in chiaro, tali non erano invece quelle fornite dalla Cantonale, che ha inizialmente secretato alcuni passaggi dei documenti.

(MARZO 2024) L'operazione "Papi"
A quasi tre anni dall'abbattimento, emergono dalle carte del filone bis dell'inchiesta fatti che sembrano sconfessare la versione secondo cui ogni decisione sulla demolizione sia stata presa il 29 maggio. «Situazione finale auspicata: demolizioni effettuate», si legge nel documento redatto da un ufficiale di polizia il 18 marzo 2021, anticipato dal quindicinale areaonline. E in una successiva riunione operativa, il 22 aprile, venne «assicurata» la disponibilità delle macchine da cantiere. Una sequenza di eventi che fa scricchiolare le gambe delle conclusioni della prima inchiesta.

(LUGLIO 2024) Via i sigilli dalle carteIl Giudice dei provvedimenti coercitivi Ares Bernasconi accoglie l'istanza di dissigillamento delle carte rilevando che non ci sono «segreti degni di protezione». Gli atti istruttori confermano che lo sgombero e l'abbattimento dell'edificio 'F' dell'ex Macello erano stati pianificati nel dettaglio e in precedenza. Si legge negli atti che «la notte del 30 maggio 2021 ha avuto luogo l’abbattimento (e la totale demolizione) dello stabile ‘F’ senza che vi fosse la relativa licenza edilizia, e senza aver esperito preventivamente le verifiche necessarie ai sensi della protezione dell’ambiente, causando al contempo il danneggiamento di beni mobili ubicati all’interno dell’edificio stesso». (foto: Ti-Press)

(20 NOVEMBRE 2024) «L'autogestione non è un problema cantonale»
Il Gran Consiglio ─ seguendo il parere del Consiglio di Stato ─ boccia una mozione presentata nel giugno 2021, quindi poche settimane dopo la demolizione dell'ex Macello, da Tiziano Galeazzi che chiedeva di cercare una soluzione a livello cantonale per l'autogestione.

(24 GENNAIO 2025) Il nome di Gobbi spunta dalle carte
A gennaio 2025, da documenti di polizia emerge che il consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, era informato della decisione di sgomberare l'ex Macello. «Ore 19.55: Conferito con Gobbi e comando della polizia cantonale e sindaco di Lugano. Tutti concordano con decisione di bloccare l’accesso al Vanoni e procedere allo sgombero del Molino». Interrogato il 24 febbraio successivo dalla Procura, Gobbi confermerà di aver saputo che «l'intervento di sgombero stava procedendo come previsto» ma di non essere stato informato della volontà di procedere alla demolizione.

(SETTEMBRE/OTTOBRE 2025) Via i lucchetti dalle macerie
Il procuratore generare Andrea Pagani ordina il dissequestro delle macerie dello stabile 'F' dell'ex Macello. La decisione cresce in giudicato e diventa effettiva a metà del mese di ottobre. Un, atteso e importante, passo per il futuro del sedime su cui dovrà sorgere la futura "cittadella della cultura" di Lugano o, più formalmente, il "Campus Matrix". Inoltre, Città e autogestiti trovano un accordo per il ritiro della denuncia per danneggiamenti presentata da questi ultimi.

(NOVEMBRE 2025) Le ruspe erano inevitabili?
Nell'ambito dell'inchiesta bis, il procuratore generale ordina una nuova perizia per valutare se l'intervento delle ruspe era evitabile. A essere messo in dubbio, anticipa areaonline, è quindi lo «stato di necessità esimente» che era stato indicato inizialmente nel decreto d'abbandono con cui si era chiusa la prima inchiesta.

(11 NOVEMBRE 2025) Un risarcimento da 35mila franchiL'associazione Alba accetta di ritirare la denuncia per danneggiamento e riceve un rimborso di 35mila franchi. L'offerta alternativa era la «messa a disposizione di uno spazio con le caratteristiche adeguate e da noi ritenuto idoneo per l'autogestione». La cifra ─ ribattezzata dagli autogestiti come «35mila granelli di sabbia negli ingranaggi del sistema capitalista» ─ è poi stata devoluta a diverse associazioni. (Foto: Tio.ch/Davide Giordano)

(14 NOVEMBRE 2025) La "fattura" delle macerie
Il Municipio di Lugano chiede al legislativo cittadino un credito di 527mila franchi per la rimozione e lo smaltimento dei detriti dello stabile 'F" dell'ex Macello (richiesta che sarà accolta il 9 febbraio successivo). Nei giorni successivi, l'esecutivo deposita anche la domanda relativa alla demolizione e alla rimozione delle macerie.

(DICEMBRE 2025) Il "giallo" delle chiavi
A ridosso di Natale, spunta il caso del cosiddetto "mistero" delle chiavi. A darne notizia è il Corriere del Ticino. In breve, gli autogestiti hanno in tasca le chiavi per accedere all'ex Macello, su concessione del Dicastero immobili, per sgomberare i propri effetti personali dal sedime. Si consuma un breve scambio di accuse. Poi, l'avvocato Costantito Castelli, rappresentante legate dell'Associazione Alba, chiarisce che è tutto legittimo: «Abbiamo la ricevuta», confermerà al laRegione. Le chiavi vengono riconsegnate prima della fine dell'anno. Caso chiuso.

