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LUGANO

04/04/2012 - 16:20

Traffico ferroviario transalpino, Lugano pretende chiarezza





LUGANO - Il Municipio di Lugano per la prima volta in modo duro, prende posizione sui problemi inerenti il traffico ferroviario merci transalpino.Il Municipio infatti ritiene che fra il Piano di Magadino ed i terminali italiani situati ad ovest (Busto/Gallarate e Novara) dovrà essere possibile circolare al più presto, secondo standard europei, con treni di lunghezza adeguata (750 metri), altezze necessarie per la tipologia delle merci trasportate (almeno 4 metri di luce) e a trazione con locomotore unico, come si suole per una ferrovia “di pianura”, concetto che ha guidato gli investimenti ferroviari degli ultimi decenni. Inoltre, Lugano chiede l'immediata attivazione con i partner italiani della “Piattaforma infrastrutturale Luino II”, unica soluzione a corto termine per raggiungere gli obiettivi prefissati e sollecita il Consiglio di Stato ticinese affinché intraprenda tutti i passi necessari nei confronti della Confederazione e della Regione Lombardia.

Insomma il Municipio non nasconde la preoccupazione per il futuro del traffico ferroviario merci transalpino.  

Nelle scorse settimane, secondo il Municipio di Lugano, si sarebbero accumulate troppe dichiarazioni contrastanti fra gli attori che determinano il futuro del traffico internazionale sull'asse ferroviario del San Gottardo. Sulla scorta di una sua analisi interna commissionata a esperti del settore, il Municipio di Lugano pretende ora concretezza e chiarezza. Lugano, a tutela degli interessi di tutto l'agglomerato e dell'intero Sottoceneri, si propone inoltre quale partner del Governo, in particolare nel coinvolgimento dei Comuni di Chiasso, Mendrisio e del Gambarogno, per la trattazione di questo importante tema.

"Un fatto è chiaro e va finalmente ribadito pubblicamente - si legge nel comunicato del Municipio - all'apertura della galleria di base del San Gottardo, prevista per la fine del 2016, non saremo pronti. E' ormai evidente per tutti la situazione paradossale per cui, dopo 20 anni di lavori AlpTransit, resterà un “collo di bottiglia” fa il Ticino e l'Italia che non permetterà una gestione moderna e razionale del traffico merci transalpino. A corto termine non sono date le premesse per una reale competitività del sistema ferroviario rispetto al trasporto stradale, motivo di forte preoccupazione della Città di Lugano"

Gli studi in atto da parte della Confederazione, secondo il Municipio, danno segnali allarmanti sullo sviluppo del traffico autostradale a sud di Lugano e gli investimenti per un aumento delle capacità ferroviarie slittano ormai ad oltre il 2030.

Lugano spiega di "non poter tollerare un mancato raggiungimento degli obiettivi del trasferimento del transito merci della gomma alla rotaia, pena un collasso sul sistema stradale regionale".
 

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