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12/10/2017 - 18:03

«Le otto misure per il mercato del lavoro sono pura cosmesi»

Per il Partito socialista i provvedimenti presentati ieri dal Consigliere di Stato Christian Vitta sono «ampiamente insufficienti»

Ti Press
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BELLINZONA - Il Partito socialista ritiene che le misure presentate ieri dal Consigliere di Stato Christian Vitta (vedi articolo correlato) siano ampiamente insufficienti. Per la tutela del lavoro e dei salari «è urgente adottare il potenziale massimo del controprogetto contro il dumping e introdurre un salario minimo realmente dignitoso».

Per il PS, il pacchetto di 8 misure per il lavoro presentato ieri dal Consigliere di Stato Christian Vitta e dalla Divisione dell’economia del DFE è perciò «ampiamente insufficiente». Per migliorare la situazione del lavoro e contrastare i problemi occorrono al contrario delle misure «incisive e concrete, non dei provvedimenti di cosmesi come quelli presentati».

Fra le principali lacune, vi sarebbero l’assenza del potenziamento della sorveglianza e del controllo del mercato del lavoro, la mancata assunzione di nuovi isepttori del lavoro e un provvedimento sui salari, definito «il nocciolo della questione del lavoro in Ticino»: «L’introduzione di un minimo salariale realmente dignitoso resta ancora materia generica per il DFE, benché sia una misura di politica sociale essenziale per la tutela del lavoro e dei salari accolta più di due anni va dai Ticinesi con l’iniziativa “Salviamo il lavoro in Ticino!”», si legge nel comunicato.

Per quanto riguardo la disoccupazione, le migliorie prospettate nell’ambito del collocamento, ad esempio, hanno coinvolto 1'400 aziende, portando a soli 13 posti segnalati per un risultato di 4 collocamenti: una percentuale per azienda che non giunge nemmeno allo 0.3%.

«In assenza di misure concrete e incisive che possano generare dei risultati reali – cui vanno sommate la regolamentazione delle agenzie interinali, la creazione di un fondo per il lavoro e l’istituzione di un Ente cantonale per lavori di pubblica utilità – dei provvedimenti quali la sperimentazione di un simulatore per i colloqui di lavoro o degli spot promozionali risultano puramente cosmetici, inadeguati per affrontare e risolvere i problemi attuali del mercato del lavoro ticinese», si rammarica in conclusione il PS.

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6 commenti da TIO
Mag - 14 Ottobre alle 11:28
Ci vuole una tabella salariale di legge che imponga a "suon di galera" in ogni settore lavorativo una retribuzione adeguata per poter vivere dignitosamente. Chi come imprenditore non ce la fa a pagare salari dignitosi e quindi a poter permettersi dei dipendenti, lavora in sinergia con altri indipendenti (ma non salariati) in outsourcing. Come alternativa la politica dovrebbe implementare un sistema salariale (di legge) dove i salari siano pagati in base ad una percentuale del cash flow (soldi effettivi) che s'incassano mese per mese, nessun salario minimo. L'imprenditore si autosottopone assieme ai suoi dipendenti a questo sistema; se ce la fanno a pagarsi salari per sopravvivere ... molto bene, se non ce la fanno si licenzia tutti e si torna al sistema in outsourcing.

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