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GUIDANDO LA STORIA

14/08/2012 - 01:20

Mercedes 300 CE 6.0 AMG: Genio e sregolatezza

In origine vi fu una tranquilla berlina Mercedes a quattro porte, che poi diventò più veloce e più costosa di una Ferrari Testarossa. Ci siamo messi alla guida di un’auto-simbolo degli anni ’80, in versione coupé.

Articolo di Benjiamin Albertalli




BUON COMPLEANNO! – “Se il diavolo guidasse un’automobile, molto probabilmente sarebbe questa!”
Era una fredda mattina di giugno quando ad Affalterbach, storica località della Germania in cui si trova la sede dell’AMG, ho visto per la prima volta con i miei occhi un’auto che come poche altre è in grado di intimidire anche da ferma, a motore spento. L’occasione era quella del quaranticinquesimo anniversario dell’attuale preparatore ufficiale della Mercedes-Benz, ma a differenza di quanto avviene di solito qui non erano gli invitati ad aver portato un regalo al festeggiato, bensì è il festeggiato ad aver fatto un graditissimo regalo al felice invitato: consegnare una lista contenete otto vetture facenti parte della storia del marchio e dargli la possibilità di sceglierne una da portare a spasso per qualche ora. Non appena ho letto “300 CE 6.0 AMG”, avevo già capito quale sarebbe stata la mia scelta.

UN TAXI? NO, UNA PIETRA MILIARE - Questa particolarissima W124 ai più dice ben poco, in quanto molto probabilmente ricorda alcuni Taxi che ancor oggi prestano un glorioso servizio nonostante il contachilometri abbia, in molti dei casi, superato la quota del mezzo milione di chilometri senza troppi affanni. Sebbene l’AMG si occupasse già dagli anni ’60 della preparazione di Mercedes-Benz, le due aziende non entrarono mai in grande contatto prima del 1993, anno cui realizzarono comunemente la prima vettura (la C36 AMG) che portò poi la Mercedes ad acquisire nel 1999 l’azienda fondata dai due visionari Erhard Melcher e Hans-Werner Aufrecht. Fino ad allora ci furono due grandi pietre miliari: la famosa “Rote Sau” che stupì la concorrenza alla 24 ore di Spa nel ’71 e questa “Hammer”.

FRANKENSTEIN - Se nella prima le motivazioni vanno ricercate nei risultati sportivi, nella seconda fecero a dir poco sensazione le prestazioni stradali. I due fondatori citati prima presero come base una tranquilla Mercedes 300 E: 6 cilindri in linea, 3 litri di cilindrata, 188 cavalli, poco più di 8 secondi per scattare da 0 a 100 chilometri orari e una velocità di punta che sfiorava i 230. Una volta tolto il citato sei cilindri lo sostituirono con un ben più voluminoso V8 da 5 litri prelevato da una dalle 500 SE ed SEC dell’epoca (W126) che, dopo la “cura AMG” passarono dai 231 cavalli iniziali ai 385 nella variante con sei litri, cioè quella che alloggia nel vano motore dell’esemplare che, tra poco, diventerà mio per quasi un pomeriggio. La sensazionalità del tutto sta nel fatto che la berlina, grazie anche all’ottimo coefficiente di penetrazione all’aria (CX) pari ad appena 0,25, riuscì a raggiungere una velocità massima di ben 303 (si, trecentotre!) chilometri orari, vale a dire più di una Ferrari Testarossa che, tra l’altro, costava pure 100'000 marchi in meno di questa AMG. Basta solo prendere atto delle dimensioni del motore, della velocità e del prezzo per rendersi conto dell’aura di esagerazione che la circonda, un’esagerazione positiva ed irripetibile che fanno in parte intravvedere quanto erano splendidi gli anni ’80. E che sia figlia di quegl’anni lo si vede chiaramente anche all’esterno, anche solo soffermandosi sull’alettone posteriore o le carreggiate quasi innaturalmente allargate; dettagli che a chi la conosco la fanno temere. La parte che adoro di più, in ogni caso, è il frontale. Non so dire esattamente dire che effetto faccia, ma vederselo piombare nello specchietto retrovisore deve quasi togliere fiato anche a chi, con la sua Audi S3, occupa la corsia di sorpasso delle autostrade tedesche. Perché la vernice e i dettagli neri che coprono quel frontale squadrato, muscoloso e sicuro di se vogliono trasmettere un solo messaggio: “la strada è mia!”.