(31 GENNAIO 2026) Ora o mai più
La data dei titoli di coda per quanto riguarda la presenza degli autogestiti presso l'ex Macello. Il termine ultimo fissato per poter sgomberare gli effetti personali ancora presenti nonché il giorno che apre le porte del sedime agli architetti per i primi rilievi nell'ottica del Campus Matrix. Alla fine, all'interno del fu centro sociale restano comunque alcune masserizie. Sarà il Comune a doverle rimuovere e poi smaltire. La spesa? Qualche decina di migliaia di franchi.

(23 APRILE 2026) Le macerie se ne vanno
La Città di Lugano annuncia l'inizio dei lavori di rimozione e smaltimento delle macerie a partire dal 4 maggio 2026. Quasi cinque anni dopo la demolizione. I lavori dureranno tra il mese e mezzo e i due mesi al massimo. Le macerie se ne vanno. L'inchiesta bis ─ al momento in cui pubblichiamo queste righe ─ è invece ancora in corso.


Appendice 1

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(11 NOVEMBRE 2025) Un risarcimento da 35mila franchiL'associazione Alba accetta di ritirare la denuncia per danneggiamento e riceve un rimborso di 35mila franchi. L'offerta alternativa era la «messa a disposizione di uno spazio con le caratteristiche adeguate e da noi ritenuto idoneo per l'autogestione». La cifra ─ ribattezzata dagli autogestiti come «35mila granelli di sabbia negli ingranaggi del sistema capitalista» ─ è poi stata devoluta a diverse associazioni. (Foto: Tio.ch/Davide Giordano)

(10 DICEMBRE 2021) È decreto d'abbandonoIl Ministero pubblico comunica ufficialmente il decreto d'abbandono in relazione ai fatti culminati con la demolizione parziale dell'ex Macello. Assolti, dunque, il vicecomandante della Cantonale Lorenzo Hutter e la municipale Valenzano Rossi. «Questo in quanto, sulla scorta di una minuziosa ricostruzione dei fatti basata su una trentina di interrogatori, su analisi chimiche dei detriti, su una perizia tecnica circa la pericolosità concreta delle sostanze nocive riscontrate, su fotografie e filmati dell’accaduto e su un attento esame di ogni atto acquisito all'incarto, non sono risultati adempiuti gli elementi costitutivi dei reati ipotizzati». Avrebbe dovuto essere demolito solo il tetto. In realtà sotto le ruspe crollò l'intero stabile. «Un malinteso dovuto a un claudicante passaggio di informazioni all'interno della polizia», per il PG Pagani. (foto: Tio/Davide Giordano)

(18 GENNAIO 2023) La polemica si rianimaUn'intervista della municipale socialista Cristina Zanini Barzaghi rianima la fiamma della polemica. «È stato un trauma. Non sono stata interpellata e neanche i servizi del Dicastero immobili responsabile del dossier». Quanto è successo poteva essere evitato? «Mi rammarico tanto di non essere riuscita a convincere il Municipio ad agire diversamente». Ma è soprattutto parlando delle possibilità future che le parole di Zanini Barzaghi incendiano la destra luganese. «L’autogestione è una galassia con diverse sfumature. Con alcune realtà delle intese si sono già trovate. Una parte dell’ex Macello si potrebbe già ora riaprire. Si può provare a riaprire un dialogo con una nuova modalità e concedere per qualche anno questi spazi». Parole respinte dall'UDC e definite «benzina sul fuoco» dalla Lega. (foto:Ti-Press)

(1. GIUGNO 2021) Si apre l'inchiesta penaleIl Ministero pubblico comunica l'apertura di un procedimento penale sulla demolizione. Le ipotesi di reato, in quel momento contro ignoti, sono di violazione intenzionale, subordinatamente colposa, delle regole dell'arte edilizia e di infrazione alla Legge federale sulla protezione dell'ambiente. In parallelo, scrive la Procura, «sono stati predisposti gli approfondimenti per decidere se estendere il procedimento penale al reato di abuso di autorità». L'area della demolizione, «limitatamente alle macerie», viene posta sotto sequestro e messa in sicurezza. (foto: Ti-Press)

(LUGLIO 2024) Via i sigilli dalle carteIl Giudice dei provvedimenti coercitivi Ares Bernasconi accoglie l'istanza di dissigillamento delle carte rilevando che non ci sono «segreti degni di protezione». Gli atti istruttori confermano che lo sgombero e l'abbattimento dell'edificio 'F' dell'ex Macello erano stati pianificati nel dettaglio e in precedenza. Si legge negli atti che «la notte del 30 maggio 2021 ha avuto luogo l’abbattimento (e la totale demolizione) dello stabile ‘F’ senza che vi fosse la relativa licenza edilizia, e senza aver esperito preventivamente le verifiche necessarie ai sensi della protezione dell’ambiente, causando al contempo il danneggiamento di beni mobili ubicati all’interno dell’edificio stesso». (foto: Ti-Press)

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