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BERNA
01.09.2017 - 11:240

«Hanno tradotto male le mie parole. Sono ben integrato»

L'imam di Bienne, accusato di essere un predicatore dell'odio, si difende e respinge le insinuazioni

BIENNE - Abu Ramadan, l'asserito imam di Bienne (BE) accusato di essere un predicatore di odio, respinge al mittente le insinuazioni. In un'intervista apparsa oggi sulle pagine di Tages Anzeiger e Der Bund, il 64enne libico afferma che le sue presunte frasi contro altre religioni sono state mal tradotte e tolte dal contesto. «Sono ben integrato», ha poi aggiunto.

La scorsa settimana, i due giornali hanno riportato che l'uomo, un agronomo disoccupato arrivato in Svizzera nel 1998 e titolare di un permesso C dopo che gli era stato riconosciuto l'asilo, si sarebbe così espresso durante una preghiera del venerdì: «Oh Allah, ti prego di annientare i nemici della nostra religione, gli ebrei, i cristiani e gli indù, i russi e gli sciiti». Le frasi sarebbero state pronunciate nella moschea Ar'Rahman di Bienne, dove egli predica saltuariamente.

Era inoltre emerso che l'uomo, residente dal 2000 a Nidau (BE), da pochi mesi beneficerebbe di una rendita anticipata AVS con prestazioni complementari, dopo aver incassato dal 2004 al 2017 complessivamente circa 600'000 franchi dall'assistenza senza quasi mai lavorare. Sebbene viva nella Confederazione da quasi 20 anni, non parla né tedesco né francese.

Dopo il silenzio degli scorsi giorni, l'uomo, che non si conferisce il titolo di imam, ha parlato per la prima volta della vicenda sulle colonne dei due quotidiani, non esitando a definire il traduttore un  «bugiardo». «Ho solo domandato giustizia ad Allah per quanto fatto dal governo americano in Afghanistan e Iraq. Bush, Rumsfeld e il loro alleato Blair hanno ucciso un milione e mezzo di persone, non posso perdonarli. Tuttavia, non ho chiesto a nessuno di agire. Chi mi ha ascoltato ha interpretato le mie parole correttamente», assicura, evidenziando che nella moschea bernese sono rappresentate almeno 35 nazionalità e che «abbiamo la nostra gente sotto controllo».

«Nessuno mi ha voluto assumere» - A proposito dei suoi problemi linguistici, ammette le proprie lacune e si difende dichiarando di aver seguito un corso di francese, che però si teneva una sola volta alla settimana con un continuo ricambio di insegnanti. «Ora ho 64 anni» e non intendo più impegnarmi in questo senso, si giustifica. L'imam, che ha imparato in Libia l'inglese, precisa poi che i suoi quattro figli parlano sia tedesco sia francese.

Abu Ramadan sembra anche rimpiangere il fatto di non aver mai ottenuto un'occupazione fissa: «Avrei lavorato volentieri, ho provato a cercarmi un impiego, ma nessuno ha voluto assumermi». Sottolinea poi che nel suo Paese d'origine era attivo nel campo dell'agricoltura, ma non ha trovato sbocchi professionali in questo settore una volta giunto in Svizzera. A proposito delle somme che avrebbe ricevuto dall'aiuto sociale, l'uomo smentisce che siano così elevate, definendo inoltre «private» informazioni di questo genere.

«Non sapevo di non potermi recare in Libia» - Il predicatore ammette di essersi recato «dieci o dodici volte» in Libia, da dove era fuggito per presunte persecuzioni del regime di Muammar Gheddafi, malgrado il suo status di rifugiato nella Confederazione glielo impedisse. La Segreteria di Stato della migrazione (SEM) aveva già deciso la revoca dell'asilo a inizio agosto dopo essere venuta a conoscenza dei ripetuti viaggi nello Stato nordafricano e pure il suo permesso C appare ora a rischio. «Non sapevo che mi era proibito, volevo vedere mia madre, che ora ha 93 anni e non vivrà ancora a lungo», si è discolpato.

Ha poi detto di aver funto in una decina di occasioni da guida turistica per pellegrini alla Mecca e in altri siti di preghiera. «L'agenzia di viaggi mi pagava volo e hotel, ma non percepivo alcuno stipendio», sostiene il 64enne.

«Mi accusate di essere un predicatore di odio, ma siete voi a diffonderlo», ha poi terminato polemicamente Abu Ramadan.

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Ultimo aggiornamento: 2017-12-11 01:04:38 | 91.208.130.87