UN TAXI DA 300 ORARI - Mi trovo seduto in questo abitacolo che in effetti mi ricorda più un Taxi che un missile capace di coprire il chilometro da fermo in 24 secondi, ma poi do un’occhiata alla strumentazione e il fondoscala che tocca quota 340 km/h mi fa capire che questa, in effetti, non è una W124 qualsiasi. Ben più di quanto possano far intuire i sedili Recaro a regolazione totalmente elettrica o del non particolarmente bel volante a quattro razze. Inizio a vagare per le campagne sveve alla ricerca di un’Autobahn imbattendomi per caso in qualche strada con un po’ di curve, che in realtà mi interessano ben poco visto che sono alla guida di una Mercedes degli anni ’80. La guida è per l’appunto molto rilassata e il cambio automatico a quattro rapporti uccide un po’ il piacere di guidare anche se ben si abbina alla filosofia da granturismo della “Hammer”, nomignolo che le fu dato dai clienti statunitensi che se ne accaparrarono gran parte della produzione. Qualche curva che di statunitense ha ben poco mostra che l’assetto a regolazione elettronica la tiene comunque ben piantata a terra nonostante si debba di continuo ricorrere allo sterzo per correggere un po’ la traiettoria quando ci si avvicina al limite, che è comunque ben avvertibile con largo anticipo. Ciò che piace è comunque la motricità data dal differenziale autobloccante al 25% e dall’elasticità dell’otto cilindri, che inizia però ad andare seriamente forte a velocità in cui, in Svizzera, ci avrebbero già virtualmente ritirato le patenti anche in autostrada.

IL FASCINO DELL’IRRIPETIBILITÀ - Ma per questo esistono le autostrade tedesche, miracolo e paradiso che ancora permane nel ventunesimo secolo, e dopo qualche decina di chilometri appare l’indimenticabile cartello segnalante la fine dei limiti di velocità. Il piede destro si abbassa, il cambio automatico chiede un po’ di tempo per scalare due rapporti, il seimila inizia a prendere giri. La velocità cresce, ma la stabilità, la compostezza e la souplesse restano. Si prova, una volta superati i 200 chilometri all’ora, una certa sensazione di sicurezza che su altre sue coetanee è difficile provare, anche dato dal fatto che in caso di bisogno i grossi freni sono sempre li pronti a decelerare il colosso svevo. Ciò che veramente impressiona però è la netta differenza e distanza che prende con l’automobile da cui deriva. Sebbene nella guida che potremmo definire di tutti i giorni sembrano la stessa automobile, quando ci si trova di fronte un’autostrada deserta e senza limiti di velocità si entra in un'altra dimensione, poiché laddove la dicitura “230” sul tachimetro di una normale W124 rappresenta un arrivo, sulla “Hammer” è solo un piccolo ed insignificante punto che si tocca per nemmeno un secondo puntando a una velocità massima di tutt’altro calibro. Ed è proprio quando arrivi li, con l’ago attorno ai trecento, che ti rendi realmente conto di quanto quest’automobile sia qualcosa di unico. Perché non accadrà più che una berlina tutta casa-ufficio andrà più veloce di una V12 Ferrari creando uno stupore e una fascinazione dello stesso tipo. Oggi ci sono i limiti, gli ecologisti, le tasse, la politica e un generale clima di oppressione che uccidono i visionari come Erhard Melcher e Hans-Werner Aufrecht. Quindi lasciatemi percorrere ancora un po’ l’A81 e fatemi sognare per almeno qualche altra ora.

Modello Mercedes 300 CE
Versione 6.0 AMG "Hammer"
Motore 8 cilindri a V, benzina, aspirato
Cilindrata 5'953 cc
Potenza 385 cv @ 5'500 giri/min.
Coppia 550 Nm @ 4'000 giri/min.
Trasmissione Cambio automatico a 4 rapporti, trazione posteriore, differenziale autobloccante
Massa a vuoto 1'670 kg
Accelelrazione 0-100 km/h 5,6 secondi
Velocità massima 300 km/h (290 con carrozzeria larga)
Periodo di produzione 1984 - 1996
Esemplari prodotti 12
Prezzo all'epoca 335'000 DM
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