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ISRAELE
08.12.2017 - 19:170

Scontri nei Territori palestinesi, si aggrava il bilancio

Un palestinese è morto a Gaza mentre oltre 750 persone sono rimaste ferite in Cisgiordania. Tutto tranquillo per ora a Gerusalemme. Manifestazioni in tutto il mondo islamico

GERUSALEMME - La tensione è esplosa oggi nei Territori palestinesi, anche se per ora non a Gerusalemme, dopo l'annuncio di Trump sulla città capitale di Israele: il bilancio degli scontri con l'esercito israeliano ha visto il primo palestinese morto, a Gaza, e oltre 750 feriti in Cisgiordania, secondo i dati della Mezzaluna rossa.

E mentre dalla Striscia il capo di Hamas Ismail Haniyeh ha promesso che «la Santa Intifada¢ non si fermerà con le manifestazioni di oggi, nel sud di Israele è tornato, per due volte, l'allarme razzi, con l'Iron Dome - il sistema antimissili - che ne ha intercettato uno.

Il mondo arabo è in rivolta contro la mossa del presidente Usa, a cominciare dal Grande Imam della moschea di Al Ahzar al Cairo, Ahmed Al Tayyib, massima espressione dell'islam sunnita. Suo l'appello a leader e governi dei paesi del mondo islamico e all'Onu a «fermare Trump». Da Tunisi a Islamabad, da Giacarta a Istanbul, da Baghdad a Beirut, fino alla Siria, la gente ha occupato le piazze in appoggio alla protesta palestinese per Gerusalemme.

Dal Palazzo di Vetro, in una riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza, l'Onu si è schierato per Gerusalemme capitale di 2 Stati, avvertendo che la scelta di Trump «minaccia la pace». Anche l'Europa si è mossa e il capo della diplomazia della Ue, Federica Mogherini, ha invitato il presidente palestinese Abu Mazen ad andare a Bruxelles per partecipare al prossimo Consiglio degli Esteri Ue a gennaio prossimo. Un appuntamento che seguirà - se confermato - il viaggio a Bruxelles nelle prossime settimane del premier Benyamin Netanyahu.

La mossa europea ha offerto una sponda ad Abu Mazen, in pressing diplomatico sui leader mondiali (Russia compresa) a contrasto della scelta americana. La leadership palestinese ha fatto trapelare che difficilmente Abu Mazen incontrerà il prossimo 19 dicembre il vice presidente Usa Mike Pence, in visita nella regione; ma fonti statunitensi hanno invitato i palestinesi a non disertare l'incontro. E il segretario di Stato Usa Rex Tillerson ha spiegato che per il trasferimento dell'ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme ci vorranno almeno due anni.

Per ora a parlare sono però le violenze: da Betlemme a Ramallah, da Hebron, a Nablus, Qalqilya, a Gaza, migliaia di persone si sono riversati nelle strade per le proteste lanciando pietre, bottiglie incendiarie e pneumatici in fiamme contro le forze di sicurezza, mentre a Gerusalemme la situazione è apparsa più calma all'uscita delle preghiere del venerdì - tanto temute alla vigilia - sulla Spianata delle Moschee.

Questo non ha impedito scaramucce con bandiere israeliane date alle fiamme e slogan del tipo «la guerra si sta avvicinando, Al Quds (Gerusalemme) è araba». Degli oltre 750 feriti, secondo i dati del pronto soccorso palestinese, 61 sono stati raggiunti da colpi di arma da fuoco dell'esercito.

A Gaza, nei pressi della barriera di separazione con Israele dove si erano assembrati i manifestanti, c'è stato il primo morto: Mahmoud al-Masri (30 anni) - ha detto il locale ministero della Sanità - «è stato ucciso dalle forze dell'occupazione a est di Khan Younis». «Né Trump né alcun altro potrà cambiare la verità storica, geografica e l'identità della Città Santa. Sogna chi pensa che tutto si esaurirà con le manifestazioni», ha avvertito minaccioso il leader di Hamas.

Abu Mazen: «Gli Usa non sono più mediatori di pace» - «Rinnoviamo il nostro rifiuto della posizione americana su Gerusalemme. Gli Usa non sono più qualificati per occuparsi del processo di pace». Lo ha detto in serata il presidente palestinese Abu Mazen secondo cui la decisione Usa viola la legittimità internazionale. Abu Mazen - citato dall'agenzia Wafa - ha detto di accogliere con favore «la grande condanna internazionale testimoniata dalla riunione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu» di oggi al palazzo di Vetro.

Cinque Paesi europei in «disaccordo» con Trump - Gli ambasciatori Onu di cinque Paesi europei (Italia, Francia, Gran Bretagna, Germania e Svezia) hanno letto una dichiarazione comune al Palazzo di Vetro dicendosi in «disaccordo» con la decisione del presidente statunitense Donald Trump di riconoscere Gerusalemme capitale di Israele e di prepararsi a trasferire l'ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme. La decisione «non è in linea con le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza e non è di aiuto alla prospettiva per la pace nella regione», hanno avvertito i cinque ambasciatori: «Lo status di Gerusalemme deve essere determinato attraverso negoziati tra israeliani e palestinesi».

Capitale di due Stati - Per i paesi Ue «Gerusalemme dovrebbe essere la capitale dei due stati, e fino ad allora non riconosceremo alcuna sovranità». «Data la situazione instabile sul terreno, facciamo appello a tutte le parti e gli attori nella regione a lavorare insieme per mantenere la calma», hanno aggiunto. «Siamo pronti a contribuire a sforzi credibili per riavviare il processo di pace sulla base di parametri concordati a livello internazionale e incoraggiano l'amministrazione Usa a presentare proposte dettagliate», si legge ancora nella dichiarazione comune.


 
 

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