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TICINO / SVIZZERA

09/05/2012 - 13:15

Sblocco dei ristorni, la conferenza stampa

Ristorni dell'imposta alla fonte, ma anche black list e reciprocità nei rapporti con l'Italia, gli argomenti discussi





BERNA - E' in programma per le 14.00 l'attesa conferenza stampa sullo sblocco dei ristorni dell'imposta alla fonte dei lavoratori frontalieri. Decisione che dovrebbe favorire il raggiungimento di un accordo tra Svizzera e Italia.

Primo gruppo di lavoro - Un primo gruppo di lavoro si riunirà già il 24 maggio, riferisce un comunicato congiunto del Dipartimento federale delle finanze e del ministero del tesoro italiano. Si affronteranno temi come un possibile accordo fiscale sul modello delle convenzioni già sottoscritte dalla Confederazione con altri paesi europei per regolarizzare i patrimoni di evasori, ma pure l'accesso ai mercati finanziari e le black list esistenti.

L'uscita dall'impasse che durava da lungo tempo è avvenuta stamane dopo colloqui fra il segretario di Stato Michael Ambühl, capo della Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali (SFI), e l'ambasciatore Carlo Baldocci, consigliere diplomatico del ministero dell'economia e delle finanze italiano. "Prossimamente" è previsto anche un vertice fra la presidente della Confederazione Eveline Widmer-Schlumpf e il premier italiano Mario Monti.

A Berna oggi si sono recati anche il presidente del consiglio di stato ticinese Marco Borradori e la consigliera di stato Laura Sadis, che parteciperanno a una conferenza stampa congiunta con Eveline Widmer-Schlumpf. Dopo un intenso scambio d'informazioni e valutazioni avvenuto negli scorsi giorni è stata fissata la data di avvio del dialogo, sottolinea un comunicato della cancelleria cantonale: le condizioni poste dal governo ticinese per scongelare la quota all'imposta alla fonte sul reddito dei lavoratori frontalieri relativa al 2010, congelata il 30 giugno 2011, sono state così onorate. È quindi stato deciso lo sblocco dei 28 milioni di franchi in questione.

La conferenza stampa - Sono previsti gli interventi della Presidente della Confederazione Eveline Widmer-Schlumpf, direttrice del Dipartimento federale delle finanze;  Marco Borradori, Consigliere di Stato del Cantone Ticino, Presidente del Consiglio di Stato; Laura Sadis, Dipartimento delle finanze e dell’economia del Cantone Ticino; Michael Ambühl, Segretario di Stato.

Gli interventi:

Marco Borradori - I contatti tra autorità ticinese e amministrazione federale sono stati intavolati da una decina di giorni. Il Presidente del Consiglio di Stato Borradori ha osservato che la conferenza stampa è "un segnale importante per mostrare che vogliamo collaborare per trovare le soluzioni" al problema. Il Ticino ha principalmente "l'interesse che tutto fili liscio. Siamo qui oggi e siamo soddisfatti" ha aggiunto Borradori.

"Abbiamo detto fin dall'inizio che il nostro obiettivo era relativamente accessibile: con il nostro gesto Svizzera e Italia tornassero al tavolo delle trattavive" per discutere dell'accordo dei frontalieri e delle black list italiane. "In Ticino le black list fanno male alla piazza finanziaria e al mondo economico. Crediamo che si siano poste le basi per un lavoro serio e circostanziato. La mossa di bloccare i ristorni" ricorda Borradori "aveva creato delle spaccature nel cantone e nello stesso Governo. Oggi siamo molto uniti".

Laura Sadis - "Questo gruppo di lavoro dovrà discutere di diversi argomenti. Tra i più rilevanti quello relativo all'accesso ai mercati finanziari, un aspetto importante per il Canton Ticino. Ma si discuterà anche delle liste nere italiane, e naturalmente dell'accordo relativo alle imposizioni sui frontalieri. Siamo fiduciosi nei confronti di questo avvio dei negoziati per un lavoro importante che inizia oggi".

Widmer-Schlumpf - "Quello che si discute con l'italia è un dossier molto piu vasto. Per quanto riguarda il canton ticino sono tre i punti: il primo è l'accesso ai mercati. la difficoltà delle aziende svizzere di operare in italia, la tassazione sui frontalieri e la black list. Le imposte alla fonte. siamo ancora nella fase iniziale dei trattati e non siamo ancora in grado di dire con esattezza. La struttura degli accordi è comunque la stessa di quella con il Regno Unito, Germania e Austria".

Marco Borradori - "Mai qualcuno può sostenere che abbiamo detto parole diverse: il blocco dei ristorni non è fine a sé stesso, ma un modo per raggiungere degli obiettivi. Una volta raggiunte queste condizioni non aveva più senso trattenere questi ristorni. Un'accelerazione era già avvenuta nel mese di novembre, negli ultimi giorni del governo Berlusconi. Le modifiche che sono state apportate sono state più favorevoli al Canton Ticino. Questo è il momento favorevole". 

Laura Sadis - "Bisogna consentire a tutti d'iniziare i negoziati senza ipoteche iniziali", come era il blocco dei ristorni. La strada appare quindi spianata per un accordo tra l'Italia e la Confederazione. "La black list non era solo un problema per il Canton Ticino, ma era lo stesso per molti altri in Svizzera".

L'annunciato incontro fra la presidente della Confederazione Eveline Widmer-Schlumpf e il premier italiano Mario Monti avverrà a Roma nei prossimi giorni. Lo ha dichiarato la stessa ministra delle finanze rispondendo a una domanda dei giornalisti durante la conferenza stampa riguardante l'avvio del dialogo fiscale fra le due nazioni. Widmer-Schlumpf ha detto però non poter indicare la data precisa. Nel gruppo di lavoro anche il Ticino sarà rappresentato.

Marco Borradori - Gli ultimi giorni sono la punta dell'iceberg, ma negli ultimi mesi si è lavorato molto dietro le quinte. Anche il Governo italiano è entrato nell'ottica di mettersi attorno al tavolo. I nostri vicini erano arrabbiati con noi, ma abbiamo sempre dialogato.

Eveline Widmer-Schlumpf - La struttura in ogni accordo è lo stesso. Le leggi poi variano da paese a paese. Negli ultimi tempi abbiamo cercato di avviare i colloqui, anche dopo il cambiamento di governo in Italia.

Non sono conosciuta per essere molto euforica e alle volte mi criticano per non esserlo. Sono contenta di essere riuscita a riaprire i colloqui. Questo è l'inizio e abbiamo preso la via dei trattati. Per quanto riguarda la Francia la situazione è simile. Anche in quel caso cercheremo di avviare colloqui, attraverso incontri bilaterali.

Laura Sadis - Sulla black list la Svizzera è da 20 anni e ci sono persone fisiche e giuridiche e vi sono provvedimenti protezionistici. Le nostre aziende erano discriminate perche non appartengono all'UE. E questo è un problema non soltanto delle aziende ticinesi, ma anche di tutta la svizzera.

Domanda a Widmer-Schlumpf: L'Italia non voleva trattare. Ora come mai c'è stato questo cambiamento? Forse per i 28 milioni bloccati dal Ticino? (risata) E' il risultato di molti colloqui, anche a livello diplomatico. Quella dei 28 milioni è stato un elemento che ha contribuito ad accelerare i tempi. Le province di frontiera hanno ritenuto questo blocco non giusto e hanno fatto pressione sul governo per riaprire le trattative. La Commissione Europea ha poi definito compatibili gli accordi già stipulati con Germania, Austria e Regno Unito e l'Italia ne ha preso atto e questo è un altro elemento che ha contribuito a riaprire le trattative.

Non ci sono dati che possano dirci quanti sono i fondi italiani depositati in Svizzera. Così come non possiamo dire quanti sono quelli provenienti dalla Germania, dalla Grecia o dal Regno Unito. Soltanto quando entreranno in vigore gli accordi di doppia imposizione avremo un'idea della dimensione dei depositi.

Marco Borradori - "Da parte dell'Italia c'è una resistenza" ad abbassare il ristorno dell'imposta alla fonte. "Spero che le autorità italiane, insieme al Canton Ticino, valutino l'attualità di quell'accordo. Le modalità di pagamento sono bizzarre: potevano andar bene nel 1974, ma oggi il mondo è cambiato. Sono 50/55 milioni i franchi che vanno a Roma, restano lì dei mesi o anni e vengono poi girati non integralmente alle province per dei meccanismi che è difficile capire. Un'analisi di queste modalità potrebbe essere utile a chi deve poi beneficiare di questi pagamenti. Con un pagamento diretto alla regione Lombardia e Piemonte direttamente ci guadagnerebbero tutti".

Laura Sadis - "Ora in Ticino lavorano 54mila frontalieri. 1 posto su 4. Il fatto è che nell'ambito dell'accordo sulla libera circolazione delle persone, il concetto stesso di frontaliere è cambiato. Un frontaliere italiano oggi che lavora in Ticino paga meno imposte di un non frontaliere che lavora in Ticino. Un problema concreto di tanti italiani che si avvicinano alla fascia di confine che e che pagano meno imposte di un cittadino di Milano che viene a lavorare da noi. Altra questione è quella dell'assenza di reciporocità. Quello che vale per un frontaliere italiano non vale per un ticinese che lavora in Italia. Tutte queste sono questioni che dovranno essere discusse per trovare soluzioni attuali".

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